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Full text of "Periodico, Volume 2"

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Periodico 

Societa storica comense (Italy), R. Deputazione 
di storia patria per la Lombardia, Sezione di Como 





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ARVARD COLLEGE 
LIBRARY 



THE GIFT OF 

NORTON PERKINS 

CLASSOP 189S 



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PERIODICO 

DELLA SOCIETA jS T O R 1 C A CoMENSE 



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PERIODICO 

DELLA SOCIETA jS T O R 1 C A CoMENSE 

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PERIODICO 



DELl.A 



SOCIETA storica 

p^r la Proyincla e antica Dlocesi 
DI CoMO. 



VOLUME SECONDO 



c o m: o 

Tipografi A Provincialb F. Ostinelli m C. A. 

1880. 



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DEL LUOGO DI ZEZTO 
E SUA PIEVE. 



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llorquanclo lo storico imprende il lavor 

suo non pu6 certamente seguire le orme 

del pittore, il quale 6 obbligato a curare 

ogni minimo dettaglio sia nella figura, 

che negli abiti^ nei mobili, nelle pareti, 

i bensi, servendosi dei documeuti alla 

mare in genere i fatti e gli episodt degni 

Derando appropriate frasi, senza entrare 

itrinseco e dettagliato del fatto stesso od 

ion facesse, verrebbe a comporre un dia- 
;equela di croniche e fatti che, sebbene 
addatti per accontentare la curiosit^ del 
ilserebbero la sostanza ed il vero carat^ 

II compito dello storico, adunque, si 6 quello di attenersi 
ad un'orditura generale che camminar possa diritta allo scopo, 
quale, a mio credere, si fe quello d'istruire il lettore suUe varie 
vicende dei popoli, e di mostrargli come le gare intestine, le 
rivalitft di parlito, la rilassatezza nei costumi, conducano al 



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10 DEL LUOGO DI ZEZIO 

deperimento morale e materiale, mentre il lavoro, Tunione, 
la scienza, Tenergia amministrativa e politica facciano trion- 
fare anche i piccoli paesi e ne rendano rispettati e temuti i 
Consigli. 

II trapunto poi di tale orditura generale spetta ai ricerca- 
tori di croniche, ai narratori di fatti, ed 6 quello che in parte 
si cerca di conseguire dalla Societd Siorica Comense. 

Nelle storie nostre locali si riscontra menzionata la pieve 
di Zezio, o Gezio, n6 altro si conosce del perchfe di tale appel- 
lazione, la quale non venne certamente data senza un motivo, 
ed.6 tuttora viva per distinguere appunto la pieve di Zezio 
formata dalle parrocchie nei dintorni di Como. I nostri storici 
non si solfermarono su tal nome, nfe indagarono Torigine vera, 
ma fantasticarono essere una corruzione di Ecelesia. 

Nel ripassare aicuni manoscritti che mi pervennero da 
mio zio Maurizio, non ultimo fra gli scrittori della storia di 
Como e sua diocesi, rinvenni una lettera diretta ad un suo 
amico, nella quale, fra le molte cose che narra, cerca anche 
di stenebrare il significato della voce Zezio. 

Se non che parendomi che potesse meglio rispondere allo 
scopo che mi ero prefisso, indagare se altri atti trovar si po- 
tevano che si riferissero ai paesi componenti la pieve di Zezio, 
il caso, o dir6 meglio la fortuna, mi fece porre le mani sul- 
ristromento 8 marzo 1656, di Francesco Mercantolo, notaio 
camerale, riguardante la redenzione all'infeudazione fatta dalle 
pievi di Fino, Zezio ed Uggiate, auspice la comunit^ di Como. 

Ho detto fortuna, inquantoch6, nel rovistare i documenti 
che riguardano la vendita dell'antica fossa aH'intorno delle 
mura di Como, ho rinvenulo T istromento del notaio Mercan- 
tolo, che si riferisce appunto alla redenzione del feudo, e non 
fe mestieri dire con quanta curiositJi lo abbia letto, e mi parve 
tale da completare quanto mi era prefisso. 



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E SUA PIEVE il 



Lb storico Rovelli (*) fa menzione di tal fatto e come le terre 
delle pievi di Zezio, Fino ed Uggiate della campagna comasca 
comperavano dalla R. Gamera il privilegio di non essere date 
i n feudo, e ci6 per solenne contratto stipulato tra esse ed il 
magistrato straordinario e mediante il prezzo di L. 31120; 
ma di queslo fatto mi occuper6 piu avanti. 

fi noto che piecCj per la facile mutazione del pl in pi e 
del 6 in v, non sia altro che plebes o pleps, oppure plebis, che 
in origine significando il popolo, indico poscia la chiesa nella 
quale il popolo o la plebe si radunava. Plebs pro parochia — 
Confirmamus vobis omnes plebes, et ecelesias, Parochiasgue eum 
omnibus eariim pertineniibtis — N^ulli episeoporum liceat res 
mobiles, aut immobiles de suhjecti pJehibtis, aUisque piis locis in 
proprios usus habere (*). 

Da pieve deriv6 poi pievdno per indicare il parroco. — 
Plebanus, parocus ruralis — Adfuit et Dominus Everardus 
Sandi Jaeobi Plebanus, vir justus, atque religiosus, ecc._, ecc. — 
Electus guidam i n Plebanum cujusdam Ecclesice (^). 

Corrotto il nome di plebe in pieve, si trasformd anche il 
concetto del primitivo significato; poich6, mentre in origine la 
parola pieoe valeva ad esprimere esclusivamente ogni singola 
chiesa ove si riuniva il popolo, si adoper6 i n seguito per in- 
dicare quella sezione d'nna diocesi che, constando di un certo 
numevo di parrocchie, cade sotto la giurisdizione di un capo- 
pieve od arciprete. 

Tale arciprete o capo-pieve era ed fe il referendario presso 
la Cnria vescovile, e aveva Tobbligo di sorvegliare il clero della 
pieve, insomma un piccolo vescovo. Se il capo-pieve era un 
uomo, come si dice, della legge, ben contento ed in pace po- 



(*) GiusBPPB Rovelli, Storia di Como, parte 3*, tom. 2®, pag. 201. 
{*) DoMiNiGi Macri, Hierolexicon. Venezia, 1721. 
(3) Id., ibid. 



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12 DEL LUOGO DI ZEZIO 

teva vivere il clero sottoposto; ma se airincontro era o iroppo 
devoto alla Ciiria, o comunqiie rigido osservatore delle disci- 
pline ecclesiastiche, 6 braitioso di farsi dei melriti, allora ma- 
nifestavansi quegli screzi, quelle inimicizie ed animositA che 
invogliavano Pun Taltro ad un rigoroso sindacato dei minimi 
passi, ed allo spionaggio, e che in non pochi casi furono ca- 
gione di guai e grosse lili. 

Alcune pievi si ressero anche politicamente per gualche 
tempo, intimando e facendo guerre, stipulando concessioni di 
pace, riscuotendo tasse od amministrando leggi: e fra noi fr 
degna di menzione la lega delle Tre Pievi, composta dai tre 
distretti aventi a capo Dongo, Gravedona e Sorico (*). 

Ecco intanto il frammento di lettera che riguarda il luogo 
di Zezio, lettera che porta la data dei 22 ottobre 1852: 

Abbiamo ieri cicalato abbastanza su la derivazioue dei nome 
Zezio, col quale si distingue la pieve dei Corpi santi di Como, e 
memore della promessa, posi subito in iscritto stamattina l'opinione 
da me sostenuta, onde EUa possa rifletterci sopra, ventilarne con tutto 
comodo le prove, e dirmi, con sineeritk, se il mio fe, o non fe, sogno 
di mente preoccupata. L'unico scopo de' miei piceoli studt f u sempre 
d'istruirmi e rendere onore alla veritk, cercandola. Amo e sono grato 
a quegli individui che vi pigliano parte, e mi agevolano comunqne 
la strada. 

Comincio dalla opinione volgare. Zezio, si dice, fe corruzione della 
voce legittima Bcclesia; e pieve di Zezio significa nient'altro che pieve 
della chiesa, plehs ecclesia, essendosi cosl voluto denominare per 
antonomasia la pieve dei dintorni di Como, perchfe pieve dei Duomo 
che h la chiesa maggiore della diocesi. 

Vedetelo, si soggiunge, dalla sinodo 5* celebrata Tanno 1633 dai 
vescovo Lazaro Caraflno, che alla pagina 94 si dk per certissima 
Tetimologia. Sono queste le parole della sinodo : Parochidles plebis 
Bcclesia nempe cathedralis, qn€Lm, compto tocaJyulOy Zezii tocmt, vtpote 



(*) Gaspare Rebuschini, Storia delle Tre Pieci. Milano, 1822. 



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E SUA PIEVE 13 



intra corpora Sanctorum, viginti dux sunt. Prima si disse Ecclesia^ 
di poi CAiesa, Cfiezia, Gesa, GegiSy Zezis e Zezio; e queste alterazioni 
di vocaboli sono comuni al volgo, perpetuo corruttore delle lingue. 
Opinione si fe que3ta che vanta oltre i due secoli di antichitJi, ed fe 
difesa dalla voce autorevole di un vescovo che tiene nel suo palazzo 
TarcMvio della diocesi, e che indubbiamente si espresse secondo la 
eomune e non contrastata credenza dei tempi. 

Confesso ingenuamente, mio caro don C . . . ., che in gioventii 
ho sempre professata I' opinione eomune; ed a chi (sapendo essere 
io amante delle cose patrie) m'interpellava per qual cagione si chiama 
Zezio la nostra pieve, rispondeva: perchfe pieve del Daomo, ossia della 
chiesa maggiore della diocesi. E qui pigliando quasi l'abbrivio, mi 
perdeva in far mostra di erudizione, qualmente Zezio h alterazione 
della voce genuina Ecclesia, manomessa dai popolo. Che non guasta 
il popolo? Citava con cio vari esempi di voci appunto alterate dal- 
l'uso. 

II mio caso era il caso del cieco che serve di guida aU'altro 
cieco: anibo in fofteam cadunt. 

QuaIora ci penso, mi viene voglia grandissima di ridere, e talora 
rido. Un po' di buon senso avrebbe potuto eccitare in rae dei dubbi 
suUa stravaganza deiretimologia; e sappiamo essere il dubbio padre 
della scienza. Come mai dai corrompimento della voce Ecclesia puo 
saltar fuori altra voce aflfetto dissimile quale h questa di Zezio V 

II popolo che dai tempi di S. Felice, primo vescovo di Como, e 
anteriormente, pronunci6 le migliaia di volte il vocabolo Ecclesia, 
poi Taltro di Chiesa, non si diparti mai gran fatto dalla vera deno- 
minazione Ecclesia o Chiesa, E se avesse anco voluto dipartirsene , 
gli era impedito dai sacerdoti, che ministrando a Ini il pascolo della 
divina parola, gli intronavano di continuo Torecchio coUe voci le- 
gittime di Ecclesia o Chiesa. In tutto quanto h lungo e largo il clas- 
sico stivale, in tutta Italia, non si udirono, nh si udiranno che le voci 
Ecclesia e Chiesa; il Zezio non mai, e rarissime volte presso qualche 
zotico contadino Griezia e Gesa, 

Costantemente il Dttomo si fe detto Dtco?no, o meglio, nei tempi pid 
remoti, Ia Basilica, e non mai mi occorse memoria veruna che abbia 
in aicun tempo goduto il Dttomo la rara prerogativa di essere ap- 



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14 DEL LUOGO DI ZEZIO 

pellsto Fcclesia per onorarlo e mitrarlo sopra gli altri templi della 
vasta diocesi. Scrivo i templi e non le chiese, pearoech^ la Chiesa fe 
una sola e legittima Chiesa, che riconoace il suo capo nel papa resi- 
dente in Roma; e le altre noa sono Chiese, ina membri di lei, unica e 
vera Chiesa. Puzza aIquanto di scisma quella espressione « la Chiesa 
di Como. » Nemmeno il famoso scisma di Aquiieia, uel sesto secolo, 
introdusse si singolare appellazione tra di noi; sempre si scrisse e 
si disse la diocesi di Como, non gik la Chiesa di Como, e molto meno 
la Chiesa della citti per diflferenziarla dalle minori chiese dipendenti 
da lei, o meglio dai vescovo. Saro ancora pid esatto, mio don C . . ., 
se aggiungeri che per Chiesa s'intese prima la congregazione dei 
fedeli, e finalmente il tempio dove i fedeli si raccolgono per gli ufflcl 
divini. 

Entriamo in argomento. Zezio fu nome proprio di borgo, o pid 
giustamente, di pago, situato nei limiti deirattuale pieve di Zezio. In 
quel modo che dalle terre di Fino, Uggiate, Gravedona abbiamo de- 
sunti i nomi delle pievi di Gravedona, Fino e Uggiate, cosi dai pago 
di Zezio tolse il proprio nome la pieve dei contorni di Como. Un 
soldato che prima d'essere vescovo e santo, divise, alle porte d'Amiens, 
la clamide militare col poverello che di sido moriva, voUe fare una 
sua divisione anche tra noi, sebbene di natura afhtto diversa. Si al- 
logi6 nel pago di Zezio, gFimpose il proprio nome, e non lasci6 il 
nome di Zezio che alla sua pieve. Tale fu la nuova divisione che 
fece tra di noi. 

Nei remotissimi tempi le chiese si principi6 a -fabbricarle fuori 
le citti, da ultimo in oitti. Noi avemmo il Duomo prima a S. Car- 
poforo, di 1& a S. Abbondio, poi in cittk a S. Fedele, e finalmente in 
S. Maria Maggiore. Scarso era il numero dei templi. Nel sito pii prin- 
cipale, ossia nel pago^ la chiesa aveva il fonte battesunale, e vi con- 
correvano i terrazzani dei vici o paeselli circostanti portando a bat- 
tezzare i bambini, o ricevendo eglino il battesimo. A Chiavenna ed 
a Gravedona, borghi illustri della diocesi e capo di pieve, sussistono 
tuttavia due battisteri, il primo dei duodecimo secolo, delPottavo 
Taltro, di oostruzione massiccia, e celebrati quali monumenti di ve- 
neranda antichitk. II luogo, o pago,, dove stava il fonte, divenne capo 
di pieve, e conserv6 o^ immemorabili il privilegio che nel sabato 



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E SUA PlEVE 15 



aanto vi si benedica il fonte battesimale , e i parrochi della pieve vi 
attingono la porzione di acqua benedetta che deve servire per Puso 
aanuo del loro vico, o diremo della parpocehia. Zezio aveva il fonte 
che presentemente si fSa dai vescovo in oitti, a S. Fedele, nel sabato 
santo. 

Mi segua con pazienza, mio amorevolissimo don C . . . ; i soli 
documenti devono qui rischiarare le tenebre , e additarci V odiemo 
nome di Zezio. 

Carlo Magno colprivilegio del 17 novembre 803 conferm6 a Pietro, 
vescovo di Como, i beni posseduti dalla sua Chiesa, e tra cotesti beni 
indica particolarmente il luogo di S^^^^. Ecco le frasi preoise: the- 
Umeum de mercato et Gegis cum ipso loco (Tatti, Deca 1% pag. 945-46). 
Prego di marcare la frase mercalo, Gesis e Iwgo stesso di Gegis, 
Opina il marchese Rovelli (tom. P, parte 2^, pag. 52-54) che Gegio, 
o se vuoi Gegis, h forse Zezio; luogo, prosegue egli, di cui non si h 
mantenuto che il nome nella pieve detta di Zezio; e subito dopoab- 
bandonato il fbrse, dice « Gegio h Zezio » ma non spinge piti oltre 
sue indagini. II conte Giovio, nel volume Cotiw e il Lario (pag. 91) 
non esita punto, e traduce Gegis per Zezio; Giovio per altro, con leg- 
gerezza che in lui spesso si nota, seguita, come vedremo piii so'tto, 
Topinione volgare su la derivazione di Zezio. Non mi 6 ignoto che 
Muratori, e da lui non dissentono Rovelli (1. c.) e Giulini (Memorie) 
giudica sospetto il citato privilegio di Carlo Magno {Antiq. Ital., vol. 6°, 
diss. 71% col. 35*), ma niente importa. fe sospetto, e non falso. Noi 
lo vediamo autenticato quanto alla sostanza da altri privilegi pres- 
sochfe contemporanei, e che ora vengo citando. 

Sono due cotesti privilegi, e salgono agli anni 823 e 824. Mu- 
ratori li giudica sinceri (vol. 5% diss. 61% col. 165* ; cf. Annali d' Italia, 
ad ann, 824, e Tatti, Deca 1% pag. 949); e ambedue si esprimono di 
maniera, il secondo specialmente , che non deve pii cadere dubbio 
SU l'esistenza di un luogo chiamato Gegis. Nel primo dei privilegi, 
che 6 del 4 gennaio 823, Lotario imperatore conferma a Leone, ve- 
scovo di Como, tanto i beni di privato acqui3to, quanto quelli della 
sua Chiesa posseduti per concessione di suo padre Lodovico, deU'avo 
Carlo Magno, e di molti de' re longobardi, principiando dai re Cu- 
niberto fino a Desiderio. Neiranno seguente, 3 gennaio 824, *lo stesso 



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iO DEL LUOGO DI ZEZIO 

Lotario riconferma al vescovo Leone le grazie e g\i iadulti gik ac- 
cordati alla sua Chiesa per mano degli imperatori e ne' suoi prede- 
cessori, i quali ei nomina; e distinguej particolarmente il privilegio 
di Lodovico in confermazione degli anteriori privilegi di Carlo Magno 
e dei re longobardi: sed et specialiter, si dice, in eodem (privilegio) 
insertum erat de teloneo seu mercato et Gegis cum ipso loco, Parole 
memorabili, e nelle quali facendosi speciale menzione di Gegis e del 
suo mercato, si dinota con chiarezza Timportanza di cotesto mercato, 
Tesistenza e Tantlchitk di Gegis. II re longobardo Cuniberto sali al 
trono nel 678, e Gegis era specificato nei suoi diplomi. 

Semplicissimo h il trapasso di Gegis a Gegio, Zezis e Zezio. II 
Rovelli, che fu cosi oculato nelPesame dei diplomi comensi, abbraccio, 
come fuori di contesa, una siffatta credenza; e d'altronde noi nou 
eonosciamo altro luogo nel territorio nostro al quale si possa appli- 
care con fondamento la denominazione di Gegis o Gegio. 

Gegio o Gegis non h Zezio, bruscamente m' interrompe EUa, 
mio impazientissimo don C . . ., ed ha piena ragione; soltanto gli 
antichi documenti devono rischiarare e decidere la questione. Ecco 
uno di cotesti antichi documenti. Nel 12 luglio del 1193 i consoli di 
Como avendo appaltato la costruzione di un nuovo fortificato intorno 
al castello di Tavemerio [drca castrum Tdbeimari) e di una torre alta 
trentasei braccia, si obbligarono, oltre al prezzo in denaro, di dare, 
per manovali delPopera, i contadini di Ponzate, Brunate, Cassina e gli 
altri della dizione comasca da Zezio in Ik verso la Martesana. Tra- 
scrivo per intero dai codice pecorino che si custodisce neirarchivio 
municipale, il brano che ci appartiene: PradicH Consules (di (Jomo) 
dare eis (agli appaltatori) debent rusticos illius montis (di Tavernerio) 
adpredictum mumm/adendum: videlicet rusticos de ponzate et brunate 
et casissina (sic) et ceteros alios mrtutis cumane qui sunt a Zezio in 
la versus martisyanam, qui rustici debent laborare ad ipsum in laude 

consulum ( Vet, monum, civit. Comensis, vol. P, pag. 36-37). 

E la prima volta che trovo nominarsi Zezio colPidentico nome che 
rimane ancora alla sua pieve. 

Non sono trascorsi che trecento sessantanove anni dalP ultimo 
diploma dei re carlovingiani nel 824, al presente 1193, e ci salta fuori 
belia e rietta, qual palla di bigliardo , V appellazione di Zezio. Quei 



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E SUA PIEVE 17 



diplomi avendo scritto Amatia per Maz^y Burmis per Bormio (Bur- 
mium)j perchfe non potrebbero avere scritto ffegis per ^ffis o Zezio? 
Comunque sia Zezio b gih nome vecchio e ben stagionato, avente 
quasi sette secoli su le spalle. fe iaoltre nome di paese, e di paese 
non aflbtto distante da Brunate e Ponzate, e ci converrk cercarlo 
per quelle montagne e nelle sue vicinanze. Tra quei limiti lo sup- 
pone il contratto dei consoli comaschi. 

Un documento del 3 aprile 1219 presso a Rovelli (tom. P, parte2% 
pagf. 313) fa menzione di un ospedale nel luogo di S. Martino di 
Zezio. Altro documento nella lettera del Ciceri (pag. 36-37) h del te- 
nore seguente: 1259, iulii — oUit magister Nicolaus Mazalis canom- 
cus hujm ecclesie (della cattedrale) svdiaconVrS, qni reliquU hnjus cccle- 
sie sol 30 fictum omni anno super domum que fmt q, Gercasi Cop- 
poni. Et quefuit empta db hospitali sancti martini de Zezio .... Altri 
documenti del 1280 e del 1298 tornano a specificare il S. Martino di 
Zezio, e qualmente eravi stabilito un ospedale diretto dai frati e dalle 
suore dell'ordine degli Umiliati, e sotto la soprintendenza del capi- 
tolo della cattedrale di Como (Rovelli, ibid., pag. 500). Nell'anno 1286, 
addi 3 aprile (id., ibid., pag. 387), si nomina certo Bertari di Zezio 
[Bertari de Zezio\ che assunse evidentemente il cognome dai luogo 
di nascita o di dimora. 

Altre volte alle vecchie nostre carte occorre cotesto cognome Ze- 
zio; e nel catalogo delle famiglie comasche, pubblicato dai Bal- 
lerini nel 1619 [Croniche ecc, pag. 331) trovasi registrato il cognome 
dei Zezij qual cognome patrio, e solo si sbaglia supponendolo derivato 
dai cognome Chiesa. Sempre chiamammo Chiesa i Chiesa, e Zezii i 
Zezio, e da Ecclesia provenne Chiesa e non Zezio. Vive tuttora il co- 
gnome Chiesa, e a lata di lui e ben distinto stava il cognome Zezi 
nel 1787, essendo in queiranno morto un Giuseppe Zezi, di Ascona, 
priore di S. Bartolomeo, nei sobborghi di Como. 

Consoliamoci, don C . . . , che oramai sta per discoprirsi il porto. 
S. Martino, altro dei sobborghi di Como, e il pid distante, h preci- 
samente il luogo dove si trova V antico Gegis, Gegio e Zezio. Ve- 
diamo altre ed esuberanti prove a maggiore corredo della nostra 
proposizione. 

PiRJODICO SOCIBTA StORICA COMBNSB — Yol. II (lilM:. 1). 2 



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1« DEL LUOGO DI ZEZIO 



Sta S. Martiao nei coutorni di Como, dove la cittk finisce d' im- 
borgarsi, alle falde delle montague di Brunate e di Ponzate, in sito 
opportunissimo per aprirvi mercato, fecendovi capo le numerose strade 
che vengono dai coUi briantei e dalla Martesana. Due eraiio i luoghi 
detti S. Martino nei dintorni di Como, e ambedue nella pieve di Ze- 
zio; l'attuale borgo di S. Martino e Tumile casolare gi& denominato 
/S'. Martino nelle Sehe, ed ora al Castello, L'uno non si puo confondere 
coli'altro, e i nostri maggiori, per tal cagione, presero a tltolare il 
primo col nome di S. Martino di Zezio. 

Giace S. Martino nelle Selve sul lato orientale del raonte Bara- 
dello, tra S. Carpoforo e S. Rocco, e consisteva in piccola chiesuola, 
e presso lei una casa. In giro sorgevano dense selve. Fu la prima 
stazione dei frati di S. Domenico, quando nei secolo decimo terzo ven- 
nero a stabilirsi in Como. Nei 1683 erasi di gik profanata la chie- 
suola, e ridotta la casa, come lo h tuttora, ad uso di contadini. 

In moltissime terre i nomi dei santi, cui si dedicarono le chiese^ 
hanno fatto scomparire gli antichi nomi, e Zezio divent6 S. Martino 
di Zezio, e finalmente non si disse pid che 8. Mailino. Pati le me- 
desime mutazioni Taltro sobborgo a destra di Como, che dalla ma* 
gniflca sua chiesa denominiamo S. Agostino. Nella etk di mezzo si 
disse Coloniola, o meglio Clnniola, che cosi si legge sotto Tanuo 1127 
presso al poeta Cumano; ma dopo il 1499 si prese a chiamarlo S. Ago- 
stino di Cluniola, e dopo il 1700 rimase unico padrone del campo il 
dottore della Chiesa, S. Agostino. 

Nella pieve di Zezio abbiamo il paesello di S. Tomaso, che tut- 
tavia combatte con Civiglio, antico nome della terra, e per poco non 
gli e superiore. Quella spiaggia aprica, che da Brunate si distende a 
Tavernerio, abbraccia bellissime terricciuole, e collettivamente appel- 
liamo la Ritiera, si sforzarono, ma invano, nei 1638, i frati di S. Fran- 
cesco d'imporle il nome di Riviera di S, Fmncesco, E i cappuccini 
di S. Martino chiamavano MorUe della misericordia il monte che alle 
spalle del loro convento si stende fin sopra Garzola. 

Ripiglio la serie dei documenti. Nell'anno 1300 appare gik eretta 
la chiesa di S. Agata, e la carta che ne discorre la dice S. Agata di 
Zezio, Intendo Tantica chiesa, non la moderna che fu fabbricata con- 
tiguo airantica. (Ciceri, op. cit., pag. 51 ; e Tatti, MaHyr,, pag. 86). 



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E SUA PIEVE lU 

Luchino, vescovo di Como, introdotte, nel 1399, le processioni delle 
compagnie dei Bianchi, visit6 in certo giorno col clero ed il popolo 
S. Croce in Boscaglia, S. Agata e S. Martino, e si denomina S. Mar- 
tino di Zezio (Jov., Ilistpatr,, pag. 68; "Ikni.Deca 3% lib. 3°, col. 37% 
pag. 168). II convento di S. Croce [apttd buscaleam) dei frati Zocco- 
lanti fu soppresso nel 1810, e dopo quattro anni i moderni vandali 
vi abbatterono dalle fondamenta chiesa e convento. 

Negli anni 1429, 1432, 1526 le pubbliche carte portano scritto 
costantemente S. Martino di Zezio (Rovelli, op. cit., tom. P, pa- 
gine 3, 133, 275, 541, ecc). Le prove qui sovrabbondano, nfe voglio 
recar legna ai boschi col darne il catalogo, facilissimo per sfe, ma 
lungo e noioso. Tatti, Rovelli, Ciceri e gli altri scrittori di memo- 
rie patrie, favellando di fatti, clie non si estendono pid in qua dei 
decimo sesto secolo, adoprano con frequenza le espressioni di Zezio, 
borgo di Zezio, S. Martino di Zezio, spedale di Zezio, prepositura di 
Zezio, casa degli Umiliati di Zezio, e non mai mostrarono di accor- 
gersi che se un paese sussistette col nome di Zezio, torna inutile , 
anzi ridicola, la stiracchiatura essere Zezio corruzione dei vocabolo 
Bcclesia, Ma poniamo che codesta corruzione fosse realmente ac- 
caduta; e in tal caso S. Martino sarebbe stato prima denominato 
la Chiesa [Ecclesia), di poi Gegis, Gegio e Zezio, finalmente S, Martino 
di Zezio, Dove h la supposta chiesa, cattedrale o duomo in S. Mar- 
tino? 

U vescovo di Como, Feliciano Ninguarda, nella visita pastorale 
che fece della citti. e dei sobborghi nell'anno 1590 in avanti, e che 
manoscritta si conserva nelParcbivio vescovile, tronca ogni que- 
stlone colle parole che qui soggiungo : Est in vico Zezitim nuncupato 
(egli scrive a pag. 57) ecclesia S. Martini de Zezio appellata ac seseni- 
milUari a citUate remota, qu<B fnit alias prmposUura fratrum Immi- 

liatorum Qui abbiarao nominato distintamente ii borghetto 

di Zezio, che nel 1590 godeva ancora di tal nome, e nel ciii mezzo 
era fabbricata la chiesa di S. Martino di Zezio, distante un mezzo 
miglio dalla cittk, e gik prevostura dei frati Umiliati. Quel luogo in 
S. Martino che noi presentemente chiamiamo alla Fdbbrica, era Tan- 
tico Zezio. E sulla srnisti'a dei Cosia e alla sinistra dei ponte della 
strada per Lecco. 



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20 DEL LUOGO DI ZEZIO 

Neiretk dei re longobardi e dei loro successori tenevasi a Zezio 
il mercato, sul quale, e su lo stesso luogo di Zezio, possedeva dei 
diritti il veseovo di Como. Un privilegio di Enrico VII, colla data 
dei 1311, ia favore di questo veseovo, illustra e autentica i diplomi, 
gii per noi riferiti, di quegli antichi re. 

Accordando Enrico al veseovo parecchi diritti, nomina partico- 
larmente il dazio dei mercato [leloneum de mercato) che si tiene nel 
borgo di Zezio (Tatti, Decab% lib. T, num. 43, pag. 21). Nel 1375, 
sotto Galeazzo Visconti, sono indicati due forni in cittk per la cot- 
tura dei pane, e tre nel suo circondario nei luoghi di Morsengia o 
Morsenza, di Zezio e di Chiasso (Rovelli, tom. P, parte 3% pag. 27). 
Zezio, come sito di convegno con mercato e ospedale, era comodo 
per andarvi a pigliare il pane. Morsengia giaceva presso la chiesa 
di S. Brigida, nei dintorni della Camerlata, andando in gi{i verso i 
mulini. Chiasso ritiene ancora il nome antico. 

L*anno 1 126, tempi della famosa guerra decenne, che tini colla 
proditoria distruzione di Como, i milanesi, sul colle di Zerbo, che si 
alza in faccia a Zezio, fabbricarono un castello che chiamarono il 
Castelnuovo, e presso lui un mercato ben mimito di difese. II padre 
Stampa, nelle note al Cumano, lo nomina ybrw^ cupedinarium, che 
fe quaato ^v^piazza delle tettovaglie. II mercato ebbe il nome proprio 
di Villanova; non tanto fabbricossi per stringere meglio Tassedio di 
Como, quanto per aflfamare, col mercato in proprio potere, i comaschi. 
Riporto i versi dei Cumano : 

Anle fores dicti faciunl consistere caslri 

Villam, sique novam fuerat cognomine dictum, 

Undique clausuris, fossis, circumdata muris; 

In qua ad vendendum fora rerum sunt et emendum 

Hoc faciunt equites, ne queant exii*e volenles, 

Utque fame proceres cito deficerent perentcs. 

(V. 1685-1 «90). 

Si rifletta a cotesto mercato di vettovaglie piantato li addosso 
a Zezio, si per vantaggio dei milanesi, che per aflamare subito i 
cittadini comaschi: utcilo deficerent fame pererUes. II mercato di Vil- 
lanova sottentra al mercato di Zezio. Atterriti i comaschi, muovono 
le armi con tanta gagliardia, che, espugnato Villanova, non rimase 
piii traccia dell'esoso mercato. 



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E SUA PIEVE 21 



Zezio, oltre al mercato, el)be il suo ospedale. Nel 1434 il duca 
di Milano dichiar6 economo di quest' ospedale Aboudio Somazzo, 
essendpne ammalato Figino da Picinigo delPordine degli Umiliati 
(Tatti, Deca 3*, lib. 4*^, tom. 69°). Coa iserittura del 31 marzo 1516 
gli Umiliati cedettero fonnalmente alla cittk di Como il loro con- 
vento di S. Zeno, ora Geno, sul lago, e ottennero in contraccambio 
e in piena proprietk l' ospedale di Zezio, di cui non erano che diret- 
tori, col titolo di prevosti di S. Martino. Gli appestati, prima di questa 
permutanza, si traducevano, non a Geno, come di poi si pratic6, sib- 
bene a S. Martino o Zezio, sito inopportuno perchfe nel centro di 
strade frequentate e dove era mercato e forno pubblico. 

L'abate Girolamo Tiraboschi ricorda gli stessi fatti, e avendo 
avuto sott'occhio gli autentici documenti delPordine degli Umiliati, 
nfe, come forestiero, sapendo acca dei mutati nomi, scrive ancora, ed 
era Tanno 1767, S. Martino di Zezio: Cum deiride, egli dice, bemo- 
comij costructionem novocomemes ibidem (ciofe a Geno) molirentur, 
HumiliaU ad suburbanum 8, Martini de Zezio JEdemi traducti sunt, 
quam Uli ad extremum usgue tenuemnt. Sttperest adhtcc S, Martini ec- 

clesia, nunc parochiali, iure omata ( Vetera Hnmil. monum., 

tom. 2*^, pag. 24). 

Aboliti gli Umiliati, consegui per s6 il cardinale Tolomeo Gallio, 
nel 1571, la prepositura di S. Martino di Zezio. Degne di molta con- 
siderazione giudico le seguenti espressioni del Tatti sotto rannol583: 
« Godeva, egli scrive, il cardinale Gallio, dopo Pestinzione della re- 
ligione degli Umiliati, duejoro prepositure, S. Maria di Rondineto (ora 
coHegio Gallio) e S. Martino di Zezio nel borgo denominato da questa 
chiesa di S. Martino. » [Appendice, pag. 10). Perchfe il buon annalista 
non aggiunse che S. Martino perdette l'antico nome di Zezio, e che 
Zezio non rest6 che alla sua pieve ? Osservazione trivialissima, e per 
la quale si sarebbe dimenticata Tetimologia di plebs ecclesia, pieve 
della chiesa. 

L' ospedale di Zezio nel 1468 fu incorporato col grande ospe- 
dale di S. Anna, detto tuttavia Ospedale Maggiore di S. Anna. La 
chiesa di S. Martino, nel P aprile del 1639, divent6, insieme a S. Vi- 
tale, parrocchia di S. Martino e di S. Vitale, e sede di un curato che 
abitava in S. Martino. NelPistromento di ^rezione, rogato dai no- 



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22 DEL LUOGO DI ZEZId 

taio Melchiorre Rajmondi, vi si dice: teneatiir (il curato) et obligatvs 
sit in dicto iurgo sant martini, ubi iiiajor pars populi halitare solet 
siuimfacere residentia, Chiusa e profanata nel 1781 la chiesa di S. Mar- 
tino, si trasfert 11 curato alla chiesa e monastero di S. Agrata di Zezio, 
col titoio ancor vivo di curato di S. Agata. Quel vasto casamento che, 
viaggiando verso la Brianza, s'incontra a sinistra, appena gid dai 
ponte sul Cosia, fu la vecchia chiesa di S. Martino. 

La prima volta che ci occorre il nome di piere di Zezio h sotto 
r anno 1309. Insorta questione tra il clero della pieve di Zezio unito 
ai canonici del duomo, contro i monaci e Tabate di S. Abondio, per 
Tobbligo di somministrare ai detti canonici e clero di Zezio il prauzo 
(pastifm seu gustate) dovuto a loro per testamento di certo prete An- 
drea, stipularono Taecordo, in data 31 gennaio 1309, nei rogiti di 
Martino Sottovia, di Lanzo, notaio di Como, che si pagassero dal- 
Tabate e dai monaci L. 25 annualmente, nei soliti tempi (Cicbbi, op. 
cit., pag. 55). Ecco la pieve di Zezio che ha il clero gik costituito, 
clero che difende i proprt diritti, che vive a sfc, separato dai cano- 
nici del duomo, e che indubbiameute dovrebbe gloriarsi di antichitk 
superiore alPanno 1309. Di nuovo nel 1428 si rammenta il titoio di 
pieve di Zezio (Rovelli, tom. P, parte 3*, pag. 124). 

Antesignano a diifondere la credenza che plebs Ze:ii e corruzione 
di plebs ecclesia fe stato, flno dai 1532, Benedetto Giovio nelle Storie 
di Como, Cito le sue stesse parole: Babet, egli dice, A(ec ecclesia 
(cio6 la chiesa cattedrale) parochiam siiam, haiet et plebem, gn^e Ze- 
zii appellatnr, corrupto [vt reor) tocabvlo, pro eo, qvod est, Ecclesia 
(pag. 190). Giovio per le cose antiche bevette a larghi sorsi al tor- 
bido fonte di Annio da Viterbo, e per le raoderne non fece il conto 
che doveva delle nostre pergamene. Veramente non dk per certa 
Tetimologia, e assai chiaro lo palesa con quel solenne (utreor), come 
pcTiso. Doveva il Giovio tomare indietro nelle pagine della storia 
(pag. 68) e avrebbe incontrato, scritto da lui, S. Martino apnd Zezium, e 
pii innanzi (pag. 96) hospUale S. Martini apnd Zezium, Chi sa quante 
volte lesse e rilesse diplomi che nominavano Zezio, e non volle mai, o 
non seppe riflettere, che Zezio era nome proprio di borgo, e nei confini 
stessi della pieve ! Dir6 di piti. Ai tempi di Giovio era ancor viva Tap- 
pellazione di Zezio; e il vescovo Feliciano Ningnarda lo dice netto, 



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E SUA PIEVE 23 



come sopra accennammo, uegli atti di sua visita airanno 1590: « Nel 
borghetto chiamato Zezio, egli scrive, sta la chiesa detta S. Martino di 
Zezio, » Ma che non pu6 Tuomo quando fe scliiavo di una storta opi- 
nione? Lo stesso Ninguarda dimentica subito Tesistenza di codesto 
borghetto di Zezio, e alie pagiue 116 e 117, dopo essersi perduto in 
vane congetture per difendere ii suo assunto, cosi.conchiude: « La 
pieve di Zezio piglia il suo titolo dalla chiesa cattedrale cui h unita, 
guasto per6 dalla lingua vernacola, ed fe la medesima cosa dire pieve 
di Zezio, che pieve della chiesa, indicata per antonomasia sotto questo 
nome la chiesa cattedrale. » 

Gli scrittori patri smfenticano del tutto Vvt reor di B. Giovio. 
L'arciprete Ballerini, nel Compendio delle croniche di Como, scrive, 

alla pag. 270 : « La chiesa cattedrale di S. Maria ha la sua 

parrocchia con pieve detta di Zezio, ciofe della Chiesa » Un 

anno dopo Ballerini, cioe nel 1620, il canonico.Quintilio Lucino Pas- 
salacqua, divulgate quattro lettere istoriche, con insigne meschinita 
di stile e pid di critica, alla pag. 119, ha quanto soggiungo: « Clero 
della Pife [sic) di Ziezi, o diciam della chiesa. » La sinodo 5* del- 
Tanno 1633, come dai passo per noi allegato, non si discosta da Bal- 
lerini e da Passalacqua. 

Ma chi pass6 ogni riguardo h stato il conte Giambattista Giovio 
nei commentari Como e il Lario, stampati nel 1795. Scrittore d*ingegno 
svegliato, se non che avvezzo a buttar su la carta le materie di eru- 
dizione con quella leggerezza. come s' improvviserebbe il sonetto o 
l'epigramma amoroso, non teme, alla pag. 309, di adoperare le se- 
guenti espressioni: « La pieve di Zezio .... male alcuni Tappel- 
lano Pieve di Zelbio. Non fuvvi mai alcuna terra col nome di Zesio, 
ma questo h un vocabolo corrotto della voce Ecclesia, » Dov'fe signor 
conte Giambattista VutreorAel vostro antenato Benedetto? Chi sus- 
surr6 a voi neU'orecchio che non vi fu mai terra col nome di Zezio, 
e come vi sdrucciol6 dalla penna Zesio ^ Quante volte avete attra- 
versato le campagne di S. Agata e il sobborgo di 8. Martino per 
andare e riandare al vostro Verzago, altrettante calcaste le campagne 
di Zezio e il borghetto di Zezio. Nel medesimo vo\\xme Como e U Lario, 
alla pag. 91, citando voi, suUa fede di Rovelli, i diplomi carlovingiani 
dell'anno 803, avete stampato che il vescovo di Como, oltre i diritti del 



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24 DEL LUOGO DI ZEZIO 

mercato di Zezio, consegui la sig'noria di Bellinzona e di Chiavenna. 
E tralasciato il mo&e^io forse del Rovelli, conchiudete senz'altro che 
Gegis h Zezio. Dunque etiam per confessione vostra esistette una terra 
col nome di Zezio. 

Qui ha fine la parte di lettera sul luogo di Zezio, nfe pare 
che vi possa ora nascere dubbio alcuno sul luogo stesso tanto 
cercato e precisato; fa senso come i nostri scrittori antichi, 
copiandosi Tun Taltro, non siansi data la pena, coi diplomi, le 
pergamene e gli atti che, senza dubbio, meglio di noi, avevano 
sotto mano, di ricercare il borghetto ed il mercato di Zezio. 

Verr6 alla seconda parte del mio compito, ossia alla com- 
pera del privilegio fatto dalla comunita di Como e dalle pievi 
di Fino, Zezio ed Uggiate, per non essere date in feudo, come 
dairistromento del notaio Mercantolo, avente la data del- 
rs marzo 1656. 

Avrei dovuto forse restringere le ricerche mie alla pieve 
di Zezio, e togliere dall' istromento quello solo che alla stessa 
si riferiva; e tale era Tintendimento; ma postomi all'opera, mi 
avvidi che era forza svaligiare senza misericordia un istro- 
mento per sfe interessante; e perci6 parvemi miglior partito dire 
anche suUa infeudazione delle pievi di Fino, Zezio ed Uggiate. 

Se ho fatto benead accomunare argomenti in apparenza, 
distinti, e che avrebbero dovuto essere trattati separatamente, 
non sar6 io che lo dice; spero per6 che il lettore non vorra 
muovermi a colpa Taverlo fatto. 

Cercher6 di non perdere di vista la pieve di Zezio, e mi 
soffermer6 ogni qual volta sar6 bene per maggiore dilucida- 
zione deU'argomento ; ma prima far6 precedere due righe sui 
malaugurati tempi che corsero alla metSi del secolo decimo 
settimo. 

La dominazione spagnuola in Italia ha segnato uno dei 
piii nefasti periodi che immaginare si possano per un popolo, 
e dappertutto vi fece trionfare la prepotenza, X ignoranza e la 
superstizione. 



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E SUA PIEVE 25 



Nel febbraio deU'aniio 1648 don Luigi di Benavides, Car- 
rillo e Toledo, morchese di Fromista e Caracena, e conte di 
Pinto, specialmente conosciuto nella storia sotto il nome di 
marchese di Caracena, succedeva al conte Haro nel governo 
di Milano e quindi anche di Como. II marchese di Caracena, 
tiranno come tutti i precedenti, anzichfe rivolgere la mente e 
le opere al benessere dei popoli, cerc6 ogni pretesto per con- 
tinuare guerre disastrose, nfe ebbe ritegno alcuno nelle ves- 
sazioni, ch6 ad esso, come agli altri antecessori « premeva, dice 
Muratori, di perpetuarsi nel lucroso mesiiere di comandare 
un'armata. » 

Con grida 22 maggio 1649 si promulgarono alcune di- 
sposizioni per festeggiare Tarrivo i n Milano deU'arciducliessa 
Marianna d'Austria, che da Vienna recavasi a Madrid, sposa 
del re Filippo IV. I comaschi spedirono tre ambasciatori, Ales- 
sandro Erba, Baldassare Muggiasca e Quintilio Raimondi, per 
complimenlarla a nome della comunitA; siccome poi la comu- 
nita stessa doveva mandare anche un contingente di milizia 
urbana per onorare la regina, cosi, per esimersi, dovette pa- 
gare cinquecento scudi. 

L' arciduchessa Marianna d'Austria fece il suo trionfale 
ingresso in Milano il 30 maggio 1649. Tale avvenimento si 
considero di fausto augurio, e sparse un lampo di allegrezza 
nei popoli oppressi, ai quali parve di scorgere la cessazione 
di guerre inique e di vedere alleggerite le pubblicbe gravezze; 
ma fermatasi a Milano pochi giorni, parti per Finale ; da quel 
lido fece vela per la Spagna, e le vagheggiate speranze spa- 
rirono qual lampo. 

Si torn6 alle solite estorsioni, alla vendita di beni comunali, 
di rendile camerali, alienando dazi, a fare insomma material- 
mente e moralmente tutto il peggior male possibile, atto a 
ridurre alla disperazione od airebetismo la popolazione per 
distruggerla o dominarla. « Mostro polilico di governo » lo qua- 



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2r> DEL LUOGO DI ZEZIO 

lifica Cesare Cantu nella sua Storia di Como; ma per quanto 
si possa dire o scrivere, non si arriverfii mai a trovar frasi che 
valgano a stimmatizzare un potere che aveva le radici nella 
ignoranza, il tronco nella prepotenza ed i rami nella inquisi- 
zione, della quale fece una legge fondamentale di Stato. 

Si ientava con processioni, preghiere e quanto mai la re- 
ligione cristiana insegna, di placare il cielo aflfinchfe distogliesse 
o lenisse tante calamitft; ma la rabbia degli uomini al potere, 
piu malvagi che mai, ne rendeva frustranea ogni pietii. € Si 
dovevano mantenere per le case i soldati, quantunque si pa- 
gasse un tanto per non averli; ribaldi, che per diritto o per 
torto angariavano ; e qual volta lo Stato non desse loro le 
paghe, cio che spesso accadeva, voltavansi ai privati ed ai 
comuni, minacciando porli a sacco; ed erano quelli di farlo; 
terribili agli ospiti non meno che ai loro capi (•). » 

Per bisogno di denaro la comunita di Como vendette, 
nel 1650, la ragione della pesca nel porto della cittii sino a 
Geno, per il prezzo di L. 6020, ed il Consiglio generale, per 
preservare i diligenti dai saccheggio, dovette dar da riscuotore 
ai soldati medesimi le partito a carico dei debitori negligenti 

(RoVELLl). 

€ II torbido ed impaziente Caracena », come lo chiama 
Pietro Verri, sempre inquieto e desideroso di guerra, stipu- 
lato accordo col duca di Mantova, si prepar6 con esso a discac- 
ciare i francesi da CasaleMonferrato, e ridurla sotto la podestfi 
del duca di Mantova. La guerra fu coronata da felice esito, 
e nell'autunno del 1653 la citt^ ed i forti erano in potere degli 
spagnuoli e mantovani, non senza spargere anche denaro e 
corromp^re, imperocchfe il castello, comandato da Giraud d'Es- 
pradeles, per secreta pratica, diedesi ai mantovani per il prezzo 
di duemila doppie. 



(*) Cksare G.vNTf', Sforin di Como, 



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E SUA PIEVE 27 



Finalmente la pace,colebresotto il nome diPace de/Pirenei, 
conchiusa tra la Francia e la Spagna il 7 novembre del 1659, 
pose fine ad una guerra di ventitre anni, e per qualche tempo, 
quantunque non scemassero le pubbliche gravezze, perch6 
Iroppo erano i debiti contratti, pure la popolazione ha potiito 
fruirne j benefizi. 

Per condurre tante guerre, disastrose anche per il vinci- 
tore, non baslando le pubbliche vendite, le estorsioni e quanto 
mai ingegno perverso ha potuto inventare, si rivolse di nuovo 
il pensiero alla vendita dei feudi e dei vari gradi di nobiltft; 
€ indegno certamente o vituperoso mezzo. Venezia Taveva fatto, 
ma Venezia aveva fatto male. » (Botta, Sloria d* Italia). 

Da Madrid venne una regia carta con illimitato potere per 
obbligare od anche vendere qualunque fondo camerale, e con- 
cedere feudi. <t Far& sorpresa (al lettore) che in si estremo 
angustie non siasi mai pensato al piu semplice e naturale ri- 
medio, di metter fine ad una guerra che durava da tanti anni 
piu o meno viva, regolata dai solo capriccio, senza piano e 
stabile condotta, in cui erano si rari i tratti di valore e di 
perizia mililare nei capi, e nella quale nuH'altro v'era di certo 
se non la distruzione degli averi c delle vite dei sudditi. » 
(PiETRO Verri, Storia di Milano). 

Ma allora non si ragionava, abbisognavano denari, e si 
doveva in qualunque modo trovarli. 

La cedola del giorno 3 giugno 1652, che avvertiva della 
vendita in feudo delle pievi di Fino, Zezio ed Uggiate, pose 
i n allarme la comunitft di Como e le pievi; la prima forse per 
idea politica, le pievi per interesse speciale immediato, ma tutti 
collo scopo certo di scongiurare nuove calamitii, ed evitare 
che al tiranno di Madrid ed al tirannello di Milano altri se ne 
aggiungessero per dilaniare la vita e la sostanza loro; si strin- 
sero. in un patto fraterno, e poterono trovare tanta forza da 
pagaro il prezzo del riscatto ed essere liberi dalla infeudazione. 



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28 DEL LUOGO DI ZEZIO 

Qui do il passo airistromento del notaio Mercantolo, che 
lrascriver6 testualmente \h dove mi sembra tale da fornire 
sufficiente notizia del fatto : 

In Nomine Domini anuo a Nativitate eiusdem millesimo sexcen- 
tesimo quinquagesimo sexto indictione nona die Mercurj octava mensis 
Martij. 

Cum illustrissimus, et Excellentissimus D. Don Bernardinus Fer- 
nandez de Velasco, e Touar Comestabilis Castillse etc. ac huius Status 
Mediolani alias moderator exaraverit litteras lUustrissimo Magistratui 
Regiorum Ducal. Reddituum Extraordinariorum bonorumq; patri- 
monialium Status Mediolani, quibus mandaverit esponendas esse ce- 
dulas pro infeudatione, et venditione quarumcumq ; Terrarum, et lo- 
corum pnedicti status, adhuc usque non infeudatorum (exceptis tamen 
Civitatibus) et cum titolis Comitatus, sive Marchionatus, et ut ex ipsis 
litteris datis sub die vigesima octava jannuarij 1647, tenoris se- 
quentis viz [videlicei). 

Philippus IV Dei gratia Hispaniar. etc. Rex, et Mediolani Dux etc. 

Don Bernardino Femandez de Velasco, e Touar Contestabile di 
Castiglia, del Consiglio di Sua Maestk, suo Governatore, e Capitano 
generale dello Stato di Milano etc. 

Magnif., Spect., et Egreg. nobis dilectis. Tre Consulte vostre 
ricevessimo delli 27 di Decembre, e delli 9, e 12 del corrente, in ri- 
sposta deirordine nostro delli 17 del passato toccante a gli arbitrij 
proposti dai Collegio de' Fiscali dependenti da cotesto Tribunale, et 
da noi risoluti con li pareri del Magistrato Ordinario Senato, et d*una 
Giunta de Ministri pid principali d'ogni qualitk, e professione, perchfe 
ci consultasse la forma di metterli in esecuzione. Tutte tre furono 
da noi rimesse alla maggior parte della detta Giunta, acciochfe con- 
siderato il contenuto di esse, aggiungesse anche il suo parere, per 
poter con maggior fondamento, e soddisfazione nostra risolvere quello 
che pifi stimassimo convenire. Et avendo esseguito con molta atteu- 
tione, accostandoci al parere del Tribunal vostro, et altri soggetti, 
siamo venuti alle determinazioni seguenti, ciofe, 

Con la prima delle dette vostre Consulte venevano le minute 
di due gride, che giudicaste doversi pubblicare. L'una per la notifi- 



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E SUA PIEVE 29 



cazione delli fundamenti de titoli di Marchese, Conte et altri per ve- 
nir'in chiaro de molti, che s'intende non haverli mai assentati sopra 
Terre, ne riportato il privilegio legitimamente dispacchiato, ne com- 
pito alle solennitit solite, e necessarie alla forma de gli ordini. L'altra 
per venir'in chiaro di queili, che di propria autoritk si sono usur- 
pati simili titoli, senz' haverli impetrati dalla Maestk del Re N. S. 
o suoi autecessori, et di quelli, che possedono Terre, Feudi, giuridit- 
tioni, et altri eflfetti pertinenti alla R. C. per impegno, 6 per patto di 
redimere ; Et essendo da tutti state giudicate molto necessarie, et a 
proposito le dette due gride, le abbiamo feitte dispacchiare, e publi- 
care, restando a cura vostra V incaminarle per il medesimo cflfetto alli 
Podesti, e Giudici, che giudicarete convenire, et di assistere con la 
solita vigilanza all'esecuzione. 

La seconda consulta contiene otto capi colle relative ri- 
soluzioni che riguardano specialmente Milano; e disposizioni 
speciali per i titoli di marchese, conte, ecc; e di questi accen- 
nerd il terzo capo che contiene: 

che oltre le Terre, e luoghi compresi nella detta re- 

lazione deiranno 1620, si possano vendere ancora qualsivoglia delle 
altre non infeudate (eccettuate le Cittk) e che venendo fatte oblationi, 
si potranno pigliar poi le informationi delli fiiochi, et altre regalie, 

quando non obstasse la qualit& del sito, e confini per al- 

cuna convenienza, 6 ragione particolare, della quale si potesse haver 
notitia neU'Arcbivio della Cancelleria Segreta, e che parendoci, 
che s'esponghino le cedole per la vendita , o infeudatione di Terre , 
si potrebbero proponere liberamente senza il patto di redimere, e che 
saranno admeise alla compra qualsivoglia persone, ancorchfe fora- 
stiere, e le femine per sua vita con facoltk di disponere la succes- 
sione de' masehi conforme a gli ordini, 

Al quarto: 

che si po^sono vendere titoli di Marchese, Conte, 

et altri giuntamente con li Feudi, e con obligatione d'appoggiarli a 
chi li desidereri, e che per facilitare la vendita de gli uni, et de gli 



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'M) DEL LUOGO DI ZEZIO 



altri, si bassi il valore, clie dispongpono gli ordiui, che per il titolo 
di Ck)nte fe di tremilla ducati Castigliani, e per quello di Marcliese 
di quattromilla, con bassar'anco a proportione la tassa delli Ibochi^ 
con che per6 siano capaci di questo benefieio solamente quelli, che 
comprarauno nel termiae di sei mesi dopo la publicatione delle cedole, 
ancorchfe siano forastieri, o femine, come gik si h detto, e con la 
facolti etc 

A (jueisle consulte segue la cedola per la veiidita dei feudi e 
titoli. Chi volesse stare alle sole parole, alla superficie insomnia 
deiratto, vi ravviserebbe tutta la immaginabile legalitA di pro- 
cedura, di disposizioni, di urgenti necessit^, perch6 si consul- 
tavano e si avevano i pareri delle'principali autorit^ pubbliche; 
ina chi si voglia addentrare un poco nella sostanza dei fatti, 
vedr^ che altro non si trova che soprusi, vessazioni e ladro- 
neggi ingiusti, opprimenti ed obbrobriosi. 

Ecco la cedola generale per la vendita dei feudi e titoli : 

Havendo TEccellentiss. Signore il Sig^ Don Bernardino Fer- 
nandez de Velasco, e Touar Contestabile di Castiglia, Conte de Haro, 
Duca di Frias etc. dei Consiglio di Sua Maestk, suo Governatore, e 
Capitano Generale dello Stato di Milano, col parere dei Senato, delli 
Magistrati, et d'una Giunta de Ministri piii principali d'ogni qualitJi 
e professione, tra le altre diligenze usate, rimedij e preventioni fatte, 
per trovar forma di far danari di rimettere, e mantenere V Essercito 
di S. M. per la difesa, et conservatione di questo Stato, rissoluto che 
s'infeudino, et vendino tutte quelle Terre, e luoghi di questo Stato e 
Dominio , che si trovaranno a vendere, ancorchfe mai siano stati in- 
feudati (eccettuate per6 le Cittk) ancora con titoli di Conte, o Mar- 
chese, o senza, et con altre conditioni che a basso si diranno; Et 
havendo l' Eccellenza Sua, con sua lettera de 28 dei passato, ordinato 
all' infrascritto Magistrato delle Entrate Straodinarie, et beni Patri- 
moniali dello stato di Milano, che facci esponer le cedole opportune, 
accetti le oblationi di quelli, che compariranno, et stabilischi li con- 
tratti col maggior vantaggio, che sia possibile. 



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E SUA PIEVE 31 



Perci6 esso lUustriss. MagLstrato, per esecutione come sopra, fa 
sapere ad ogni persona, che sMnfeudar&^ et venderi dai detto Ma- 
gistrato Straordinario qualsivog*lia Terra, e luogo di questo Stato, et 
Dominio (eccettuate le Cittk) et tantb con titolo di Marchese, Coute, 
e Barone, cpme senza con ordine per6 di descendenza masculini , et 
primogenitura, conforme alle N. C. et ordini, et con le entrate, ra- 
gioni, e regalie feudali, et che si dichi^raranno nelli contratti, et 
alli prezzi che si converanno tanto per conto de feudi, come per 
Tentrate. 

Si venderauno detti Feudi liberamente senza il patto di redimere, 
et saranno admesse alle compre qualsivoglia persone, ancorchfc fo- 
rastiere, et femine, per sua vita, con facolti di disponere in suc- 
cessione ordinaria de masehi come sopra, conforme alle dette N. C. 
et ordini. 

Si venderanuo ancora Titoli di Marchese, Conti et altri, gion- 
tamente con li Feudi, et anco separatamente, con obligatione pero 
di appoggiarli sopra le terre, che gih possedono, o che di nuovo 
compraranno nel termine di sei mesi dopo la pubblicatione, et espo- 
sitione delle presenti cedole, et alli oblatori di simili compre, che nel 
termine sudetto compariranno se gli avantaggieri nelli prezzi d'essi 
titoli, et focolari conforme alla qualitk del caso, et delli luoghi, com- 
presi ancora li forastieri, e femine nel modo sudetto, et conforme alle 
Consulte, che fark il Tribunale a S. E., qual haverJi il conveniente 
riguardo, et consideratione al tutto. 

Di pid, per ordine espresso ancora di S. E., si avisa ogn'uno, 
che la medema Ecc. ha ordinato, che quelli, che hanno gih ottenuto 
da S. M. titoli, o feudi, con facoltJi di disporne in altri, non lo pos- 
sono fiire, se non passato un'anno e mezzo a venire, per quelli, che 
haveranno tal facoltk di beneficiarli con titolo oneroso, et trc anni 
per li gratuiti, ne alcuno se ne potrii valere, ne iSirne contratto, 
convenzione, o donatione in qualsivoglia modo, durante detta so- 
spensione, sotto pena di nuUiti del contratto, et della perdita del 
titolo o feudo, di che si tratterJt. 

Pero resti avisato ogn'uno, che aspiri alla compra de detti feudi, 
e titoli, che quanto prima facci le sue oblationi in scritto nelle mani 
delli Notari della R. C. in detto Magistrato, ciascuno per sua pro- 



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32 DEL LUOGO DI ZEZIO 

vincia, perchfe si proponeranno uel Magistrato, et essendo honeste 
si accettaranno, e prontamente si attender& nella forma solita alle 
vendite, et alle couclusioni delli contratti secondo che il Magistrato 
giudicari conveniente, e S. E. comandark. 

Et la presente, non solo si afflgga, ma anche si publichi in questa 
et nelle altre CittJt, et luoghi soliti di questo stato, e Dominio, acci6 
vadi a notitia de tutti. Dat. in Milano li 12 febraro 1647. 

Signat. il Presidente, e Maestri delle Reg. Duc. Entrate straor- 
dinarie, e beni Patrimoniali dello Stato di Milano, et subscript. Fran- 
ciscus Mercantolus R. D. C. Not. 

L' istromento continua e riporta, per Ia solita legalita su- 
perficiale, gli atti reali di pieno potere conferito al governatorc 
di Milano, ma tace sulle vendite fatte, n6 fa menzione alcuna 
se siano state numerose o scarse. 

Sembra per6 che non abbiano corrisposto alle bramose 
voglie del governatore, o che almeno il bisogno di denaro era 
impellente e piu forte che mai, perch6 venne prorogata la 
facoM nel governatore d'impegnare, vendere, alienare, ecc; 
ed il marchese di Caracena si valse di tale facoltJi per met- 
tere in vendita le pievi di Fino, Zezio ed Uggiate. 

Cedo ancora il passo air istromento : 

Philippus Quartus Dai gratia Hispaniarum etc. Rex, et Medio- 
lani Dux etc. 

Don Luigi de Benavides, Carrillo, e Toledo, marchese di Fromista, 
e Caracena, conte di Pinto, del ConsigUo Supremo di guerra di S. M., 
suo Governatore, e Capitano generale dello Stato di Milano etc. 

Mag. Spectabiles, et Egregij nobis dilectissimi. Vedendo la Sua 
Maestk del Re Nostro Signore, che continuano piti che mai le ne- 
cessitk, et urgenze alla manutenzione delP Esercito, et altre spese ine- 
scusabili per il suo Real servitio, alla difesa di questo stato, et con- 
siderata la strettezza a che sono ridotte le sue Reali rendite, si 6 
compiacciuta, per soUevar al possibile questi suoi fidelissimi Vassalli 
di prorogarci Tautoritti libera, et assoluta d'impegnare, distrahere, 
veudere et alienare, con patto di redimere et anco liberamente qual- 



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E SUA PIEVE 33 



sivoglia rendita, et eflfetto, che tuttavia la Maest& Sua tiene in questo 
Dominio, et infeudare le Terre, e luoghi, e fttr tutto quel di piii che 
contiene il poder del tenore seguente 

Qui riporUi la cedola reale scritta in spagiiuolo, che siimo 
inutile di trascrivere, indi continua: 

Per tauto usaudo deirautoriti dataci da Sua Maestk uella foruia 
espressa nella sudetta sua Real Cedola, habbiamo risoluto di sosti- 
tuire, si come in virtd della presente sostituiamo il Tribunal Vostro 
del Magistrato straordinario con la medesima facoltk, autoritk,e potere 
d'impegnare, e vendere, eol patto di redimere, et ancor senza di esso, 
tutto, o parte delli beni, eflfetti, et rendite di questa Regia Camera 
dipendenti della vostra mensa, et amministratione, nel modo e forma, 
e con le istesse promesse, cautioui, patti, e clausole, et in tutto, e 
per tutto come dalla Maestk Sua vien concesso a noi medesimi; E 
come informati, che sete delle necessitfe, nelle quali si troviamo per 
dover assister al mantenimento delPEssercito, et ad altre spese ine- 
scusabili del servitio di Sua Maestk, sark molto proprio della vostra 
attentione Tattendere con tutta la brevitJi possibile, e col zelo vostro, 
cosi esperimentato ad incaminare, e stabilire senza dilatione tutti quei 
contratti, che vi si oflferiranno in compimento della sudetta facoltii 
Reale, procurando sempre ogni maggior avantaggio in benefitio della 
Camera, e del detto Real servitio, e dandoci di mano in mano conto 
di quello che andarete operando. N. S. vi guardi. Dat. in Milano il 
13 di Febraro 1652. Signat el Marques Conte de Pinto. V. Cusanus 
pro S. C. Gorranus. 

A tergo: 

Magnitico, Spectabilibus , et t^-regijs Pi-a?sidi, et Qu«estoribus 
reddituum Extraordinariorum Status Mediolani nobis dilectissimis, 
et sigiUat. etc. 

Cumq; etiam ex ordine priefati lllustrissimi Magistratus exposita» 
fuerint in spece cedulae 'pro vendendis in foeudum Terris trium Ple- 
bium Fini, Zezij, et Ugiati Comitatus Comi, non redemptis, aut non 

I'CKIODICO SOCIBTA STORICA COM■^SB — Vol. li ((*K. l). 3 



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34 , DEL LUOGO DI ZEZIO 

infeudatiri, in qiiibus quidem Cedulis expressa fuerint uoiniua Ter- 
rarum pro ut reperta sunt in libris veteribus Cancellarise Bladorum 
prffifati lUustrissimi Magistratus, etiamsi aliquis intercesserit error, 
tam iu numero, quam in aliquibus uominibus earundem, et prout ex 
dictis cedulis cura relationibus earum afflxionum, de quibus in 
actis etc. 

Cumq ; pi*o executione dictarum cedularura, et ordinum compa- 
ruerit coram prsefeto lUustrissimo Magistratu Ambrosius Melonus, 
qui nomine personse ab eo declarandse oblationem fecerit de emendis 
in fceudu omnibus, et quibuscumq; focolaribus, non redemptis, aut 
non infeudatis suprascriptarum trium Plebium Fini, Zezij, et Ugiate 
pretio libr. quadrag'inta pro sing:ulo focolari, scilicet duobus tertijs 
in pecunia numerata, et alio tertio in tot capitalibus reddituum Ca- 
meralium, ac cum pactis, et conditionibus in dieta oblatione contentis, 
super qua emanatum fuerit decretum Magistrale diei primi Junij pre- 
dieti anni 1652, ut de ea daretur notitia Suse Excellentia?, qu8e Excel- 
lentia suum postea praebuerit assensum cirea acceptationem dieti 
oblationis, ut legitur in alio decreto Mag-istrali eodem die facto, et 
qu8B oblatio cum decretis est tenoris huius modi viz. 

1652 primo Giugno in Milano. 

Oflferisce Ambrosio Melone a nome della persona, o persone, che 
dichiarark di pigliar in feudo tutti li fochi non redenti, o non in- 
feudati fin hora, che sono sitti nelle tre Pievi inferiori dette della 
pianura unite alla Cittk di Como cio^ Fino, Zezio, e Ug^iate, con che 
se li deliberano fra dieci giorni, altrimenti T oblatione s'habbi per 
non fatta. Che non si possano redimere se non Pievi intiere, o ad- 
mettendosi dalle SS. W. che si possano redimere anco Terre singo- 
lari, in caso che fra queste redimibili ci sij Cermenate, Casnate, Ca- 
dorago, Grandate, Bregnano, Olgiate, Zezio ciod S, Marthio (*), Piazza, 



(*) Qui salla fuori Ze;:io cioc S. Martino, lo clie dimostra, anzi accerla 
come neiranno 1652 la parola Zezio fosse non solo viva di luce propria col- 
rindicare e precisare una localita speciale ed unica, ma anclie fosse comu- 
nemente usata senza che Tappellazione di S. Martino menomamente la 
oflFuscasse. Non si dice gia pieve di Zezio, ma esclusivamenle Ze^io ciod 
S. Martino, che diede ab antico il nome alla pieve. Queste parole valgono 
da sb sole ad identificare la localiUi di Zezio. — II solo borgo di Vico 



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E SUA PIEVE 35 



Kovena, Toruo, o Urio, o alcune d'esse sij qualsivoglia, sij lecito al 
offerente di retirarsi. Che li fuochi infeudati si habbino da pag^ar 
lir 40, cioe doi terzi in contanti, et un terzo in capital de redditi 
Camerali^ Che questi feudi habbino de passar uelle persone decia- 
rande al modo, e forma, che si sono fatte le uitime abbocatioui feudali 
nel Comasco, con ordine di primogenitura, et con le prerogative in 
esse contenute senza repeterle al presente, e con conceiix) d'inten- 
dersene pid largamente, e di agiustarsene pid precisamente con il 
signor Presidente della cui integrit^, et ingenuitk confidando pie- 
namente roflferente non si stende pid oltre in questo foglio. 

1652 die primo Junij. 

L. Det. notitia S. Excellenti{je statim cum resistant aliquaj ex 
conditionibus enuntiatis ordinibus emanatis, ut accedente approba- 
tione eiusdem Excellent. deliberari possit, seu habeatur pro acceptata 
ex nunc ubi accedat assensus. 

Signat etc. 

Eadem die. 

Feci verbum cum S. Excellentia de oblatione hac et contentis 
in ea, et praebuit assensum, ut acceptaretur, ideo procedatur ad expo- 
sitionem secundarum cedularum. 

Signat etc. 

Cumq; attenta preemissa oblatione, illiusque acceptatione expo- 
sitsB ftierint omnibus in locis opportunis secundee Cedul® pro vendi- 
tione in foeudu omnium Terrarum suprascriptarum trium Plebium 
non redemptarum, aut in foeudum non concessarum utsupra, cum 
terminis pr8Bfixis ad faciendos incantus, et deveniendum ad delibera- 
tionem cui aliam meliorem fecisset oblationem, ut ex relationibus affi- 
xiorum dictarum cedularum respective, de quibus in actis, et quarum 
cedularum tenor talis viz. 



conserva Tantico nome, forse perclie se lo dispularono tre Santi: S. Gior- 
gio, S. Marco e S. Salvatore; ntj sarebbe certamente sprezzabile fatto il 
far vivere Coloniola per il borgo di S. Agostino, e Zezio per quello di 
S. Marti DO. 



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Mj DEL LUOGO DI ZEZIO 



Qui seguono le tre cedole ideiitiche nella dicitura, essendo 
variate solamente le terre da vendere; ne riporto integralmente 
una sola, bastando per le altre far cenno delle terre: 

FEUDI DA VENDERE 

1652 Adi 3 Giug'iio. 

Essendo state esposte Cedole d'ordine deiriUustris. Mag-istrato 
delle Reg". Due. Entrate straordinarie, e beni patrimoniali dello stato 
di Milano, ancora per essecutione de comandi della Maesta del Re 
N. S. et ordini sopra d'essi dati dair Eccelentiss. Sig". Marchese di 
Caracena moderno Governatore di questo stato, et rimessi cou sue 
lettere al prefato Illustriss. Magistrato per vendere in Feudo T infra- 
scritte Terre, con sue ragioni feudali; et essendo detti Feudi stati 
abboccati in ragione de lir 40 Imper. di moneta corrente per ogni 
focolare, o sij Capo di famiglia di dette infrascritteTerre, e di lire cento 
di capitale moneta come sop. per ogui lire trfe di rendita cavata, 6 
entrataCamerale ogn'anno annessa al feudo, e con li patti, e conditioni 
contenuti neU'oblatione sopra ci6 fattasi, et decreti di accettatione , 
come nelli atti del sottosignato Notaro Camerale, della quale si of- 
ferisce copia a chi la desidera. 

Perci6 in nome del prefato Illustriss. Magistrato si dk notitia a 
qualunque persona, che voglia far acquisto di tali Feudi, et aggionger 
alla sudetta oblatione, compara nel termine^ de giorni dieci prossimi 
a venire a far la sua oblatione nelle mani del detto sottosignato No- 
taro Camerale ; Certificando ogn'uno, che venerdi 28 del corrente mese 
la mattina al luogo solito della ferrata sit. sopra la Piazza de Mer- 
canti della presente Cittk, si principiara Tincanto di detti Feudi, nel 
quale si perseverark per tre giorni giuridici, Tultimo de quali, che 
sar& Mercoledi li tre del mese di luglio prossimo la mattina si verrk 
alla deliberatione di detti infrascritti Feudi a chi haverk fatto miglior 
oblatione, se cos\ parerk al detto Illustriss. Magistrato. 

Quali Feudi con sue ragioni sono questi: 

Zezio Capo di Pieve, con tutta la sua Pieve, ciofe: Brunate, 
Capiago, Civiglio, Caranago, Garzola, Interlizza, Moltrasio, Ponzate, 



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E SUA PIEVE 37 



Piazza, Rovena, Solzago, Sirtori, S. Tomaso, Torno, Tavernfe, Verg-o- 
sca, Vico, Urio et Cernobio. 

Tutte della Pieve sodetta di Zezio Vescovato di Como, et ogui 
altra Terra di detta Pieve, ehe vi possi essere non infeudata, 6 non 
redenta (*). 

Signat. il Presidente e Questori delle Reg*. Duc. Entrate straor- 
dinarie, e beni patrimoniali dello stato di Milano, et subscrip. Fran- 
cisciis Mercantolus R. D. C. Not. 

Per la pieve di Fino le terre notate nella Cedola sono: 

Fino Capo di Pieve, con tutta la Pieve, ciofe: Arsago, Albate, 
Breccia et Parzago, Boflklora, Bernate, Bulgarello, Bisago, Baregiola, 
Briccola, Cermenate, Cadorago, Casnate, Caslino, Camerlata, Cavalasca, 
Chivelli, Chivia, Caccinio [sic), Cassina de Rizardi, Garzola, Gran- 
date, Luisago, Lucino, Lipomo, Marero, Mornasco, Maccio, Montano, 
Minovra, Magiasca, Novedro, Novaia, Rebio, Ronco, Socco, Stoppera 
e Vertemate, Brignano. 

Tutte della Pieve di Fino sodetto, Vescovato di Como, et ogni 
altra Terra di detta Pieve ehe vi possi essere non infeudata, o non 
redenta. 

E per la pievo di Uggiate: 

Le terre, ehe si vogliono infeudare, et vendere, sono Tinfra- 
scritte ciofe: 

Baregiolo, Bernasca, Cagno, Camnago, Concagno, Cassina So- 
maino, Cassina del Ronco, Cassarica, Drezzo, Geronio al Monte, Gero- 
nio al Piano, Olgiate, Pare, Ronago. 

Tutte della Pieve di Ugiate sodetto, Vescovato di Como, et ogni 
altra Terra di detta Pieve ehe vi possi essere non infeudata, o non 
redenta. 



(*) Vedremo in seguilo con piii precisione idonlificata tanto questa pievo 
come le altre e le terre, perche in lali cedole si trovano non solo ripetizioni 
di paesi, ma riscontrasi una confusione di nomi indpoifrabilo. 



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38 DEL LUOGO DI ZEZIO 

I decurioni, i prefetti e quanti mai la comunita di Como 
aveva di eletti per ingegno e censo, non che quelli dei paesi 
o terre che infeudare si voleva, sorpresi ma certo non mera- 
vigliati da tanta minacciata rovina, si riunivano, e con un 
esempio unico e non lieve sacrifizio stornarono la procella. 

Ecco come con molta chiarezza continua Tistromento, 
senza bisogno di aggiungere sillaba: 

Cumq ; in termino dietarum cedularum sic utsupra expositarum 
comparuerit coram praefato Illustrissimo Magistratu Franciscus Por- 
rus Procurator ad id constitutus a Civitate Comi per istrumentum 
procurae receptum a Francisco Piperello Notario Comensi sub die 20 an- 
tedicti mensis junij 1652. Qui Procurator medio supplici libello prsefato 
Illustrissimo Magistratui porrecto oblationem fecerit redimendi ab 
infeudatione dictas omnes Terras dietarum trium Plebium utsupra 
non redemptas, nec infeudatas pretio libr viginti sex ss. 13, d. 4, 
Imper. pro singulo focolari, pactisq ; modis, et formis in dicta obla- 
tione, et istrumento procurae contentis, et quam oblationem prsefatus 
Illustrissimus Magistratus acceptaverit sub die 27 prsedicti mensis, 
nt latius ex dictis oblatione, istrumento procur?e, et decreto accep- 
tationis t^noris t-alis viz. 

lUvMrissimi Sigvori, 

In conformitk della procura fatta dalla Cittk di Como, per redi- 
mere le terre delle tre Pievi ad essa unite Zezio, Fino et Ugiate, quali 
prima non siano redente, 6 infeudate, compare avanti le SS. W. Fran- 
cesco Porro Procuratore in ci6 deputato da detta Cittk, ed essebisce 
la redentione delle Terre di dette Pievi altre volte non redente, 6 
infeudate, come sopra, e, per prezzo di essa redentione, promette a 
nome di detta Cittk pagare a ragione di lir 26. 13. 4 per ciascuno 
fuoco, che sari redento, con li patti, e conditioni, che si contengono 
in detto mandato, et nella compartitione della CittJi in esso mandato 
contenuta, e non altrimente, et a questo fine detto Porro ricorre 
dalle SS. VY. 



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E SUA PIEVE 39 



Supplicandole restar servite dar ordine, che si accetti detta re- 
dentione, e non si passi piti avanti nelli incanti proposti per Tin- 
feudatione di dette terre, che per esser giusto, si spera etc 

Reperitur in abbreviaturis istrumentorum a me Notario infra- 
scripto rogatorum inter alia adesse prout infra videlicet. 

In Nomine Domini etc. Millesimo sexcentesimo quinquagesimo 
secundo, indictione quinta, die jovis vigesima mensis junij. 

D. D. Alexander Olginatus 1. C, Ludovicus Raymundus, Franci- 
scus Porta, Marcus Plinius Odescalcus, Pet. Franciscus Odescalcus, 
Baltassar Mugiasca, Franciscus Lucinus Passalaqua, Joseph Lamber- 
teng-us. 

Omnes Decuriones, et Deputati offlcio Provisionum Communitatis 
Comi, et cum eis infrascripto D. D. Additi consilio generali prsedictae 
Communitatis videlicet. 

D. D. Franciscus Maria Campatius 1. C, Juli usdella Porta, locol. C. 
Amantii fratris, Paulus Jovius, Ludovicus Albritius, Jo. Andreas 
Perlasca, Baro Franciscus Porta, Alexander Erba, Jo. Plinius Odescal- 
cus, Carolus Odescalcus Aresius, Clemens Rusconus, Franciscus Gal- 
lus, Joseph a Porta. 

Omnes additi consilio generali predicte Communitatis, convocati 
cum suprascriptis D. D. Decurionibus in aula magna domus Provi- 
sionum prsedictae Communitatis, sitae Comi P. S. Marise {*) ubi con- 
vocari etc. solent pro negotijs praedictae Communitatis peragendis 
sono campanae de more permisso, vocatis caeteris D. D. Decurionibus, 
et additis pro infrascriptis peragendis, licet non comparuerit, prout 
retulerunt Jo. Maria Melonus, et Dominicus de Artaria prsedictffi Com- 
munitatis Ostiarij. 

Nomine praedictse Communitatis. 

Citra etc. 

Fecerunt, constituerunt etc. ac faciunt etc. eorum, et dictse Com- 
munitatis certos Missos, Nuntios, Sindicos, et Procuratores, et quic- 
quid etc. Carolum Lucinum Mediolani Notarium, Carolum Valeram, 



(*) Attuale archivio notarile tra il duomo ed il companilo, gia dotlo Palazzo 
del Comune. 



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40 DEL LUOGO DI ZEZIO 

et Franciscum de Porris, et eorum quemlibet insolidum ita etc., et 
qiiicquid etc. absentes etc. specialiter etc. ad comparendum coram 
lUustrissimo Magistratu Reddituum Extraordiuariorum status Medio- 
lani, et ibidem faciendum oblationem tenoris sequeotis. Viz. 

Avanti rillustrissimo Mag'istrato delle rendite straordinarie del 
stato di Milano. 

Ia termine delle cedole esposte per V infeudazione delle tre Pievi 
di Zezio, Fino et Ugiate date sotto U 3 Giiigno corrente 1652. Com- 
pare la Citti di Como, et per essa Carlo Lucino Notaro di Milano, 
Carlo Valera, et Francesco Porro suoi Messi , e Procuratori insolidum, 
et offeriscono redimere tutte le terre delle dette tre Pievi non redente, 
o infeudate, e per prezzo d'essa redentione pagare lire vinti sei, soldi 
tredici e denari quattro lir 26. 13. 4 per ciascun foco, con riserva, e 
patto particolare di poter ricuperare il danaro da dette Pievi, e sue 
terre respettivamente, che si spenderk nella redentione di quelle con 
le spese, dritti, et honorarij ad essa concernenti, con che resti la g'iu- 
risditione di dette Pievi, e sue terre col demanio libero, et potestk 
assoluta del Re N. S., come al presente si trovano unite alla giurisdi- 
tione della Cittk nel stato, che di presente si trovano, ne si possino 
mai inavenire infeudar ad alcuno, quando non vi fosse un' special 
consenso della Cittk, e terre medesime, e con tutti li patti, privilegfi, 
e prerogative, cbe si sono servati o concessi alle altre terre, che si 
sono redente, et non altrimenti, et con conditione, che si faccia un 
solo istromento. 

Subscript. Gio. Battista Cattaneo Sindico della Pieve di Zezio. 

Antonio Rezzano Sindico della pieve di Ugiate. 

Carlo Ruscha Sindico della Pieve di Fino. 

Peverelli Cancelliere etc. 

Cui oblationi consenserunt eorum Plebium Sindici, ut latius ex 
ipsa oblatione ab eisdem subscripta utsupra. 

Anehe le terre tutte, sebbene piccole e composie di uno 
o due fuochi, dovettero convocarsi ed 'oderire nila compera 
per non essere infeudate; di tali convocazioni ne riporlo una 
delle prima, essendo le altre perfettamente identiche, e solo 
diflferenti i iiomi dei sottoscrittori, consoli o cnpi di famiglia: 



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E* SUA PIEVE 41 



In nomine Domini Anno a Nativitate eiusdem millesimo sex- 
centesimo quinquagesimo secundo indictioae quinta die Sabbati vi- 
oresimo nono mensis junij. 

CJonvocatis, et congregatis Consule, et hominibus universitatis 
Brunati Plebis Zezij Episcopatus Comi ia Platea [piazza) dicti loci 
Bninati, ubi convocari, et congregari solent pro negotijs ipsius uni- 
versitatis per agendis sono campan© de more praemisso, ac omnibus 
hostiatim expre3sa causa vocatis per Jo. Mariam Pedralium filium 
quon. Nicolai, ut ipse Jo. Maria ibidem prassens medio eius juramento 
in manibus mei Notarij infrascripti publicae personse stipulantis no- 
mine omnium, quorum interest prcestito retulit etc. pro his loco, et 
tempore ; et hoc mandato, et impositione dicti Jo. Mari» Pedralij Con- 
sulis ipsius universitatis. 

In qua quidem convocatione etc. adfuit praefactus Jo. Maria Pe- 
dralius Consul. et cum e» infrascripti liomines in dicta universitate 
vocem habentis viz. 

Jo. Maria Scottus filius quon. Francisci. 

Baptista Pedralius filius emancipatus Nicolai. 

Thomas Pedralius filius quon. Donati. 

Balthasar Pedralius filius emancipatus dicti Nicolai. 

Simon Baserica filius quon. Baptist». 

Nicolaus de Monte filius Marci Antonij Sindicus dicta^ universitatis 

Jacobus Castoldus filius quon. Ambrosij. 

Dominicus Pedralius filius quon. Boniforti. 

Jo. Angelus Pedralius filius quon. Antonij. 

Nicolaus Pedralius filius quon. Baptistre et 

Joannes Duia filius quon. Francisci. 

Qui fuerunt et sunt (ut asserunt) dufe partes ex tribus, et ultra 
omnium vocalium ipsius universit. pro se se, item nominibus etiam 
aliorum absen, pro quibus diet. superius nominati promiser. etc. obli- 
gan. diet. universit., et omnia eius bona de rato etc. in forma. 

Omnes unanimes, et nemine discrepante. 

Habita notitia cedularum nomine Reg. et Duc. Cam. huius Do- 
minis Mediolani propositarum, pro infeudandis tribus Plebibus infe- 
rioribus huius Episcopatus Comi, nempe Fini, Ugiati, et Zezij, seu 
alienando demanio Reg et Duc. in personas privatas; nec non obla- 



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42 DEL LUOGO DI ZEZIO 

tionis per Sindacos ipsarum Plebium, seu nomine, et per Agentes 
Civitatis Comi fact» hujusmodi tenoris viz. 

Avanti rUlustrissimo Magistrato delle rendite straordinarie ecc. 

Coniinua come si 6 gifii riportato per la cittfii di Como, ed 
k pure firmato dai Cattaneo sindaco della pieve di Zezio, dai 
Rezano sindaco di quella d'Uggiate e dai Rusca per Fino. 

Le cedole esposte il 3 giugno 1652 non bastavano a identifi- 
care le terre da infeudare, che anzi davatio a conoscere che chi 
le aveva compilate ben poco sapeva delle terre delle pievi ; perci6 
la comunitA diComovolle averele verifiche opportune. Con man- 
dato 27 giugno 1652 /)ro habendo vero numero focolarium dietar; 
Terrarum utsupra, delegaverit D. Eguitem Don Carolum Sirtorum 
exQuce8toribu8 eiusdem, qui aeeederet ad dietam Cicitatem Comi, et 
alias par tes necessarias, assumeretg; informaiiones oppor tunas . . . 

Assunte le debite informazioni ed eseguite le visite neces- 
sarie, si venne a classificare non solo le terre a seconda della 
loro ubicazione, ma anche a rilevare il numero dei fuochi di 
ciascuna terra. 

Ecco il documento curiosissimo risultato dalle fatte inve- 
stigazioni : 

« Faecio fede, et attesto io infrascritto Ragionato, e Deputato al- 
Testimo della CittJi di Como mediante anco il mio giuramento, come 
Testimo delle infrascritte terre, o Cassine, e iie Coi^pi Santi della Citti 
sudetta, nel modo che segiie: 

Aqua negra, e Guzza 

Albate \ 

Trecallo ........ i 

Breccia j 

Cassina del Sena . . . . | 

Rebbio ; Vicinanze, che tutti sono 

Baraggia ....... | Corpi Santi. 

Camerlata 

Mugiote 

Cassina di Navedano . . 
Bassone 



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E SUA PIEVE 43 



Montelompino, e Big-nanico Corpi Santi, con le Cassine di Lora, 
Ronco, Monteverdo, e tutti li molini sopra il fiume aperto, e Garzola. 

Nota delli Borghi di detta Clttk: 

Borgo di Porta Torre, o sia S. Sebastiano, et S. Protaso. 
Borgo di S. Vitale, S. Giuliano, S. Antonio e S. Martino. 
Borgo e Valle di Vico. 
Borgo di Cernobio. 

Nota delle eiiiqae terre unite alla CitU^ di Oomo : 

Torno, Moltraso, Rovena, Piazza, Urio. 

Et per fede dato della Comunitk di Como il 15 higlio 1652. 

Sottoscrit. Frc^ncesco Scalino Ragionato. 

Terre, Molini, et Cassine della Pieye di Fino: 

1652 15 luglio. 

Asinago, Brugo, Barnate, Baragiola, Bulgarello, Bricoleta, Bricola, 
Bregnano, Boflfelora, Civello, Cimerio, Cassina Rizzarda, Cassina Lavi- 
zara, Casnate, Cermenate, Caslino, Cadorago, Cascivio, Fino, Lirren- 
zola [sic), Lucino, Luisago, Bissago, Lomazo, Maccio, Minoprio, Mon- 
tesello, Mornasco, Manera, Masciasca, Manigardo, Montano, Monsordo, 
Molino di Bione, Molino di Rionca, Molino di Galeazo, Pusinate, Ro- 
velasca, Ronco, Socco, S. Croce, Vertemate. 

Sottoscritt. Cario Rusca Sindico della Pieve di Fino. 

Faccio fede io infrascritto Sindico della Pieve di Zezio, Vescovato 
di Como, qualmente Tinfrascritte terre sono della sodetta Pieve di 
Zezio, cio6: 

Brunato, Camnago, Civilio, Capiago, Cavalasca, Ck Franca, Gran- 
dato, Interlicio, Lipomo, Ponzato, Solzago e Tavern^, Vergossa. 

Et in fede etc. Dat. in Como il 16 Lnglio 1652. 

Sottoscritt. Battista Cattaneo (*). 



(*) La pieve di Zezio sorll piccoli principl, ma aumenlo, col tempo, di 
estensione, e venne spartita in pieve di Zezio superiore ed inferiore. 

Composta in origine delle terre sopra notate, ando, come si disse, eslen- 
dendosi ; ma 6 debito nolare che la ferra denominata Ca-Franca ora fa par(o 



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44 DEL LUOGO DI ZEZIO 



Terre della Pieie di Ugiate: 

Albiolo, Bernasca, Bizarone, Baragiola, Brusata, Casarico, Casa- 
nova, Caverzasio, Cag'ao, Concagno, Camnago, Drezzo, Gironico al 
Piano, Gironico al Monte, Gagino, e Ronco, Olgiate, Parfe, Rodero, 
Ronago, Somaino, Solbiate, Trevano, Ugia, e Pressino. 

lo Antonio Rezano Sindico della Pieve d'Ugiate Vescovato di 
Como faccio fede, qualmente nella sodetta Pieve d' Ugiate vi sono le 
sodette terre, e non altre, et questo anco mediante il mio giuramento. 
Dat. in Como il 17 luglio 1652. 

Sottoscritt. Antonio Rezano. 

Nota de Foeolari delle terre delle tre Pievi di Fino, Zezio, et 
Ugiate Contado di Como, conforme fe risultato dalRt visita fattasi per 
eausa della redentione d'esse adimandata dalla Cittk, insieme ancora 
eol numero dei fuochi delli Corpi Santi d'essa Cittk, et delle einque 
Terre (che a quella si dicono unite) come dalle fedi giurate presen- 
tate da Consoli (*) 

Pieve di Fino: 

Asnago fuochi 22 

Brugo » 1 

Barriate » 11 



della diocesi di Milano ed appartiene alla parrocchia di Montoi-fano, e Taltra 
notata Interlicio b piccola frazione di Lipomo. 

Non 6 intenzione mia di dire qui le vicissitudini che condussero la pieve 
di Zezio air estensione che ha attualmente, perch^ uscirei da quei termini 
che pure mi sono prefisso, menlre altri, volendolo, e rovislando Tarchivio 
vescovile, potra farlo con qualche vantaggio della giurisdizione ecclesiastica, 
e riparlizione della diocesi di Como. 

La pieve di Zezio h attualmente formata dalle seguenti parrocchie, e noto 
in corsivo guelle aggiunte alFelenco gia dato e tolto dair islromento del no- 
taro Mercantolo; 

Albatc, Blevio, Breccia, Brunate, Camnago, Capiago, Cavallasc^ Cer- 
nohbio, Chiasso, Civiglio, Grandate, Lipomo, Lora, Maslianico, MoUrasio, 
Monte Olimpino, Plassa, Ponzate, Rebbio, Rooenna, Solzago, Stimianico, 
Tavernerio, Torno, Urio, Vergosa. 

(*) Si pub ritenere che ogni fuoco fosse composto da cinque persone in 
media, e come pare si pu6 desumere da alcune nolizie di quei tempi, per la 
c\\\k di Como. 



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E SUA PIEVE 



45 



Baragiola fuochi 2 

Bulgarello » 14 

Bricola » 5 

Briccoletta » 2 

Bregnano »75 

BoflBalora » 2 

Bissagfo » 3 

Cimerio » 1 

Caccivio » 38 

Civello » 25 

Cassina Rizarda » 15 

Cassina Lavizara » 5 

Casnate » 37 

Cermenate » 74 

S. Croce » 1 

Caslino » 17 

Cadorago » 44 

Fiorenzola » 1 

Fino » 34 

Lucino » 25 

Luisago - » 10 

Lomazzo b infeudato. 

Montano » 16 

Maccio » 40 

Masciasca » 6 

Montesello » 14 

Momasco » 11 

Minoprio » 14 

Manigardo » 2 

Mauera » 23 

Molino di Galeazzo » 1 

Molino di Binon » 1 

Molino di Rionca » 2 

Monsordo » 1 

Puginate » 8 

Ronco » 4 

Rovelasca 6 infeudato. 

Socco » 10 

Vertemate » 24 

Fuochi 641 



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46 



DEL LUOGU DI ZEZIO 



Flere ii Zeiio: 

Bruuate fuoclii 16 

Camnago » 16 

Civiglio » 23 

Capiago • • • >^ 32 

Cavalasca » 28 

Cafranca » 1 

Grandate » 26 

Interlicio » 2 

Lipomo » 13 

Ponzate » 22 

Solzago e Tavernfe » 58 

Verg-cssa » 28 

Fuoclii 265 
Piere di Ugiate: 

Albiolo fuoclii 34 

Bernasca » 3 

Bizarone fuochi 28 ha pag^to a parte. 

Baragiola » 4 

Brusada » 1 

Casarico » 2 

Casanova fuoclii 19 ha pagato a parte. 

Caverzasio » 26 

CagTio » 34 

Concagno » 8 

Camnago » 7 

Drezzo » 18 

Geronico al piano b infeudato. 

Geronico al monte » 5 

Gagiao fuochi 18 ha pagato a parte. 

Ronco, o sia Cassina dei Roachi .... » 1 

Olgiate » 73 

Parfe » 18 

Rodero fuochi 32 ha pagato a parte. 

Ronago » 22 

Somaiuo » 5 

Solbiate fuochi 36 ha pagato a parte. 
Treveno fuochi 30 ha pagato a parte. 

Ugiate fuochi 52 utsupra. * 

Fuochi 261 



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E SUA PIEVE 47 



Segrnono le ciiiqae terre: 

Toriio fuochi 64 

Moltraso » 61 

Rovena » 47 

Piazza » 25 

Urio » 18 

Fuochi 215 
Segnono H Corpi Sauti: 

Acqua neg*ra e Guzza fuochi 4 

Albate, Trecallo, et Baraggia ..... » 33 

Breccia et Lazzago » 37 

Cassina del Sena » 5 

Rebio » 24 

Camerlata » 12 

Mugi6 » 3 

Cassina di Navedauo » 6 

Bassone » 3 

Montelompino e Bignanico » 57 

Lora » 7 

Ronco » 2 

Monteverde » 5 

Molini sopra il fiume Aperto » 7 

Garzola » 1 

Corpi Sauti ftiochi 206 

Fuochi teuuti in sospeso essendo li poveri habitanti ftigiti per 
non pagar la redentione : 

Minoprio pieve di Fino fuochi 2 

Grandate pieve di Zezio » 2 

Concagno pieve di Ugiate » 2 

Parfe piev.e sodetta » 1 

Drezzo pieve utsupra » 6 

Fuochi 13 

Pieve di Fino fuochi 641 

Pieve di Zezio » 265 

Pieve di Ugiate » 261 

Fuochi 1167 



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48 DEL LLOGO DI ZEZIO 



Cinque terre fuochi 215 



Corpi Santi fuochi 206 



Le terre della pieve di Ugiate redente da se inedesime, et clie 
hanno pagato 11 loro prezzo appaii;atamente sono fuochi 215. 

Al ragioniere Angelo Maria Tradato venne dato rincarico 
della compilazione del conto a norma dei fuochi trovati, per 
il valore stabilito, non che la registrazione finale delle varie 
somme sborsate per saldare il prezzo della redenzione. La parte 
principale di detto conto 6 cosi concepita: 

L'antescritta Pieve di Fino e in tutto focolari 
seicento quarant'uno, che h ragione de lir 26. ss. 13. 
d. 4 per ciascun focolare in conformitk deiroblatione 
accettata dai Tribunale sotto il 27 Giugno 1652 ira- 
portano in tutto lir 17093. 6. 8 

Pieve di Zezio focolari num 265 che a raggione 
come sopra importano in tutto » 7066 13. 4 

Pieve d' Ugiate focolari num 261, a ragione 
utsupra importano » 6960. — . — 

lir 31120. — . — 



Sommano in tutto lire trentuna millacento venti. 
Debito deir antescritte tre pievi di Fino, Zezio 
et Ugiate lir 31120. 

A conto de quali hanno pagato sotto 25 Giu- 
gno 1652, nejle mani del Ricettore Francesco Feli- 

ciano Bendoni lir 12000. — 

28 detto pagato come sopra altre » 4800. — 
Adi detto pagato utsupra altre . » 1200. — 
4 luglio pagato come sopra altre » 3000. — 
20 detto pagato utsupra altre . » 3000. — 
23 detto pagato come sopra altre » 3000. — 
27 detto pagato utsopra per saldo » 4120. — 

Credito di dette tre Pievi, lire trent'una mille 
peuto vinti Imper lir 31120. 



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E SUA PIEVE 49 



E tanto veagono ad importare li Focolari d'esse, couforme al- 
l' iuformationi prese da me riconosciute. Mediolani die 31 julij 1652. 
Subscript. Angelus Maria Tradatus. R. C. Rationator. 

11 pagamento delle prime sei quote venne fatto dai dot- 
tor Giulio Cesare Lucino, che disse de* suoi propri denari, e 
r ultimo, a saldo, venne effettuato da Francesco Porta decu- 
rione della comunit& di Como, ed 6 del seguente tenore: 

1652 adi 27 luglio. 

Ha pagato questo medemo giorno nelle mani del Ricettore Fran- 
cesco Feliciano Bendoni la cittk di Como, lire quattromille cento venti 
imper., conti da Francesco Porta Decurione della sudetta Cittk di Como 
disse de suoi proprij danari, et per saldo del convenuto con la Reg. 
Cam. de lir 31120, che tanto importa la redentione delle Terre delle 
trfe Pievi, ciofe Zezio, Ugiate et Fino consistenti in fuochi num. mille 
cento sessantasette h ragione de lire ventisei. ss. 13. d. 4 Imper. per 
ciascun fuoco, che importano le sudette lir 31120. E cio per non esser 
le dette Terre in alcun tempo infeudate, ma che restino per sempre sot- 
toposte air immediato Dominio della Maestk del R. N. Signore, Duca 
di Milano, et suoi successori; etpagarli con animo et intentione di 
conseguirli, tanto dalla sudetta Cittk, et tre Pievi, quanto da qual- 
sivoglia persona, et beni obligati, et d'haver cessione delle raggioni 
della R. Camera, come per il recipiat in filo, sono lir 4120. 

Subscript. Angelus Maria Tradatus R. C. Rationator. 

Di quel Ambrosio Melone, che per persona da dichiarare 
aveva fatto la prima oblazione, non si trova piu menzione; se 
non che in un atto risulta bensi TofTerta di Ambrosio Melone, 
ma si dice che comparso avanti il presidente delle regie du- 
cali entrate, Francesco Porro procuratore e deputato della cittft 
di Como, ed a nome di essa avendo offerto di redimere le 
terre delle tre pievi in ragione di L. 26. 13. 4 per ciascun fuoco, 
il presidente ha stimato bene di accettare « la quale stimassimo 
bene di admettere. » 

l'ERIODlCe SOCIETA STORICA C0ML>SE — Vol. II (fibC I). 4 



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50 DEL LUOGO DI ZEZIO 

La comunitfii di Como dovette anche provare che non 
pagava con denari propri, ma bensl dei cittadini ; e dopo averlo 
provato, le venne rilasciala la facoltS di stipulare ristromento: 

1652 al primo d'Agosto. 

Constando che il danaro di detta redentione sij provenuto da 
particolari Cittadini e noa dalP Erario pubblico della Cittk, il Magi- 
strato straordinario venga alla stipulazione del recitato Istromento, 
che S. E. glie ne concede Tautoritit bastante. 

L' istromento del notaio Mercantolo consta di 123 pagine, 
perch6 vi sono inserte tutte e singole le procure o convoca- 
zioni, non che le cedole regie di pieno potere concesso ai 
governatori del ducato di Milano; io vi ho tolto quanto mi 
parve baslevole per il mio lavoro, cansando le ripetizioni. 

Frammezzo al succedersi di orrendi fatti ed avvenimenti 
dolorosi sotto un governo tanto malvagio , pur qualche cosa 
di buono si ravvisa qua e colh, come oasi in un deserto senza 
confini, e vi trova riposo la mente affaticata nel leggere tante 
nefandezze, e calma Tesulcerato animo. 

Per scongiurare la bandita infeudazione i nostri padri eb- 
bero un pensier solo, il sacrificio; fecero uno sforzo supremo 
e riuscirono a tener lontani i tirannelli feudatari, prepotenti 
spesso, avidi sempre di denaro e di quelle famose primizie 
che portavano la desolazione nelle famiglie. 

Le persone piii illustri per dovizia, per sapere, per pa- 
triotismo formarono una falange compatta, e con un solo 
intendimento vinsero. 

A quei tempi si trova anche un altro fatto luminoso. Un 
Giovan-Andrea Perlasca (*) decurione, per alleggerire i pesi 



C) Salita la prima scala nel palazzo comunale, si vede un busto ed una 
iscrizione ; in quel busto si voUe effigiare Giovan-Andrea Perlasca ; V iserizione 
6 cosi concepita: 



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E SUA PIEVE 51 



che gravavano sui propr! concittadini, lasci6 quasi tutto il suo 
avere in erediti alla patria, con obbligo di convertirio aii- 
nualmente in pagamenlo di carichi a sollievo dei cittadini 
oppressi. 

La comunitfii entr6 in possesso neiranno 1659, e nel volgere 
di pochi anni tale ereditA venne completamente consumata; 
il testatore, dice Rovelli, avrebbe potuto disporre piii saggia- 
mente, ordinando che fosse convertita in estinzione dei debiti 
a perpetua utilitft. 

Si dice che la ragione di Stato non ha cuore e non ha 
visceri, ed 6 vero; Timperizia e Tingordigia dei governanti pu6 
scon volgere qualunque ordinamento di Stato; ma lastoria in- 
segna che i popoli hanno un mezzo potente per combattere 
tutte le malvessazioni, ed 6 coirerudirsi, col lavorare, essere 
morali, stringersi in un pensiero solo; la salvezza di tutti fe 
stare uniti. 

log. ANTONIO MOMTI. 



D. O. M. 

JOANNI ANDRE^ PERLASGH^ 

AMANTI8SIM0 A£QYE AC DILECTISSIMO 

OLIM COLLEG.€ 

L v ABHING ANNIS DBFVNCTO 

AMPLI881MI PATRIMONIV 

HiEREDE PATRIA 

VLTIMIS IN TABVLIS IN8TITVTA, ^ 

OPTIME DE OMNIBYS MERITO, 

iGTERNAM MERCEDEM 

TANTI MEMORES BENEFICV 

NOVOCOMENSES DECURIONES 
H. P. M. 

AVSPICATVR 
MDCCXIV. 

Una statua meriterebbe il Perlasca e da metlersi in luogo eminenie nel 
salone ove siede e delibera il Consiglio. 



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UN TRATTATO DI COMMERCIO 

FR.A. GOIS^O E VENE5ZIA. 

n£l SECOLO SIT. 



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iiamo di non fare cosa del tutto 
radita ai lettori di questo perio- 
dico pubblicando per la prima 
volla le convenzioni daziarie che 
furono stipulate tra Como e Ve- 
orno 11 giugno 1328. Questo do 
fu cercato indarno negli archivt 
3 dai diligentissimo marchese Giu- 
il quale dovette limitarsi ad accen- 
ede deiraltro coscienzioso storico 
io («). Francesco Ballarini 6 il solo 
itri che dia qualche particolare, 
le fu « per rendere la cittA di Co- 
tile et abondante di traffichi » che 
za, capitano generale e signore del 
comune e del popolo comasco, « fece comercio di lanificii con 
Giovanni Soranzo duce di Venetia a nome del popolo. » Tatti 



(O Storia di Como, parlc 2*, pag. 286. 

(^ Hist, Patr,, libro 1®, pag. 59, ed. ven. 

(^) Comp. deUc Cron. delta citth di Como, parle 3*, pag. 259. 



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56 UN TRATTATO DI GOMMERGIO 

aggiunse (*) che Franchino ci6 fece « per acquistarsi Taura 

popolare ». II conte Giambattista Giovio («) in iina lettera sul 
commercio comasco, accennando questo tratiato, dice sola- 
mente che Franchino « stipul6 le esenzioni per rendere piu 
florido il traffico »; ma pare che neppur egli ne avesse sot- 
t'occhi il testo. Maurizio Monti (3) dichiard lealmente di non 
avere conosciuto le condizioni di questo trattato, che rillii- 
stre Cesare Cantu (^) indica appena di volo. 

Per dar im'idea dello sviluppo che, meno d'un secolo dopo 
che furono conchiuse queste convenzioni avevano il commercio 
e rindustria in Como (che a quei tempi 6 detta dai Biglia (») un 
emporio) ci permettiamo di ripetere quanto narra Cantu («): 

« II doge Tommaso Mocenigo, per dissuader dalla guerra 
il Senato veneto, calcolo quel che Venezia traeva dalla Lom- 
bardia o vi mandava (circa il 1420): donde troviamo che Como 
inviava a Venezia 12,000 pezze di panno, ciascuna del valore 
di quindici ducali, che fanno ducati o zecchini 180,000. Da Ve- 
nezia poi si traeva per 2000 ducati la settimana, ciofe 104,000 
ducati airanno, in lane catalane e francesi, sete fllate, drappi 
d'oro, cotoni, droghe: sicchfe rimanevano d'avvantaggio du- 
cati 76,000, che, valendo allora il ducato soldi 50, ed essendo 
la proporzione settupla, formano L. 1,140,000. Aggiungi 12,000 
pezze spedite a Genova, quelle esitate nelle^fiere paesane e Tin- 
terno consumo, ed argomen terai qual ne fosse la prosperita ». 

Giambattista Giovio (7) aveva gi& sospettato sulla precisione 
di questi calcoli, riferiti dnllo storico veneto Marino Sanuto(8); 



(*) Annali saeri di Como, dec. 3*, libro 1**, pag. 45. 
(*) Opusc, patr,, pag. 96. Como, 1804. 
O Storia di Como, vol. 1^, parte 2*, pag. 547. 

(*) Storia della citta e diocesi di Como, vol. 1^, pag. 325. Firenzc, 185^. 
(^) Andrea Bilius, Hist. MedioL, lib. 2°, col. 26*. — Gr^evii el Bur- 
MANNi, Thesaur. Antiguit. ef Histor, Italice, lom. 9^, parte O*, col. 14*. 
(^) Loc. cit. 

(7) Op. cit., pag. 79 e seg. 
C) Vifa doi Dogt, Rorum IfaUrarum Srripforos, tomo 22*, col. 952 e seg. 



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FRA COMO E VENEZIA 57 

ma resta pur luttavia dimostrato il grande impulso che rice- 
vette il commercio comasco dai decimo quarto al decimo quinto 
secolo, segnatamente per le relazioni coii Venezia. 

Affine di promuovere i iraffici anche colla Svizzera, Fran- 
chino stipul6 poscia coirapprovazione dei delegati del patrio 
Gonsiglio, T 11 dicembre 1333, un altro trattalo col Comune di 
Val di Blenio, assicurando cosi alle mercanzie comasche il passo 
delle Alpi sopra Bellinzona per la Valle Leventina (*). E sempre 
coir intervenlo dei rappresentanti del Consiglio generale di 
Como, Franchino esent6 dai pedaggio, a' 30 gennaio del 1335, 
gli abitanti dei cinque Cantoni di Lucerna, Uri, Ursera, Unior- 
vald e Svilto. 

Vediamo fiorire il commercio nonostante che la carestia 
del 1329 e le pestilenze del 1361 e 1374 avessero scemato in 
Como di due terzi la popolazione (*), talchfe nel censimento 
fatto Tannc 1375 gli abitanti trovaronsi ridotti a dieci o dodici 
mila C). Alla fine poi del secolo decimo quarto la peste uccise 
in Como circa tredicimila persone (*), ed a queste calamitft si 
aggiungevano di tempo in tempo le guerre intestine e le civili 
discordie; pur tuttavia la laboriosit& dei comaschi conserv6 
fiorenti le Industrie e le relazioni commerciali. Con queste si 
adunarono tante ricchezze che circa il 1396 si pot6 cominciare 
la fabbrica del Duomo. 

E qui facciamo un'ultima osservazione intorno al governo 
municipale di quel tempo. Mentre gli storici, sulla fede del 
contemporaneo Bonincontro Morigia (5), si accordano nel diie 



(*) EoiDio TscHiDi, Chron, Hehot., lomo 1°, pag. 336, ed in originalo nel- 
rnpchivio della citlu di Liicerna. 

(*) RovELLi, op. cit., parle 2*, pag. 393 e seg., ed arch. miinicip. di Como, 
Volcra Monum., vol. l^ fog. 120. 

O GantCj, op. cit, pag. 257 n. 1, e pag. 316 n. 2. 

(*) Benedetto Giovio, op. cit., libro l^ pag. 68, e Rovelli, par(e 3", 
tom. r, pag. 19. 

(^) LiEBENAU, Urkunden undRcgesicn sur Go^Hurhir dra GoHhardfrt^figpM 
(Arrhic. fttr Srhtreuorgosrhichte, Bd. 20"^). 



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58 UN TRATTATO DI COMMERCIO 

che Franchino govemd da tiranno, i documenti invece pro- 
vano che egli interpell6 sempre, e non soltanto nelle cose di 
maggiore momen to, o il Consiglio generale del popolo, o i 
rappresentanti del Comune. Nel mandato di procura che leg- 
gesi in fine delle convenzioni daziarie che qui pubblichiamo, 
^ delto che molte cose non si potevano conchiudere senza 
rintervento del maggiore e generale Consiglio; e questo fii 
appunto radunato il 3 di mnggio del 1328 per concedere le 
necessarie facoltA a chi recavasi a Venezia affine di slipu- 
lare queste convenzioni. Tale intervento non ebbe luogo sol- 
tanto per la conclusione dei trattati di cui parlammo, ma anche 
per ratificare un compromesso fatto da un commerciante co- 
masco (che si recava in Germania) cogli abitanti di Lucerna, 
e dei ducati d*Austria e di Stiria. Inoltre Franchino, quando 
rinunci6 al dominio di Como nel 1335, volle ottenere, ai 29 di 
luglio, il voto degli abati del Comune e del popolo, e dei sa- 
pienti perci6 eletti dalla citt6 (*), affine di poter cedere col con- 
senso popolare il governo ad Azzone Visconti. II Corio attesta 
che ci6 non riescl gradito per nulla al popolo («) ; il che dimo- 
stra che Franchino non fu un despota. 

Bonincontro Morigia fu parziale dei Visconti e non seppe 
perdonare a Franchino di non avere ceduto alla brama che 
quei potenti signori avevano di estendere il loro dominio fino 
alle Alpi (3). 

II maggior numero di nemici lo suscitarono a Franchino 
le ripetute scomuniche (*) per Tintrusione di suo fratello Va- 



(*) Archieio Storico Lomba rdo, anno 2°, fase. 4**, pag. 404 e seg. 

(*) Bernardino Corio, HisL di Milano, pag. 494, ed. ven. 1565. 

(3) Chron, Modcst., lib. 3^, cap. 47**, Rerum Italicar, Script, tomo 12% 
col. 1166 e seg. 

(*) Abondio AsiNAOO, rogito 28 febbraio 1331, neirarchivio notarile di Goroo, 
da noi pubblicato neWAppendire alh Memorie Sfnriche dvl easato Rastca 
o Rtisroni, col. 11* e seg. 



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FRA COMO E VENEZIA 59 

leriano nel vescovato di Como, e per la deferenza che entrambi 
avevano per Tantipapa Pietro da Corvara. L'interdetto a cui 
il papa sottopose la cittA fu una delle cause principali del mal- 
contento popolare e della caduta di Franchino, il quale vide 
porsi il vescovo legittimo alla testa de* suoi nemici e degli 
stessi suoi partigiani (*). 

Nel precedente numero di questo periodico («) fu accen- 
nato dai chiarissimo nostro collega signor Emilio Motta ad 
una copia di questo trattato, esistente a Lucerna in un codice 
di statuti del decimo quarto secolo, che 6 presso la Societ& 
Storica dei cinque Cantoni. Ma avendo noi saputo, merc6 la 
squisita cortesia del dottor Teodoro di Liebenau, che quel- 
Tesemplare 6 imperfetto, tornammo a far ricerca deiroriginale 
neU'archivio di Stato a Venezia, e questa volta, col validissimo 
appoggio di quel regio direttore comm. Cecchetti, sovrainten- 
dente agli archivl veneti, riuscimmo a trovarlo nei Pada, vol. 4**, 
da f. 7 verso a f. 10. 

Speriamo di riparare cosi ad una lacuna dell' archivio 
municipale di Como, e di fornire utile materiale a chi voglia 
studiare le vicende del commercio e delKindustria in questa 
cittft e le tasse daziarie di qnei tempi. 

AI.BBRTO RLSCOM. 



(*) Galvano della Flvmma, Manip. Flor., rap. 373, Rer. Ffnl. Script., 
(omo ll^ col. 736. 

(«) Pag. 262 p seg. 



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CM TN TRATTATO DI COMMKRCIO 



PACTUM GUMARUM 



In Christi nomine Amen. Anno eiusdem nativitatis millesimo 
trecentesimo vigesimo octavo indictione xj^ die sabati xj° mensis 
junij. Humani generis inimico instigfante dudum orta ex diversis 
causis materia questionis inter lUustrem dominum dominum Jolia- 
nem Superancio Dei gratia Veneciarum, Dalmatie atque Chroatie 
Ducem et dominum quarte partis et dimidie tocius Imperii Romanie, 
ac commune dicte civitatis Veneciarum suosgue fideles ex una parte, 
et Rectores comune et homines civitatis Cumarum ex parte altera, 
tandem divina favente clemencia, post multos tractatus inter dictas 
partes habitos ad honorem sanctorum beatorum Marci apostoli et 
evangeliste protectoris dicte civitatis Veneciarum, et confessoris Ha- 
bundii de Cumis vexiliferi civitatis eiusdem, ac parcium predictarum 
intervenientibus de mandato dicti domini Ducis et comunis predicti 
Veneciarum, nobilibus et sapientibus viris dominis Thoma Barbadico, 
Paulo Trivisano et Dardi Bembo provisoribus comunis ipsius civitatis 
Veneciarum, infrascripta pacta et concordia mutuo conscensu inter 
dictas partes seu comunia, seu providos viros ser Johanem Marche- 
sini ducatus Veneciarum notarium sindicum et procuratorem predicti 
domini ducis sui consilii et comunis Veneciarum, ac pro ipsis et 
suis fidelibus et subiectis prout de ipsius sindicatu constat publico 
instrumento inde rogato et scripto manu mei Marini notarir infra- 
scripti sub millesimo et indictione prescriptis die martis ultimo 
mensis maij bulla plumbea pendenti ipsius domini Ducis communito, 
cuius tenor per omnia inferius est insertus tam pro dicto domino 
Duce et comuni Veneciarum quam nomine et vice predictorum om- 
nium fidelium eornndem quos infrascriptum tangit negocium seu 



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FRA COiMO E VENEZIA (,i 

tangere posset in futurum ex uua parte, Et ser Diodinuin de Cazaho- 
nor (*) civem Cumarum sindicum et procuratorem Magnifici Domini 
domini Franchini Rusche comunis et populi Cumarum capitanei et 
domini generalis, ae prudentis viri domini Johannini Delandulfis de 
Papia judicis et gereutis offlcium regiminis comunis Cumarum, ac 
consilii comunis et hominum civitatis eiusdem, tam pro eis quam 
nomine et vice omnium singularium personarum de Cumis quas di- 
ctum negocium tangit seu tangere posset in futurum ex parte altera, 
prout de suo sindicatu constat pubblico instrumento scripto manu 
Martini Baflfe de Cumis, cuius tenor etiam inferius per omnia est 
insertus, sindicariis nominibus supradictis de omnibus discordiis in- 
juriis et offensionibus hactenus per ipsa comunia seu eorum fideles 
fectis inter ea et homines eorundem in hunc modum comuniter 
sunt facta. 

In primis namque quod de cetero inter ipsum dominum ducem 
comune et homines Veneciarum ac predictos damnificatos de Vene- 
ciis ex una parte et prescriptum capitaneum, rectores, comune et 
homines Cumarum ex parte altera, bona et firma concordia et amici- 
tia conservetur, et quod omnes injurie et oflFensiones facte hinc retro 
per quodlibet comunium predictorum vel alios suos fideles hinc inde 
totaliter remittantur et pro remissis habeantur, salvis et reservatis 
capitulis et condicionibus infrascriptis. 

Item quod quilibet de Veneciis et eius districtu possit et valeat 
libere et secure venire ire stare et redire per civitatem Cumarum 
et eius districtum cum personis et rebus mercacionibus et sine eundo 
stando et redeundo per stratas et itinera consueta et que non sint 
bannita publice per comune Cumarum quo ad omnes tam Cumanos 
quam quoscumque alios, solvendo pro tanxa facienda et prestanda, 
videlicet florenos duos tantum boni auri et iusti ponderis pro qua- 
libet balla de rubis viginti cuiuscumque mercationis et tantum plus 
et tantum minus quantum pro rata ponderabunt plus vel minus. 

Item pro quolibet sacho bombicis et lane de rubis viginti solvi 
debeat etiam florenus unus tantum boni auri et iusti ponderis. 



(*> Probabilmeiile De Ccuanooa. 



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62 UN TRATTATO DI GOMMERGIO 

Item pro qualibet balla pannorum de lana de peciis decem cum 
una involia et feltris que conducentur Veneciis floreni duo tantum 
boni auri et iusti ponderis, intelligendo quod due coverte ponantur 
pro una pecia. Et similiter de balla de mediis lanis silicet due co- 
verte pro unaquaque. 

Item pro qualibet balla cuiuscunque mercacionis que Veneciis 
conducetur, salvo de lana ut superius dictum est, solvi debeant 
floreni duo tantum boni auri et iusti ponderis, intelligendo quod 
dicta tansa solvi debeat tam in eundo quam redeundo per Cumas 
et eius districtum tantum in uno loco, non tollendo aliquid aliud 
pro dacio maleablato vel tolonico. 

Item quod quelibet persona civitatis et districtus Cumarum pos- 
sit et valeat libere et secure venire stare et redire cum mercacio- 
nibus et sine per civitatem Veneciarum et eius districtum sine aliqua 
molestia solvendo dacia comunis Veneciarum consueta poni et etiam 
pig'noras ordinatas seu dacia illa que de novo ordinata et conventa 
sunt excuti in Veneciis pro dictis pignoris persolvendis sicut inferius 
denotatur. 

Item quod mercatores Cumarum et quelibet alia persona civi- 
tatis et districtus Cumarum possint ponere omnes suos drappos ubi 
placuerit sibi cum ordinibus Veneciarum ponendo ipsos drappos tan- 
tum in insula Rivoalti et solvendo de ipsis dacia comunis Venecia- 
rum ordinata. 

Item quod si aliquis mercator Cumarum seu aliqua alia persona 
civitatis et jurisdicionis Cumarum vellet stare cum fetmilia sua vel 
sine familia in Veneciis, quod possit stare in qualibet contrata civi- 
tatis Veneciarum et eius districtus sine aliqua contradicione vel mo- 
lestia eis fienda per comune et homines Veneciarum aliquo modo. 

Item si aliquis esset obligatus per cartam vel scripturam vel 
alio modo ad dandum et solvendum aliquam pecunie quantitatem 
vel rem aliquam aut ad aliquid faciendum alicui de Cumis vel eius 
districtus quod comune Veneciarum seu sui judices faciant rationem 
illi persone de Cumis seu eius districtus talem qualem faciunt suis 
civibus, et quod per comune Cumarum fiat jus hominibus de Ve- 
neciis et eius districtus tale quale fit per comune Cumarum civibus 
de Cumis, salvo quod de mercacionibus eo modo fiat racio Venetis 



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FRA COMO E VENEZIA 63 

in Cumis quomodo fit mercatoribus de Cumis in Veneciis per cou- 
sules mercatorum. 

Item quod si qua condempaacio facta reperiretur vel processus 
fSactus contra aliquem de Veneciis vel aliquem alium forensem pro 
eo quod non dedisset in scriptis totum illud quod habere debebant 
Cumani ab aliqua persona de Veneciis vel aliunde, quod ilJa con- 
dempnacio et processus tollantur et cassentur et sint cassa et nullius 
valoris ab3que aliqua prestacione pecuhie. Et hoc intelligatur de illis 
condempnacionibus et processibus de quibus non essent facta exactio 
et que non essent mandata execucioni, Versa vero vice si qua con- 
dempnacio reperiretur vel processus factus contra aliquem de Cumis 
vel aliquem alium forensem pro eo quod non dedisset in scriptis 
totum illud quod habere debebant Veneti ab aliqua persona de Cumis 
vel aliunde, quod simili modo dicte condempnaciones et processus 
tollantur et cassentur sicut superius dictum est de Venetis in om- 
nibus et per omnia. 

Item si aliqua robaria vel captio fieret de aliquo de Veneciis vel 
eius districtu vel in rebus suis in civitate Cumarum vel eius distri- 
ctu quod Deus advertat, eundo stando et redeundo cum suis mer- 
cacionibus et sine per stratas et itinera consueta et que strate et 
itinera non sint bannita publice per comune Cumarum ut superius 
dictum est, et quod ille de Veneciis qui damnum pateretur modo 
predicto quod absit, petere debeat emendacionem et restitucionem 
sui damni in civitate Cumarum. Et si illi de Veniciis qui damnum 
aliquod pateretur modo predicto, non fieret racio nec restitucio sui 
4amni sive per derobantes sive per comune Cumarum quod non est 
credendum, quod propter hoc non fiat aliqua molestia neque damnum 
alicui de Cumis vel eius districtu in Veneciis vel eius districtu in 
personis nec rebus aliquo modo vel ingenio, sed per comune Vene- 
ciarum denuncietur mercatoribus Cumarum et aliis personis de Cu- 
mis qui essent in Veneciis quod debeant recedere de Veneciis et eius 
districtu cum suis personis {*) et rebus infra menses octo tunc pro- 
xime postquam fiierit eis denunciatum, et quod pendente ipso termino 



(*) Fin qui la copiu trasmessaci dai gentilissimo dolt. Von Liebenau, 



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CA UN TRATTATO DI GOMMERGIO 

uulla molestia vel iniuria tieri possit alicui de Cumis vel eiud districtu 
in personis nec rebus nec possit ipsis coutradici quin exigant et extra- 
hent suas res de Veneciis infra ipsum terminum. Et si aliquas res vel 
denarios ab aliquo suo debitore petere vellet quod possit petere et 
exigere totum id quod habere deberet, et quod ei reddatur jus per 
comune Veneciarum et judices suos pendente ipso termino ae si nulla 
iniuria vel damnum factum fuisset alicui de Veneciis in districtu Cu- 
marum. Et sic e converso fiat'et observetur presens capitulum Vene- 
tis per comune Cumarum sicut continet. 

Item quod si per aliquem de Cumis vel eius districtu obedien- 
tem comuni Cumarum vel per aliquem alium de voluntate conscensu 
vel mandato illorum de Cumis extra suum districtum aliqua robaria 
forcia vel damnum aliquod fieri hominibus Veneciarum et fidelibus 
domini Ducis quod per dictum comune Cumarum debeant bona 
omnia illius qui damnum dederit seu damnum dari fecerit docendo 
sufflcienter de hoc, intromitti et sequestrari et eius persona carce- 
rari omni tempore quo reperiretur in civitate Cumarum vel districtu 
quousque satisfecerit damnificato, et si de bonis suis et eius per- 
sona habere non posset quod forbaniatur de Cumis et eius districtu 
quousque damnificato satisfactum fuerit. Et nichilominus si aliquo 
tempore de bonis eius seu persona ipsibs poterit reperiri, licitum 
sit comuni Veneciarum eum capi facere et carcerari quousque ipsi 
damnificato fuerit plenarie satisfactum. Et si de mandato comunis 
Cumarum dicta robaria vel damnum datum fuerit ut supradicitui*, 
comune Cumarum illud teneatur satisfacere damnum passo. Et in- 
super si per aliquem inobedientem comuni Cumarum etiam sine 
conscensu et voluntate ipsius comunis, damnum aliquod, forcia seu 
robaria fieret sopradictis hominibus et fidelibus domini ducis extra 
predictum districtum Cumarum, et aliquo tempore ipse talis inobe- 
diens qui dictiun damnum vel forciam fecerit ut predicitur veniret 
obediens et ad gratiam dicti comunis Cumarum, quod per ipsum 
comune Cumarum modo simili debeant bona omnia illius intromitti 
et sequestrari et eius persona carcerari ac per omnia observari sicut 
de obedientibus et aliis superius est dictum. Versa vero vice per 
comune Veneciarum fiat comuni et hominibus Cumarum in casibus 
consimilibus modis et ordinibus proxime superius dictis. 



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FRA GOMO E VENEZIA 65 

Item quod omnimodo quousque satisfactum fiierit plenarie per 
comune et homines Cumarum fidelibus domini Ducis et comunis Ve- 
neciarum damnificatis hactenus^per comune vel homines eivitatis 
Cumarum de eo quod habere debent, et in eo computari de daciis 
ordinatis poni in Veneciis ultra alia dacia comunis Veneciarum 
sicut inferius per ordinem denotatur presens pactum durare debeat 
et tantum plus quantum utrique parti placuerit. Et quod comune et 
homines Cumarum et eius districtus omnes homines Veneciarum 
cum mercacionibus eorum et rebus omnibus quas conducent seu 
conduci facient per civitatem et districtum Cumarum, videlicet mer- 
caciones et res que transitum facient euntes quomodolibet et re- 
deuntes per dictam civitatem et districtum Cumarum et que non 
remanebunt in dicta civitate et districtu uti ibidem vendantur vel 
transactentur, habebunt salvos et securos et cum eorum personis 
et erunt et transibunt libere et expedite non solventes aliquod da- 
cium gabellam transitum seu pedagium pontaticum toloneum vel 
maleablatum aut aliam exactionem apud civitatem Cumarum vel in 
aliquo alio loco ipsius eivitatis et districtus Cumarum modo aliquo 
vel ingenio sine aliqua ratione vel causa, excepta tansa que solvi 
debeat per eos ut superius in precedentibus capitulis est dictum, 
Et ut de predictis mercacionibus et rebus que modo predicto tran- 
situm fecient euntibus et redeuntibus fraus committi non possit vel 
dolus nec fraudulenter mercaciones forensium portentur et tran- 
seuntur, fuerunt in concordia sindici supradicti quod ad evitandum 
tales fraudes, ordines infrascripti debeant a partibus inviolabiliter 
observari, videlicet quod quandocunque mercator seu mercatores 
veneti volent eorum mercaciones de Veneciis extrahere intendentes 
eas transiri facere per civitatem Cumarum et districtum ad alias 
partes, taliter quod in dicta civitate vel districtu non vendantur aut 
transactentur, presentabunt se mercatores iamdicti ad presenciam 
vicedominorum tabule lombardorum de Veneciis et ibi scribi facient 
ordinate omnes suas ballas quas modo predicto intendunt transiri 
fetcere per dictas partes et affirmabunt per sacramentum quod ipse 
mercationes sint sue vel aliorum mercatorum de Veneciis et non 
alicuius forinseci, quo facto accipient litteras testimoniales a dictis 
vicedominis que mittantur officialibus sive doaneriis de Cumis con- 

FSRIODICO SoClBTi STORICA COHBNSK — Vol. II (bsc. l). 5 



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66 UN TRATTATO DI COMMERGIO 



tinentes nomina mercatoi'um conducentium et quantitatem ballarum. 
Et dioti offlciales dantes fidem plenam litteris supradictls slne dila- 
oione predictos tales mercatores et ballas debeant et teneantur libero 
et sine aliqua questione seu inducia expedire et expediri facere ita 
quod aliquo non obstante possint per civitatem et districtum Cuma- 
rum transire sine exactione aliqua vel impedimento exoepta semper 
tansa que persolvatur ut superius est dictum. De ballis aut^m quas 
Veneti conduci facient de aliis partibus que transitum facient per 
dictam civitatem Cumarum et districtum ad veniendum versus Ve- 
necias promittent Veneti quando erunt in civitate Veneciarum, quod 
infipa spacium duorum mensium postquam dicte balle Venecias con- 
ducte ftierint, facient quod supradicti vicedomini lombardorum re- 
mittent suas litteras officialibus de Cumis ad hoc deputatis qualiter 
dicte balle sic conducte fuerunt talis mercatoris de Veneciis et non 
alicuius forinseci, delato sacramento mercatori cuius fuerint, et super 
hoc dilig'enti inquisicione facta. Et si reperiretur quod aliquis Venetus 
vel eius nuncius in mittendo vel remittendo seu conducendo dictas 
ballas trasitum facientes modo predicto fraudem committeret in tan- 
xando mercaciones forinsecorum vel aliter tanxaret vel defraudaret 
pignoras et dacia ordinata excuti pro contentis in hoc pacto quod ille 
mercaciones que invente fuerint sic tansate cadant in pena libra- 
rum L pro centenario, et si mercaciones haberi non possent quod 
ille cuius fuerint aut qui eas conduxerint cadant ad penam predictam 
de tanto quantum ipse mercaciones valuerint, cuius pene quartum 
in comune Veneciarum deveniat quartum'in comune Cumarum et 
quartum sit accusatoris si inde fuerit et per eius accusacionem ve- 
ritas invenietur, et reliquum quartum sit offlcialium tabule lombar- 
dorum quibus hoc negocium committatur. Et hec olamentur semel in 
anno donec pactum presens durabit. Et sic e converso observetur per 
omnia dictum capitulum in Ulos de Cumis et alios quoscunque qui 
tanxassent mercaciones forinsecorum seu defraudassent quomodolibet 
dacia sive pig^noras comunis Veneciarum, verum in facto penarum 
ad quas propterea caderent Cumani vel alii ut predicitur, observetur 
iste modus in fiacto particionis earum, videlioet quod quarta pars 
sit predictorum offlcialium lombardorum et tres partes predictorum 
damnificatorum in quorum satisfecione de suis pignoris debeant com- 



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FRA GOMO E VENEZIA 67 

putari, et si accusator inde fuerit per quem habeatur veritas habeat 
quartum, et alie due partes sint eorum damnificatorum. 

Item promisit sindicus predictus comunis Cumarum, quod co- 
mune Cumarum predictum dabit seu dari et solvi faciet in Veneciis 
ad risicum et fortunam ipsius comunis Cumarum infra duos menses 
proximos provisoribus comunis Veneciarum aut ser Marco de Molino 
procuratori dictorum damnificatorum vel alteri eorum sufflcienti pro- 
curatori libras u m viiij c de mezanis de Cumis qui asoendunt li- 
bris Lxxxvj'/i venetorum grossorum quo3 denarios dicti damnificati 
habere debent pro parte resti illius summe pecunie, quam ipsi habere 
debent a dicto comuni seu hominibus Cumarum quod restum est 
per totum lib ™ m.xl sol. lu et den. v venetorum grossorum. 

Item promisit sindicus antedictus quod comune Cumarum pre- 
dictum dabit seu dari faciet in Veneciis ad risicum et fortunam ip- 
sius communis infra quatuor menses proximos dictis provisoribus, 
communis Veneciarum seu damnificatis predictis aut dicto ser Marco 
de Molino vel alteri eorum procuratori illam ambram et illos duos 
capecios pannorum ipsorum damnificatorum que sunt in Cumis vel 
libras xij soldos j venecialium grossorum pro valore et restitucione 
ipsius ambre et capeciorum. 

Item promiserunt et convenerunt in simul sindici et procuratores 
predicti, quod totum aliud restum quod debent habere dicti damnifi- 
cati quod est librarum mcliij denariorum lu venecialium grossorum 
cum infrascripta ratione certorum aliorum damnificatorum de Vene- 
ciis in Valle Voltoline districtus Cumarum et cum ratione etiam in- 
frascripta Nicolai Guiti et sociorum de Cumis, solutis dictis duabus 
rationibus contentis in precedentibus capitulis, debeant solvi et ex- 
cuti de daciis et impositionibus ^aciorum que exigentur in Veneciis 
de cetero et de novo ab hominibus de Cumis et aliis, ultra alia dacia 
communis Veneciarum sicut inferius per ordinem denotatur, que da- 
cia et exaciones dividi debeant per r^tam et soldum et libram, ac 
computari in solucione dicti resti seu satisfacionis dictorum damnifi- 
catorum quantum est pro sua parte, que est et ascendit lib. viiu c xlj 
sol. xij den. v grossorum venecialium et in satisfacione etiam predi- 
ctorum damnificatorum de Valle Voltoline, quod est pro sua parte 
et ascendit lib. cxviiij sol. xiiij et den. x venecialium grossorum, 



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UN TRATTATO DI GOMMERGIO 



ac similiter in satisfacione dicti Nicolai Guiti et sociorum pro sua 
tarida sibi accepta in Veneciis quod est et ascendit pro sua parte 
lib. Lxxxxj sol. xvj venec. gross. quousque ipsis omnibus plenarie 
fuerit satisfactum, non intelligendo tamen quod predicti damnificati 
in Valle Voltoline et dietus Nicolaus Guiti ac socij aliquid debeant 
habere pro computando in suis suramis predictis nec aliter de illis 
lib. u M viiij c de mezanis et lib. xij sol. j grossorum pro ambra seu 
de ipsa ambra que in precedentibus duobus eapitulis continentur. 

Item promisit dietus sindicus communis Veneciarum dicto sin- 
dico communis Cumarum quod si infra terminos contentos in capitulo 
superiori mencionem facientem de dicta ambra et libris u m vinj c 
de mezanis dabunt illi de Cumis aliquem suum debitorem bonura 
aut alium qui confiteatur et velit predictam ambram et denarios 
dare dictis damnificatis in Veneciis ad dictos terminos et cum con- 
dicionibus contentis in ipso capitulo dum tamen ipse debitor placeat 
dictis damnificatis, quod dicti damnificati tenebunt recipere dictum 
pagatorem et computare in sua satisfacione de denariis predictis et 
ambra prescripta. 

Predicta autem dacia et impodciones sunt hec, 

In primis quod de qualibet pecia panni lane cuiuscunque con- 
dicionis existat quam conducet seu conduci faciet Venecias aliquis 
de Cumis vel eius districtus tam per mare quam per terram debeant 
solvi per ipsum de Cumis grossi tres ultra alia dacia communis Ve- 
neciarum. Verum tamen si essent coverte vel mediolane ponantur 
due pro una pecia. Et si dicti Cumani vellent extraliere per terram 
drappariam predictam nichil solvere debeant pro exitu ipsius. Et si 
ipsi vellent aliquos drappos de Veneciis extrahere causa reaptacionis 
possint illos extrahere dicta occasi^ne non solvendo aliquod dacium 
propterea si postmodum eos reducerent in Venecias. 

Item si aliqua alia persona undecunque sit Veneciis conduceret 
aliquam drappariam laboratam in Cumis seu eius districtu solvere 
debeat pro qualibet pecia panni lane sic conducta grossos tres et 
si ipsa persona forensis voluerit ipsos drappos extrahere de Veneciis 
solvere debeat grossos tres etiam pro pecia unaquaque. 

Item si aliquis de Cumis vel eius districtus conducet seu conduci 
faciet tara per mare quam per terram in Venecias aliquara aliam 



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FRA GOMO E VENEZIA GO 



mercadantiam que non sit drapparia solvere debeat de ipsa, silicet 
de valore ipsius denarios duos pro libra, et si contingeret quod ille 
de Cumis vel eius districtus qui coiiduxisset ipsam mercadantiam 
in Venecias vellet eam extrahere per terram aiitequam eam vendi- 
disset vel in alium transactasset, quod possit ipsam mercadantiam 
extrahere de Veneciis non solvendo aliquod dacium. 

Item si aliquis de Cumis vel eius districtus conducet vel conduci 
faciet in Venecias aurum vel argentum non cuniatum solvere debeat 
denarium unum pro libra. 

Item si aliqua alia persona quam de Cumis et eius districtus 
conduceret de Cumis Venecias aliquam mercadantiam que nata esset 
seu laborata in Cumis vel eius districtu que non sit drapparia, quod 
solvere debeat denarios duos pro libra de ipsa mercadantia. 

Item quod de omni mercadantia quam emet seu emi faciet in 
Veneciis aliquis de Cumis vel eius districtu quam extraliet vel extra- 
here voluerit de ipsa civitate Veneciarum tam per mare quam per 
terram, debeat solvere denarios duos pro libra, salvo quod de drappis 
francischis et ultramontanis qui possunt extrahi de Veneciis, ac de 
aliis pannis qui extraherentur pro reaptando eos, nichil solvi debeat 
per Cumanos sicut superius est dictum. 

Item quod quilibet de Cumis seu eius districtu qui extrahet seu 
extrahi faciet salem de Veneciis teneatur solvere pro quoli^et modio 
grossos quatuor, et si aliqua alia persona extraheret de Veneciis 
vel aliunde salem, salvo de versus Januam causa conducendi ad 
civitatem Cumarum vel eius districtum, teneatur solvere grossos 
quatuor pro quolibet modio et teneatur petere litteras comunis Ve- 
netiarum quod ipsum salem vult conducere ad civitatem Cumarum 
vel eius districtum, et si inventus fuerit aliquis conducere salem ad 
civitatem Cumarum vel eius districtum absque solucione dicti dacij 
et sine litteris supradictis, solvat grossos xij pro qu6libet modio, et 
quod comune de Cumis faciat contrafacientes solvere predictos gros- 
sos xiJ si sciverit aliquem contrafacientem, et ipsos denarios mittet 
quam citius esse poterit predictis damnificatis de Veneciis, et ipsi 
teneantur compensare in eo quod habere debent et detrahere de suo 
capitali. Et si aliquis vellet trahere salem extra Venecias dicendo quod 
vult ipsum salem conducere alio quam ad civitatem Cumarum vel 



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70 UN TRATTATO DI COMMERCIO 

eius districtum, debeat dare securitatem de grossis xij pro quolibet 
modio quod non apportabit nec apportari faciet ad civitatem Curaa- 
rum vel eius districtum, et si contrafaciet quod cadat ad dictam 
peuam, de qua pena quarta pars sit salinariorum maris de Veneciis 
et tres partes damnificatorum et aliorum qui debent habere partem 
in predieto dacio, quod debeat compensari in suo capitali et detrahi 
de ipso dacio. Et si aliquis fuerit accusator habeat quartam partem 
ipsius pene. 

Item si aliquis de Cumis vel eius districtu feciet aliquod cam- 
bium in Veneciis teneatur sobrere de ipso cambio denarium unum 
pro libra et hoc intelligatur tantum de cambio quod fieret ad extra- 
hendum de Veneciis. 

Item promisit dictus sindicus comunis Veneciarum sindico su- 
pradicto comunis Cumarum, quod si reperietur predieto damnifi- 
catos de Veniciis recepisse et habuisse aliquos denarios ab aliqua 
persona que dare debuisset alicui de Cumis vel ab aliquo de Cumis, 
quod ille a quo dicti denaril sio exacti ftierint per dictos damnifi- 
catos debeat recipere et habere ipsos suos denarios de predictis 
denariis qui exigentur de cetero per soldimi et libram in simul cum 
predictis de Veneciis. 

Item promisit dictus sindicus comunis Veneciarum tam nomine 
dicti Comunis quam vice et nomine dictorum damnificatorum et alio- 
rum omnium quorum interest vel interesse posset quod ille libre v m 
parvorum quas habere debet Girardinus de Pois de Brixia etiam per 
soldum et libram tam de dictis denariis et aliis que exigentur de 
cetero in Veneciis quam de aliis exactis hactenus, non dabuntur nec 
restituentur ei nec alicui pro eo modo aliquo sed salvabuntur et 
retinebuntur sequestrate in Veneciis per dictum comune vel offl- 
cium lombardorum aut per dictos damnificatos, quousque ipse Girar- 
dinus cancellari et aboliri fecerit illam pignoram quam aquisivit ut 
dicitur occasione dictorum denariorum in Curia Romana vel alibi iu 
terris Regis Roberti contra comune et homines de Cumis et de ipsa 
si tiquisiverit ut predicitur fecerit finem et quietacionem dictis comuni 
et hominibus de Cumis, pro quibus fiendis obtulerunt se daturos da- 
mnificati predicti suo posse omnem operam et favorem. 



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FRA GOMO E VENEZIA 71 

Item promiserunt et convenerunt sindici supradicti quod omnes 
illi de Cumis et eius districtu qui Venecias venient cum mercacio- 
nibus jurabunt vicedominis lombardorum per sacramentum omnia 
et singula supradicta fideliter et legaliter observare, et quod dicta 
dacia et pignoras comunis Veneciarum bene et integre persolvere in 
Veneciis tam in conducendo quam in extrahendo merc5aeiones sicut 
superius est dictum. 

Item convenerunt et contenti fuerunt sindici supradicti quod 
omnes ille persone que extrahent mercationes per terram vel in 
viagio Flandrie, quando Venecias mercaciones illas conduxerint vel 
de Veneciis extraxerint jurare debeant per sacramentum, si aliquid 
ipsarum mercacionum tangit illos de Cumis vel eius districtus modo 
aliquo vel ingenio et hoc ut aliquis fraudem non comitteret in pre- 
dictis. 

Predicta autem omnia et singula superius et inferius scripta 
dicti sindici et quilibet eorum sindicariis nominibus supradictis pro- 
miserunt ad invicem et una pars alteri atendere et observare et 
atendi et observari fecere bona fide sine fraude, et per se vel alios 
nuUo modo contrafacere vel venire aliqua ratione dolo ingenio fraude 
sive causa de iure vel de fecto sub pena et in pena librarum decem 
millium parvorum a dictis partibus et a qualibet earum hinc inde 
solempni stipulacione in singulis capitulis huius pacti in solidum pro- 
missa, que ad singula capitula referatur et tociens committatur et 
exigatur cum eflfectu a parte contraveniente quociens contrafactum 
ftierit vel contraventum, qua pena soluta vel non, exacta vel non, 
nichilominus presente pacto rato manente cum refectione omnium 
damnorum et expensarum ac interesse litis et extra et sub obbli- 
gacione omnium bonorum utriusque comunis que una pars alteri 
jure pignoris et ad invicem obbligarunt. Renunciantes super hiis 
omnibus et singulis omnibus juribus et exceptionibus atque defen- 
sionibus et auxiliis per que dicte partes et quelibet earum se possent 
contra predicta defendere quomodolibet vel tueri nunc vel in futu- 
rum, predicta omnia dicte partes et una alteri per pactum speciale 
remittentes. 



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72 UN TRATTATO DI GOMMERGIO 

Tenor autem sindicatns donwii Ducis et comunis Veneciarum per 
omnia talis est. 

In Christi nomine Amen; anno eiusdem nativitatis millesimo 
trecentesimo vigesimo octavo, indicione undecima die ultimo maij, 
in pleno maiori et generali consilio civitatis et comunis Venecia- 
rum ad sonum campane et voces preconum more solito congregato, 
illustris et magnificus dominus Johanes Superancio Dei gratia Ve- 
neciarum, Dalmatie atque Chroatie dux, dominus quarte partis et 
dimidie tocius Imperij Romanie de voluntate et expresso consensu 
dicti sui consilii et homines ipsius consilii cum eodem domino Duce 
simul fecerunt creaverunt constituerunt et ordinaverunt suum et 
dicti comunis Veneciarum sindicum verum et legitimum et sufficien- 
tem procuratorem et nuncium specialem discretum Virum Johanem 
Marchesini ducatus Veneciarum Notarium presentem et recipientem 
ad faciendum et iBrmandum et complendum seu finiendum omnem 
tractatum concordiam composicionem convencionem et pactum super 
omnibus capitulis et articulis expressis et non expressis cum comuni 
et hominibus civitatis Cumarum vel eorum sindico seu sindicis et 
ad feciendum promittendum et recipiendum tam nomine ipsius do- 
mini Ducis quam omnium eorum fidelium quorum interest vel inte- 
resse posset omnem promissionem convencionem obbligacionem sti- 
pulacionem et renunciacionem cum pena et obbligacione bonorum 
et fines et remissiones et pacta in predictis et circa predicta utiles 
et directas et necessarias. Et generaliter ad omnia alia et singula 
faciendum que in predictis et circa predicta fiierint opportuna etiam 
si non sint expressa et que mandatum exigerent speciale de iure et 
que ipsimet dominus Dux et consilium et homines dicti consilii pro 
ipsis et dictis eorum fidelibus facere possent dando eidem sindico 
et procuratori in predictis et circa predicta plenum liberum et ge- 
nerale mandatum cum libera administracione, promittentes ipse do- 
minus Dux cum dicto consilio et hominibus dicti consilii, et ipsi 
homines dicti consilii cum dicto domino Duce simul pro se et omnibus 
quos dictum negocium tangit vel tangere posset firmum et ratum 
habere et tenere et servare et servari facere quicquid per ipsum 
suum procuratorem et sindicum factum fuerit in predictis et circa 
predicta et non contrafacere vel venire seu contravenire sub ob- 
bligacione bonorum omnium dicti comunis Veneciarum. 



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FRA COMO E VENEZIA 73 

Actum in sala maioris consilii comunis Veneciarum, presentibus 
discretis viris Johanne Vacumdeo, Johanne Calderario, Nicoleto de 
Benincha, Francisco de Malumbris, Donato de Fraganesco, testibus 
ad hoc vocatis et rogatis et aliis. 

Ego Marinus Benedictiis Imperiali auctoritate notarius et ducatus 
Veneciarum seriba, predictis omnibus interfui et rogatus subscripsi. 

Teriar autem siridicattis comunis et hominum Cnmarum talis est, 

In nomine Domini nostri Jliesu Christi Amen. Anno a nativitate 
eiusdem m iij c xxviij die martis tercio mensis madii indicione de- 
cimaprima. Convocato et congreg'ato Consilio generali comunis Cu- 
marum super palacio veteri ipsius communis super quo generalia 
et maiora comunis Cumarum consilia solent per morem et consue- 
tudinem congregari per sonum campane et voce preconia ut moris 
ipsius comunis est ad hec pro precepto et imposicione prudentis 
viri domini Johannini de Landulfis de Papia judicis et gerentis offi- 
cium regiminis comunis Cumarum, in quo consilio adfuit ipse do- 
minus Johanninus et cum eo prudens vir dominus Felippus Stuppa 
judex et vicarius Magnifici Viri domini Franchini Rusche comunis 
et populi Cumarum lionorabilis capitanei et domini generalis, et cttm 
eis consiliarii maioris et generalis consilii ipsius comunis Ou/ma/mm 
ibidem convocati et congregati tct supra pro pluribus negociis ipsius 
comimis expediendis que nisi hi consilio generali de jv/re eocpediri non 
poterant. Ibique dicti domini Johanninus et Felippus et predicti con- 
siliarii qui omnes ibi existebant personaliter suis nominibus et nomine 
comunis Cumarum, fecerunt constituerunt et ordinaverunt, faciunt 
constituunt et ordinant suos et dicti comunis Cumarum certos sin- 
dicos nuncios et procuratores , actores et gestores, dominos Diodi- 
num de Cazahonor (*) et Venturinum Capucium, ambos cives et 
mercatores Cumarum utrumque eorum in solidum duraturos hinc ad 
kallendas augusti proxime futuri, ita quod occupantis non sit pocior 
condicio, ad pepigendum seu pacta et convenciones faciendum tran- 
sigendum seu transactiones faciendum pro ipsis consiliariis et comuni 
Cumarum, cum comuni et hominibus Veneciarum et aliis singula- 
ribus personis de Veneciis, de quolibet et super quolibet casu et de 



(*) Probabilmente De Cazanoi^a. 



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74 UN TRATTATO DI COMMERGIO 

qualibet et super qualibet questione et controversia hactenus mota 
et habita et que in fiiturum moveri et oriri posset inter ipsiim 
comune Cumarum ex una parte, et dietum comune et homines et 
singulares personas ipsius comunis Veneciarum ex altera, racione 
qualibet et occasione quacunque que dici vel excogitari posset. Et 
ad quascunque convenciones et contraetus quoslibet finium et alia- 
rum manerierum cellebrandum et cellebrandos cum predieto comuni 
Veneciarum et singfularibus personis de Veneciis, super omnibus et 
singiilis questionibus ab uaa parte in alteram hactenus versis, et que 
in futurum verti possent pro ipso comuni Cumarum, et ad quascun- 
que promissiones et convenciones et bonorum oblig'aciones, tam sub 
pacto et cum pacto, et cum pacto campi quam alio modo faoien- 
dum. Et ad omnes constituciones et renunciaciones similiter appo- 
nendum in predictis pactis transactionibus finibus et contractibus 
quibuscunque aliis fiaciendis, et ad penam seu penas et obbliga- 
ciones cuiuscunque quantitatis ascendat in ipsis contractibus et quo- 
libet eorum faciendis apponendis de ipsis pactis transactionibus et 
finibus aliis attendendis et observandis, et ad confessiones et pro- 
testaciones quascunque super unoquoque negocio fiiciendas comuni 
Cumarum in predictis et quolibet predictorum. Et generaliter ad 
omnia ea et singula facienda et gerenda que in predictis et circa 
predicta fuerint utilia et necessaria, et que ipsi consiliarii et creden- 
darii et comune Cumarum facere possent si presentes adessent. Dan- 
tes et concedentes iamdicti domini Johanninus et Felippus et dicti 
consiliarii comunis Cumarum, nomine et vice oomunis Cumarum 
eisdem sindicis et procuratoribus et utrique eorum in solidum libe- 
rum et generale mandatum et liberam et generalem administracionem 
et in hiis specialem ubi specialis exigit et requirit ad predicta omnia 
et singula facienda et gerenda. Nec non promittentes iamdicti Jo- 
hanninus, Felippus et consiliarii nomine comunis Cumarum sub 
ypotecha et obUgacione omnium suorum et dicti comunis Cuma- 
rum bonorum presentlum et futurorum michi infrascripto Martino 
BaflFe notario comunis Cumarum tanquam publice persone stipulanti 
et recipienti nomine et ad partem comunis Veneciarum et singula- 
rium personarum de Veneciis se ratum et firmum perpetuo habituros 
quicquid dicti sindici et procuratores et uterque eorum in solidum 



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FRA GOMO E VENEZIA 



pro ipsis consiliariis et dicto comuni et homiiiibus duxerint seu dii- 
xerit faciendum contraheudum transigendum pepigendum promit- 
tendum et obligandum, et nullo tempore contraventuros et de rato 
habendo et ia iudicio sisti et judicato solvendo. 

Aetum ut supra unde plura, interfuerunt ibi tertes voeati et 
rogati domini Faciolus Ponga filius quoadam domini Petri Ponge 
de CumiB, Prandus Sevacius filius quondam domini Petri Sevacii de 
Cuinis et Bertramirolua de Ferariis de Dungo, filius quondam do- 
mini Johannis de FerariLs de Dungo de Curais et Botta de Cru- 
gnola tubator comunis Cumarum filius buondaln Guizardi de Bene 
de Crugnola de Cumis, et pro notariis Spasiolus filius quondam ser 
Johannis de Misente de Cumis, Aytoldinus de Salla filius quoudam 
ser Jaeobi de Salla de Cumis de Vico, et Juspolus filius ser Jacobi 
de Cuntriciis [sic) de Olzate de Cumis. 

Ego supradictus Spagnolus de Misente notarius cum predictis 
interfui et subscripsi. 

Ego jamdictus Josepolus de Curaciis de Olzate notarius et seriba 
palacii comunis Cumarum predictis interfui et subscripsi. 

Ego Martinus Baflfe notarius Cumarum et seriba palacii comunis 
Cumarum filius quondam ser Gufredi Baffe de Domaxo de Cumis hanc 
cari;am sindicatus rogavi tradidi et subscripsi. 




Kgo Marinus Benedictus Imperiali au- 
etoritate notarius et ducatus Venecia- 
rum seriba predictis omnibus interfui 
et rogatus subscripsi. 



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LIBRI PBRVENOTI ALLA SOCIETA 



NUOYI GAMBI 

Arckivio Storico Siciliano, — Pubblicazione periodica della Societa 
sicilianaper la storia patria, Palermo, 1879 e 1880. 

Archmo Veneto. — Pubblicazione periodica. Venezia, 1880. 

DONI 

B. E. Maineri. — Abbondio Sangiorgio, Commemorazlom, Milano, 1879. 
— (Dai prof. Gaetano Sangiorgio, figlio del compianto). 

II milanese Abbondio Sangiorgio fu uno dei *pi(i grandi scultoi-i 
deiretii nostra, e lo aitestano i suoi raoUi capi d'arte sparsi in Italia 
e fuori; raa sopratutto lo rende celebre la Sestiga che giganieggia 
sopra TArco della Pace in Milano. Visse dai 16 luglio 1798 al 2 no- 
vembre 1879, e vogliamo ricordarlo per ci6 che egli presiedette la 
Commissione incaricata di dare il giudizio sulla statua del gi^ande 
astronomo Giuseppe Piazzi, opera dello scultore Goslantino Corti, 
la quale fu erelta il 29 agosto 1871 nella piazza maggiore di Ponte 
in Valtellina. 

AUi della R. Accademia di Belle Arti in Milano. Anno 1879. 

In questi Attial vedono commemorati con aliri egregi artisti il 
prefato Abbondio Sangiorgio ed Antonio Tantardini, anch'egli mila- 
nese, il quale ha lasciato fra noi preziosa testimonianza del suo inge- 
gno in alcune opere di scultura che adornano il nostro Ciraitero. 

F. Sebregondi. — Donna Lndovica de' Torelli contessa di G^Mstalla. 
Milano, 1880 — (Dall' autore). 



Pubblicato nel luglio del 1880. — Direttore: Fossati dott. Francesco. 



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CRONACA LUGANESE 

DI 

NICOLO LAGHI. 



Pbkiodico SociBTA Storica Combasi — Vol. II (lasc. 2). 



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eiitre si rimpiangono perdute le cro- 

nache comensi di Tornmaso Liiati, di 

Pier Antonio e di Alcssandro Magno- 

cavallo, mi parve non del tutto inutile 

di pubblicare la cronaca luganese di 

Nicolo Laghi. Mi propongo di far se- 

altre memorie luganesi raccolte dai 

ico Giuseppe Bellasi, che, al pari di 

1 operetta, servirono al marchese Giu- 

Rovelli per la sua Storia di Como. 

ebbo al chiarissimo signor avv. Angelo 

10, storiografo ticinese, d*aver saputo 

anonimo cronista, citato piu volte dai 

li da pag. 321 a pag. 389 nella parte 3*, 

tuiiiu l'* dell'opera precitata, fu Nicol6 Laghi. 

Questi apparteune a nobile famiglia luganese, ma nessuno 

degli autori che scrissero intorno agli uomini illustri di quelle 

contrade ce ne disse piu del nome. 

lo conosceva una copia di questa cronaca, ma imperfettu 
e mancante del nome deirautore, che conservasi a Firenze nella 
biblioteca nazionale, fra le carte lasciate dai conle Pompeo 



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80 CHONAGA LUGANESE 

Litta. Diversitica alcun poco queiresemplare dalla copia che i 
tipografi Veladiiii di Lugano ofifrirono air avv. Baroffio. Ora 
mi valgo del permesso che cortesemente mi accordd Terudito 
collega, e pubblico il testo del codice littiano, aggiungendovi 
quanto trovo neiresemplareposseduto dairautore deWeMernorie 
storiche del Cantone Ticino. Tengo nota delle varianti di qualche 
importanza; ometto i brani tolti alla lettera dalle cronache di 
FrancescoBallarini ed intrusi iielPesemplare che vidi a Firenze; 
aggiungo alcune mie annotazioni desunte dai documenti degli 
archivi e dagli storicl; segiio pero Tordine d'esposizione del 
codice littiano. 

Pare che questa sia una traduzione del testo latino andato 
forse smarrito. La versione che do alla stampa f u trascritta nel 
secolo passato da altra copia che era in possesso del sacer- 
dote Domenico Tarilli, nativo di Cureglia, parroco e maestro 
di scuola a Comano nel Luganese, il quale mori ai 26 feb- 
braio 1593, come trovo notato nel codice littiano. II Tarilli 
lascio manoscritte alcune memorie storiche che conservansi 
tuttora nellarchivio parrocchiale di Comano (*) e che si rife- 
riscono ai fatti accaduti tra il 1561 ed il 1586. 

Per maggiore chiarezza stimo necessario di premettere 
alla cronaca del Laghi il racconto delle principali vicende 
alle quali ando soggetta la valle di Lugano un secolo prima 
checadesse in potere dei Confederati Svizzeri. Fino a che quei 
paesi vennero eretli in feudo, ebbero comune la sorte colla 
citt^ di Como, dalla quale dipendevano si nel civile che nel- 
Tecclesiastico. Sarebbe in me arroganza se tentassi di riassu- 
mere la storia di quelle contrade; mi limito a ricordare che 
tino dai giorno 17 giugno 1405 il borgo di Lugano era occu- 
pato daOttone e da Franchino Rusconi(*), i quali, dopo la morte 



(*) Emilio Motta, Bibiioijrafia alorlva ticinese. Zurigo, 1879, pag. 90. 

(*) Hermann von LiEBENAU, Urkumlcn und Rcijesten zur Gcschichic dcs 
St. Gotthards'Passes in den jahrcn 1402-1450. Zurigo, 1873-74. — B. Gio- 
vio. Hist. Patr., lib r, pag. 71 e 73. 



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DI NIG0L6 LAGHI 81 



di Gian Galeazzo Visconti duca di Milano, avevano dalo di piglio 
alle armi per impadronirsi del contado e della diocesi di Como. 
Non dur6 a lungo il dominio dei Rusconi suUe rive del Ce- 
resio. Franchino vi fu riconosciulo per signore fino ai 15 feb- 
braio 1412 (*), ma alla morte di lui, che ebbe luogo alla fine di 
queiranno, le terre luganesi si sottrassero alla signoria di Lo- 
tario suo figlio, e si diedero al duca di Milano(2), Addi 13 agosto 
del 1413 i nemici dei Rusconi vennero alle armi coi partigiani 
di questa famiglia e fecero scorrere il sangue nella chiesa di 
S. Lorenzo in Lugano, che fu sottoposta airinterdetto eccle- 
siastico e vi resto fino ai 7 giugno del 1415 (3). 

Lotario dopo aver difeso per circa qualtro anni il retaggio 
paterno contro le scorrerie dei capitani ducali, essendo gio- 
vane di molli costumi, preferl di cedere a Filippo Maria Vi- 
sconti la signoria di Como, e di ricevere in cambio, oltre vr- 
stosissinia somma di denaro, Tinvestitura feudale del borgo 
e della valle di Lugano colle annesse pievi di Balerna e di 
Riva S. Vitale, coi castelli di Capolago, di Murcote, di Sonvico 
e di S. Pietro, colla valle e rdcca di Chiavenna e colla torre 
d'Olonio. Tutti questi paesi vennero eretti dai Visconti in feudo 
con titolo di contea, e furono conferiti colla piti estesa giuris- 
dizione a Lotario e ai suoi discendenti masehi nati da le- 
giltimo matrimonio, con sostituzione, in mancanza di prole 
legittima, di Giovanni fratello di Lotario, di Franchino e di 
Antonio Rusconi, loro consanguinei, e dei rispettivi figli masehi 
legittimi, senza ordine di primogenitura in infinito. Statui per6 
il Visconti che questi feudi non andassero mai divisi per quanti 
fossero i successori investiti, ma che sempre venissero in co- 
mune governati (*). 



(*) Documcnil di Breno raccolti dai canonico Giusoppe Bellnsl. 
O G. RovELLi, Storia di Como, parte 3*, tomo l'*, pag. 68. 
(^) Aggiunle alla cronaca del Laglii nel codice littiano. 
(*) Arcliivio di Stalo di Milano, Rcijisf. diical segn. G., f. 89 o f^^'g, — 
Arcliivio municipole di Como, Rpfjisf. P Lit dnral, f. 2S c sog. 



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82 CRONACA LUGANESE 



Essendo morto il conte Lotario senza figli legittimi fra il 
giugno ed il setlembre del 1419, andarono in possesso degli 
accennati feudi i predetti Giovanni, Antonio e Franchino (•). 
A Giovanni tocc6 il borgo di Lugano e metfii della valle con 
Mendrisio, a Franchino e ad Antonio Taltra metA della valle 
colla pieve di Balerna. La piccola parte della valle di Chiavenna, 
che era rimasta a Lotario, al tempo della sua morte fu pari- 
menti divisa in due parti eguali (*). Ma Tinstabile e prepotente 
duca Filippo Maria, che aveva mosso una guerra d'esterminio 
ai Rusconi, lenta ma continua, trov6 modo di farsi rinunziare, 
dagli eredi di Lotario, Chiavenna ed altri dei suindicati paesi, 
add\ 4 agosto 1422. II Visconti ottenne anehe nello stesso giorno 
da Antonio riYiunzia della parte che a lui era toccata della valle 
di Lugano (3); e questo fu il primo smembramento di un feudo 
che era per sua instituzione indivisibile. 

II duca di Milano, nello stipulare, ai 12 luglio 1426, un 
trattalo d*alleanza cogli Svizzeri, non pot6 a meno di rico- 
noscere e riservare i dazi ed i pedaggi che erano dovuti ai 
conti Rusconi, e che si solevano pagare nella valle di Lugano (*). 

Abbenchfe Filippo Maria ottenesse da Giovanni e da Fran- 
chino validi aiuti(5) per combattere i Veneziani, e che i Ru- 
sconi godessero il favore del re Sigismondo, che ospitarono 
in Lugano dai 4 ai 7 novembre 1431, pur tuttavia il Visconti 
trov6 pretesti per ispogliare totalmente di quei feudi e il pre- 
detto Franchino ed i figli del conte Giovanni, che mori prima 
del marzo 1434. E si che quest'ultimo era stato uno dei ca- 



(*) Archivio municipale di Como, Regist. 2* LU, ducal, f. 4 e 53. 

{*) Cristoforo Castiolione, Consilia, Venezia, 1560, Cons. 18®. 

(•*) Archivio di Stato di Milano, Rubric, Franc, Gallina*, secret ducal. 

(*) Excepta solutionis exactione daiiorum et pedaglorum Nobilium de 
Riischonibus comilum vallis Lugani, G. C. Lunig, Cod, Ital. Diplom, Franco- 
forte e Lipsia, 1725, tomo 1®, col. 454. 

(5) Archivio municipale di Como, Ordinat. 26 et 28 nocemb. 1429, et 
i3 sept, i4S0, Rpgisf. 4^ Li'f. darat., f. 2:r7 e sog., f. 350 e seg., f. 294-299 e 
f. 302. 



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DI NIC0L6 LAGHI 83 



pitani ducali che nel 1432 avevano riportata la splendida vit- 
toria di Delebio contro i Veneziani! (>). 

II geloso Filippo Maria aveva per6 altrettanto interesse di 
beneficare Luigi Sanseverino capitano generale delle sue ar- 
mate, quanto di abbassare i Rusconi che da piu secoli con- 
tendevano ai Visconti la signoria della vasta diocesi di Como, 
frontiera alpina dello Stato di Milano. Difatti vediamo il San- 
severino giii in possesso della valle luganese prima del mar- 
zo 1435, e nominarvi da solo il capitano o governatore (*). 

Non si acquietarono per6 i Rusconi, e nel giugno del 1436 
erano tornati in possesso dei loro feudi (3), ma trascorsi appena 
due anni, Tinstabile e prepotente duca ne li aveva di nuovo 
privati, ritornandoli al Sanseverino, che ne ricevette formale 
investitura, ma senza titolo di contea, ai 22 maggio del 1438. 
Mediante quel diploma il duca revoc6 per la sua podestA 
assoluta e per giustissima causa le precedenti investilure con- 
cesse ai Rusconi, secondo leggesi in quel documento che non 
dh altra spiegazione, ma che nel suo esordio dimostra quanto 
oUora fosse conlurbato e sospettoso l'animo di Filippo Maria 
Visconti (*). 

Non posso convenire con Benedetto Giovio («) quando dice 
che i conti Rusconi permutarono la valle di Lugano colla si- 
gnoria di Locarno, perch6 neU'arcbivio di Stato a Milano tro- 
vasi uno strumento di Gian Francesco Gallina, segretario du- 
cale, in data 3 settembre 1439, che contiene la rinunzia fatta 
da Franchino della terra, luogo e castello d'Arona, e della suc- 
cessiva investitura della pieve di Locarno. II Giovio conferma 



C) B. Giovio, HUL Patr,, lib. l^ pag. 79. 

(*) Archivio municipale di Como, Regist. 6^ Lit. ducal, f. 264, e Ro- 
(ju^f. 7", f. 55. 

O Archivio municipale di Como, Regist. 7^ Lit, ducal, f. 57, 270 e 290. 
(*) Archivio di Stato di Milano, RegusL ducal. R., f. 364 verso. 
O Hist. Patr., lib. i\ pag. 83 e 105. 



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84 CRONACA LUGANESE 

che fu per ordine del duca che i conti Rusconi rilasciarono il 
feudo della valle di Lugano. 

Qui cade in acconcio notare alcune calamiUi alle quali fu- 
rono soggetti questi paesi nel periodo di tempo del quale parlai. 

Una tempesta^ che impervers6 sulla valle luganese ai24ago- 
sto del 1417, produsse una tale carestia in queste contrade che 
il prezzo del frumento sali a 45 sesini lo staio, quello della 
biada a 35, e quello del miglio a 29, prezzi allora elevatissimi (•). 

Nel 1422 la peste invase la valle di Lugano e infieri mag- 
giormente nelle terre d'Isone e di Murcote (*); vi ricomparve 
poi nel 1451. 

Quanto alle contribuzioni dovute al sovrano, noto che fu- 
rono richiesti per Tarmata ducale a questa valle nel 1429 cin- 
quanta navicellari e sessanta nel 1431 (3); che circa il 1430 
questi paesi pagavano annualmente mille fiorini di tassa, oltre 
le quote spettanti a Sonvico e a Murcote, e che nel 1436 erano 
soggetti, pel sale, all'annuo contributo di staia 2500 (*). 

Durante il governo del conte Giovanni Rusconi furono ese- 
guiti alcuni miglioramenti edilizl nel borgo di Lugano ai quali 
accenna don Roberlo Rusca(*^), e venne pur anco fabbricato 
nel 1426, sulla piazza verso il lago, il pretorio, che servi di re- 
sidenza al capitano della valle durante il dominio dei Rusconi. 
Ci6 si rileva da un'antica lapide che vedesi murata neU'esterno 
della casa De-Filippi, in cui presentemente risiede la Banca Ita- 
liana. Serviva invece d'abitazione ai Rusca nel secolo decimo 
quinto, come si ricava dall'archivio comunale di Lugano, una 
casa posta sulla piazza della Riforma, che nel 1857 era pos- 



(*) Aggiunte alla cronoca del Laglii. 

O Archivio municipale di Gomo, Regist. 2^ LU, dacai, f. 199. 

(^) Archivio municipale di Gomo, Ordinat 26 et 28 nocemb, 1429, et 
13 sept 1430, Regist. 4"* Lit diical, f. 237 e seg., f. 350 e seg., f. 294-299 e 
f. 302. 

(*) RovELLi, Storia di Como, pai'le 3*, tomo 1**, pag. 132 e 159. 

(^) // Rnsco, hist, della fam. Rutca. Venezia, 1610, pag. 122. 



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DI NIC0L6 LAGHI 85 



seduta dai signori Bosizio Ghioni, e che conservava tuttavia 
i caratteri di un antico castello (*). 

Per quanto venni esponendo, non mi pare esatto il racconto 
del chiarissimo collega ing. Emilio Motta (*), che cio6 « sotto 
Ia onorifica signoria di Luigi Sanseverino > venissero promul- 
gati, ai 15 marzo 1429, dai Consiglio di Lugano e pievi unite 
i patri statuti. Sembrami preferibile il racconto del Baroffio (') il 
quale scrive: < Nel 1429 sotto la signoria dei Rusconi una de- 
legazione del congresso generale luganese era stala incaricata 
di compilare gli statuti o leggi locali, e quei delegati si erano 
occupati con molta cura, ma la relativa promulgazione non 
ebbe luogo che il 15 marzo dell'anno 1441, per ordine di Biagio 
Altomonte vicario di Luigi Sanseverino. » 

Lo stesso signor Motta in altra sua pubblicazione (*), suUa 
fede dei documenti deU'arcbivio comunale di Lugano, attesta 
che fu addi 23 marzo 1429 che il Consiglio generale nomin6 
i delegati per raccogliere ed emendare gli antichi statuti, e che 
questa riforma venne promulgata ai 15 marzo del 1441. Dai 
confronto di quesle date scaturisce la esatta veritii. 

Don Roberto Rusca ci conserv6 un brano del primitivo 
lavoro dei delegati luganesi, riproducendo (*) il capitolo del 
giuramento che dovevano prestare ai conti Rusconi il capitano 
ed il vicario della valle. 

Alla fine del 1439 i Luganesi delle due fazioni guelfa e ghi- 
bellina strinsero pace fra loro e fecero solenne giuramento di 



(*) G. Pasoualigo, Ccnni stor. del Cant, Ticlno, Lugano, 1857, pag. 91. 

(*) Eff'enieruH ilclnesi. Bellinzona, 1876, pag. 30, e Pcrlodico dolla 5o- 
eicid Storica Comense, vol. 1°, pag. 217. 

(■*) A. Baroffio, Mcm. Stor. dei paesi e dello ierre costUuenti il Caa- 
ione Ticino. Lugano, i879, pag. 215 e seg. — Gfr. Stefano Franscini, Date 
storicfie intorno ai paesi formanti il Cantone Ticino, Lugano, 1852, pag. 41. 

O Bollett. Stor. della SoLs;iera ital. Bellinzona, 1880, anno 2^, pag. 180. 

(5) Descriitione del borgo di Campione et alfri luoghi cireoncicini et 
specialmente di Lugano. Bergamo, 102.5, pag. 17. 



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86 CRONACA LUGANESE 

conservarla a perpetuiiSi, ma fu invece di breve durata. 11 
signor Motta pubblic6 le gride del Consiglio generale (*) colle 
quali si esortavano, nel dicembre del 1440, i renitenti a seguire 
Tesempio della maggioranza, e si invitavano tutti gli uomini, 
che avevano 14 anni compiti, a prestare il giuramento entro 
brevissimo termine, minacciando ai renitenti Tesclusione da 
ogni carica, beneficio, prerogativa e rendita del comune. Questa 
pace venne poi confermata con giuramento nel gennaio 1445, 
per esortazione di frate Silvestro da Siena, deirordine minor- 
tico («), e con minaccia delle stesse pene. 

Dairarchivio del comune rilev6 il Motta (') che nella prima 
metil del secolo decimo quinto Lugano era governato da due 
Consigli, uno minore o comunale, e Taltro maggiore o gene- 
rale. Mi sia permesso di riportare quanto scrive in proposito 
Tegregio coUega: « 11 Consiglio minore era composto di otto 
consiglieri scelti per egual numero dalle guattro vie del borgo 
(dette Canova, Verla, Cioccari e Carona) ed eletti annualmente 
dai Consiglio generale. Di guesti, due per volta e per quattro 
(o tre?) mesi di seguito, assumevano il titolo di procuratori 
e stavano, insieme al vicario, a capo del comune. Erano eletti 
per un anno, e sembra che non potessero fungere due volte 
consecutive.... II Consiglio comunale si radunava piii volte 
alla settimana nella casa del comune, situata nella contrada 
Carona o Nassa. Alle sue sedute interveniva sempre il vica- 
rio, o per esso il suo luogotenente. Nelle stesse, oltre allo 
scioglimento di cause civili, si fissavano le tariffe o mete pel 
pane e per le carni, si trattava delle strade, degli estimi e di 
altre cose pertinenti allamministrazione comunale.... 11 Con- 
siglio generale era composto d'una persona per ciaschedun 
fuoco della campagna e riviera luganese. Si congregava piii 



(*) Bollctt. Sior,, ppec. pag. 178. 

(«) BoUett. Stor., pag. 180. 

O BoUctt. Stor., pag. 143 e seg. 



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DI NIC0L6 LAGHI 87 



volte airanno, e neirultima seduta nel dicembre passava alle 
nomine generali, ossia dei consiglieri, dei canepari e notai del 
comune, degli ufficiali per Tincanto dei dazi, perTestimo, ecc... 
Di regola il Consiglio generale si radunava sulla piazza di Lu- 
gano davanti alla casa del comune. Al Consiglio generale s ag- 
giungeva sempre quello comunale. » 

U brano degli statuti edito da don Roberto Rusca (*) prova 
che il vicario dipendeva dai capitano o governatore, il quale 
veniva nominato dai feudatari. La lapide che poc'nnzi ho in- 
dicata dice rozzainente che nel 1426 Ilario degli Odoni dot- 
tore di leggi occupava quella carica pei conti Rusconi («). 11 
Motta accenna anche ad un podesIA per Mendrisio, e dice che 
il vicario di Lugano abitava nella casa del comune. lo credo 
che il vicario presiedesse alle sedute del Consiglio comunale, 
ed il capitano a quelle del Consiglio generale. 

Luigi Sanseverino mori in aprile del 1447 e gli succes- 
sero nella signoria feudale della valle di Lugano i suoi figli Fran- 
cesco, Americo e Bernab6, i quali ne rimasero in possesso pochi 
mesi perchfe, morto Filippo Maria Visconti duca di Milano ai 
13 agosto 1447, fu proclamata la repubblica in tutto lo Stato, 
e vennero sciolti i vincoli feudali. 1 Comaschi spedirono subito 
dei delegati a Lugano per riunire quella valle al loro territorio, 
ma i Luganesi risposero che in avvenire non volevano piu re- 
slar soggetti che alla signoria di Milano, alla quale chiesero 
ripetute volte di essere mantenuti indipendenti (3). Ma i Mi- 
lanesi stipularono, ai 18 settembre, una convenzione coi Co- 
maschi (*), mediante la quale convennero che la valle di Lu- 



(*) Dcscritt. di Campionc, luogo prec. 

(*) Ilario F(iUiui) D(ommi) Petri de Odonibus LE(gufn) Doc(tor) Eru- 
j>]t{us) Gapitaneus Lugani et Val(Ois p(ro) Miagnificis) D(ominui) Comitibus 
DE RuscHONiBUS Anno DoMiNi cuR(r)ENTE M cccc XXVI M(agis(er) DoMENicus de 
Bediliora Fecit — Gfr. Baroffio, op. cit., pag. 212. 

O Rovelli, op. cit, parle 3*, tomo 1**, pag. 208 e scg. 

{*) Archivio munk'ipnle di Como, Vetor. Mnnnm., vol. 3**, da f. 1 a K». 



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88 CRONACA LUGANESE 



gano colle pievi di Riva S. Vitale e di Balerna, essendo ivi ces- 
sata Ia feudale signoria, ritoriiassero sotto la giurisdizione della 
citUi di Como. I Luganesi, visto tornare inutili i loro ricorsi, 
si acquietarono, a patto per6 che venissero accordate al loro 
podeslA maggiori facoltA di quelle che aveva anticamente; 
ma i Comaschi elessero, ai 16 giugno del 1449, uii podestA per 
Lugiano, Agno e Capriasca con giurisdizione limitata alle cause 
civili fino al valore di cinquanta lire, riservando le cause di 
maggiore importanza, e quelle criminali, alla giurisdizione del 
podestfii di Como, al quale resiarono immediatamente soggelte 
Balerna, Mendrisio e S. Vitale (<). 

Franchino Rusca signore di Locarno, dopo la morte del 
duca di Milano, del quale aveva saputo cattivarsi T animo ce- 
dendo a tutti i soprusi che gli usava il Visconti, cerc6 Tap- 
poggio di Federico 111 re dei Romani, offrendosi pronlo a ser- 
virlo in Lombardia. E mediante procuratore, chiese a quel mo- 
narca investilura della valle di Lugano colle annesse pievi di 
Riva S. Vitale e di Balerna, e della signoria di Locarno colle 
dipendenti valli e colla pieve di Travaglia, feudi che aveva 
otlenuti dai Visconti, e dei quali la repubblica lo aveva spo- 
glialo. Federico, desideroso di farsi un partito fra i signori 
lombardi, lo appag6, erigendo quei paesi in due separati/padi 
impertalij ed investendone Franchino ai 5 ottobre del 1448 («). 

Franchino intanto non istava ozioso, ma soUevando i ghi- 
bellini nella valle di Lugano, sMmpadronl di Porlezza, e nel 
dicembre del 1448, sperando insignorirsi anche di Como, spinse 
le sue truppe verso questa cittSi, ma i Comaschi lo sconfissero 
a Chiasso, espugnarono il castello di Morbio, dove Franchino 
erasi rilirato, e smantellarono il castello di Capolago; lo scac- 



(*) Baroffio, op. cit., pag. 224. 

(^) Vedi doc. 2V da me pubblicalo neWAppendlce alle Memorie Storiche 
del rasato Rtisca o Riisconi. Bologna, 1877, rol. 69 e seg. 



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DI NICOLO LAGHI 89 



ciarono poseia da Lugano e da Murcote, e lo inseguirono fino 
a Locarno. Visto che Ferdinando III non scendeva in Lom- 
bardia, Franchino si mise di concerto con Francesco Sforza, 
e rinnovo, nel giuguo 1449, i suoi tentativi, ma sempre con 
infelice successo ('). 

Lo Sforza, abbench6 ave.sse raccomandato a Giovanni Dalla 
Noce, governatore di Como, di cedere a Franchino la valle di 
Lugano, con leltera che io pubbiicai altrove (*), appena fu duca 
di Milano, ridiede ai fratelli Sanseverino il feudo luganese, ma 
sempre senza titolo comitale, prima del settembre 1450 (3), 
e ci6 in ricompensa degli aiuti prestatigli da quei valorosi 
capitani. Di piu scrisse a Locarno al conte Franchino, in data 
19 settembre 1450, invitandolo di nuovo a consegnare ad un 
commissario ducale la valle di Balerna e la bastia di Morbio, 
che ieneva ancora in suo potere (*). 

Franchino, seguendo Tesempio del conte Giovanni Balbiani, 
che prima di lui aveva cercato dai re Federico III Tinvestitura 
del feudo di Chiavenna, e poi Taveva accettata ai 21 luglio 1450 
dallo Sforza, lasciando da parte le ragioni concessegli dalPAb- 
sburgo, preferi tornare in possesso di quanto la repubblica 
avevalo spogliato. Fece vedere al nuovo duca d'avere pugnato 
per aiutarlo a guadagnare il trono dei Visconti e non pel pro- 
prio interesse, e dallo Sforza ebbe, ai 21 aprile 1451, conferma 
delle investiture di Locarno colle annesse valli e coUa pieve 
di Travaglia, e concessione di Brissago, di Osteno, di Cima 
e della Valle Intelvi, terre che Franchino aveva occupate colle 
armi alla mano duranie la repubblica milanese. Lo Sforza gli 
fece con esagerate lodi cjueste concessioni, ma pose la clausola 



(*) Cfr. SiMONETTA, CORIO, GlOVIO, RoVELl,! C ToMMASO PoRCACCUI , \U' 

biltd di Como, Venezia, 1569, pag. 84 e seg. 

(*) Appendivc alle Memoric Storiclie del casato Rusca, col. 74. 
(^) Arcliivio municipale di Como, R'Hjist, 8^ LU. ducal., f. 1. 
(*) Aroliivio di Slato di Milano, Missioc ducali, reg. l'*. 



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90 CRONAGA LUGANESE 



che fossero valide fino a suo beneplacito. U duca, che fu al- 
Irettanto buon politico quanto esperto capitano, non fidandosi 
di Franchino, non lo impieg6 mai nelle guerre che ebbe in 
seguilo a sostenere, quantunque ne conoscesse il molto va- 
lore. Forse per ci6 disgustato, o per riuscire nei suoi piani, 
Franchino approfittd del momento in cui lo Sforza era assalito 
da una coalizione di nemici, e ricorse airimperatore Federico III 
chiedendogli, dopo il marzo 1452, conferma deirinvestitura 
concessagli nell'ottobre 1448 dei feudi di Lugano e di Locarno. 
Quel monarca, che vedeva di mal occhio il duca di Milano, si 
affrett6 ad appagarlo; ma riuscilo viltorioso lo Sforza, Fran- 
chino trov6 prudente di non perdere il favore deiremulo for- 
tunato, e i diplomi imperiali restarono lettera morta nell'ar- 
chivio della Congregazione dei nobili a Locarno. 

Per ordine ducale fu, nel 1458, rislaurato il castello di 
Lugano a spese della valle, e nello stesso anno fu pure ri- 
stauralo il castello di Capolago a spese di Mendrisio e di Ba- 
lerna (*). 

E qui io cedo la parola a Nicol6 Laghi, e mi limiler6 ad 
aggiungere al suo racconto poche note. 

ALBBRTO RUSCOM. 



(*) Archivio comunale di Lugano, Rcgistro dellc entratc e delle spese 
per I* anno 1458. 



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DI NICOLO LAGHI 91 



CRONAGA. 



GiBELLiNi OONTRA Sanseverini. — L'anno 1466 nel Mese di Aprile 
i Nobili et Magnifici Messer Francino {<) Rusca (i), Hettore suo figlio, 
Lanciloto Rusca con Antonio Ruschetto suo figlio {«) Stefano Casta- 
gna, Antonio Carnevari de' Castorei, Antonio di Oltitio Rusca, Lanci- 
loto Robiani, et il restante della parte Gibellina di (3) Lugano unani- 
racmente si trovarono iusieme et cominciorono far contrasto innanzi 
Galeazzo Sforza Duca di Milano contra Luigi Francesco et Antonio 
ligliuoli di Bernab6 Sanseverini et anco contra Ugone figliuolo di 
Americo Sanseverini alhora Padroni di Val de Lugano. 

GiBELLiNi oppREssi da' Sanseverini. — Et questo contrasto f u fatto 
da i sudetti Gibellini di Val Lugano contra questi Signori Sanseverini 
perchfe essi Gibellini erano molto mal trattati sotto il governo dei detti 



(^) Franco. 

(*) Gaspare Moresiiio. 

(3) Val. 

(i) Qui c d'iiopo rlconiare cJw il conte Fianchlno Riisca, sicjaore di 
Locarno, era morto Jino dai mese precedente, come risulta dalla rinnooa^ 
sione della incestitura feudale di Locarno e di Traoaglia concessa ai figli 
di lui da Galeasso Maria Sforsa con diploma dei 16 gennaio 1467, rogato 
dai segretario ducale Cicco Simonetta, e che consercasi a Milano nelVar- 
chimo di Staio. Fratello di Franchino, nominato dai Laghi, f u Giovanni, 
creato cittadino di Milano, dopo cenf anni e piii dacchd m ahiiaoa, dai 
duca Francesco Sforza ai 26 settemhrel46L Regist. Lit. Ducal., an. 1456-61, 
f. 273, esistente nelVarchivio cioico a Milano. loi d gualijicato : 'S ohlWs vir 
lohannes Ruscha filius_ quondam Comitis lohannis. Cfr. Continuazione dei 
Nuovo Giornale dei Letterati, vol. 43°, pag. 89 e seg. Bugaii, Mem. Saer. 
Basil. S. Eustorgii, f. 53; ed Allegranza, De Sepulchris, pag. 94, 



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92 CHONAGA LUGANESE 



Signori Sanseverini: in segiio di questo alcuni Gibellini venivano ap- 
picatti per la gola di notte, altri legati ne' sacchi erano giettati di 
notte nel Lago et altri erano impregionati sotto false querele, ac- 
cioch6 gli confiscassero tutto il suo: di modo che trovandosi oppressi 
a querfto modo unitamente havendo ricorso al Duca furono liberati 
dai giogo (*) Sanseverinesco, pagando per6 nelle mani di esso Duca la 
soma di quattro mila Dueati. Ma non puote durar questa liberatione 
se non per un anno (n). 

L'anno 1467 havendo i Sanseverini inteso che il Duca inclinava 
alle dimande de' Gibellini, nel Mese di Febraro si misero in strada 
per venir a Lugano, il che non cosi presto fu saputo da' Gibellini, 
che una notte fecero condurre tutte le Navi del Lago di Lugano nel 
luogo di Bisono: et ivi le sommersero tutte, eccetto due o tre, quali 
riserbarono per suo bisogno armandole, et tenendole per difensione 
de' lor Gibellini. 

Qual cosa presto ando ad orecchia de' Ghelfi di Val Lugano, 
perciochft tutti si ritirarono nel Palazzo di Lugano alhora habitato 
da' Sanseverini, voleudo onninamente dar fidel socorso a* suoi signori. 



(*) goveriio. 

(ii) La soUeoujslone dci (jhibcllini acooiiiic subito dapo la mortc del duca 
Francesco Sforza, protettore dci Sanseocrini. 

Narra Villustre Cesare Cantu nella sua Storia di Gomo, vol. 1°, pa^. 351 
(ed. di Firenze, 1856) che Giocanni d* Albairaie e il dotior Silceatro Bologna 
suofiglio, ebbero per alcun tempo il feudo di Lugano; ed il P. Alfonso Oldclli 
nel Dizion. degli uom. illuslri del Gaul. Tic, a pag. 39 e seg., dice che al prc' 
detto Giocanni Bologna da Locarno venne data quella callc in feudo ai 
19 nooembre 1458, parrcbbe doccsse dire 1468, Ma don Roberto Rusca, a 
pag. 19 della indieata Descrit. di Gampione, ajfcrma che il detto Giooanni 
ando, nel 1466, al duca di Milano, come procuratore di Franchino Rusca, 
a chiedergli la valle di Lugano, e c/w? cid proca un rogito del notaio Filippo 
AndrioH, che a queidi era presso Oliciero Bologna, procuratore in Milano. 
Vedasi percio Valtra opera dello stesso don Roberto intitolata II Rusco, 
liistoria della famiglia Rusca, Hb. 2**, pag. 124, (Venezia, 1610) e lib. 4"*, in cui 
descrice il vcscooado di Como, pag. 98 (Piacenza, 1629). Sappiamo da un<i 
lettera, in data 10 oitobre 1455, esistente nel Ghrteggio diploma tico dc/- 
Varchioio di Stato a Milano, che Gio. Bologna fu canceHierc del conte di 
Locarno, Tutto cid combina con quanto leggesi nel manoscritto intiiolato 
Arbore et genealogia de Gonti di Lugano, opera di Gio. Giacomo Rusca, 
compilata nei primi anni del secolo decinio sesto, e che don Roberto aorebbc 
doouto copiare alla lettera senja alterarc nonii e date. 



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DI NICOLO LAGHI 93 



La Chiesa di santo Lorenzo e il Bastione de' Gibellini. — Ne in 
questa occasione dormirono i Gibellini; perciochfe presto si ritirarono 
in San Lorenzo Chiesa primaria di Lugano, prevalendosi (*) della 
Chiesa («) et Campanile [^) ivi fortificandosi : et vi arivarono in socorso 
Cento Soldati venuti da Vigezzo, et anco gli ne vennero molti de 
altre parte desiderosi di aiutare, et soccorrere gli afflitti (*) Gibellini. 

Tra questo mezo i Gibellini di Val dintelleuo et quei della Rivera 
non maneavano alla volta di Bissono d' impedire a ogni sua forza ehe 
uesuna sorte di grano si conducesse a Lugano in favor de* Ghelfi. 

Oltra di questo i Gibellini, quali si trattenevano in San Lorenzo 
comminciarono far un forte sopra il Cimeterio di detta Chiesa, ima- 
ginandosi di gettar poi a terra il Palazzo dentro il quale dimoravano 
i Ghelfi in difensione de* Sanseverini suoi Signori. 

Et sussequentemente i Gibellini una notte brusatono una Nave 
grande Sanseverinesca, la quale era vieina al Palazzo. 

Sopra di ci6 vedendo i Ghelfi ehe il tempo gli chiainava altrove 
con bel modo una notte si partirono fuori del Palazzo, et con pre- 
stezza andarono a Sonvico. 

RivoLGiMENTi DE* Sanseverini. — I Sauseverini veggendo la vo- 
luntk del Duca di Milano esser inclinata a privargli del dominio di 
Val Lugano, persuadendosi di far ingiuria grande al Duca si accom- 
modorono al stipendio de' Venetiani. 

Sanseverini restano privi di Val Lugano. — Alhora il Duca li 
priv6 liberamente del dominio di Val Lugano. Qual cosa molto et 
molto dolore partori alla parte Ghelfa perchfe si trovarono privati dei 
Sanseverini suoij Patroni et difensori. Et quel ehe fu dolore a' Ghelfi, 
risult6 magior allegrezza a' GibelJini, quali si conobero liberati dallc 
oppressionl sanseverinesche. Durando adunque questa discordia, quali 



(*) del cimitero per baslione. 

(*) per caslello. 

(3) per torre et. 

(*) et stanchi. 

PMIODICO SoaSTA STOaiCi COXB.NSf — Vol. II (fa*c. J). 



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94 GRONACA LUGANESE 



alla(*) parte Gibellina, masehi et femine, grandi et piccioli con le 
sue robbe scappavano («) a Hosteno luogo di rifdg^io a Gibellini. Et 
i Ghelfi ancora loro si ritiravano a Sonvico come in sicurissimo porto. 

Sanseverini ritornano in Val Lugano. — L' Anno 1475 del Meso 
di Febraro il Duca di Milano di bel nuovo rimesse in dominio di Val 
Lugano Ugone Sanseverino. Qual cosa ritorn6 molto a premere la 
parte Gibellina, et in segno di ci6 si unirono in una compagnia circa 
quHtrocento Gibellini di Val Lugano, et andarono dai Duca qual in 
quei giorni era in Pavia, ove esclamando et querelando contra San- 
severini fecero tanto che di bel nuovo esso Duca annull6 et cass6 
tutte le ragioni che prima gli haveva concesso sopra la giurisditione 
de Val Lugano. 

L' Anno 1470 i Tedeschi ritrovano [^) il modo di stampar libri. 

L' Anno 1475 nel giomo di Santo Andrea venne tanta copia di 
neve, che infinite case rovinarono. Et le biade sotto la neve ne' campi 
morsero di freddo, di modo che suUa prima vera furono isforzati semi- 
nar di bel nuovo i Campi. Con tutto questo quel seguente anno fu 
carestiosissimo, et il formento in quella gran caristia valeva grossi xv, 
et grossi xvi il staro, la biaua valeva grossi xiii, et xiv il staro, il 
miglio valeva grossi x per staro. Et se dai Duca di Milano non fosse 
stato menato qua piii che gran quantitk di pane di Mistura, era dubio 
che gran parte delle persone non moresse di fame. 

Pbovisione fatta dal Duca di Milano in tempo di carestia. — 
L' Anno 1476 Geleazzo Sforza Duca di Milano volendo provedere, che 
nel Ducal non si morisse di fame, fece condure de Sicilia gran quan- 
titi di formento, perchfe l'anno innanzi erano morte le biade ne' campi, 
et fece vender questo grano a credenza, cosa veramente degna di 
tanto Principe, il che s'egli non havesse ftitto sarebbe andato il for- 
mento a grossi 20 il Staro. 



(*) quelli dellu. 
(*) seapparono. 
(^) ritrovarono. 



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DI NIGOLO LAGHI 95 



VlEN AMMAZZATO IL DUCA DI MiLANO IN SAN StEVANO DI MlL.° — 

L' Anno 1476 die 26 Decembre mentre il Duca Galeazzo entra nella 
Chiesa di S. Steuano in Milano fu ammazzato da Gio. Andrea Lanipu- 
gnani, Gierolamo Olgiati et Carlo Visconte. 

L' Anno 1477 del Mese di Giugno Cicco Simonetta Calabrese go- 
vernatore dil Stato di Milano doppo la inorte dil Duca confini6 il 
Sforza Duca de Barre in Puglia, et Ludovico suo fratello, con Ro- 
berto di Sanseverino; et Ottaviano Sforza fratello delli suddetti mentre 
se ne fuggiva, fii ammazzato et annegato in Ada (iii). 

I SVIZZARI INDARNO SI AFFATICANO CONTRA BeLINZONA. VaLORE DEI 

SvizzERi. — L' Anno 1478 dil mese di Novembre i signori svizzari con 
trenta mille persone s'accamparono a Belinzona pensando di pigliarla, 
et vi stettero vinti giornate, alfine si partirono vedendo di non poter 
haverla. Subsequenter i soldati dil Duca di Milano si messero a perse- 
guitare nella coda i Svizzeri, et mentre gli seguitavano per vendicarsi, 
ecco i Svizzeri tra Peleggio e Giomico ammazzarono circa quatro 
Milla Ducheschi dil che spaventati quei di Val Lugano et dubitando, 
che Svizzeri non ritomassero in dietro con qualche impetuosa eru- 
ptione se ne scaparono di sotto il Lago di Lugano. 

L' anno 1479 dil Mese di Agosto il Sforza Duca di Barri nella 
Puglia insieme con gli altri confiniati come di sopra pigliarono Der- 
sona («) et molti altri luogi di Ik del Po. 

Ciccus Simonetta includitur in carcere et decollatur. — 
L' anno 1479 di 6 Settembre il sopra detto Ludovico Sforza et un 
figlio di Roberto Sanseverino con volontk della Duchessa (ma per6 



(*) Toi'toiia. 

(m) NeWarchioio di Stato a Milano trooast, alla rubrica Feudi ca- 
merali, Vaito mediante il guale venne confermato ad Ottaoiano Maria Sforza 
I* inoestitura delfeudo di oalle Lugano addl 3 marso 1477. In guel documento 
si accenna al posfesso che ne aoeca aouto Jino dai 1467 Ugo Sanseverino, 
ed ai motivi pei guali gli venne tolto. Vi si legge inoltre che il duca Ga^ 
leojzo Maria, Jino dagli lifebbraio del 1476, aveva inocstito di guel feudo 
Ottaviano suo fratello. 



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96 CRONAGA LUGANESE 



contra il consiglio di Cicco Simonetta Governator del Stato di Milano) 
entrarono nel Castelo di Milano: Et cacciorono in prigione esso Cicco 
Simonetta huomo prudente et fidele insieme con i suoi figliuoli et 
quindi gli feccerono decapitar tutti confiscandogli i beni al valor de 
ducento milla ducati. Et alhora divenne feudo Ducale il Contado et 
Castelo di Sartirana edificato dai detto Cicco. 

FiDELiTAS JURATA IN Sanseverinos. — L' anno 1479 del Mese di 
Settembre il detto Roberto Sanseverino di bel nuovo hebbe il dominio 
di ValXugano, et Balerna e ci6 (*) in feudo, et dalli huomini dil Borgo 
et Valle di Lugano fu giurata la fidelitk nelle mani di esso Roberto 
Sanseverino (iv). 

RoBERTUS PRivATUR. — L' anno 1482 die 10 Mensis Januarii (*) 
il prefato Roberto fu parimente privato dil Dominio di Val Lugano. 

L' Anno 1482 Ascanio Sforza Cardinale hebbe in feudo questa 
Valle di Lugano (v). 



C) c'iob. 

(*) alli 11 di Gieaaro. 

(iv) NclU archloio di Stato a Milano, alla rubrica Feudalari Sanse- 
verino, trocasi Vistrumcnto dclla rinnocasione concessa a Roberto Sansece- 
rino dei feudi di Castelnuooo, Pontecurone, Colorno, e della ierra e callc 
di Lugano, sotto la data 18 settembre 1479. Da un diploma pubblicato dai 
chiarissimo Motta nel citato Bollett. Stop. della Svizz. Ital., anno 2®, pag. 101, 
rileoasi che nel marso 1481 Roberto Sanseverino portaca il titolo di contc 
di Caiazzo, marchese di Castelnuoco esignore della valle di Lugano. II titolo 
di conte di Lugano nonfu portato clw dai Rusconi, e qui cade in acconcio 
rilecare Vequivoco in cui caddc il canonico Gio. Baitista Torricelli, a 
pag. 37 nel vol. 5° delle Orazioni saere e dissertazioni slorico-polemiclie 
(Lugano, 1837), asserendo che il vescovo di Como, nions. Stefano Gatti, por- 
tava legittimamente il titolo di conte di Lugano, perchd aleuni imperatori 
avevano concesso alla Mensa vescovilc di Como certi diritti sul mercato di 
Lugano e sulla pesca di qucl lago. 

(v) Nel R3g. Ducal. segnato MM nelV archivio di Stato a Milano, 
trovasi, f. 105 verso, l' istrumento della investitura concessa ai 29 dicem- 
bre 1483 ad Ascanio Maria Sforsa del borgo e della valle di Lugano, con 
Mendrisio, colla picve di Balerna, col borgo di Villanova e coi castelli di 
Capolago e di Murcote. In tale docunicnto si accenna al possesso avuto di 
quei feudi da Nicold Piccinino. 



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DI NIC0L6 LAGHI 97 



Restituitur Robertus. — L' anno 1483 un' altra volta per altri 
rivolg'imenti fu consegnata la Yal di Lugano al prefato Roberto San- 
severino. 

Iterum privatur. — L' Anno 1484 dil mese di Luglio fu ulti- 
mamente il detto Roberto Sanseverino privato del Governo di Val 
Lugano, et fu consegnata a Ludovigo il Moro. 

Pestilentia. — L' Anno 1484 die 19 Settembre cominci6 la peste 
in Lugano et solamente tre persone ne morirno per alhora cessando 
fino alli 16 Luglio dell'Anno seguente 1485 ehe poi comincio morir 
un figliuolo de Antonio Magiaeavallo et molti altri, et persever6 sino 
ajli 30 Novembre di quel medesimo anno fuori per il verno sempre 
nei moti di Luna ne moriva qualcheduno di peste. Et entrandosi nel 
mese d'Aprile del 1486 cominci6 crudelmente a lavorare attalchfe molte 
famiglie furono teforzate abbandonar Lugano. Et dur6 questa peste 
per il Messe d'Ottobre, di modo che in Lugano passarono di questa 
vita circa ducento sessanta persone. Et non solamente questa pesta 
molestO Lugano: ma altresi quasi per tutte le ville di Val Lugano: 
Anzi and6 per tutta la Italia durando il 1484: 85: 86, et nel principio 
del 1487 dette luogo ogni sospettoso male. 

SVIZZERI INDARNO TENTANO DI PIGLIARE DOMUDOSSULA. SviZZERI MAL 

TRATTATi. — L' auuo 1483 il Vescovo di Valesio, ciofe il Sedunese con 
buon essercito Svizzaro venne a Domudossula per ispugnarla, ma il 
disegno gli and6 vano, percio che i soldati Ducheschi, quali erano 
in presidib di quel luogo, si diportorono cosi valorosamente, che iscac- 
ciorno 4 Valesani con uccisione di quatro milla degli stessi Valesij. 
Et che b pegio gli soldati dil Duca di Milano erano talmente arrab- 
biati contra i soldati dil detto Vescovo Valesio, che alli morti stessi 
aprivano la pancia, et ne cavavano gran quantitk di grassa qual poi 
vendevano, et ne fornivano i Speciali. Qual vitoria fu di molta impor- 
tanza al Duca di Milano percio che non piii hebbero ardire gli Oltra- 
montani in quella parte molestarlo. 



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98 CRONACA LUGANESE 

Mentbe vogliono gastigabe quei chb usavano sal todhsca, come 
vengano uccisi i deputati a questa impresa. — l'anuo 1490 com- 
parvei*© in Lugano tre huomini Ducali per dar castigo a quei che si 
prevalevano di quella sale todesca, qual hoggidi si usa per tutto il 
nostro paese. Et essendo andati fiiori per la valle insieme col signor 
Capitano di Lugano, et il Cavaglier suo per fare inquisitioue sopra 
11 negotio del sale nel ritomo che facevano a Lugano, che gih l'ora 
era oseura per la uotte furono uccisi duoi de questi Deputati Du- 
cheschi, et il Cavaglier del Signor Capitano. Anzi l'istesso Capitano 
sarebbe stato ancor lui ucciso se le gambe non lo havessero aiutato. 
Et questi scandali cascorno per il sale, perchfe il Duca di Milano haveva 
mettuto il sale a pretio di sesini 8 et 4 la lira. 

CosTioNE de' Luganesi. — L' Anno 1491 die xi Luglio fecero co- 
stione Francesco, Lorenzo, Gio: Jacomo Cruschetti (*) et Gio: Antonio 
Ghisello tutti de' Minicatti di Lugano, et Bartolamet) di Lecco, et Gio: 
Pietro Comperti contra Gio: Maria Pocobelli, Maijnolo di Cortiuallo 
et Gabriel detto Mozzoni de Besutio et molti altri: nella qual costione 
fu amazzato Gabriello Mozzoni: onde i detti Minicatti et Compagni 
furono banditi. 

L' Anno 1492 die 8 Augusti fu datto delle ferite ad Hettore Rusca 
da un Jacomino Amadeo, et da Nicol6 Ferraro di Pero, per il che 
furono puoi banditi Jacomino et Nicol6 compagni soprascritti, quali 
poi si accompagnorono con altri banditi che ascendevano al numero 
de' dodici tutti Gibellini, et cosi andavano per il Paese facendo tanti 
mali che tutto il Mondo se ne lamentava. Et fu la loro insolenza tanto 
grande, che fu sforzato il Duca mandar qua Christofano Calavrese 
con cinquanta Balestrieri a cavallo per estirpar fuori del Paese questi 
dodeci banditi Gibellini. 

FuGA HOR de' Ghelfi hor de Gibellini. — In questi medesimi 
-tempi, quei del Borgo di Lugano a hora per hora erano costretti ftig- 
girsene via da Lugano, hora i Gibellini temendo i Ghelfi, hor i Ghelfi 



(*) Moschetli, 



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DI NIC0L6 LAGHI 99 



dando luogo a' Gibellini, et quedto acciochfe non fossero amazzati et 
saccheggiati (vi). 



(vi) II Laghi, parlando delle fa2lont, non dice mai U nome di colui che 
capitanaca i ghihclUni, ed U sllensio di guesta cronaca resia inesplicabile 
di fronte ai documenii. 

Sappiamo che i dissidi scoppiati nel 1490 ebbero origine dai contrah^ 
bando dcl sale, e dai rogiii di Alessandro Mantcgazsa, in data 24 feb^ 
braio 1487, e di Francesco Barsi, in data 9 luglio 1490, che conseroansi a 
Milano nelV arehivio notarile, trooiamo che Petrus filius quondam do- 
mini Francini Ruschce (detto anche nel contesto de Ruschonibus) aveva ap- 
punto ingcrensa nella somministrasione dcl sale che oeniva distribuito nella 
valle di Lugano durante il gocerno di Lodooico il Moro, gran protettore 
dei ghibellini. 

Qu€sto Pietro non d da confondere col conte Pictro Rusca, consignore 
di Locarno, morto fino dai nooembre 1482, come risulta dallo sirumento 
d' inoestitura dei feudi di Locarno e di Traoaglia, concessi al Jiglio di lui 
aglill marso 1483, con diploma che trocasi nelVarchicio di Stato a Milano, 

Fratello di Pietro, dei ramo luganese,fu Giooanni, come leggesi in altro 
rogito dello stesso notaio Barzi in data 10 ottobre 1482, riportato in cstraito 
nelValbero genealogico di guesta famiglia, che nel secolo scorso fu documen^ 
tato da mons. Antonio Rusconi (poi cardinale di S. R. C); albero che 
venne riconosciuto dai Sindaco della ciitd di Bologna il 17 ottobre 1866. 
loi si legge: Petrus et Johannes fratres de RuschoniLus filii quondam doraini 
Francini, habitalores Lugani. U omissione dei titolo comitale e giustificata 
dai luogo in cui furono stipulati guegli atti. Nella capitale dei ducato 
non si poteva usare un titolo che g H Sforsa non riconosceoano, Che guesto 
conte Giooanni dominasse sulla, valle di Lugano d attcstato dalla iscrisione 
che fu posta sul scpolcro di lui da Gio. Pietro suo Jiglio nella chiesa di 
Santa Maria degli Angioli, e eenne riconosciuta ai 26 giugno 1777 dai 
R. Tribunale araldico diMilano, Uinscri'sione contcneca le seguenti parole : 

MaGNIFICO COMITI lOANNI RuSCA | DOMINIO BONIS NUNC ViTA OrBATO | ViRTU- 

TiBUS AC MoRiBus Insigni | Io Petrus Mcestissimus Filius | REourEM et Me- 
moriam Gurat | Anno MDXIV. 

Qucsta dlscendcnsa concorda colle genealogie autenticate il 17 agO' 
sto 1707 dalle dutorita soiszerc, c riconosciute poi nel marso 1720 dai 
Magistrato delle rendite straordinarie dei ducato di Milano, 

Non bisogna confondere guesto Giooanni, defunto nel 1514, con altro 
conte Giooanni, signore di Locarno, morto nel 1508, e sepolto nella chiesa 
di S. Vittore in guel borgo, secondo scrioe Francesco Ballarini, chefu ar- 
ciprete di guella collegiata pochi anni dopo, a pag. 262 nel Compendio delle 
Groniche di Como. Ripetono guella data V Oldelli a pag. 170 dei Dizionario 
degli uomini illustri dei Canton Ticino, ed il Nessi a pag. 105 delle Memo- 
rie storiche di Locarno. 

Il ripetersi degli stessi nomi nelle famiglie dei conii di Lugano c dei 
conti di Locarno potrebbe gcnerorc confusiono. Ma noi sappiamo inoltre che 



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100 CRONACA LUGANESE 

Gean secco. — L*Anno 1493 fu tal sicciti» per tre Mesi continiii, 
ciofe Luglio, Agosto et Sattembre, che non fu mai piii vista tal cosa : 
Onde non produssero le Castagne, non si vide una Rapa, non Pa- 
nico, non Miglio, nfe altra cosa, et fu tal il secco, che molte g'ambe 
di Yigna. seccarono, nfe si trovavano aque nelli Pozzi. 

EXCURSI0NES GUELFORUM IN OpIDUM LUGANI. BaUUFFA TRA GhELFI 

ET GiBELLiNi. — L' Anno 1493 die x Augusti corsero per Lugano certi 
della parte Ghelfa gridando ad alta voce, o Gibellini veniti fori di 
casa. Et in questa Compagnia di Ghelfi vi erano Francesco Chiocca 
di Meli, un certo Sacerdote, che stava a Brfe, Prete Alessandro Poco- 
belli, con Gio: Maria, Gabriello, et Francesco fratelli de' Pocobelli, 
il Prete di Segerino, Urbano Pocobelli, certi Oidelli di Gandino et 
alcuni di Ponte Capriasca con alcuni fratelli di Martella de Sala, et 
i Cavestri di Cavargna, quali erano al numero di cinquanta Coip- 
pagni. Et mentre trascorevano per Lugano con questi vociferamenti 
furono gii dalle fenestre gravamente percossi con sassi dalle femine 
Gibelline, et da altri. Di muodo che con puoco suo favore si ritirarono 
in casa dei sopradetti Pocobelli, et la notte poi ogniuno camin6 al 
suo alloggiamento (*). 



(*) L'anno 1494 del meso di luglio, ngosto e selteml)re vonne gi^an copia 
di manna. 

guando mori a Liicfano il conte Giocannl, ostinato ghibelUno, ci dominan 
vano gli Svis^cri cd erano in bando i guelfi, partigiani dei FrancesL B. Gio- 
vio, Hist Patr., pag. 114, e Tatti, Ann. Sacr. di Gomo, 1.8®, pag. 504. 

Dai documenti sappiamo ancora che Gio. Pietro, figlio del conte Gio^ 
canni di Lugano, ebbe i seguentijigliuoli, indicati nel vol. 6° d^Ue Genealogie 
di diverse famiglie comasche da f. 16 a f. 18, esistente nella biblioteca comunale 
di Como, e cioe SebaMiano e Lorcnzo, ricordati nei diplomi del doge di Ve^ 
nesia, in data 18 e 26 marso 1560, che trocansi a Venezia neW archicio 
di Stato (Consiglio dei Dieci, Part. Comun. e Gancell. Secr., Privileg.) Gio. 
Antonio, nominato nel rogito del notaio Marino Angelo Casteifranco, in 
data 7 giugno 1543, citato neWalbero gcnealogico esibito al Municipio di 
Bologna nelV ottobre 1866, ed esistente in originale a Milano neWarchiaio 
notarile; Pietro Martire, indicato negli atti delV archicio del convento di 
S. Francesco a Lugano e nei rogiti di Paolo Dario dei 29 ottobre 1615, 
ronseroati nelV archioio notarile a Venezia; e Bernardino, nominato nelle 
testimoniali riJasciote dalVautorita soiszera in Lugano il 17 agot^to 1707. 



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DI NIGOLd LAGHI 101 



II Re di Francia passa alla volta di Napoli. — L* Anno 1494 
dil raase d'Agosto Carlo Re di Franza instigato dai Moro Governatore 
dil Stato di Milano passo per Lombardia per andare al acqnisto di 
Napoli. 

Jo : Galeaz Mediolani moritur Papi^. — L' Anno 1494 die 
Lunse xx Octob. circa octavam horam noetis mortuus est Papise, 
Jo. Galeaz. Dux Mediolani. 

Napou preso da Francia. — L' Anno 1495 il sudetto Carlo Re 
di Francia prese il Regno di Napoli. 

Novara presa da Franza. — L' Anno 1495 die Mercurii x Mensis 
Junii Ludovieo Duca di Orleans prese Novara, a nome del Re di 
Francia. 

Il Moro creato Duca. — L' Anno 1495 Ludovieo Sforza detto il 
Moro fti creato Duca di Milano da Massimiano Imperatore col mezzo 
de' duoi Ambasciatori, l'uno Arcivescovo, e l'altro secolare mandati 
dair Imperatore; a cui il Duca dette cinquecento Milla ducati per con- 
seffuire il privileg'gio Ducale. 

Garlo VIII PASSA IL Taro con vittoria. — L'Anno 1495 die Lunae vi 
Mensis Julii Carlo Re di Francia ritomando da Napoli vitorioso nel 
passar il Tarro hebbe da combattere col Marchese di Mantova ivi 
parecchiato con i soldati de' Venitiani, et dil Duca di Milano per 
impedire il passaggio a' Francesi. Onde si fece crudelissima batta- 
glia, essendone restati morti sei milla de' Venetiani, et duoi milla 
francesi. Doppo di qual conflitto il re di Francia marciando di et 
notte entri in Asti seguitandolo tuttavia l' essercito inimico. 

L' anno 1495 il Duca di Milano fece venir in servitio diece milla 
Tedeschi de quei dell' Imperadore per difendersi contra il Re di Fran- 
cia (*).'' 



(*) Qu(*sio poriodo manoa neJVofiompUirf* Barnjffio. 



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i02 CRONACA LUGANESE 

L' Anno 1495 si fece la pace tra Francia et Milauo, et fu resti- 
taita Novaria al Duca. 

EsTORSiONB DB DENARi. Calamitosi tempi. -— L' anuo 1496 il Moro 
Duca di Milano ricav6 crudelissime taglie nel Ducale: Et Como solo 
pag*h6 ottanta mila Scudi, et non lasci6 una minima Villa, che non 
fosse crudelmente angariata; et da ogni banda stracorrevano sbiri, 
et Offlciali essecutori per ricavar quodammodo 11 sang-ue de' poveri. 
Et in que3ti paesi era la majg'ior carastia de danari, che al ricordo 
d' homo fosse stata, Et di ci6 ne era causa questo che tre anni per 
inuanzi erano state continue guere et carestie in tutta l' Itaglia, per 
il che i poveri raaestranti di nostro paese non havevano potuto an- 
darsi a guadagnar danari. Et che voleva magnare gli conveniva pa- 
gare grossi dodeci il staro di formento, et la biaua grossi nove, et 
chi pigliava a credenza la biava, bisognava pagarla grossi 14 il staro. 

HoMiciDio. — L' Anno 1496 in Giobia a xi di febraro circa tre ore 
di notte fu amazzato Jacomino de Amadeo de Lugano figlio di Giovan 
Mateo, et questo ta in Casa delli heredi di quondara Simonino del 
Piperata, per la cui morte fiirono banditi nove homini di Lugano, 
i quali cosi banditi andavano per Val Lugano et stavano hor in Son- 
vico, hora in Ponte Capriasca, et hora in Cavargna. 

VARIiS INCURSIONES GUELFORUM ET GlBELLINORUM. — L' AUUO 1496 

in Giobia il 14 di Luglio circa 12 hore i medemi nove banditi da 
Lugano ammazzarono Giorgio fratello del sudetto quondam Jacomino 
Amadeo, et questo fu nella sua propria Vigna di Montarina, li quali 
banditi insieme con altri Gelfi di Val Lugano si fortificavano nella 
casa de' Pocobelli havendo qualche sospetto da i Gibellini, et anda* 
vano vociferando che (*) trovavano le donne gravide de' Gibellini gli 
volevano tirar fiiori le creature dil ventre etc. Nfe mancavano i Gibel- 
lini di diligenza ritrovandosi insieme, et consigliandosi come potessero 
rafrenare l'audatia de' Ghelfi. 



0) «p. 



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DI NIC0L6 LAGHI 103 



I detti banditi uscirno di Lugano, et andando fiiori per la Valle 
ricercavano dagli amici nuovo soccorso per veder pur di reprimer la 
rabia de' nemiei. 

Altri Ghelfi quali si ritrovavano per Lugano si ritirarono in Casa 
de Brochi aspetando il soccorso ricercato dalli sopradetti banditi. 

Sopra cio la parte Gibellina essendosi accorta di tutti i movimenti 
che faceva la parte Gelfa con aiuto de' Gibellini di Onnago, assal- 
tarono la Casa de Brochi, et per forza vi entrarono. Oude ne fu ucciso 
Antonio Pocobelli con una palla di schioppo in un occhio, et furono 
fiior di detta Casa de* Brochi rubate et strascinate via da' Gibellini 
tutte le robbe de' Gelfi. Et in questo tumulto i Gelfi in gran parte 
si salvarono in un certo Colombaro di Jacomo Brochi. Ma nfe anche 
quivi potero acquetarsi troppo i Gelfi. Percio che i Gibellini bramosi 
di vendicarsi circondarono il detto Colombarb attaccandovi il ftioco 
per abbruscarli; i Gelfi veggendo che quella volta la fortuna se gli 
raostrava molto contraria trovandpsi assediati in un Colombaro si rac- 
comandarono alla nemica parte, et furono salvati tutti eccetto un 
Giorgio bastardo de Somazzi, il qual mentre si penso salvarsi fug- 
gendo per il coperto delle case, fu amazzato da quei di Onnago. Altri 
Gelfi furono condotti nel palazzo, et non gli fu taito dispiacere nisuno. 

AzzuFFAMBNTi de' Gelfi kt Gibbluni. — Mcntrc questi fraccassi 
si facevano in Lugano, ecco il medemo giorno circa le 20 hore so- 
pravennero i giJt detti banditi con una compagnia de 70 Gelfi rau- 
nati insieme in piti luogi della Valle et animosamente entrando per 
il Portone di San Lorenzo gridavano, carne, carne, alla morte, alla 
morte. Risvegliati i Gibellini a que3te voci se gli fecero contra nella 
ricciata, per la qual si va a San Lorenzo, et ivi azzuflBandosi («) 
restarono morti sei compagni Gelfi, ciofe Francesco Campana, qual 
neir istesso giorno morse poi nel luogo di Origlio, duoi fratelli della 
Costa Plebe Capriasca, et tre compagni di Sonvico. Oltra che molti 
altri restarono feriti. Per la qual cosa ismarriti i Gelfi si ritirarono 
alcuni a Sonvico et altri a Morc6. Quelli Gelfi di Gandria non fiian- 
dosi di star a casa navigarono a Porleza. 



(*) fleramente. 



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i04 CRONACA LUGANESE 

N& per que3to potevano aquetarsi i Gibellini di Lugano i quali 
impauriti in tanti rivolgimenti di fortuna, perci6 che ogni giorno. 
vedevauo la fortuna cambiar a suo modo gli andamenti de gli huo- 
raini fugirono al meglio che puotero, chi a Bissono, et chi ad Hosteno. 
Onde se Africa pianse ; Italia non rise. Stettero per6 i Ghelfi fuor di 
Lugano per un anno che non si confidavano star nel Borgo. 

Uciso Andrea Pocobelli. — L' Anno 1497 in giomo di Dome- 
nica 29 Januarii f u ucciso Andrea Pocobelli per raano de' Gibellini 
in casa di Cristofaro Quadrio. 

Destructio navis. — L' Anno 1497 nel mese di Luglio i Ghelfi 
di Porlezza facevano far una gran nave per venir poi alla distru- 
tione de' Gibellini di Lugano. Ma i Gibellini non aspetando che se 
gli desse fine una notte la brusorono in parte, et parte tagliorono 
a pezzi. 

Peotbrvitas Gibellinorum. — L' Anno 1497 i Gibellini facevano 
tanti mali in questo paese che in una (*) oscuritii, et stavasi in con- 
tinui movimenti d'anni per le partialitk che vi erano. N6 vi era Gibel- 
lino, che havesse ardire praticar (*) verso Porleza. Kfe manco i Ghelfi 
di Porleza presumevano venir a Lugano. Parimente quei di Sonvico 
andavano tartenuti col venirsene a Lugano. 

Perotto Corso. — Perseverando que3te maligne fattioni ne tro- 
vandosi altro rimedio per castigar le insolencie dell'una, et l'altra 
parte, il Duca di Milano per proveder dai canto suo a tanti mali mand6 
un suo Capitano chiamato Perotto Corso con ducento compagni ben 
armati, il qual spaventando i Ghelfi et Gibellini, et neutralmente mi- 
nacciandoli gli fece por gifi le armi (3). 



(*) era. 

(*) partip. 

O di modo che ogni uno poteva sicuramenle andare a Lugano et fuori 
di Lugano et perche i GibelUni gavevano inicamenti robbato et spogliate 
le oase de Ghelfi, il detto capitano Pezetlo seguilando Tordine della giustizia 
fece che i Gibellini furono costretH restituire quanlo per forza gli havevano 
lolto. 



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DI NICOLO LAGHI 105 



Reconciuamento tra Ghelfi et Gibbllini. — Nel medemo auno 
mediante la buona opera del medemo Perotto fu stabilita la pace tra 
Ghelfi et Gibellini et solenizata con processioni in un giorno di Do- 
menica a son di Campane alli x dil mese di Decembre eirca 20 hore, 
qual pace dur6 sino alli 28 di Genaro 1500. 

Si pabrica il Castel di Lugano. — L'Anno 1498 dia .... 27 di 
Marzo per commandamento di Ludovico Sforza detto il Moro Duca 
di Milano fu dato principio di cavare nel Vedeggio di Lugano, per 
fargli il Castello. Et in un giorno di sabbato alli 19 di Maggio a 
hore 13 fuposto nel fondamento il primo sasso, nel quale vi era una 
Croce con il millesimo delPanno 1498, et anco nel detto fondamento 
vi furono poste due inghistare, V una piena di oglio benedetto, et 
Faltra piena di vino, con proce3sione, Croci, hini et lode divine, et 
suoni di Campane. 

Pbste. — L'Anno 1498 die 15 Mai comiucio la peste in Lugano in 
casa di Christofaro de Riva; et morse un Comissario mandato qua 
nel tempo della peste dai Duca di Milano. Et dur6 questa peste sino 
al 16 di Novembre 1498, easendo morti in Lugano circa dugento per- 
sone. Nel medemo tempo si fece sentir la peste a Muzzano, Biognio, 
Massagno, Rovello, Rolino, Legaino, Soragno, Cassarago et Casta- 
gnola. In questi tempi pestiferi si facevano molte guardie al fiume 
di Agnio. Al Ponte della Tresia stavano dieci balestrieri a cavallo a 
nome del Duca di Milano, i quali trascorevano qua et Ik, non la- 
sciando che quei di 1& dai fiume di Agnio venissero di qua, et tenendo 
a sesto gli stravaganti (^]. 

La Chiksa di S.*^ Maria delli Angioli di Lugano. — L' Anno 1499 
in giorno di Domenica a di 17 febraro circa 16 hore fu principiata 
la venerabile Chiesa di Santa Maria delli Angioli luogo de' Padri 
Zocolanti con processione, et trionfo di tutto il Borgo di Lugano. 

In questi tempi era carastia grandissima de danari nel paese per 
la graveza, che ogni di erano imposte. Nfe si sentiva altro che spezzar 



(*) In questi frangenti il mercalo si fuceva il Venerdi u Agno el il 
Sabalo a Carrago. 



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106 GRONAGA LUGANESE 

porte dalli Offlciali dil Sig*.® Capitano, et fttr crudelissime essecutioni, 
contrat («) i quali non havevano in modO' di pagare tante estorsioni, 
quante ogni di si compartivano sopra il sale. 

NozzB DI Gio. Galeazzo Duca di Milano. — L'Anno 1494. Gio. 
Galeazzo Duca di Milano essendo ancora un puto tolse per moglie 
Isabella figliuola di Alfonso Re di Napoli. Ma essendo poi tossicato 
in Pavia morse alli 20 di Ottobre 1494, restando poi patron dil Ducato 
di Milano Ludovico il Moro Barba dil Duca morto. 

SvizzARi CONTRA Grigioni. — L' Auuo 1499 dil mese di Luglio 
r Imperadore Massimigliano mosse grossa guera a Svizzari et Gri- 
gioni, et il Moro Duca di Milano mand6 alP Imperadore gran quan- 
titk di farina, et altre munitioni come sono armi et altre simile cose 
necessarie, aggiungendovi anche buona soma de danari, che fiirono 
dugento milla Ducati per sostener l' Imperadore in questa impresa- 
Et persever6 la guera sino al mese di Settembre, et puoi si fece una 
pace perpetua tra di loro; essendo morti tra V una et l'altra parte 
cinquanta milla huomini, et essendo state abbrusiate molte terre in 
Agnedina, in Crovara p), et altri contigui paesi. 

AuGDRi. — L'Anno 1499 nel mese di April apresso Roma suUe 
Rive del Tebro fiirono visti infiniti Corvi et Milvi tra loro azzufl&indosi 
inicamente nell'aria. Restarono perdenti i Corvi massimamente che 
sopragionsero certe Aquile, quali ancora loro ammazzarono i Corvi. 

CONFEDERATIONE TRA FrANCIA ET VeNETIANI. Il DuCA DI MiLANO 

ABBANDONA IL DucALE — L' Anuo 1499 Ludovico Re di Francia, et 
Venetiani fecero una streta confederatione ad ultimo esterminio dil 
Duca di Milano, con patto che Venetiani havesero obligo di pigliare 
le fortezze di Ik da Ada, et che Francia havesse a pigliare di quk 
dall'Ada. Onde il medemo anno 1499 vegendo il Duca di Milano che 
non poteva piti resistere nfe a Venetiani, nfe tampoco a Francia, il 



(^) a poveri. 

(*) Angedina e Cruara. 



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DI NIC0L6 LAGHI 107 



cui Generale era Gio. Jacomo Triultio Milanese, massime clie egli 
era mal veduto dai popolo di Milano per le troppe, et smisurate estor- 
sioni di taglie, abbandon6 il diletto suo Dominio di Milano incami- 
nandosi alla volta di Massimiliano Imperadore da cui sperava poi 
aiuto et fSavore. Et questo fu die Lunse a 2 Settembre 1499 (vii). 

Venetuni pbbndono le portezze oltr'Ada. Teiultius expugnat 
Mediolanum. — Tra tanto i Venetiani seguitando i patti della Con- 
federatione fatta cou Francia pigliorno di Ik dalPAda le fortezze, et 
il Triultio si impadroni di Milano, beneh^ il Castellano ancora stesse 
forte nel Castello in nome dil Duea, percb^ nel Castello era buona 
provisione. Et aeci6 che i Popoli Milanesi si innamorassero della Si- 
gnoria de' Franzesi, egli lev6 via tutte le gravezze, taglie, gabelle, 
oppressioni, et altre extorsioni, dando ad ogni uno libertk di ven- 
dere pane, vino et carne senza pagar datio, et anco di puoter eon- 
dur biave senza licenza, et senza datio etc. 

Sopra ci6 il Castellano, qual era stato fin qui nel Castello di Mi- 
lano a nome del Duea, dette et eonsegn6 il Castello nelle mani di 
Gio. Jacomo Trivultio con patto che gli fiissero datti quaranta milla 
Ducati, et questo fu a 17 Settembre 1499. 

ReX FaANCIifi EXIGIT JURAMENTUM A LUGANENSIBUS. — L' AUUO 1499 

die Jovis Mensis Septembris a hore sei di notte ariv6 un Trombetta 
del Re di Francia, il quale in quella medema liora fece giurare fideltk 
a' Procuratori et Principali del Borgo di Lugano nelle mani del Re 
di Francia. 

Thivultius ingrbditue in possessionem Lugani. — a di 7 di Set- 
tembre 1499 ariv6 a Lugano Francesco Trivultio con 300 Cavalli a 



(vii) // signor Emitio Motta nel Bollett. Slor. della Sviz/. Ital., anno 2**, 
pag. 145, pubblicd U tcsto di un diploma csistcnte in originale a Lucerna, 
con cui Lodovico il Moro, per rieompcnsarc i sero ig i prostat ig H dai contc 
Bartolomeo Crioelli, gli donaoa, ai 15 agosto 1499, la tcrra di Mcndrisio 
e lapieoe di Balerna. Soggiunse il chiarissimo collega che f u di breoe durata 
il dominio del conte Cricelli $u quei paesi. 



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108 GRONAGA LUGANESE 

pigliar il posaesso di Val Lugfano a nome del Re di Francia; il me- 
demo fece di Bilinzoua (*). 

Rex Francia intrat Mediolanum. — L' Anno stesso 1499 Die 
Dominioo 6 Ottobre il Re di Francia entr6 trionfante in Milano. 

L' Anno medemo 1499 dil mese d'Ottobre passarono per Lugano 
dieci milla Svizari, quali a nome del Re di Francia andarono in Val- 
telina. Et pass6 questo essercito in xii giorni. Et de questi soldati 
ne stettero in Lugano cinquecento per il spatio di sette giorni. 

A di 7 Ottobre del medemo anno erano in Lugano 700 francesi, 
quali andavano a Bilinzona; et altretanti Svizzari, quali andavano 
a Como; et quei 500 Svizari, quali stettero in Lugano sette giorni 
hebbero in Lugano le sue paghe, et si inviarono poi alla volta di 
Tirauo, quale si teneva a nome dil Duca: Et in questi giorni il Borgo 
di Lugano pigli6 tanti danari da que3ti soldati, che fu una bellezza. 

L' Anno 1499 die 16 Septembris (*) si parti da Lugano il Sig.'' 
Hettore Fioremonte di Pavia Capitano di Lugano in nome del Duca 
Ludovico. Et rest6 il Borgo di Lugano senza Capitano da 16 di Set- 
tembre fin alli 16 di Novembre; Et poi venne Filippo Gaietano Dot- 
tore per Capitano nostro mandato dai Re di Francia, qual vi stette 
sino alli 2 di Febraro, nel qual giorno Ludovico il Moro Duca di 
Milano entr6 in Como. 

L' Anno 1499 nel giorno di San Michele circa la prima hora di 
notte nel territorio di Parma furono visti segni spaventoii nell'aria. 

L' Anno 1499 die 18 Novembre vennero a Lugano dei (') Am- 
basciadori dil Conte Gio. Rusca (*) dimandando che a loro fosse giu- 



(*) I n quei medeini tempi arrivorno a Lugano 300 Baleslicri Guaseoni 
per il Re di Francia quali il giorno seguente se ne andorno nei presidii di 
Bilinzona. 

{*) alli 6 settembre. 

O duoi. 

(*) ex conte di Locarno (viii). 

(viii) Ritengo che gueste parole siano state agyiante dai copista, perchc 
Giooanni conte di Locarno si mosird inpiii incontri caldo partigiano dei 
Francesi, collc armi dei guali difese poi guella sua rocca. Non d cre^ 
dibile che Giovanni chiedesse un giuraniento, il guale sarehhe siato inutile 
difronte aW investiiura che poco prima aceoano appunto dai re di Francia 



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DI NICOLO LAGHI 109 



rata fideltk, in nome di esso Conte Rusca. Ma furouo rimandati via 
i n bianco con dirgli che non volevano giurare altra fldelti di quella, 
che havevauo giurato al Re di Francia. 

L'Anno medemo 1499 venero a Lugano il 29 Novembre certi 
Messi mandati per il Conte Manft'edo Tornielli di Novara, et il Sig.® 
Donato Carcani di Milano ricercando ancora loro fideltk come gli era 
concesso per privileggi dil Re di Francia. Onde hebbero ancora loro 
ripulsa. 

L' Anno 1500 a' 20 Gennaro quei di Chiavenna accettarono dentro 
di Chiavenna le gienti del Duca di Milano et si ribellarono contra 
Francia. 

BiLINTlONENSES CAPIUNT CasTELLA. BkANDA CASTIGLIONUM POPULA- 

TUR DOMOs GiBELLAs. — L'Anno medemo 1500 die 24 (<) Gennaro i 
Bilinzonaschi con aiuto di alcuni Gibellini di Lugano pigliarono il 
Castel grande e 'l Castel piccolo fuori delle mani de* francesi : Et in 
nome del Duca di Milano si ribellarono a Francia. 

L' Anno stesso 1500 die 24 di Gennaro Francesco Castagna detto 
Cacciaguera, Bartolameo di Lecco, Gio. Antonio Castagna, Francesco 
Minicati, Gio. Antonio detto Ghisello de' Minicati, Jacomo Ferraro 
di Pero, Christofaro di Torrecelli Marescalco, Pavolo di Cortivallo,, 
Jeronimo de Ouadrio, Galeazzo Canonica di Adassono, tutti di Lu- 
gano, et certi altri della Valle, et ancho di Lugano in numero cora- 
pagni XXI andarono a Bilinzona, et ivi per il Duca di Milano in- 
sieme con Belinzonaschi, pigliorno il Castel grande el picciolo di 
Bilinzona, tenendoli ibrti in nome dil Duca, sino a tanto che il Duca 
ritorn6. 



C) alli 14. 

ottcnuto U conte Manfrcdo Tornielli e Donato Carcano, capitano di cacal- 
leria franccse. Ai 29 dello stesso niese rjiiei due feudatari domandarono a 
loro volta il giuramento di fedelta ai Ltiganesi, e dai f. 121 del rcgistro 
segnato RR, cite conseroasi neW archioio di Staio a Milano, sappianio 
cfw prima del settembre ioOO fa inoestito del feudo di Lugano il prcdetto 
Donato Carcano, Anchc qui merita fede TArbore et Genealogia de Conti 
di Lugano, che attribuisce la suaccennata richiesta al conte Giocanni, del 
ramo luganese, defunto nel 1514. 

FcRiODico SociBTA Storica Combase ~ Vol. II (fasc. 2). 8 



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110 GRONAGA LUGANESE 



L' Anno 1500 a 26 di Genaro li huomini di Val Lugano per com- 
mandamento dil Re di Francia andarono alla volta di Bilinzona per 
ripigliare li Castelli; Et die 28(*) sopravennero dugento Cavalli fran- 
cesi per il medemo eflfetto. Et nel mederao giorno cirea a 4 hore di 
notte venne Branda di Castiglione con cento compagni a Lugano, 
et in quella medema hora insieme con alcuni Ghelfi sacchegi6 la 
Casa di Tomaso Castagna, di Bartolameo di Lecco et di Gio. Do- 
nato di Pero. Et havevano stabilito nel ritorno di Bilinzona di sac- 
cheggiare tutte le Oase de' Gibellini et anco di menargli per i ferri 
tutti et dar il fuoco a quante Case erano de' Gibellini. 

Ma la Domenica seguente che fu alli 2 di febraro venne una mala 
nuova alli Francesi et Ghelfi che assediavano Bilinzona, la qual nuova 
fu che il Duca di Milano era venuto a Como, il che inteso si par- 
tirono nfe manco hebbero tempo di essequire quanto essi Ghelfi have- 
vano ordinato. 

Con quanto i duoi Castelli di Bilinzona -fossero nelle forze dei 
Ducheschi, nondimeno la muraglia et il Castel Sasso Corbfe era anco 
tenuto da' Francesi. Et il Duca di Milano mand6 i Gibellini di Val 
Lugano a finir di pigliar quel tanto, che era nelle mani de' Fran- 
cesi; il che fu essequito scacciandone i Francesi, et fautori. 

Questa mutation cosi repentina di fortuna partort novi sospetti 
alla parte Ghelfa; Onde pensarono essere se non bene rittirarsi con 
le famiglie a Sonvico. Perchfe la novitJt commessa dai sudetto Branda 
contra i sudetti Gibellini nutriva grandissimo odio, et minacciava se 
non male et peggio. 

Indarno i Gibellini vanno a Sonvico. — L' Anno medemo 1500 
alli 28 Febraro i Gibellini di Lugano et della Valle desiderosi di far 
qualche notabile impresa assoldamo circa mille fanti fatti venire parte 
dai Bilinzonasco, altri di Varese altri da Onnago, et altri d'altri Luogi, 
si messero all'ordine per andar a^pigliar il Castel di Sonvico, havendo 
Mortari et una Artigliaria menata da Bilinzona; et si aflfermarno nella 
Terra della Villa sei giomi, facendo ogni sorte di lor prova, et non 
mancando di addoprar l'ingegno et forze per riuscir al dissegnio della 



(*) ottobre. 



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DI NIC0L6 LAGHI 111 



parte Gibellina tanto desiderato. Non di meno si diportorno quei di 
Sonvico tanto generosamente et massimameute governandosi sotto 
il prudente consiglio de' Morelli (*) et altri confederati, quali in quelle 
tribulationi attendevano aUa difension di quel Luogo, che i Gibellini 
furono isforzati con pochissimo suo honore partirsi da Sonvico; benchfe 
non manchino alcuni, quali dicano che Tomaso Castagna nervo di 
quel essercito ricevesse danari da quei di Sonvico. 

QuEi DI Sonvico escono fuohi a vendicarsi (*). — Et quantunque 
i Gibellini non pigliassero Sonvico, non resta per6 che non facessero 
assai mali dannificando, spogliando, saccheggiando, et brusando ci6 
che nella Castellanza potero havere. 

II giorno seguente quei di Sonvico uscirno fuori et andando a 
Sala Capriasca gli menarono via le bestie: il medemo fecero a Lu- 
gaggia et Vaglio. Ma ecco i Gibellini di Lugano avisati in quella 
sprovista daiguesti saccheggiamenti, subito con ogni sorte di pre- 
stezza corsero alla volta de Tesserario, et trovandogli col botino tra 
Tesserario et Caggiallo, gli tolsero quanto eglino havevano rubato 
e sel condussero a Lugano. 

Trascobreno i Gibellini. — Et nel ritornar che fecero questi Gi- 
bellini di Lugano a Casa passarono per Ponte Capriasca, et ne sac- 
cheggiarno in parte. 

L' Anno medemo 1500 a di 10 di Marzo quei di Sonvico vennero a 
Luggagia a saccheggiare et alli 15 di detto Mese dettero il fuoco 
ad alcune Case di Luggagia. 

A d\ 26 di Marzo quei di Sonvico, et quei di Lugano si ritro- 
vorno nel luogo di Precassona dove si azzuflferono fieramente; al fine 
la fortuna volt6 le spalle a quei di Sonvico doppo essersi V uua et 
r altra parte animosamente difesa. Onde ne restarono morti dui di 
Sonvico, et altri feriti, non havendo quei di Lugano riceuto alcun male. 

SONVICENSES CUM GlBELLINIS. MaNCA LA LEGITTIMA PROLE DE' SfOR- 

ZESCHi. — Uie 9 Aprilis 1500 essendo venuti quei di Sonvico nel Piano 



(*) Marolli. 

(*) Parole c/w? mancano nella copia Littn. 



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112 GRONAGA LUGANESE 



di Cassarago viciuo a Lugfano per botinare, la parte Gibelliua di Lu- 
gano gli fu alle spalle, et ne restorno morti tre di Sonvico, et uno 
di Migena (*) complice della parte Gibeliina, qual era in compagnia 
dei Luganesi fu ammazzato da quei di Sonvico. 

L'anno medemo 1500 liavendo il Moro Duca di Milano ripigliato 
Miiano et altre fortezze dil mese di Genaro et Febraro, et anco es- 
sendosi impatronito di Novara il 22 di Marzo 1500, f u di bel novo 
assalito da' Fraucesi attorno Novara, et forsi per i suoi peceati fti col 
mezzo di alcuni Svizzari consegnato nelle mani di Francesi, et menato 
in Francia a di 10 april 1500. Onde di bel nuovo fu spogliato dalla 
fortuna contraria d'ogni consolatione. Et Tanno 1508 mori in Francia 
nellsit Cittk di Borgo, lasciando doppo di se doi figliuoli legitimi Mas- 
eimiano et Francesco, et Gio : Paulo fu figliuolo naturale. Rest6 poi 
Duca Massimiano, ma ancora lui se ne and6 a morire in Francia, 
doppo l'haver consegnato il Ducale al Re di Francia. Resto anco Duca 
Francesco suo fratello, qual mori nel 1533 et in lui manc6 la legi- 
tima stirpe de' Sforzeschi. 

Hora ritornando alle particolaritJi (*) di questi paesi, come i Gi- 
bellini videro che Ludovico il Moro era restato al tutto conquasato, 
et menato prigione in Francia, restarono molto smariti perchfe da 
tutte le parti si vedevano posti in angustia, et i Ghelfi si insuperbi- 
vano mostrandogli la fortuna alegra fronte, con tutto questo entramo 
in tanta rabbia et furore, che tutti si rovinarno facendosi quanti 
mali erano possibili di fare, nb havendo risguardo n6 a Parenti, uh 
ad Amici, nfe a cose sacre, nh a profane. 

SvizzERi A NovAUA (3). — AiU XI di Aprile 1500 nel ritomar che 
facevano i Svizzari da Novara, dove (come fe di sopra detto) alcuni 
di loro consegnarono il Duca di Milano nelle forze di Francia et erano 
al numero di 1500, questi che dimorarno in Lugano circa tre giorni, 
nel ritornar (dico) de questi Svizzari, mentre erano ancora nel Lago 
di Lugano, i Gibellini si pensarno che fossero Francesi mandati per 
fargli molestia, et subito se ne fuggirno alla volta di Biliuzona. 



{*) Mugiena. 
(*) parzialita. 
(^) Parole che mancano nclVcscmplarc Litta, 



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DI NIC0L6 LAGHI 113 



SoNvicx) SACCHBGGIA LuGANO. — A di 13 di Aprile 1500 intendendo 
quei di Sonvico, di Carona, di Ponte Capriasca, di Grandio (*), di 
Morc6, et gli stessi Ghelfi del Borgo di Lugano, che niuno della parte 
Gibellina era restato in Lugano per paura, andorno a Lugano masclii 
et femine, et andorno di casa in casa spogliando et bottinando quanto 
trovar potero delle Case Gibelline. Et bottinato che hebbero Lugano 
a satietk entrorno per le Ville dove sapevano esser Gibellini, et in 
ogni luogo menorno le mani per il fondo, non vi essendo chi havesse 
ardire di contradire all'audatia della parte Ghelfa in quelU giorni. 

Belinzona si dX nellb mani de Svizzari. — L'Anno 1500 dil mese 
di Aprile i Belinzonaschi dettero le fortezze 8ue nelle mani de 
Sig. Svizzari. 

In questo tempo comparevano tanti pidocchi che era cosa da 
non credere. 

Gran rabbia de' Lupi. — L'Anno antidetto 1500 nella estate certi 
Lupi rapaci divoravano quante creature potevano havere. Et quan- 
tunque potessero haver comoditk de altre bestie, non di meno lasciando 
le bestie si attaccavano a mangiar i fanciuUi (*) : di modo che man- 
giarno sino al numero di 30 creature. Nfe vi era huomo cosi bravo, 
che havesse ardire solo uscir di Casa, se non erano alquanti insieme 
compagnati. 

L'Anno 1500 nel mese di Maggio venero cento Franzesi gente 
d'armi del Re di Franza, et anco sopragionsero cento Normani, quai 
tutti furono compartiti per le Case nel Borgo di Lugano per certi 
giorni (ix). 



(*) Gandrio. 

(*) e le fanciulle. 

(ix) Nel registro segnato RR, che consercasi a Milano nelV archioio 
di Stato, troeasi, al f. 121, il diploma in data 18 settembre 1500, con cui 
Liiigi XII re di Francia concede in feudo a Besualdo Siuard, suo con- 
gigliere e ciambellano, meta della valle luganese: In quel doeumento d detto 
rhf* prima era posseduta da Donaio Carcano, ma non si arcenna a fitoH- 



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114 CRONAGA. LUGANESE 



OxNAGo RiFUGio de' Gibellini. — L'auno 1500 nel primo di Ottobre 
circa cinquanta (*) Banditi Gibellini quali se ne stavano dentro di 
Bilinzona nascostamente si inviarono alla volta di Onnagfo; dil che 
avisato il Capitano proprio di Lug^ano et il Capitano della Milizia 
Franzese, subito raunarono insieme li Ghelfi adherenti, et presto si 
trovarono dentro la Terra di Onnago, ma indarno fecero il viaggio 
perchfe non ve gli trovarono. Questi Banditi non stavano fermi, per- 
ciochfe il suo ricapito era a Bilinzona, quindi salivano da volta di 
Isono, e poi saltavano (*) nelle Alpi della Plebe Capriasca menando via 
le bestie de quelli, li quali erano Ghelfi. Oltra che straccorevano alcuna 
volta il Pian d'Agnio et indi parimente menavano via Cavalli ete. 

Nota che Tultimo giorno di Ottobre 1500 tempest6 et tron6 in 
Lugano. 

In questi tempi tanto tribulati si nutrirono tanti ladri in la 
Valle di Lugano che niuna cosa era sicura. 

SVIZZARI PIGLIANO ET SACCHEGGIANO VaL DI LUGANO PER POCHI 

GioRNi. — L'Anno 1501 in Giobia il 19 di Agosto i Sigg, Svizzari 
instigati, et persuasi dai banditi Gibellini di Val Liigano et dalli 
altri banditi che erano per il dominio di Milano come erano quei di 
Laventina (3) , di Bregno, di Misocho et Bilin'zona al numero circa 
tre milla, et cinque cento pigliarono Lugano, et la Valle. Et la tenero 
in suo dominio solamente 17 giorni, non per6 Sonvico, nfe il Castel 
di Lugano. Nel qual tempo fecero tanti mali, che lingua humana non 
gli pu6 dichiarare. Tra gli altri mali ascesero sul Monte di San Sal- 
vatore, ove si era ridotta la Mobilia di Carona, Chiona, Carabia, 
Pazzallo, Calprino, Morchino, Fontana, Pian Sciuerolo (*) , Biogno et 
di Breganzona, et quindi strassinarono via quel che vi era di buono, 
et dettero il fuoco a molte case di Carona, Chiona, et della Grancia, 
et furono astretti venir d'accordo, et dargli 800 Ducati. Nfe quivi fu 
usata cortesia piii a' Ghelfi, che a' Gibellini perci6 che tutti furono 



(*) Parole mancand nel testa poMeduto daU*aoo. Baroffio, 
(*) salivano. 
(^) Leventina. 
(*) Scnriolo. 



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DI NICOLA LAGHI 115 



trattati a un muodo. N6 contentandosi dei mali perpetrati nella Val 
Lugano che ancora salirno sul Monte San Luzzone, et stracorrendo 
per la Plebe di Porleza condussero via de tutte le sorte bestie, rob- 
bando vestimenta d'ogni sorte, et tirandone via ci6 che a loro piaceva. 

SVIZZEUI VANNO IN CaVARGNA, ET TRATANO MALE I CaVARGNONI. — 

Brusarono gran parte di Carlaccio, et Cavargna, saccheggiarono 
ancora Porleza, et vi uccisero cinque huomini. Diedero il fuoco a 
Dino, et alla Casa delli Quadrii di Tesserario et a una parte di Ca- 
giallo. Oltra che brusarono una Casa in Canobio. Et erano venuti a 
tanta rapaciti et tirania che tiravano fuori sino gli annelli dalle dita 
alle donne, nb lasciavano mobilia alcuna nelle Case, che non fur- 
bissero via. 

Et per magior disprezo estirpaveno fuori sino i cangheri delle 
Imposte de uschi, porte et finestre, non solamente nelle Ville, ma 
ancora nel Borgo di Lugano. 

Francesi s'affermano in Val Marchirolo. — Nel medemo tempo 
un essercito de dieci milla Francesi si congreg6 nella Val Marchirolo. 

La cura che avevano i Francesi di Sonvico. — De' quali ne an- 
darno a Sonvico 250 perche si dubitavano i Francesi, che per esser 
questi Svizzari per la Valle, che quei di Sonvico mossi da paura non 
venessero a dar Sonvico nelle mani de' Sigg. Svizzari. 

CoNSTANTiA DEL Castello DI LuGANO. — II Castcllo di Lugauo 
in questo mezo stava forte, perch^ era ben munizionato de vetto- 
vaglie, et de soldati Franzesi et Artiglierie. Et per maggior sua si- 
curezza i Franzesi fecero tirare tutte le navi a Codilago; et armarono 
4 Navi grosse con le quali trascorrevano per tutto il Lago di Lugano 
al dispetto de Svizzari. 

Svizzari non potendo tener Val di Lugano si parteno saccheg- 

GIANDO. GiBELLINI SONO SFORZATI DAR DANARI A QUEL DI SONVICO PER 

aiutar a far torri, et fortezze. — Vedendo i detti Svizzari che 
non si potevano impadronire delle fortezze di Val di Lugano pensarono 



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HC CRONACA LUGANESE 

esser meglio a partirsi. Et cosi in un giorno di Domenica che fu alli 
5 di Settembre 1501 doppo il disnare i buoni Svizzari Ia tolsero su 
per la piti curta. 

Et si dimororno a Manno la seg'ueate notte, et alcuni Francesi 
gli seguivano; ma non hebero per6 mai ardire di assaltargli. 

La mattina seguente i detti Svizzari si partiruo da Manno eoi 
quali erano i Gibelliui con le lor famiglie, ciofe di Lugano, et tiitti 
andarono alla volta (*) della Tresia. 

Et perchfe i Svizzari insieme con i Gibellini non havevano anco 
finito di robbar ogni cosa, gli dettero poi fine i Francesi, et Ghelfi 
ritirando ogni cosa a gli ultimi estermini. 

N6 giovava a molti Thaver nascosti ne' Monti et i bestiami et altri 
suoi cari beni, peroiochfe questi Francesi et complici Ghelfi trovavano, 
et scoprivano tutte le cose nascoste. Et a suo beneplacito spingevano 
i puovri (*) Gibellini a venir in accordio con quei di Sonvico, et a 
pagargli di buone branche di danari, per aiutar a far Torri, et altri 
forti nel Luogo di Sonvico. Et erano le cose ridotte ad estrema mi- 
seria, essendo et i Gibellini, et i Ghelfi insieme [^) per i lor nefandi 
peccati ridotti a tal calamitk, qual meritavano. Alli altri mali si ag*- 
giungeva questo, che i Francesi, quali stavano in que' giorni verso 
la Tresia non attendevano ad altro che a far prigioni, et pigliati gli 
conducevano o alla Tresia over altrove, ne si intarlasciava alcuno 
senza gravissima taglia. 

Peste. -- L'anno 1501 (*). Hebbe questo tempo molte tribulationi 
per le guere : ma se gli aggiunse per magior flagello Ia peste, ciofe 
a Como, Milano, Pavia, Novara, Serono, Gallarato, et quasi per tutto 
il Lago di Como. Cresceva poi tanta tribulatione assai piti per una 
incredibile caristia delle vettovaglie, perci6 che a chi voleva com- 
prare uno staro di formento gli costava grossi ondeci. Ia biava grossi 
nove. Et il Miglio grossi sei. II Formaggio costava otto sesini Ia lira. 



C) di Bilinzona, ritornondo i Francesi alla volta della Tresia. 
(*) poveri. 

(^) Mancano le parolc: ossendo et i Gibellini et i Ghelfi insieme. 
(*) Parnle mancanii. 



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DI NIC0L6 LAGHI 11^ 



La Carne quattro sesini la lira (*). Et il butero valeva un pechione (*) 
la livreta. Et. finalmente le cose erano tanto care che trappassavano 
ogni giusto segno (3). 

Oitra di cid chi toleva comprare una libra di carna di bue To- 
desca gli costata cirigue sesini, queUa di manzo sesini qu(Utro con 
guella di vitello, et qnella di capreUo e t castratto wn pechione^ qnella 
di becco et di capra un soldo per lira, et ancora chi voleva comperare 
una saldata di oti gli costava sesini 40, un pajo di galine ne volevano 
sesini 18, sesi7ii cinque un paro di capponi grassi gli costatano, et un 
paro di picioni gli costavano sesini 19, i colombelli 14 sesini, et cosi 
dimam in mano tntte le cose pertinenti all'uso humano erano tanto care 
che mn vi sipuoteva stare si cAe tutti cridarano misericordia, 

Dal 1501 AL 1513. — Restando adonque tntte le cose passate tra 
i gibellini et Qhelfi, Stizzeri, francesi et i milanesi ancora tra di loro 
continuamente sottosopra et nan trovando riposo ne V una ne Valtra 
parte et continovamente stando in agnato et pcTisamento di amazzare, 
saccheggiare, robbare et fare prigioni etfare altri ditersi misfatti et 
chi pii^ puotesse offendere alle contrarie parte, che re consumarono 
in tarUi rizolgimenti quasi per il n^ di XIanni, air ultimo i Stizzeri 
deliberandosi di Toler Lugano et U castello et tutta la adherente Vale 
di Lugano, fecero un grosso et puotente esercito et u mandaro le di- 
sfide ai/rancesi i quali intendendo il/atto lo fecero intendere al Re 
di Franda, et che U mandasse soccorso di giente, arme et tettotaglie, 
le quali cose furono eseguite prestamente et cosl fornito il castello de 
arme et tetlovaglie ben monitionato di soldati francesi, et Ghelfi di 
Lv^ano gli fmorivano et coniinovamente ne chiamatano delli altri per 
loro ajuto, et difensione del castello, et cosi aritato il giorno nel quale 
ifUesero che U Svizzeri se ne tenitano alla tolta di Lugano insieme con 
i Gibellini di Lugano etfuoriper la valle per assaltare il castello et 
prenderlo et cosifarsi SignorL Pertanto io Nicolao Maria Laghifg. D. 
M, Andrea Dottore ddV arte medicina /vi nel giorno 23 Ivglio 1512 



(*) et il bestiamp. 

(*) perchione. 

(^) NelVosemplnre lUiiano mnnra qaanio noguo in caratiere rorsim. 



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118 CRDNACA LUGANESE 

chianuUo da tre compagnie di huomini diguerra apiedi del Magnifico 
CapUano armato M, AntP de Mondragon prindpe del castello di Sawja 
et splendido et generoso Capitano del Castello di Lngano in nome del- 
r Inclito et Serenissimo Re di Francia con U quale son stato tennto 
prigione, fu dungue circondato subito chefii^simo entrati nel Castello {x). 

FlXE (xi). 



(x) Sotto la rubrica Feudi camerali consercasi a Milano nclVarchicio 
di Stato un diploma di Ottaoiano Maria Sforsa, luogotenenic generale del 
duca di Milano, col quale concede, il i® luglio 1512, a Leonardo Visconti 
abate di S. Celso, Lugano colla sua valle e con altre terre, ma senza titolo 
nd predicato sulle mcdcsimc. 

(xi) Eoidentementc d incompleta anche la copia posscduta dalV avcO' 
cato Baroffio, il quale, a pag. 260 delle precitate sue Memorie storiche, narra 
che gli Scisseri occuparono Ic terrc di Valmaggia , Mendrisio , Lugano 
e Locarno, ma non i castclli, che continuarono ad essere presidiati dai 
Francesi, e che il duca Massimiliano Sforza ccdctte loro guei paesi con 
trattato dei 24 ottobrc 1512. A pag. 264 soggiungc che ai 6 giugno 1513 
i Francesi resero agli Scisseri anche i castclli di Lugano c di Locarno, 
II Motia inocce a pag. 14 delle Effemepidi ticinesi scriee che fu ai 28 gen-' 
naio di guello stesso anho che vennero scacciati i difensori della rdcca di 
Lugano, la guale cadde allora nelle mani degli Scisseri, II Baroffio rac- 
conta, a pag. 269, clve oerso la fine del settembre 1515 i Francesi s'impos- 
sessarono nuooamente di Mendrisio, di Capolago e di Lugano; e a pag. 282 
riporta Vart. 14 del trattato che finalmente venne conchiuso a Friburgo, ai 
27 nocembrc 1516, tra Franccsco I re di Francia e gli Sciszcri, e che f u cosl 
concepito: € I cantoni co-reggenti dei quattro baliaggi (di Lugano, Locarno, 
Valmaggia e Mendrisio) avranno un anno di tempo, contando dalla data del 
presente trattato, per determinare se preferiscono di conservare i delti quattP0 
baliaggi a perpetuita, ovvero di restituirli a Sua Maesta, ricevendo un equi- 
valente di trentamila scudi d'oro. » Ma da quel giorno i suindicati paesi 
rimasero sotto il gocerno stizsero^fincht poi costituirono un cantone, che 
f u detto del Ticino, 



>E< 



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DELLA PESTE DI COMO 
nelPanno 1453. 



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eggiamo nella Slovia della Cittd e Dioeesi 

di Como del Cantii, vol. 2**, pag. 104, che 

nelcomasco la peste arriv6 nel 1450 cogli 

oltramontani, e che si diffuse pel con- 

corso alla perdonanza del giubileo: e 

tanti perirono, che a Como i consiglieri 

dovettero da 100 ridursi ad 80. Sul fine 

deU'anno si stese alla valle di Lugano, 

I e nella pieve di Incino. Gli statuti par- 

Ue del 1451 e del 1453, durante il qual 

idici non aveano asceso il banco. 

documenti trovati nel ricchissimo ar- 

tato in Milano {Carieggio diplomatico)^ 

la pestilenza appunto del 1453 in Como; 

amo cosa ben fatta il regalarne copia 

ai benevoli lettori. Non fosse altro, serviranno per chi, armato 

di esatti e molti dati, imprendesse a ricordare tutte le pestilenze 

che afflissero questo bel contado. 

II morbo colpiva la cittA di Como verso la metA del mag- 
gio 1453, ed ai 26 di quel mese vi morivano cinque persone 
in due case, e molte altre erano ammalate, il che togliamo 



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122 DELLA PESTE DI COMO 



da lettera del commissario di Como, Tomaso Tebaldo da 
Bologna, al duca Sforza («). Si lamentava per6 della poca 
buona voglia dei cittadini nel concorrere a prendere misure e 
provvisioni a tutela della pubblica sanitft. 

Non sembra che la peste infierisse assai, almeno nella 
cittA. Vero fe per6 che quasi tutti i cittadini ne erano fuggiti, 
sicch6 ai 27 di giugno non si avrebbero potuto trovare cento 
uomini. Sono parole del ricordato commissario ducale (*). 

Pochi i morti; di breve durata il contagio. Ai 6 di giugno 
Tofficiale delle boUette in Como scrive a quello in Milano, due 
sole ragazze essere ammalate ma in via di guarigione; Tuna 
figlia del farmacista, sorella Taltra di Romerio del Ponte. 
Essere pur morta presso Cernobbio « Taltro beri una puta 
de uno mogniano becharo, la cuy ava havea facto una socha 
ad una mugliera de Zubianb Campazo amalato de quello male 
e che morite alla prima; » sperare che col cambiar di luna, il 
che avverrebbe Tindomani, le cose andar di bene in meglio (3). 

E difatti ai 17 di giugno 6 Tebaldo da Bologna che as- 
sicura il duca da otto giorni non esservi alcuna vittima. E 
dieci giorni dopo, confermando le notizie del benessere ge- 
nerale, ricorda che negli ultimi guindici giorni cinque persone 
•soltanto erano morte, di cui tre non affette da morbo (*). 

Lo stato sanitario della cittJi miglior6 sempre, ma il timore 
era ancora grande, nfe i cittadini fuggiti rientravano. 

L' ultimo caso di peste tocc6 forse al referendario di Como 
in persona, che era un tale lacobus de Ardiciis. Assalito ai 
4 di luglio da febbre. con dolori di testa, il giorno dopo « glie 
dato fuori il male in uno vargo » ed il commissario assai temeva 



(*) v. documento I. — II Tebaldo vi era gia commissario nel prece- 
denle anno; podesta era il dottor in legge Paolo de Carpi. 
(*) V. documento IV. 
(^) V. documento II. 
(*) V. documento III e IV. 



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NELL'ANNO 145;i 123 



per la salute d'un servitore si affezionato al duca («). E con 
lettera 10 luglio, lo stesso dichiara rammalato agli estremi : 
« in questa cita se sta pure a modo usato ne altro ce innovato 
sinor del referendario, come ho scrito, il qualle dubito non 
passara ozi o T altro. » 

Dagli atti posteriori troviamo che egli era ancora in carica 
nel settembre del 1454, e vi riappare nel 1459. 

Queste le scarse notizie in proposito rintracciate. Voglia 
la buona fortuna che altre, anche piii ricche di dettagli, si 
producano alla luce. 

Ci sembra opportuno di qui notare i podestft di Como sotto 
il primo Sforza. Con lettera 30 luglio 1454, Como chiede la 
conferma a podestii di Paolo deCarpi, che vi era gi&^da due anni; 
nel 1457 era podestii il marchese Antoniotto Malaspina; nel 1459 
Guglielmo de Suardis (*). 

EMILIO MOTTA. 



(*; v. docurnento V. 

(*) Arch. di Stato di Milano, Carteggio diplom., letL 30 luglio 1454, 
4 luglio 1457, 11 febbraio 1459 ed altre. 



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124 DELLA PESTE DI GOMO 



111."^« et Ex.°^« domine mi singularissime. Avisa la Ex.'* vostra 
como qui in questa citate b pur intrato el morbo et gli sono ozi morte 
cinque persone in due case, et alchuni gli sono amalati, in quelle et 
in due altre glie facto alehune provisione de ingiodarli in caxa, et 
anche ozi se ne facto consiglio e parlato assay: pur questi Citadini 
non sono cossi serventi como bisognaria in simili casi. Ne ho voluto 
avisare la Ex."* vostra, acio che possa eom sue lettere riscaldare et 
sturzere questi citadini al suo bene. Ora Ex> vostra sempre me re- 
comando. Ex Cumis die xx^g Maij 1453. 

E. d. v. servitor Thomas Thebaldus de Bononia etc. 

A tergo : 111.""^ et ex.°*° domine meo Singularissimo domino etc. 
Duci Mediolani ect. Papie Anglericque Coraiti ac Creraone domino etc. 



II. 



Spectabilis tamquam pater honorandissime. Vi aviso che per la 
gratia de dio questa Citade h in bon termino per rispecto al morbo, 
che al presente non glie persone amalate salvo quelle due pute che 
guarisseno: luna del apotechario et laltra sorella de romerio delpoTUe 
che sono amalate molti di sono. Como per altre mie, doveti havere 



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NELL'ANWO 145:) 123 



inteso come ben vero che in uno luoco presso a Cernobio in una 
villa moriti laltro heri una puta de uno mogniano becaro, la cuy 
aua havea facto una socha ad una mogliera de Zuliano Campazo 
amalato de quello male e che morite ala prima. Altro non fe seguito 
ne in Cita ne de fuora e se aquesta revolutmie de luna che sara domane 
no nappare altro ne in Cita ne in la villa, parmi che le cosse an- 
darano bene, e seguendo altfo ve ne far6 aviso. Ben saria contento 
essere stato avisato come sia stata questa citade bordezata da Millano 
perche non ftiria boUeta ad alchuno ne li lassaria venire, al sapere 
mio, alchuno per non mettersi al periculo et non essere ricevuti non 
altro. Ex offlcio boUettarum Cumarum die vj Junj 1453. 



Vester offlcialis bulletarum cumarum. 



A tergo: Speotabili tanquam patri honorando meo offlciali bul- 
letarum Mediolanj etc. 



III. 



111."*« et EKcell.""® domine mi singularissime. De le felicissime 
novelle de la rotta de li inimici tuto questo popolo et io ne havemo 
hauto fama, contenteza et gaudio et speramo nella divina Clementia 
et nela Ex.»* vostra che presto ne fariti sentire de le altre. Questa 
cita per la dio gratia h in bonissimo stato per rispetto al morbo, 
perche octo di fano non glie morto ne amalato veruno et se li ha talle 
vigilantia et advertentia che Ia cossa credo non procedera piu ultra 
mediante il divino adiutorio. Ala Ex.** vostra sempre me recomando. 
Ex Cumis die xyj Junij 1463. 

E. d. v. servitor Thomas Thebaldus de Bonouia etc. (cito). 

I*B»I0I»IU> SOCIfTA 3T0ftlCA COMK^S^ — Yol. U (Cisc. 2). 9 



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126 DELLA PESTE DI GOMO 



IV". 



111."*« et Excell ™« domine etc. . . . Le conditione de questa 
cita stano in bonissimi termini secondo il caso et da xv Zorni in qua 
non sono morte senon v persone, et tre de quelle se ha certeza non 
siano morte de morbo et spero che ognia cossa passara benissimo. 
Vero 6 che la citade fe molto vogia et fe fiigito ogne homo, ne se tro- 
varia cento homini in questa tetra, lo gli sono restato non pezorando 
la cossa in extremitk, ei/arb dalpodestd de Senghalia, perche como ho 
dicto sono qui remaste puoche persone. Del tuto sempre ho avisato 
la 111.™* Madona et li Signori del Consiglio et io dai canto mio liaro 
il debito et Ihonore mio. 

. . . Ex Cumis die xxvij Junij 1453. 

sign. Thomas Thebaldus de Bononia etc. (cito, cito). 



V. 



111.™** et excell.™« domine mi singularissime. Respondendo ale 
lettere de la Ex.»* vostra, dico che nho partecipato cum quelli puochi 
cUadini gli sono remasi che pochi sono perche la Cita d molto voida 
de gente, qualli cum mi insieme havemo hauta suma letitia deli felici 
progressi dela Ex.^* vostra et suo felicissimo exercito, et cossi del 
unire hano facto lo Illust. Sig.^ misser lo Marchese et misser Tiberio 
cum sue brigate cum la celsitudine vostra, nella qualle speramo me- 
diante il divino adiutorio et lajustitia che presto ne fara sentire fe- 
licissime novelle et cussi ne pregho lo eterno idio. 



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NELL' ANNO 1453 127 



Ceterum, aviso la Ex.^* vostra che ben che questa Cita sia siana 
et uoa U sia persona veruna amalata de morbo pur el Re/erendario, 
qaale era reducto a Sancto lazaro in capo duno borgo heri se i^/irmb 
defeire cum doloH de testa, et ogi glie datofuori el male in uno targho, 
del che grandemente dubito de la sua salute et al vero la ExJ* vostra 
perderia uno bon servitore, ala qualle me recomando. Ex Cumis die 
vjulij 1453. 

Dicte letere de la Ex.'* vostra glio puoi mandate a misser lo po- 
desta qualle h a Cemobio lonze due milia da qui. Dat. ut supra. 



sign, Thomas Thebaldus de Bononia etc. (cito). 



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VARIETA. 



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COMMEMORAZIONE 



II giorno 7 giugno 1879 fu Testremo, e Tora meridiana 
r ultima per Feliee Ostinelli, laborioso tipografo, uomo be- 
nefico, integerrimo, tenace nelle amicizie, di cuor tenero col 
povero. 

Ostinelli CarrAntonio, padre del Feliee, da Ponzate, cal6 
a Como nel 1784. Nel 1800 era stampatore vescovile e della 
cittA; cedelte la tipografia ai due figli Cario e Feliee nel 1824, 
e costoro col titolo di Figli di CarrAntonio Ostinelli continua- 
rono Tarte paterna. 

Quando tre anni or sono, nel 1877, sorse la SocietJi Storica 
Comense, Feliee la salut6 e, dandole la ben venuta, volle che 
nel suo stabilimento avesse culla, e vi trovasse quanto era 
necessario affinchfe potesse non solo vivere, ma progredire 
e farsi grande. 

Una bandiera, disse quel sempre ilare vecchio, una ban- 
diera 6 pur bene che abbia uno stabilimento, ma una bandiera 
brilian te e lale che possa stare a pari di qualunque, e mo- 
strare cosi che anche fra di noi si sa, quando lo si voglia, 
fare un* opera a dovere; una bandiera la ebbe infatti nella 
stampa del Periodico della Societii Storica Comense, stampa 
condotta luminosamente, e come non facilmente fare si po- 
trebbe nelle piii rinomate tipografie nazionali ed estere. 



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132 COMMEMORAZIONE 



II nostro Felice era contento di quella contenlezza che 
scaturisce dairamor proprio soddisfatto. 

Pochi uomini sono vissuti piii modesti di lui, e pochi 
hanno reso al paese, neU'arte che professano, piu immediati 
ed utili servjgi; si pu6 dire che nato operaio, cresciuto ope- 
raio in mezzo agli operai, spese lutta la vita per Tarle sua, 
che era il suo primo pensiero, ed alla quale nulla rispar- 
miando, si dedicava con passione. Non adulava mai i suoi 
operai, ma amandoli, li sapeva correggere ed al bisogno be- 
neficare. 

Mori a 83 anni (*), ma si pu6 dire immalura la sua scom- 
parsa da questo mondo, inquanloch6 6 a ritenersi immalura 
per un uomo, come il nostro Felice, intelligente e coscien- 
zioso, il quale slima di non essere mai giunto al fine del 
proprio c6mpito, se non passa oltre, e fa piu di quanto gli 
impone il dovere. 

Salve, o Felice, Teffigie tua fe \h dove gli operai da le al- 
levati stanno lavorando e ne ammirano con rispetto e vene- 
razione le tue care sembianze, rammentando essere tu stato 
precettore ed amico piti che padrone. Che se lo spirito luo 
aleggia fra quelle mura, fa che Tesempio da le lasciato abbia 
a trovare condegno terreno e dare frutli non impari a quelli 
da te prodotti. 

foniA, w di dH OMili 1 880. 

Inf. 4?(rOKIO «ONTI. 



(*; Folioo Ostinelli nacffiie i n Como ii 7 luglio 1790. 



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NECnOLOGIA 



La SocietA Slorica perdette in GioTanBi Lena-Perpentl un 

oltro socio fondalore. 

Oh ! quanto 6 mai breve il ciclo della vita deiruomo^ e come 
torna doloroso veder sparire un'esistenza che esser poteva ulile 
a s6 ed a suoi simili, e produrre frutti intelleltuali a sollievo 
dei buoni studi. Eppure 6 cosi, nulla vale che mular possa 
quanlo su ciascuna esistenza, in libro bianco o nero, la Prov- 
videnza ha vergato. Piegare la fronte ed obbedire ecco tutto. 

In Pianello, paesello ameno sulla sinistra sponda del mas- 
?;imo Lario, e da famiglia che diede illustri uomini in lettere (*), 
ebbe vita GioTanni Lena-Perpenti il giorno 11 agosto 1839. 

Percorse con lode gli studi classici e riport6 diploma in 
matematica. Seguendo Timpulso e la tradizione de' buoni 
esempi, entr6 volontario neiresercito nazionale, e fece la cam- 
pagna del 1860, pagando il proprio tributo di sangue col ripor- 
tafe tre ferite. In congedo per ultimata campagna, venne, in 
aprile 1861, ammesso neirAccademia militare di Modena, e 
ne usci nel 1864 col grado di sottotenente addetto al 60** reg- 
gimento fanteria. 



(*) Era pronipote di Candida Lena-Perpenti, della quale si pubblirO la 
hiografia nel primo volume del Poriodiro. 



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i'M NECROLOGIA 



D'animo mite e tranquillo, non si addiceva al lena-Perpenti 
la vita di caserma, epper6, ritiralosi, venne ascritlo al Distretio 
di Varese col grado di soltotenente, e s'impalm6 con una cara 
donna degna di lui. Non resl6 inoperoso, imperocchfe, dai 1866 
al principio del 1872, prest6 servizio neirAmministrazione del 
Ministero delle finanze, e specialmente nella Ragioneria gene- 
rale e Gabinelto parlicolare del Ministro, indi, per esami lu- 
minosamenle superaii, entr6 nelle Intendenze di finanza, ma 
la morte ironc6 un brillante avvenire. 

Ebbe un unico figlio, svegliato, docile, vispo, che era la 
peria sua prediletta, la sua gioia; ma dopo selte anni di amo- 
rose cure vide il suo Cesare dipartirsi da questa valle di la- 
grime, nfe dir con parole si pu6 quanto dolore provasse. 

L'animo suo affliito lo conduceva solingo e taciturno lon- 
tano da quella societa che un di cercava, da quei divertimenti 
che un tempo col suo Cesare gli erano di gradito passatempo, 
e solo trovava sollievo allesue sofferenze in compagnia della 
sua diletta consorte. 

Doloroso malore lo assalse, cui nfe cura, nfe scienza, nfe arte 
valse a lenire, e il 28 ottobre 1880 esal6 Tultimo respiro fra 
le braccia de' suoi. 

Sia lieve la terra che ti copre, o GioTannl, e nel deplorare 
la tua scomparsa, la Societa Storica ti dice addio, dolente di 
non poter pubblicare Tincompiuto tuo lavoro (*). 

frg. ANTONfO MOWTI. 



(*) Quando morte lo colse, stava raccogliendo i dati per la pubblicazione 
di un lavoro slatistioo intorno al seo.olo srorso. 



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LIBRl PERVBNUTI IN DONO ALLA SOCIETA 



Gli Istituti scierUiJici, letterart ed artistici di Milano, Milano, Pi- 
rola, 1880. — (Dai sig'nor conte Francesco Sebregrondi). 

Carini sac. IsiDORo. — La porpara ed U colore porporino nella diplo- 
niatica. Palermo, Montaina, 1880. — (Dairautore). 

Padre Angelico. — - / LepontL Memorie storiche leventinesi, compilate 
per cura del dott. Rodolfo Cattaneo. Lugano, Veladini e C, 1874. 
Vol. 2. — (Dai signor dott. Rodolfo Cattaneo). 

AreAivio Storico SicUiano. — Pubblicazione periodica della Societa 
sicUiana per la storia patria. I primi tre volumi a completamento 
della serie. — (Dalla lodata Societk). 

Emilio Motta. — La storia degli Almanacchi ticinesi dai 1737 al 1880. 
Bellinzona, Colombi. — (DalPautore). 

A. G. Spinelli. — Ricerche spettanti a Sesto Calende. Milano, G. Ci- 
velli, 1880. (Dairautore). 

A proposito di quest'opera, pubblicata il 2 settembre p. p. 
nella occasione del secondo Congresso storico italiano, in una 
bellissima edizione di 300 esemplari fuori di commercio, siamo 
lieti di poter inserire in questa rubrica una preziosissima 
lettera del valente signor cav. Vincenzo De Vit, autore della 
Storia del Logo Maggiore, appena uscita alle stampe, e di 
altre opere meritamente riputate. Eccola per esteso: 

Preffiatissimo Sig, Direttore^ 

Ella mi chiede una rassegna, e piu che una rassegna, un giu- 
dizio suiropera recentemente pubblicata in Milano dai cav. nob. Ago- 
stino Spinelli, col titolo: Ricerche spettanti a Sesto Calende. 

Certamente questa sua domanda non poteva non tornarmi gra- 
dita per Tamore che porto da lunga pezza a somiglianti lucubra- 
zioni, o in altri tempi non avrei tardato un istante a compiacere al 



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136 LIBRl DONATI 



suo desiderio ; ma sopraccariro di lavoro, come ora sono, mi veggo 
oostrelto, non volendo pur rifiutarmi del tulto, di pregarla di tenersi 
pago di quel poco clie potro qui dirgliene in breve, quasi unica- 
mente affidato alla memoria clie di es«;a mi rimase quando l'ho 
scorsa nel passato settembre. 

Ebbi allora agio di ammirare non solo la splendida edizione 
clie ne fu falta, ricca di moUe tavole clie rappresentano al vivo i 
principali monumenti luttora esistenti di Sesto Calende, e che ne 
accrescono il pregio, ma Timporlanza eziandio delle cose in essa 
tpaltale. 

Lasciando stare la parle antica, della quale paria nel primo 
capilolo, che non puo essere per questi luoglii che generale e Cf>- 
mune, e sulla quale forse sarebbe stala desiderabile una crilica piu 
severa, le diro che tutlo quello che narra di Sesto nei susscguenli 
capiloli dai secolo nono fino a noi , ^ di un vero patrio inleresse. 
Troppo dovrei dilungarmi se volessi farle rilevare le notizie al tutto 
nuove che l'autore ha saputo raggranellare qua e cola dalle antiche 
pergamene sparse nei diversi luoghi, e quelle che, sebbene non 
nuove, pure acquistano dalle precedenti una conferma quanto inat- 
(esa allrettanto piena di luce a rischiarare diversi punli che prima 
ci apparivano oscuri o poco meno che inintelligibili. La sloria, a 
cagion d'esempio, delPAbbazia di S. Donato di Scozola, della quale 
neppure un cenno avevamo negli Annali Bencdctiini del Mabillon, 
e quella dei feudalarl di Sesto sono esposte ampiamenle e colla 
mnggior possibile accuratezza. 

Certo coloro che desiderano di conoscere piiii addentro la con- 
dizione sociale dei popoli e la vita loro nel medio evo, non possono 
a meno di ricorrere a questi lavori speciali, i quali, moltiplicandosi 
SU larga scala, e guidati da sana crilica, sono anche i soli che pos- 
sono condupci a quella inlima conoscenza degli uomini e delle cose 
che altrove indarno si cercherebbe. Ed fe appunto sotto questo ri- 
spetto che Topera del cav. Spinelli fe assai commendevole e degna 
di tulta attenzione. 

Ne meno conducenti allo scopo sono anche le allre due parli, 
che a questa prima succedono, del suo lavoro, comech^ a prima 
vista possano apparirci troppo minule; perocche neU'atlo stosso che 
esse ci oflfrono la piu compiuta contezza del luogo, sono anche, a 
v\\\ sa valutarle, di non lieve interesse per la storia religiosa e 
civile della Lomba rdia nel medio evo, e per quella speciale delle 
famiglie cirebbero parle nei pubblici avvenimenti, lultochfe speltino 
ad una piccola terra. Tali sono le notizie particolari delKAhbazia 
di S. Donato, degli oratori, delle confraternile, dei conventi e delle 
Opere pie, ch'ebbero un tempo od hanno vita tuttora in Sesto Ca- 
lende: tali gli alberi genealogici delle famiglie feudalarie di questo 
luogo, e di altre piii cospicue, che vi fiorirono: tali gli elenchi e le 
statistirhe relative alla popolazione di Sesto Calende nei diversi 



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ALLA SOCIETA i 37 



teiiipi, al censinieiito rurale, e ai nomi anticlii dei luuglii: tali fiiial- 
mente i documenli, tolti la niaggior parle dairArchivio vescovile 
di Pavia, e, ad eccezione di uno, tulti inediti. 

Eccole in breve, signor Direttore, esposlo il coulenuto delfopera 
del cav. Spinelli, e il mio qualsiasi giudizio sulla medesjma. Voglio 
lusingarmi dopo lutlo cio, clie ella slessa sara per essere del mio 
avviso, eio5 poter noi, argomentando da essa, aspeltarcene altre 
da lui di maggior lena, e elie punto non ismenliscano Ia belia fama 
clie si 6 acquistata con questa. 

Mi tenga sempre vivo nella sua memoria, e mi creda ([\ia\e con 
tutta stima me le professo 

hama, II 35 noTenbre 1880. 

Suo tferolissin» 
ViNCENZO De ViT. 



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SOCIETA STOBICA 

PER l_A PROVINCIA E ANTICA DIOCESI 

DI COMO. 



RlASSllNTO DEl YERBUl 



L*assemblea generale nella tornata del 27 settembre 1880 
avendo deliberato di dare alla stampa i verbali delle adunanze 
sociali almeno per transunto, se ne imprende col presenle 
fascicolo la pubblicazione. 

Le assemblee tenute sin qui lo furono nel preciso giorno 
tissato, nfe si ebbe ricorso a seconde convocazioni, segno non 
dubbio del favore incontrato e caparra ceria che la SocieUi 
slessa, falta grandicella ed aumentala, coU'avvenire, di soci e 
di mezzi, potrSi allargare la propria sfera d'azione ed essere 
di qualche giovamenlo, ora specialmente che certe pubblica- 
zioni inverosimili tentano di allontanare la giovenlu da quella 
vera via, da quei veri fatli tanto istrutiivi che sono indicati 
jielle storie pel diverso iravolgimeiito di popoli, di ambizioiii 
e di poteri. Si atlinge alla fonle inesauribile della storia, e 
quella fonte sar& tale da dare vita e forza alla SocietA che vi si 
€ifflda completamente, n6 mancheranno di cerlo appassionati 
cultori de' buoni studi che la sorreggeranno. 



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140 R1A8SUNTO DEl VEHBALI 






Prima adunuiiza teiiutasi il giorno 10 febbraio 1878, per la 
costituzione della Societa: 

Souo presenti pochi soci, per il che il si^nor dott. Fossati Ocjserva 
elie, essendo 19 i soci soscrittori, occorre Tintervento del quarto a 
comporre il numero legale per la presente riunione; che tale numero fe 
raggiunto se si ammettano le rappresentanze. — II signor iug, Monti 
dimostra la necessitk che la Societi ammetta le procure e delega- 
zioni fra i membri: prima, perch6 annoverandosi fra i soci un corpo 
morale (la Cittk di Como), questo non pu6 a meno di farsi rappre- 
sentare; poi, perchfe estendendosi la Societi sopra un vasto tratto di 
paese, essa deve accordare ai soci lontani la facoltJt di delegare altri 
soci a sostituirli. — Trovandosi giuste le osserrazioni del preopinante, 
Tadunanza conferma alcune rappresentanze nei soci presenti, salvo 
fame speciale easo di delibera nella revisione dello statuto in trat- 
tazione. 

La seduta b aperta ad uu'ora e mezzo pom.; si dh lettura dei 
nomi dei soci che hanuo firmata la circolare diramata dai promotori; 
risultano in numero di dicianove, e quindi il dott. Fossati ppopone 
se o meno debbasi costituire la Societk. 

Dopo molte osservazioni, considerando specialmente come una 
volta fondata la SocietJt Storica non mancheranno persone volonte- 
rose che vi si associeranno, accomunando mezzi e lavoro al nobile 
inteuto d' istruire ed essere in qualche modo utili alla societi, i soci 
presenti, alPunanimitii, deliberarono doversi ritenere costituita la S(h 
cietic Storica per la Provincia e antica Diocesi di Como, e conside- 
rare i soci inscritti siccome Fondatori. 

Si accetta posoia un socio effettivo, e si passa airesame del pro- 
getto di statuto, il quale h pienamente approvato dopo lunga discus* 
sione, avendo tenuto conto anche delle osservaziom ed appunti perr 
venuti in iscritto da soci che non poterono intervenire. 



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DELLE ADUNANZE GENERALI 141 

Si sarebbe poi dovuto procedere alla nomina di un Presidente 
provvisorio, sinchfe, radunata Tassemblea generale, potesse nomi- 
nare il Consiglio direttivo; ma nel riflesso che i soci promotori avreb- 
bero potuto, per intanto, continuaie nel disirnpegno di ogni incom- 
bente, la seduta e levata alle ore 5 pom. 



* 



Seconda adunanza tenutasi il giorno 7 aprile 1878: 

/■ 

Essendo legale pel nnmero dei soci intervenuti, si dJt lettura del 
precedente verbale, che h approvato; indi si passa alla nomina del 
Consiglio direttivo giusta l'articolo 18 dello statuto, e si procede in- 
nanzi tutto alla nomina del Presidente. Fatto lo spoglio, venne eletto 
U signor conte Franceseo Sebregondi. 

Per Vice-Presidente h poscia nominato il signor ing. Antonio 
Monti, e per Conservatori i signori Rovelli nob. Pietro, Rossi cav. 
ing. Antonio e Bonizzoni Gaetano. 

A completare Fufflcio si nomina il Segretario nella persona del 
signor dott. Franceseo Fossati, e il Vice-Segretario nella persona del 
signor dott. Costantino Ostinelli, nonchfe il Cassiere, al quale ufflcio, 
a mente deU'articolo 16 dello statuto, si delega la Ditta F. Ostinelli 
di C. A., di Como. 

Propostosi poi airadunanza di deliberare suUa erogazione degli 
ihcassi nella pubblicazione del primo numero del Periodico, da farsi 
entro Tanno, Tassemblea ad unanimitii delega il Consiglio direttivo 
a provvedere alla detta pubblicazione in conformiti degli incassi (*). 

Esaurita la trattazione degli oggetti, la seduta 6 levata. 



(*) Un bastevole nuniero di esemplari del Periodico vengono ritirati dul 
Consiglio direttivo, e tenuti in serbo per i nuovi soci. 

PiRroDiGO SocicTi Sroiuci Combnsi — Vol. II (tato. i), 10 



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14> KIASSUNTO DEl VEHBALI 






Terza aduimuzu tenutasi il giornoy marzo 1879, ore 12 merid.: 

Essendo legale, e aperta la seduta. La Presidenza rammenta la 
perdita di un socio fondatore nella persona del dott. fisieo Giuseppe 
Pedraglio, dopo di clie si dJt lettura del verbale della precedente tor- 
nata, clie h approvato. 

Si rende pure eonsapevole Tassemblea come nelPadunanza pre- 
cedeute la stessa nou procedesse alla nomina dei Censori dei bilanci, 
per il clie dovette provvedere d'urgenza il Consiglio direttivo nomi- 
nando i signori Linati ing. Eugenio, Lena-Perpenti Giovanni e Ber- 
tolini Antonio, e Tassemblea, nel mentre ratifiea Toperato del Con- 
siglio direttivo, conserva le fatte nomine, clie vanno a seadere eol 
31 dicembre 1879. 

II Vice-Presidente aceenna ehe la Societi va aumentando di 
numero, poieh^ al piccolo manipolo dei 19 fondatori, altri 20 soci si 
aggiunsero, talchfe spera ehe fra nou molto sari diventata legioue; 
nfc la speranza h infondata, avvegnachfe una volta conosciuto lo scopo,' 
la Soeietk si cattiveri seuza dubbio il favore del pubblico. 

Si preseuta il bilancio consuntivo 1878, dai quale risulta uu'at- 
tivitk di L. 548. 50 ed una passiviti di L. 740. 70, e quindi una de- 
ficienza di L. 192. 20, facilmente spiegabile per le molte spese soste- 
nute dalla Societk nel suo primo anno, quali il frontispizio del Pe- 
riodlco, le lettere-cireolari, eec, e la Presidenza ne chiede Tapprova- 
zione, ehe viene accordata airunanimitk, essendosi astenuto il Consi-. 
glio direttivo. 

In punto al preventivo 1879 si ha un attivo di L. 960 contro un 
passivo di L. 1067. 20, quindi una differenza in meno di L. 107. 20, 
ehe pu6 venire facilmente coperta coi contributi e tasse di nuovi soci ; 
nella parte passiva figura la spesa di L. 600 per la starapa di tre 



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DELLE ADUNANZE GENERALI 143 

fascicoli del Periodico, avendo il Consiglio direttivo deliberigito di pub- 
blicare appunto tal numero di fascicoli nel corrente anno, e quantun- 
que non si possa prevedere siu dove arriverk la spesa per la pubblica- 
zione illustrata dei tre fascicoli, pure il Consiglio direttivo fark del suo 
meglio per stare nei limiti del bilancio stesso. Dopo di che Tassemblea 
approva il bilancio preventivo 1879 airunanimitk. 

A questo punto il Segretario esprime il desiderio che i fascicoli 
venturi siano accompagnati da incisioni. — II Vice-Presidente assi- 
cura che il Consiglio terrk conto di ci6 quando possa attenersi entro 
i limiti prefissi nel bilancio. 

In merito aU'arnmissione di 19 nuovi soci, prende la parola il 
signor Gaetano Bonizzoni per chiedere all'assemblea di soUecitare 
Tarnmissione dei soci proposti mediante una sola votazione, e cio a 
risparmio di tempo e perchfe tutte persone degnissim^ e ragguar- 
devoli. — Tale proposta non trovando opposizione nelPassemblea, la 
l^residenza invita i soci a presentare le schede col si o col no, e 
dichiara che il presente modo di votazione non potrk menomamente 
vincolare le ulteriori votazioni nfe intaccare le disposizioni dello 
statuto sociale. 

Raccolte le schede, si riscontrarono tutte affermative, per lo che 
il Vice-Presidente proclama soci effettivi i proposti, e dk aflSdamento 
che saranno avvertiti nel pifi breve termine possibile. -— A queslo 
rignardo il Segretario desidera che la lettera di partecipazione di no- 
mina a socio per la Municipalitk di Bellinzona contenga uno speciale 
ringraziamento, accennandovi che la Societk conta in modo parti- 
colare sul concorso dei comuni. — Si accetta e si dk incarico alla 
Presidenza di tradurla in effetto. 

A sensi dell'articolo 28 dello statuto, si dk la parola al signor 
Jott. Fossati per una sua proposta speciale : egli dichiara essere di- 
spiacente che per eflfetto deU'articolo 3 non si possa conferire a chic- 
chessia la Presidenza onoraria della Societk, la quale avrebbe dovuto 
spettare alPillustre Cesare Cantfi, che ebbe ad estemare la sua com- 
piacenza per la nascente Societk Storica; per6 non potendo proporlo 
a Presidente, va pago di proporlo come socio onorario. 

L'assemblea, sentito il parere della Presidenza, proclama socio 
enorario Cesare Cantd, e ne dark allo stesso speciale comunicazione. 



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144 RIASSUNTO DEI VERBALI 

Essendosi fatta ora tarda, si sospehde la trattazione della nomina 
delle varie cariche, che si diflFerisce ad altra tornata, possibilmente in 
aprile, alla quale verranno invitati anche i nuovi soci ammessi nella 
presente assemblea. 



* 



Quarla achinanza del giorno 18 niaggio 1879, ore 12 merid.: 

Aperta la seduta, essendo legale il numero degli intervenuti, il 
signor avv. Barofflo fa omaggio alla Societk di alcune sue Memorie 
storiche sul Cantone del Ticino, e cioe : Dell' invasmie francese nella 
Stizzera, ossia della Repubblica elvetica unitaria, — Deipaesi e delle 
terre costitmrUi il CatUone Ticino dai tempi remotifino alVanno 1798. 
— Sulle diverse chiese ed oratort esistenti in Mendrisio. 

La Presidenza, a nome della Societk, ringrazia e si raliegra 
perchfe aderi di far parte della Societi Storica, la quale ha ridentico 
scopo di raccogliere inateriali per la storia antica del Cantone. Invita 
poscia il signor Segretario a prendere atto perchfe il dono deH'egregio 
avv. Barofflo venga pubblicato nel prossimo Periodico, 

II signor avv. Barofflo accenna pure che in una campagna presso 
Mendrisio si scoprirono ruderi di antichi sepolcri, che danno proba- 
bile indizio esistere colk una metropoli antichissima, come dettaglia- 
tamente accenna a pagina 35 delle citate sue Memorie dei paesi e 
delle terre costituenti il Cantone Ticino, ed interessa la Societk ad 
occuparsi e far praticare le opportune indagini nella certezza di una 
scoperta interessante per gli studi archeologici. 

II Vice-Presidente risponde che la Societk se ne occuperk tosto 
che i mezzi lo consentano, e che intanto si potrebbe rendere consa- 
pevole il signor canonico cav. Vincenzo Barelli, cultore appassiona- 
tissimo e competente in materia. ; 

Si dJt lettura del verbale dell' ultima adunanza, che b approvato. 

La Presidenza informa in merito alla nomina di Cesare Cantd a. 
socio onorario, e che lo stesso estern6 il suo pieno aggradimento 



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I>ELLE ADUNANZE GENERALI 145 



coUa lettera 11 maggio, che dietro richiesta del signor avv. Barofflo, 
si trascrive, ed k del tenore seguente: 



AUa Lodeoolo Soc'wta Sioviru di Como, 

Mi reco a grunde onore il tilolo di socio onorurio <*ho. mi fu (^onfento, 
« desidero mi si ofFra l'occasione di preslare qualche ulile a^Ii studi a cui co- 
desta Societa si h dedicata. 

MilaM, H maggio ts;9. 

Obb. ed affei. 

Cesare CantC». 



II Segretario propone di far conoscere allo stesso la piena sod- 
disfazione della Societfe per avere aecettato il titolo di socio onorario, 
il che fe approvato. 

Si passa in seguito alla nomina del Consiglio direttivo, ed il 
Vice-Presidente avverte, che a norma deU'articolo 27 dello statuto, 
la votazione per scrutinio segreto deve farsi con cinque votazioni. 
'I signori canonico Bianchi e Bonizzoni credono bastare due sole 
votazioni, una pel Presidente e Vice-Presidente, l'altra per i tre Con- 
servatori, indicando nella scheda, col nome del candidato, anche la 
qualifica. Questo partito essendo accolto dall'assemblea, si passa alla 
nomina, talchfe il Consiglio direttivo rimane cos\ composto: 

Presidente . . . Sebregondi conte Francesco, rielezione. 
Vice-Presidente . Monti ing. Antonio » 

I Rovelli march. Pietro » 

Consenatori , \ Bonizzoni Gaetano » 

( Rienti ing. cav. Filippo, nuova elezione. 

Esauriti gli oggetti, la seduta h sciolta. 



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146 RIASSUNTO DEI VERBAL! 






Quinta adunanza del giorno 27 vsettembre 1880, ore 12 merid.: 

Legale il numero ed aperta la seduta, si dh lettura del verbale 
precedente. 

II signor avv. Barofflo, avuta la parola, rimarca avere atteso 
invano la visita aU'antica necropoli di Mendrisio, come ne ebbe pro- 
messa e come sperava, essendo suo convincimento tarattarsi di an- 
tichitk certamente importanti. — Osserva il signor Segretario che 
per defieieilza di mezzi la Societi non ha potuto occuparsi di ci6 
con qualche serietk di buona riuscita, e che ia merito alla visita del 
cav. Barelli, se non ebbe luogo fu per i molti lavori dello stesso ine- 
renti all'archeologia, ma espresse parere che avrebbe volentieri vi- 
sitata la localitk indicata se invitato ed aocompagnato da qualche 
persona del luogo, ed assenziente il proprietario del fondo ove si dice 
esistere la necropoli. 

Esaurito l'iucidente col proferirsi lo stesso signor avv. Barof&o 
a compagno del cav. Barelli, il verbale fe approvato. 

II signor Presidente, conte Sebregondi, notiziando che la sua 
nuova carica di Segretario airAccademia di Brera gli vieta di con- 
tinuare quale Presidente della Societk Storica, ringrazia per la fidueia 
finora posta in lui, ma prega a volerlo sostituire. — Risponde il 
signor Monti che quantunque delicata la proposta del signor Pre- 
sidente, pure non gli pare del caso di accoglierla, stante la tenuitk 
del lavoro richiesto per la Societi Storica e di nessun aggravio al 
Consiglio direttivo, e quindi con tutto suo comodo il signor Presi- 
dente potrebbe intervenire alle adunanze della Societ^ Storica quando 
il segretariato glielo permetta. 

L*incidente non avendo seguito, si passa alla trattazione dei 
bilanci consuntivi 1879 e 1880. 



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DELLE ADUNANZE GENERALl 147 

Avuta la parola il signor Vice-Presidente, dice che, a termini 
dello statuto, Passemblea avrebbe dovuto riunir4i nel primo trimestre 
deiranno in corso, ma che in causa della morte del tipografo Felice 
Ootinelli, Cassiere della Societk, e per i molteplici lavori incombenti 
alla Ditta per i vart afl&ri di famiglia, non si poterono avere i conti 
che lo scorso mese di agosto. II Consiglio direttivo non stiin6 quindi op- 
portuno radunare prima l'assemblea, persuaso che la stessa non gliene 
avrebbe fatto rimarco una volta udite le giustificazioni. Raffgranellati 
i conti, anzichfe tenere distinte le due annate, si credette partito mi- 
gliore riassumere in un sol bilancio i consuntivi degli anni 1879 
e 1880, tanto pid che quest' ultimo era prossimo al suo termine; 
epper6 se si tard6 pel bilancio 1879, si anticipo all'incontro per quello 
dell'annata in corso. 

II Vice-Presidente osserva come la Ditta Ostinelli si mo3tr6, oltre 
ogni credere, propensa alla Societk Storica, tanto nel provvedere 
caratteri, quanto nell'accuratezza deiredizione e bontk della carta, 
e tutto ci6 con vero disinteresse confOrtevole anche per Tawenire, 
per cui merita speciale ringraziamento ed encomio, essendo tutto suo 
merito se le edizioni della Societk Storica si possono, senza esagerare, 
mettere accanto alle migliori edizioni nostrane non solo, ma anche 
di altre nazioni. 

Dk lettura dei consuntivi 1879 e 1880 che presentano un attivo 
di L. 1825 ed un passivo di L. 1725. 20, e quindi un'emergenza at- 
tiva di L. 99. 80, da applicarsi a beneficio del preventivo 1881. 

II signor conte Sebregondi si mostra soddisiktto delle risultanze 
del bilancio, ed osserva che bilanci di milioni parecchi danno disav- 
vanzi di milioni, mentre il nostro, quantunque piccolo, pure presenta 
una attivitk; fe pur soddisfatto Tegregio prof. Pozzoni, e si meraviglia 
come, con si esigue entrate, siasi potuto fare tanto e cosl splendide 
edizioni. 

II Vice-Presidente ing. Monti osserva come precipua cura del 
Consiglio direttivo sia stata quella di curare il bilancio sociale, ben 
sapendo che un passo falso sullo sdrucciolo dei deJicU sarebbe esi- 
ziale per la Societk; il camminare guardinghi era, ed fe la parola 
d'ordine del Consiglio direttivo, e quando si potrk fare di pid non 
sark certamente il buon volere che fark difetto. 



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148 RIASSUNTO DEI VERBALI 



I bilanci coiisuntivi 1879 e 1880 sono in segfuito approvati al- 
runanimitk, essendosi astenuti i Membri del Consiglio direttivo. 

Venuti al bilancio preventivo 1881 si comunica la proposta per 
la stampa della Storia di Benedetto Giovio, come da circolare gik 
diramata, ma Tassemblea, anzichfe entrare nel merito della proposta 
stessa, pur iniziando la RaccoUa colla pubblicazione della Storia di 
Benedetto Giovio, ed in seguito a proposta dei signori avv. Baroffio 
e conte Sebregondi, ad unanimitk approva il preventivo 1881 con 
un'attivitk di L. 949. 60 ed una passivitk di L. 860, che darebbe un 
presumibile ayanzo di L. 89. 80; delibera la pubblicazione di due fa- 
scicoli del Periodico, ed il concorso di L. 500 per le spese di stampa 
della Storia di Benedetto Giovio, autorizzando il Consigflio direttivo 
a trattare, per la stampa stessa, come meglio crederk per l' interesse 
sociale, allo scopo che possa riuscire non infSeriore a qiiella del Pe- 
riodico, nfe ag'gravare di soverchio il bilancio sociale avvenire. 

Durante la discussione e trattazione dei bilanci il signor avvo- 
cato Barofflo esterno Tidea che non saranno perdute le pratiche che 
la Societk volesse fare presso il Govemo Ticinese e la Societa degli 
Amici del popolo di Lugano allo intento di avere dei sussidi, tanto 
piii che la Societii Storica si occupa moltissimo di quelle regioni 
appartenenti alPantica diocesi di Como. — II signor conte Sebregondi, 
dai canto suo, desidera pure che le medesime pratiche si abbiano a 
fare anche a Roma, avendo il Governo un fondo speciale per soddi- 
sfare le Spcietk Storiche. 

L'assemblea fa buon viso a tali proposte, ben sapendo che Tesi- 
guitk degli attuali introiti non perjnettono certamente molta espan-^ 
sivitk di pubblicazione, e perci6 incarica il Consiglio direttivo a volere, 
con soUecitudine, esaurire le pratiche necessarie. 

L'egregio avv. Barofflo crede anche opportuno pubblicare i ver- 
bali delle assemblee, per il che se ne delibera la stampa, almeno per 
transunto. 

A termini dello statuto si procede aU'i^mmissione di quattro nuovi 
soci, ed in merito alla nomina del Consiglio direttivo avendo taluno 
osservato che sarebbe meglio rimandarla alla prossima tornata, es- 
sendo omai Tanno al suo termine, si conferma in carica l'esistente. 



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DELLE ADUNANZE GENERALI 149 

E^auriti gli argomenti in trattazione, il signor avv. Barofflo in- 
tei"pella se la Societk Storica fu rappresentata al Congresso storico 
tenutosi in Milano. 

II signor Segretario, colla scorta degli atti, fa conoscere che 
nessuna lettera d' invito o circolare pervenne direttamente alla sede 
della Societk; che soltanto una circolare, senza l'indirizzo alla Societk 
Storica, dopo essere stata in varie mani, venne finalmente inviata al 
Segretario. II Consiglio direttivo, riunitosi d'urgenza, deliberO di aste- 
nersi da qualunque passo. 

II Vice-Presidente ing. Monti osserva come non gli pareva n& 
decoroso, nfe prudente intervenire, inquantoclife i milanesi organiz- 
zatori del Congresso, ben sapevano l'eaistenza della nostra Societk 
Storica, e quindi se avessero desiderato un rappresentante, poco sa- 
rebbe costato a loro mandare un esplicito invito, come si addice in 
simili casi a coloro che intendono fare davvero. La SocietJi avrebbe 
volentieri inviato un proprio rappresentante, inquantochfe, fidente del- 
Tutiliti degli studi storici, era certa che i suoi sforzi sarebbero stati 
apprezzati in quel consesso, come lo sono dai proprt concittadini, ma 
negletta affatto, non volle chiedere nulla, nfe dare incarico di rappre- 
sentanza a^ chi si sarebbe trovato impacciato di fare atto di presenza. 

II signor Presidente conte Sebregondi diede in merito alcuni 
schiarimenti; dopo di che il signor avv. Barofflo si dichiar6 soddi- 
sfatto, e trov6, non solo naturale, ma anche decoroso il non intervento. 

Eiauriti gli argomenti, si scioglie la seduta. 



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ELENCO DEI SOCI 



^B. — L*a4lerbco (') IddkM i Sod Fwui^lorl. 

SOCIO ONORABIO 

CESARE GANTO. 

SOCI EFFETTIVI 

• Cittk e Coinune di Como. 
Maniclpalitk della eittk di Bellinzona. 
Consiglio di Stato del Cantone Tieino. 
Biblioteea eantonale Lugano. 

• Bagliacca nob. dott. Giambattista . . Como. 

Baroffio avv. Angelo Mendrisio. 

Bayer don Francesco, Arciprete . . Como. 

• Bertolini rag. Antonio » 

Bianchetti cav. Enrico Ornavasso 

Bianchi can. don Giambattista . . . Como. 

• BoNizzoNi Gaetano » 

• Camuzzi nob. cav. avv. Ulderico-Felice, 

Procuratore del Re Varese. 

Ganova avv. Edoardo Balerna. 

Cartosio dott. fis. GiusEPPE .... Como. 

Casnati dott. GiovANNi Casnate. 

Catenazzi avv. Giambattista .... Como. 

Gavagna-Sangiuliani conte Antonio . Milano. 

CoLMEGNi prof. AuRELio Como. 

• CoMOLLi dott. fis. GiovANNi, Chirupgo 

primario dell'Ospedale maggiore . )f 



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15-^ ELENCO DEI SUCI 



• FossATi dott. Francesco ...... Como 

• Franchi Carlo, Tipografo ..... » 

Lena-Perpenti Alessandro PianeUo-Lario. 

LiNATi ing. EuGENio Como. 

Lucini-Passalacqua conle Giambattista Moltrasio. 

Maffei cav. don Antonio, Arcipr. emer. Sondrio. 

Marchesi ing. Luigi Ponte di Valtellina. 

Maspero dott. Giuseppe Como. 

• MoNTi ing. Antonio » 

MoTTA ing. Emilio Locarno. 

• Ostinelli dott. CosTANTiNO Como. 

Peluso cav. Francesco Gornate. 

PozzoNi prof. Zaccaria Mendrisio. 

Rienti cav. ing. Filippo Como. 

• Rossi cav. Antonio, Ingegnere-capo 

presso rUfficio del Genio civile . . » 

• RovELLi march. Pietro » 

• RuscoNi march. Alberto Bologna. 

ScAccHi avv. Carlo Como. 

ScALiNi cav. avv. Gaetano, Senatore del 

Regno Como 

• Sebregondi conte Francesco, Segretario 

della R. Accademia di Belle Arti . Milano. 

SiLO dott. Bernardo Como. 

• Tacchi Bernardo » 

Venini comm. avv. Giacomo .... > 

• Zerboni dott. Paolo ^ 



Pubblicato nel febbraio 1881. — Direttore: Fossati dott. Fbancbsco. 



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I SANSEVERINO 



FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 

1434-1484. 



Secoido i docomenti tratti dai R. Archifio di Stato in Hilano 



P A H T E Prima, 



PgRlODlCO SOCIBTA STORICA C0XBASB — YoL II (fdSC. 3). 



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eiranno 1434 morivo Giovanni Rusca, 
signore di Lugano, e quella contea, 
anzichfe devolversi a Franchino, venne 
dai duca Filippo Maria Visconti attri- 
buita al suo capitano generale delle 
Aloigi da Sanseverino (*). £ da quel- 
lata la dominazione di una delle piu 
glie d' Italia, certo la prima del napo- 
cordare il suo cinquantenne dominio, 
iUe sanguinose lotte Ira Guelfi e Ghi- 
peripezie cui andarono soggetti e feu- 
ddili, dara il tema a questa qualsiasi 
3 non altro,nella sua imperfezione, gio- 
^are come le riostre storie municipali 
D di rigorose revisioni a prova di docu- 
cher& quali e quanti errori, accettati 

„. - ^ editati storici, siansi pubblicati intorno 

a si breve periodo di storia luganese. 



(*) Intorno al feudo di Lugano ed alle ?ue vicende solto i conti Rusca, 
leggasi un succoso compendio del marchese Alberto Rusconi, a prefuzione 
della Cronaca di Nicolo Laghi da lui edita in queslo slesso Periodico, vol. 2®, 
fase. 2**, pag. 79. 



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15G I SANSEVERINO 



La famiglia Sanseverino si vuol normanna, originata da 
Turgisio del real sangue di Normandia, fratello di Angerio 
che diede origine alla casa Filangieri. Questi fratelli sarebbero 
venuti nel regiio di Napoli nel 1045 seguendo le armi di 
Roberto Guiscardo, dai quale Turgisio ottenne la contea di 
Sanseverino, che diede il nome ai suoi discendenti. 

Alcuni autori ammettono ancora che Turgisio avesse avuto 
per fratello Silvano, progenitore della famiglia Gravina di Si- 
cilia; aliri la dicono di fondo italiana, altri di Spagna; il 
genealogisla Raffaello Volaterrano favoleggia suirorigine del 
suo stemma. Queste e molte altre notizie, senza fior di critica, 
dagli antichi tramandateci, volontieri omeltiamo (*). 

Ha goduto nobilta nelle citta di Napoli, Milano, Genova, 
Vicenza, Modena, Piacenza, Capua, Lucera, Cosenza e Castro- 
villari. Ebbe cardinali, grandi di Spagna, famosi condottieri 
parehti agli Sforza, cavalieri maltesi, insigniti deirordine del 
Toson d'oro, ecc, ecc. Pel destino delle umane cose, come molte 
altre cospicue famiglie, oggi dev'essere in decadenza! (*). 

Non aggiungiamo altro, deplorando per6 la mancanza di 
esatte tavole genealogiche intorno ad essa. Difatti, ad onta di 
diligenti ricerche, non ci riusci scoprire quali vincoli unissero 
Aloigi da Sanseverino al casato napoletano, ne quale pa- 



(*) Nello ^stemma Sanseverino Tarma e d'argento alla fascia di rosso, 
con cavallo sfrenato uscente al cimiero. Gosi scrive rijnboff nelle sue 
GcncalogUe viginti illiisirium in Italia familiarum (Amsterdam, 1710): 
« Insignibus idi solet, originem Rapli. Volateranus Cosmographice Hb, 6^ 
hanc tribuit, quod Carolo primo Beneoentum obsidento, ac jam cum exer' 
cita terga danie procerum unus cx illa gente ab hosto forte interempto, 
sablata sanguinolenta interula pro vexHlo aciera firmaverit, inde, perglt, 
postea rubroj linea3 signa posteri adsumpserunt. » 

(*) Oltre airimhoff ed aliri, vedi le Memorie historiche di dioerse fa^ 
miglie nobili cosi napoletane come forastiere di Biagio Aldimari, e le re- 
centissime Memorie delle famiglie nobili delle prooincie meridionali d* Italia 
raccolte dai conte Berardo Gandida Gonzaga (vol. 2**, pag. UO-127, Na- 
poli, 1876) che pero alquanto lasciano a desiderare in pui\to criticu storica. 
Si abbandonino una volta per sempre certe origini impossijoili ! 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 157 

fentela corresse tra lui ed il celebre condoltiero Roberto, 
riipote a Froncesco Sforza (*). 

Ed eccoci al feudo di Lugano. 

Noi vediamo il Sanseverino gi& in possesso della valle 
luganese prima del marzo 1435, e nominarvi da solo il capi- 
tano (*). Non slettero per6 quieti gli spodestali Rusconi, e nel 
giugno dell'anno susseguenie erano tornati in possesso dei 
loro feudi (^); ma Irascorsi appena due anni, Tinstabile duca 
ne li aveva di nuovo privati, ritornandoli al Sanseverino, che 
ne ricevelte formale investitura, ma senza liiolo di contea, 
ai 22 maggio del 1438 (^). II duca annuUd le precedenti inve- 
stiture concesse ai conti Giovanni e Franchino Rusca, secon'do 
leggesi in quel documento, che non d& per6 altra spiegazione(^). 
Oltre che di Lugano e valle, Mendrisio e pieve, veniva il San- 
severino investito delle terre di Salarano pavese, di Mortara 
pavese, di Pandino lodigiano (^), delle possessioni della Bosca- 
glia nella pieve di S. Fedele di Como, e d'Albasono nella castel- 



(*) A mala pena potemmo stendere uno schizzo di albero genealogico 
pel ramo dei feudatarl di Lugano, escluso pero Roberto. Lo produciamo in 
apposita Appendice. Possiamo aggiungere qui alcune notizie di famiglia, ma 
staccate. 

Ugo da Sanseverino e conle di Potenza, logoleta e protonoiario del 
regno e consigliere cullalerale a Napoli nel 1395. (V. Repertorio delle perga- 
mene della Unieersitd e della clita diAcersa dai Itiglio 1215 al 30aprilel549, 
Napoli, 1881, pag. 17). Anlonlo dello Zerpelloni de Sando Seccrino « fi^d*" 
Collele, armorifm ductory^ viene inveslito della lerra di Arena ai 24 marzo 1441. 
Archivio di Milano, Regist. R. f. 684 L — Ai 18 febbraio 1460 Bernabo du San- 
severino e suoi discendenti otlengono la ciltadinanza di Milano: due anni 
dopo, ai 2 gennaio, Bernab6 c crealo generale della citta di Parma. Ibid. 
Regist. 7^ f. 21 t. e n. 1, f. 44. 

(*) Archivio municipale di Como, Regist 6^ Lit. ducal, f. 264, e i?c- 
gist, 7^ f 55. 

(3) Ibid. Regist. 7^ Lit. ducal. f. 57, 270 e 290. 

(*) Archivio di Milano, Regist. ducal. R., f. 364 t. (V. Documento I). . 

(*) RuscoNi march. A., Cronaca Laghi, pag. 83. 

(^) W documenlo lo fa diocesi di Lodi, ma ab-antieo apparteneva a quella 
di Grefnona; avanti il 1859 era nella provincia di Lodi, ora in quella di 
Gremona. ' • 



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158 I SANSEVERINO 



lanza di Baradelio (*). II duca gli cedeva una casa situata a 
Porta Nuova in Gomo, parrocchia di S. Benedetlo (^), ma 
avocava a sfe i dazi e le gabelle del sale della valle di Lugano, 
rispettando la propriet^ della casa in Mendrisio e d'altri beni 
del conte Franchino Rusca f). 

Aloigi vi rimase pacifico feudalario sino alla morte, av- 
venuta ai 27 aprile 1447, precedendo di pochi mesi Tultimo 
dei duchi Visconti (13 agosto) (^). Proclamata la repubblica 



(*) Sta neir istromento d'investitura: « terram Sallarum dlocisis pa- 

piensis et terdonensis : terram mortarij diocisis papiensls; terram, casirum 
et locum pandini diocisis laudensis et totam vallem Lugani diocisis cumane, 
videlicet illam medietatem dicte vallis, quam tenebat nunc quondam comes 
Joannes Ruscha, locum Mendrisij — dicte cumane diocisis et possessiones 
Morbij — et Lamoni que fuerunt dicli comitis Johannis, locum et posses- 
sionem de la boschallia in plebe sancti fidelis cumarum, /ocam Abbassoni, 
castellantie Baradelli, episcopatus cumarum, et aliam medietatem dicte 
vallis Lugani cum plebe Balerne et ceteris locis, terris, possessionibus et 
villis que tenebantur per comitem Franchinum Ruscham.... » 

(*) € ac domum unam positam in Cumis in porta nova in parochia 

sancti benedicti intus, gue est cum hedificijs, cameris, soUarijs, lobijs, por- 
ticis, curte, puteo, canepa a mno et alijs suis juribus et pertinentijs: cui 
coheret a mane, strata publica, a meridie illorum de pongonibus, a sero 
Johannis et fratrum de albricis, a nulla hora, Gasparis et fratrum de la 
turre de Mendrixio„.. scd domus ipsa solum in infeudatione cadat pre- 
fatus ilL dominus dux pro se suisgue succcssoribus et heredibus etc, » 

(^) « acto et inicllecto quod domus dicti comitis Franchini queni 

habet in Mendrixio et alia bona gue dicius comes Franchinus non tanguam 
alias sibi infeudata; sed tanguam sua prppria patrimonialia, seu per eum 
emptce existentice in territorijs predictorum superius specijicatis sint dicti 
comitis et ei remanennt uti proppia et eo jure quo ante tenebat et nunc tenet. » 

II Baroffio, Memorie storiche ecc, ritiene che Taccennala casa Rusca 
sia Tattuale pretorio distrettuale, giacch^ nelle pareti di una sala si rimarca 
tuttopa la grampella Rusconi. 

(*) La morte del Sanseverino fu riferita da N. Guarna in una lettera 
scritta li 28 aprile 1447 da Milano allo Sforza. Vi si legge: « Questa nocle 
passala el Sig' Aluyse da S. Severino passo da questa presente vita qui in 
Milano essendo stato amalato di cinqui, et dicesi esser morto per accidente 
de una ferita, che gia molti anni hebbe nel ventre, la quale spcsso gli dava 
alteratione, et mo lo havia conducto a termini chel non reteneva cibo alcuno, 
et cio che dovia ussirgli di sotto, gittava per bocca etc. » — Triste fine! 
(V. Daverio, Memorie snlla storia delVex-ducato di Milano, Milano, 1804, 
pag. 240). 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 159 

ambrosiana, i Luganesi si soltrassero ai Sanseverino per 
cadere, contro voglia, sotto il pesante prolettorato di Como. 
Ma per poco, ch6 acquistato nel 1450 Francesco Sforza il 
ducato di Milano, ritornarono sotlo la signoria dei fratelli 
Americo, Francesco e Bernab6, figli di Aloigi da Sanseve- 
rino, e ci6 prima del settembre 1450 (*). Tuttavia in quel mese 
la valle di Balerna « cum la bastita » di Morbio era ancora 
in potere di Franchino Rusca, cui ordinava il diica di con- 
segnarla al suo commissario Angelo da Bologna, in allora 
anche capitano di giustizia in Milano (*). E 

Quivi comincian le dolenti note. 

Da bel principio del loro dominio i Sanseverino nnal si 
comportarono, e non ultimo mosse lagnanze lo slesso vescovo 
di Como, perchfe gli avessero cacciato il fittabile dai suo pa- 
lazzo in Lugano f). Aggiungevansi ruberie ed omicidi nella 
valle di Lugano a tal punto da poterla battezzare « una spe- 
loncha de ladroni » cosi lo Sforza in una sua missiva del 
23 ottobre 1451 (*). Un certo Giovanni Martella, abitante in 
Balerna, osava mettere a ruba il palazzo del conte Rusca in 



C) Archivio di Como, RegisL 8^ Llt ducal, f. 1. 

(^) Supponiamo noti i casi guerreschi avvenuli nel triennio 1447-1450 
tra Comaschi e Rusconi. 

Diamo copia di quella missiva (V. il RegisL i**) : 

€ Magnifico Comiti Franchino Rusca, Como denanze la partita vostra 
da qui ve dicessemo, de novo ve supplicamo et confortiamo et caricama 
che per bona casone, concernenle grandemente el S tato nostro, voglia te 
consignare la valle de Balerno cum la baslita de Morbio in le mane de 
misser Angello, nostro comissario et mandatario, exbibitore dela presenle 
qual mandiamo li solamenle per questa casone. » 

Dat. Mediolani, die xvnij septembris mccccl. 

(?) V. Documenlo II. — II palazzo vescovile, sccondo una lupide appo- 
stavi, f u fatto fubbricare nel 1346 dai vescovo Bonifacio di Modena. Al suo 
posto sta, dai 1844, il bel palazzo civico, archilettura del milanese Moraglia. 

(*) V. Documento III. 



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160 I SANSEVERINO 



Mehdrisio (*), 4^p6 di aver assaltato alla strada u n medico 
tedesco, fuggiasco da Como (*). 

Si propalavano ancora voci di mene combinate dai conte 
Rusca col conte Enrico de Sacco, signore di Mesocco, per 
ricLiperare il perduto dominio (^). II duca mostro non credervi, 
anzi nel 1451 cedeva al Rusca la valle d*Intelvi e lo investiva 
di Osteno (*). Volle cosl guadagnarlo, giuocando di scaltrezza 
politica? ('). 



(*) 1451, ottobre 4, Lodi. — Lo Sforza ai Sanseverino. « Nuy siamo 
informati che uno vostro homo chiamalo Johanne Marlella liabitatore de 
ballerna fe andato in Mendrisio in la casa del Mag® franchino ruscha, el 
de li lemerariamente levando le serrature per forza ha levato alcune cose 
ehe erano ia la dicta casa... » {RegisL missioo 6^), 

(«) V. Documento III. 

(3) {Mlss, RegisL 4^). II duca ringrazia i Sanseverino pei sospetti co- 
Tnunicaligli intorno al RiKca, ma giudica « che piu toslo simile voce se 
facino per qualche passione. » (Lodi, 6 febbraio 1451). In dala eguale ordina 
pepo al Gonsiglio segreto di spedire sul posto persona fidala ad informarsi. 

E molti mesi dopo, ai 10 di oltobre, cosl scriveva Antonio da Besana, 
commissario in Bellinzona: « Da pochi di in qua, piu volte sono andutl 
messi dai Conte henrico da saco al conte franchino rusca, ultra luxato, i I 
che ma dato vno pocho de vmbreza et suspilione. Non per6 per altro ri- 
speto, se non perche queslo simil andare da luno conte allaltro, se faceea 
altre coUe, guando ambi duy mosserono guerra contro guesta terra guesti 
-anni prox, passati..,. » {Cari, dipL 1451, cartella 4*). — N6 troppo c'era da 
fidarsi dei conli Sacco e degli altri signorotti d'allora! 

(^) Missiva ducale 8 marzo 1451 al podesta e referendario di Como, con 
Cui lo invita ad indirizzare ogni persona di valle Intelvi al loro podesta, aven- 
dosi ceduta quella valle ai Rusca. (Cartcggio diplom.)* — La cessione di Osteno 
e perlinenze ebbe luogo ai 24 aprile 1451 (Regist, ducal. 5®, alias A, f. 67). 

Ma i sospetti contro Franchino eran tutl'allro che esagerati, e ne die' prova 
nel 1452. E cosl scrive il marchese Rusconi : « Approfitlando del momento in 
cui lo Sforza era assalito da una coalizione di nemici, ricoree alF imperatore 
Federico III chiedendogli, dopo il marzo 1452, conferma delF investitura con- 
cessagli nelFottobre 1448 dei feudi di Lugnno e di Locarno. Quel monarca 
che vedeva di mal occhio il duca di Milano, si affrettd ad appagarlo; ma 
riuscito vittorioso lo Sforza, Franchino trov6 prudenle di non perdere il fa- 
vore deiremulo fortunato, e i diplomi imperiali restarono lettera morta neU'Ar- 
chivio dei nobili a Locarno (Cronaca Laghi, pag. 90). 

(5) Da avvedulissimo politico che era, a buon conto non lo impiegd mai 
nelle guerre che ebbe in seguito a soslenere. 



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FEUDATARl DI LUGANO E BALERNA 161 

Ammeitendo ora quanto scrissero gli storici comaschi e 
milanesi, i Sanseverino sarebbero stati spodestati nel 1457 e 
retrocessi i loro feudi al conte Franchino Rusca, che neiranno 
susseguente li avrebbe restituiii in cambio di Locarno. II che 
non regge per piu ragioni. Gli atli del borgo di Lugano 
(dai 1440 al 1798 compleii in queirArchivio comunale) non la- 
sciano intravedere un cambiamento di feudatari in queiranno. 
Franchino rimase nel periodo 1450-1457 sempre pacifico pa- 
drone di Locarno. £ bensi vero ch'egli spesso in allora si 
segnava comes Lugani o Vallis luganij ma cosi us6 fare anche 
prima del 1457 (*) ed usarono i successori suoi ben lardi 
dopo (*). A maggior sostegno, missive ducaU deU'aprile e 
giugno 1458 sono tuttavia indirizzate ai Sanseverino « pa- 
droni del Luganese » (^). L'imaginaria cessione a Giovanni 
da Bologna (19 novembre 1458) cade per s6 slessa (^). 

Non vogliamo con cio aver deito rultima parola; dai 
sincroni documenti in Milano ed in Lugano, e sino a nuove 
scoperte, dobbiamo ammetlere un continuato dominio dei 
Sanseverino dai 1450 al 1467, epoca quesl*ultima sicura del 
loro allonlanamento. 

Guai ci furono per6 nel 1457 tra il Rusca ed i Sanse- 
verino. Un tal Martino Bizarro^ della valle di Lugano, si sarebbe 
pubblicamente vantato di potere, colFainlo di due compagni, 
trapassare con una partigiana Bernabo da Sanseverino a 
Lugano, perchd el va da sera a solaso, Arrestato, venne im- 
mediatamente giustiziato; ed in seguito messo ai tormenti 



(*) Nel 1465 ancora (lettera 30 luglio da Locarno al duca). 

(*) Ad esempio il conte Pietro Rusca in una lellera al duca in data 
1° dicembre 1478. 

O V. Documento IV ed anche queIlo in data 23 aprile 1458, inserto 
nel Bollettino storico dclla Souzera italiaaay 1881, fase. 5^, pag. 139. 

(*) Intorno alla stessa elaboro il marchese A. Rusconi un chiaro ar^ 
tjcolo nel BnUcitino stforico della Soiszera italiana, 1881, fase. 4**, pog. 109. 



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162 I SANSEVERINO 



Domenico delto Mattana, di Medeglia, per supposta compli- 
citA, anche ad istigazione dei conti Rusca e suoi cancellieri. 
Coraggiosamente neg6 il tutto, laonde il Consiglio segreto 
ducale, ai 13 di novembre di queiranno, optava pel rilascio 
deir imputato, anche perch6 malconcio dalle torture; seco lui 
si mandassero liberi i cancellieri del Rusca, Giovanni da Bo- 
logna e Giovanni de Orello, anch'essi a Milano, pronti a pre- 
sentarsi ogni di al Consiglio, sotio pena di due mila ducati 
cadauno. Si dimettesse pure dalla subita lunga prigionia Bat- 
tista de Quadrio. Si riservava lo stesso Consiglio segreto di 
esporre a voce al duca, al suo ritorno a Milano, la risposta 
circa la punizione meritata da Bernab6 da Sanseverino per 
la condanna di morte eseguita contro il Martino Bizarro sopra 
ricordato, conlro la volontA ed i decreti ducali. 

Un solo documento ci dh queste notizie, scarse e ancora 
oscure; speriamo maggior lupe da nuove ricerche (*). 

Quando morisse Bernab6 ignoriamo, ma circa il 1463; il 
fratello Francesco invece nel 1464 (*). Non consla nemmeno 
come fossero divisi i diritti feudali e la giurisdizione. Bernab6 
sembra occupasse il luganese e Francesco parie del mendri- 
siotto (almeno dimorava in Mendrisio) e Pandino, sul cremo- 
nese; del terzo fratello, Americo, poco si occupano i docu- 
menli, e dobbiamo supporlo morto pel primo f). 



(*) V. Documento V. — In una lettera del 3 sellembre 1457 il conte 
Franchino Rusca si lamenta d'essere imputato denante al nosiro IlL^ Signore 
fa Bcrnabd di Sanscoerino de cose false che molio graveno il mio honorc 
il guale voglio conscroare ci sostcnere (Cari. dipi), — In quei di era a 
Milano infirmato de febre cum Jloxo. 

(*) Conlro Francesco erano mossi lamenli da Bernardo da Olgiale gih 
nel 1462 (v. Documento VI), lo stesso che alla sua morte assieme ad altri 
capi del mendrisiotto apertamenle rifiutava obbedienza alla vedova Aloisia. 

(3) Diamo sotlo il n. VII dei documenti uno specchio delle entrate feu- 
dali dei Sanseverino. Giova, lutloch6 di data posteriore non precisata. 

I differenti comuni, come Morcote, Sonvico ed altri, usavano pagare 
rimpostogli annuo censo in due rate; di solilo la prima alla fesla di S. Gio* 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 163 

Morto Francesco, pass6 il feudo di Mendrisio e Balerna 
alla vedova Aloisia, ma si mostrarono tutt'altro che pronti i 
siidditi a prestarle il giuramento di fedellA, guidati da Gio- 
vanni Antonio e Bartolomeo della Torre, Ruscone da Coldrerio, 
Agostino Martella e Bernardo da Olgiate, che furono in per- 
sona a Milano dai duca ad esporre le loro lagnanze. Lo Sforza, 
ai 23 marzo 1464, inlimava Tobbedienza alla Sanseverino (*), 
ma senza frutto. Furono insultati, cacciati dai Tribun'ale e 
battuti gli ufficiali ducali; una torma di sessanta individui, 
con tamburi alla lesta, percorreva le vie di Mendrisio, urlando 
dinanzi alla casa degli ufficiali : peloia, peloia, e chiamando 
lasagne le patenti ducali. Un notaio a mala pena pot6 salvarsi 
fuggendo a Capolago. Era una completa ribellione. I tristi 
episodi scriveva al duca di Milano rinviato paciere a Mendri- 
sio (13 settembre), esso pure salutalo al suo arrivo da schia- 
mazzi ed insulti. Quella lettera i;pccomandiamo alla lettura {^). 

La popolazione intiera non ne voleva piu sapere dei San- 
severino, e di fronte agli ordini dello Sforza di obbedir loro, 
superbamente minacciava una insurrezione armata. Aloisia 
dovette abbandonare Mendrisio, ritirandosi nel feudo di Pan- 
dino, SU quel di Cremona, da dove, contro voglia e malgrado 
compassionevoli suppliche, il duca la licenzio per imporle il 
soggiorno di Milano (^). Dai marito non aveva avuto che 
figlie e debiti, il che ella stessa candidamente confessa in 
una lettera (12 luglio 1464) al cognalo Domenico da Sanse- 
verino (*). II ramo suo quindi non ci concerne piii. 



vanni e la seconda alle calende di gennaio. Cosi Sonvico c Castellanza nel- 
Tanno 1450 (20 luglio) pagarono 260 fiorini a soldi 32 imp.; Morcote 100. Reg, 
ducale n. I, f. 28 tergo; anche BoUettino storico della Soissera italiana, 
anno 2^ fase. 4^ pag. 101. 

O V. Docunnento VIII. 

(«) V. Documento IX. 

(3) V. il curioso documento X. 

(*) V. Documento XI. 



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iC4 I SANSEVERINO 



Che gli avvenimenii del 1464 fossero preludio a quelli, 
ben piii sanguinosi, del 1467, e avessero Teguale origine nella 
lotto, mai sopita, tra Guelfi e Ghibellini, osiamo affermare (*). 
I Rusconi stavano per trionfare ancora una volta. 

Si tir6 innanzi sino al 1466; la morte del grande duca 
Francesco Sforza (8 marzo) doveva riuscire fatalissima ai 
guelfi Sanseverino. II che proveremo nella seconda parle. 

EMIf.lO MOTTA. 



(*) NtJ sembra regnasse la mi^liore concordia in casa Sanseverino. 
Nel gennaio 1466 erano Ugone, Aloisoi e gli aliri cugini in discordia tra 
di loro circa la nomina di Aloisio da Castello, di Menaggio, a vicario di 
Mendrisio, officio da loro promessogli per due anni. (Leggi nel vol. Missien 
n. 65, Tordine ducale 3 febbraio 1466 di mantenere la parola data). Nel 14C5 
eravi vicario il nobile Galeazzo dei Maineri, lodalo pei suoi buoni diporti 
dalla comunita di Mendrisio, che con leltera 8 aprile ne ricliiedeva la con- 
ferma {CarL dipl) In tale carica lo troviamo piii tardi nel 1478. 

Ai 23 dicombre 1487 si conferma^a a vicario di quel borgo Bcltramino 
Bellono, camerarius et armigcr di Lodovico il Moro (V. Regist. ducal, 30^, 
f. 145). 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 165 



p 



OCUMEN TI. 



I. 



1438, niuggio tl, 

Feudum magnifici domini Aluisij de Sancto Severino ab 111.° Do- 
mino noitro domino duce Mediolani etc. de terris Salarum, Mortarij, 
pandini, valis lugani et certis alijs^'etc. 

In nomine sancte et individue trinitatis feliciter amen. Cum prin- 
cipatus oranis, secularisgue potestas a supprema et sollo celesti 
maiestate dependentes eo firmius roborentur in terris quo post dei 
reverentiam, cultumque justicie ampliori virorum fortium ac magna- 
nimitate, probitate cetu et frequentia circundantur. Cum non possint 
principei preter dignitatis ac summe prudentie gradum qup divinum 
munui extant plusquam ceteri homines. Non poi3intque ijsque prin- 
cipatibu3 suis multipliciter incumbunt expedienter providere, nisi a 
spectate probitatia et fidei virid manu valida ac fidelli et maturo con- 
silio adiuverunt. Hec igitur et alia illustrissimus princeps et excellen- 
tissimus dominus dominus Fillippus Maria anglus dux mediolani etc. 
papie, anglerieque comes ac Janue dominus, filius quondam gloriose 
et semper collende memorie illustrissimi prineipis et excellentissimi 
domini domini Joannis Galeaz primi ducis mediolani dignissimi in 
arohano sue mentis dignia meditationibus sepissime revolvens, nec 
minus rerum dubios eventus qui perversitate mortalium et tempestate 
in deterius faciliter pervertuntur deliberaverit maturo et deliberato 
consilio probate jam fidei et strenue magnanimeque probitatis yiris. 



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166 I SANSEVERINO 



et latius et sedem suam divina favente clementia communire et eos 
condignis honoribus et favoribus sublimare et premijs sublevare, ut 
eorum fretus consilijs, auxillijs, subsidijs, favoribus et potentijs prin- 
cipatus suus felicius gubernetur, et in dies opera divina non solum 
gloriosum et felix susceptum incrementum augeatur, sed continuo me- 
liora Jiabeat media et optatos consequatur felices effectus ; proindeque 
idem illustrissimus princeps et excellentissimus dominus dominus 
dux mediolani, prefatus animum oculosque vertens ad virum magna- 
nimum et strenue probitatis fama decoratum magnificum dominum 
Aluysium de Sancto Severino filium quondam maguifici miiitis do- 
mini Francisci viri clarissimi cuius domini Aluysij fides, vertutes, 
summa prudentia et magnanimitas ipso experientia adeo clare fuerit 
et demonstrantur ut non dubitet idem illustrissimus dominus dux 
quin ex ipso domino Aluysio illa consequatur prodissima fidelissi- 
maque obsequia, que idem dominus dux cupit, et que a fidelissimo, 
experto magnanimoque et potente armorum capitaneo, quilibet prin- 
ceps suscipere potest et debet; cum plena causa cognitione et pru- 
dentum suorum accedente consilio, motu proprio, ex certa scien- 
tia, et de sue potestatis plenitudine, etiam absolute, et vigore lati 
arbitrij a Romanis sacratissimis regibus per imperialia, privilegia 
sibi coUati omnibus jure, modo, via, causa et forma quibus melius et 
validius potuit et potest, cum interventu quarumcumque solemni- 
tatum in talibus et similibus, tam a jure quam a consuetudine re- 
quisitarum, deliberate, et ex certa scientia nulloque juris vel facti 
errore ductus, terras, loca et castra infrascriptas et infrascripta vi- 
delicet: terram Sallarum diocisis papiensis et terdonensis: terram 
mortarij, diocisis papiensis; terram castrum et locum pandini dio- 
cisis laudensis et totam vallem lugani diocisis cumane; videlicet 
illam medietatem dicte vallis, quam tenebat nunc quondam comes 
Joannes Ruscha, locum Mendrisij dicta cumane diocisis et possessio- 
nes Morbij et Lamoni que fuerunt dicti comitis Joannis; locum et 
possessionem de laboschallia in plebe sancti fidelis Cumarum; locum 
Abbassoni, Castellantie Baradelli, episcopatus cumarum: et aliam 
medietatem dicte vallis Lugani cum plebe Balerne et ceteris locis, 
terris possessionibus et villis que tenebantur per comitem Franchi^ 
num Ruscham, cum omnibus alijs locis, terris, castris, possessionibus 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 167 

et juribus que tenebantur per dictos comites Johannem et Franchi- 
num, et que concessa fueraat per prefatum dominum ducem eisdem 
comitibus que se hodie tenentur et possidentur per dictum dominum 
Aluysium; cum omnibus predictorum territorijs, juribus, jurisdictio- 
nibus et pertinenzijs suis, sepera vit, segregavit et liberavit; seperat, 
segregat et liberat ab omni jurisdictione et imperio cujuscumque 
Civitatis et quarumcumque Civitatum et terrarum, cui vel quibus 
jure comuni privilegio, vel aliquo quovismodo dici vel alegari possint 
predictorum terre, castra, vallis, ville, loco vel pars eorum subesse; 
conferens idem dominus dux motu proprio ex certa scientia, et de 
dicta eius potestate dictis terris, vallis, locis, villis, et castris, cum 
pertinenzijs suis omnimodam et superatam jurisdictionem, merum 
et mixtum, imperium gladij potestatem et omnimodam jurisdictio- 
nem, dictasque terras sallarij, mortarij, pandini et dictam vallem 
lugani, et omnia et singula predicta superius specificata, que fue- 
runt dictorum quondam Comitum Johannis et Franchini, et que 
nunc tenentur per dictum dominum Aluysium, et que alias infeudata 
fuerunt per prefatum dominum ducem, dictis comitibus Johanni et 
Franchino, cum omnibus predictorum et cuiuslibet eorum castris, 
villis, terris, locis, juribus, jurisdictionibus, intratis, pascuis, pratis, 
molendinis, furnis, pischarijs, aquis, aquarum decursibus, stagnis, 
lacubus, rivis, regalibus, territorijs et pertinentijs suis, et cuiuslibet 
ipsorum, merum et mixtum imperium, et omnimodam gladij pote- 
statem, omnemque jurisdictionem. Et omnia et singula regallia pre- 
fato domino duce quovi3modo spectantia et pertinentia in et super 
predictis terris, valle, locis, castris et villis, superius specificatis, et 
ipsis et cuilibet eorum suppositis ut supra, quantacumque sint et 
quibusvis coherenzijs terminentur: ac domum unam positam in cu- 
mis in porta nova in parochia sancti benedicti intus, que est cum 
hedificijs, cameris, soUarijs, lobijs, porticis, curte, puteo, canepa a 
vino et alijs. suis juribus et pertinentijs: cui coheret a mane, strata 
publica; a meridie illorum de pongonibus, a sero Johanni et fratrum 
de albricis, a nulla hora, Gasparis et fratrum de laturre de Men- 
drixio. Hoc tamen acto et intellecto quod dicta separatio et jurisdi- 
ctionis collatio non se extendat ad dictam domum sitam in cumis, sed 
domus ipsa solum in infeudatione cadat prefatus illustrissimus do- 



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IGR I SANSEVERINO 



miuu3 dux pro se suisque successoribus et heredibus, et pro illo, 
aeu illis quem vel quo3 prefatus dominus duce legitimaverit et ha- 
bilitaverit ad successionem suam, de qua legiptimatione et habili- 
tatione constet per publicum instrumentum sigillatura sigillo magno 
prefati domini ducis. In dei aomiue qui largitor est omnium bono- 
rum, et a quo cuncta bona procedunt, dedit, tradidit et concessit 
ae dat, tradit et concedet in feudum nobile et gentile, seu houo- 
rabille et legalle, et jure feudi nobilis et gentilis seu honorabilis et 
legalis, ita ut naturam omnimodam habeat et sortiatur antiqui feudi 
paterni, aviti et proaviti prefato domino Aluysio ibi presenti, et flexis 
genibus reverenter, stipuUanti, recipienti et acceptanti, hec orania in 
presenti contractu contenta pro se ipso, suisque filijs natis, et nasci- 
turis, et ab eo legitime descendentibus vel naturalibus, legitimandis 
iu casu quo legitimi non extarent modis infrascriptisj ac descenden- 
tium descendentibus usque in infinitum, legitirais vel naturalibus ut 
supra et infra, et ex linea masculina tantum ipsumque dominum 
Aluysium ibi presentem ut supra, stipulantem et recipieptcm pro se 
ipso et filijs suis ab eo descendentibus et descendentium descenden- 
tibus masculis et legitimis vel naturalibus ut supra in perpetuum, 
idem dominus dux de predictis superius specificatis quantacumque 
siut et quibusvis coherentijs terminentur cum omnibus suis juribus 
et pertinentiis ut supra, idem dominus dux per ensis evaginatl trad- 
ditur quem in suis tenebat manibus et quem per capulum traddidit 
dicto domino Aluysio investivit et investit in feudum nobille et gen- 
tile, honorabile et legale, et ut antiquum paternum, avitum et per- 
aWtum, hoc modo videlicet, quod extantibus legitimis ipsi legitimi 
naturalibus preferantur. Et eo casu naturales non includantur: non 
extantibus autem legitimis naturales legitimandi ut supra succe- 
dunt, instituens et creans idem dominus dux eundem dominum Aluy- 
sium et eius liberos descendentes, et descendentium descendentes 
predictos veros feudatarios ipsius domini ducis dictarum terrarum, 
castrorum, vallis locorum et villarum ac omnium iurium et perti- 
nentiarum suarum, ita ut decetero dictus dominus Aluysius eiusque 
liberi et descendentes, ac descendentium descendentes predicti. srnt 
yeri feudatarij predictorum investitorum dicti domini ducis, dans 
tribuens et concedens idem dominus dux prefato domino Aluysio 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 169 

pro se liberis descendentibus, et descendentium descendentibus pre- 
dictis, omnem illam libertatem, dignitatem, potestatem, prehemi- 
neatiam, jurisdictionem, baliam, et omnem illum honorem, quas 
et quem habent et obtinent alij veri et legitimi feudatarij aliarum 
civitatum, seu terrarum. Ac volens et decernens quod decetero utan- 
tur et potiantur omnibus illis dignitatibus, libertatibus, potestatibus, 
preheminentijs, jurisdictionibus et balijs et honoribus quibus fruun- 
%ur et potiuntur alij veri et legitimi feudatarij prefati domini ducis, 
qui melius inter alios, in ipsis immunitatibus tractantur, vel tracta- 
buntur in futurum. 

Eo tenore quod decetero dictus dominus Aloysius, liberique et 
descendentes sui predicti, predicta infeudata et loca ipsis infeudatis 
supposita cum juribus regalibus et jurisdictionibus suis habeant, 
teneant, gaudeant et possideant, vel quasi tanquam veri et legitimi 
feudatarij et vassali prefeti domini ducis, et de ipsis quicquid vol- 
luitur, faciant, reservato semper ipsi domino duci jure, superioritatis, 
po3sintque in predictis infeudatis, et qualibet eorum, et terris ipsis 
infeudatis suppositis, et in jurisdictionibus, et periinenzijs suis, ac 
alijs ut supra per se et eorum officiales attualiter exercere, merum 
et mixtum imperium gladij potestatem et omnimodam jurisdictionem, 
et omnia alia facere que ipse dominus dux in dictis infeudatis et 
alijs ut supra ei suppositis facere potuisset, ante presentem feudi 
concessionem. Et in omnibus et per omnia sit et sucedat ipse domi- 
nus Aloysius quo ad predicta in feudum data et concessa in locum 
et statum prefati domini ducis, salvis semper juribus superioritatis, 
et omnibus suprascriptis et infrascriptis. Hoc acto et intellecto quod 
domus dicti comitis Franchini quam habet in Mendrixio et alia bona 
que dictus comes Franchinus non tanquam alias sibi infeudata, sed 
tanquam sua propria patrimonialia, seu per eum empta existentia 
in territorijs predictorum superius specificatis siut dicti comitis et 
ei remaneant uti propria et eo jure quo ante tenebat et nunc tenet: 
promittens insuper prefatus dominus dux, dictum dominum Aluysium, 
suosque filios et descendentes ac descendentium descendentes pre- 
dictos masculos et legitimos vel naturalis legiptimandos ut supra 
modo suprascripto tenere et perseverare in statu, terris et locis su- 
perius infeudatis, eosque defendere in predictis infeudatis contra 

Pbriodico SociitA Storica Comipisb — Yol. II (fase. 3). 13 



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170 I SANSEVERINO 



quamcumque personam ip303 molestantem vel molestare volentem 
in dictis terris, castris, valle, locis et villis, et omnia alia facere et 
adimplere versus ipsum dominum Aluysium et filios prenomiuatos ad 
que de jure etiam feudorum dominus tenetur et obligatum est, versus 
fidelem vassallum suum et eius filios et heredes salvis semper juribus 
superioritatis ut supra, et salvis et reservatis prefato domino duci et 
eius camere et successoribus predictis, gabella et datijs sallis dictarum 
terrarum et locorum et omniumpredictorum investitorum, quam gabe- 
lam et que datia sallis, predictus dominus dux pro se et camera et pro 
successoribus suis predictis reservavit et reservat, ita quod non intel- 
ligantur in presenti infeudatione comprehensa. E converso predictus 
dominus Aluysius sponte et ex certa scientia nullo errore aut metu 
ductus omnique modo, jure, via et forma quibus firmius et melius 
potuit et potest, intervenientibus omnibus solempnitatibus in talibus 
debitis, et opportunis per solemnem stipulationem, promisit et pro- 
mittit sub vinculo juramenti e t fidei anima et corporis eius ac juravit 
et jurat ipsi domino duci mediolani etc. omnia infrascripta recipienti 
pro se, liberis, heredibusque suis et illo seu illis quem seu quos legiti- 
maverit et habilitaverit ad successionem suam, de qua legitimatione 
et habilitatione constet publico documento sigillo prefati domini ducis 
sigillato ut supra, regere, tenere et custodire predictas terras, castra, 
vallem, villas et loca superius infeudata, ac omnia alia ipsis infeu- 
datis supposita pertinentia et spectantia ad honorem, statum profi- 
cuum et ad omnia omni tempore necessaria vel utillia presidia, etiam 
fid mandata ipsius illustriss J domini ducis successorum et heredum 
ut supra, tam in oflFendendo hostes presentes et futuros, quam in defen- 
dendo eius domini ducis filiorum et eredum statum, honorem et co- 
modum quocumque modo fieri poterit. Et quod personaliter et cum toto 
posse suo in eius servitijs et obedientia in omnem eventum perseve- 
rabit contra quascumque mondi personas viventes, seu que vivant, aut 
actualiter vivere et mori possint, etiam si talles essent, de quibus 
necesse foret,hic fieri spetialem mentionem, et ita quod hic pro expres- 
sis habeantur; nec ab ipsius domini ducis favore vel presidio ullo 
unquam tempore se retrahet, vel abstinebit ex aliqua causa presenti 
nova vel ftitura, que dici vel excogitari possit, etiam si talis esset, 
que velut nimis gravis in generali sermone, de jure non veniret. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 171 

Quin imo cum persona sua, et ut dictum est, cum toto posse suo, 
et cum tota eius industria, et ad omne mandatum, omnemque re- 
quisitionem ipsius domini ducis, quomodocumque fiendum et fiendam 
aget et faciet omnia omni tempore necessaria et utilia etc. ut supra 
pro ipso domino duce et eius heredibus et suceessoribus ut supra. 
Et ad maiorem predictorum omnium coroborationem predictua do- 
minus Aluysius corporaliter manus tactis scripturis et sacrosantis 
evangellijs juravit et jurat in manibus prefati illustrissimi domini 
ducis super missalli, quod predictus dominus dux in suis tenebat ma- 
nibus, omnimoda fidelitatem et plenissimum vassalagium et alia 
superius expressa; et quod ullo unquam tempore verbo consilio facto 
vel opere, non erit nec fatiet contra honorem aut statum ipsius domini 
ducis filiorum et heredum de quibus supra, et si ad eius notitiam 
perveniet quod aliquis in aliquo ex predictis contra ipsum illustrissi- 
mum dominum, ducem, aut eius statum ut supra tentaret aut faceret 
vel tractare, aut facere vellet, toto suo posse et omni industria im- 
pediet, resistet et prohibebit, et si prohibere non posset, id propalabit 
et intimabit per se si poterit aut saltem per nuntium et litteras 
eidem domino duci heredibus et suceessoribus predictis, eiusque 
domini ducis et supra statum, terras, dominium, honores, prehemi- 
nentias toto suo posse et omni industria et ingenio conservabit et 
augebit, et consilium quod ex eo petere vollet secundum sibi datam 
ab eterno deo prudentiam immaculatam et fidele prestabit, eiusque 
secreta sibi comissa, vel committenda novum sine ipsius domini 
ducis licentia, manifestabit, sed pura sincere, realiter personaliter, 
et sine ulla exceptione, vel excusatione favebit et serviet, nec ob 
aliquam ipsorum conditionem seu diminutionem aut status varietatem 
ab eius favore vel presidio se retrahet, aut abstinebit ut supra, sed 
in eius obedientia integre fideliter et accurate perseverabit in omnem 
temporis et fortune eventum. Et ultra premissa generaliter promisit 
et juravit attendere, servare et adimplere, que in tituUis de forma 
utriusque fidelitatis, videlicet veteris atque aove continentur. Et in 
omnibus et per omnia juravit et jurat ipse dominus Aloysius in 
manibus prefati domini ducis recipientis pro se, heredibus, et suc- 
eessoribus suis predictis, et illo seu illis, quem seu quos legitima- 
verit et habilitaverit ad successionem suam ut supra, secundum 



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172 I SANSEVERINO 



tenorem et formam capitulorum tam antique quam nove fldelitatis. 
Ulterius prefatus dominus Aluysius, non intendens aliquid extra sue 
mentis et cordis archanum relinqui, quin in totum semper pro viribus 
eius, cedat, et sit ad quecumque necessaria expedientia et utillia 
prefato domino duci suisque ut supra juravit et jurat in manibus ut 
supra, quod inter biimanas curas et causas, quas ipse dominus 
Aluysius habebit in omnem casum, tam pacificum et quietum, quam 
etiam bellorum et guerre et eorum omnium que cellitus et humanitus 
evenire sacramentoque firmari possunt, tam in genere, quam in 
spetie promittet, proponet et faciet omniaque vi corporis et virtute 
animi ad salutem, honorem et statum prefati domini ducis, suorum- 
que ut supra viderit, cognoverit, vel crediderit expedire, vel que 
ipse dominus dux in omni re sua quoquomodo per eundem domi- 
hum Aluysium fienda ordinaverit et mandaverit, cuius domini ducis 
voluntati prefatus dominus Aluysius pro posse totaliter obsequetur. 
Que omnia prefatus dominus Aluysius pro se et descendentibus suis 
predictis facere et observare promittit et se obligat, et cum suo 
juramento ut supra teneri vult et obligari observare proinde ac si 
ipse dominus Aluysius et descendentes sui predicti nati fuissent 
subditi prefati domini ducis. Et viceversa ipse dominus dux bonam 
ipsius domini Aluysij dispositionem attendens promisit et promittit 
eum tractare continuo beneficijs et favoribus quibus et prout tra- 
ctandus est quisque pro domino suo bene et reote, agens, quemadrao- 
dum ipse dominus Aluysius promisit se fiicturum, ut supra. 

Que omnia dicte partes fecerunt, salvis semper remanentibus 
oranibus supra specialiter expre3sis. Quas etiam promissiones, con- 
cessiones et juramenta, et omnia et singula suprascripta et infra- 
scripta prefatus dominus dux per se heredibus et successoribus suis 
predictis, et illo seu illis quem seu quos legitimaverit et habilita- 
verit ad successionem eius ut supra, et prefatus dominus Aluysius 
nomine suo, et predictorum descendentium suorum, promiserunt per 
pactum solemni stipulatione vallatum et convenerunt sibi ipsis 
ad invioem et mihi notario tamquam persone publice stipullanti et 
recipienti nomine et vice predictorum et cuiuslibet eorum, ratas, 
g;atas, firmas et stabiles, rata, grata, firma et stabilia habere et 
teaere, attendere et observare, et nullatenus contrafacere vel venire 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 173 

per se vel per interpositam personam dirrecte vel indirecte, pallam 
vel oceulte, nec aliquo pretenso colore aliqua ratione occaxione, 
vel causa de iure vel de facto. 

Eo etiam inter partes predlctas spetialiter convento, et per pactum 
solemni stipulatione vallatum aeto, quod prefatus dominus Aluysius 
Uberi, heredesque sui non renuntiabit neque renuntiabunt, nec possit 
aut possint suprascripte investiture, cum suis qualitatibu3 ceterisque 
supradictis promissionibus et obligationibus uUo unquam tempore 
renuntiare nec aliquid expredictis quovismodo evitare vel refutare, 
nec etiam in oppositum predictorum omnium nec alicuius eorum ali- 
quid alegare vel opponere; aut se ab eorum observantiam quomodo- 
libet excusare, nec aleganti seu opponenti in contrarium, ullatenu3 
consentire aliqua ratione vel causa, sine .expressa voluntate prefati 
domini ducis. Et renuntiavit memoratus dominus Aloysius pro se et 
dcscendentibus suis predictis omni juri feudorum, seu consuetudi- 
nario per quod tribueretur ipsi domino Aluysio suisque heredibus 
et dcscendentibus ut supra potestas, renuntiandi predictis, promit— 
tens quod aliquibu3 non obstantibus ad omnimodam fidelitatem, et 
ad alia superius contsnta erit et esse disponit in perpetuum obligatus 
prefato domino duci suisque heredibus et successoribus predictis, et 
illi seu illis quem seu quos legitimaverit et habilitaverit ad eius 
successionem ut supra. Jurans et promittens insuper idem dominus 
Aluysius ad sancta dei evangelia, manibus tactis scripturis, prius 
sibi delato juramento per ipsum dominum ducem, predicta omnia 
et singula attandere et observare prefato domino duci, et eius succes- 
soribus predictis quacumque cessante excusatione et exceptlone, sub 
vinculo juramenti et perditionis fidei ipsius domini Aluysj, et sub pena 
refectionis et restitutionis omnium et singulornm damnorum interesse 
et expensarum patiendorum et fiendarum per ipsum dominum duci et 
eius successores occasione ipsa. Et pro predictis omnibus et singulis 
attendendis et observandis dictus dominus Aluysius omnia sua bona 
presentia et futura, dicto domino duci presenti et acceptanti pignori et 
ipotece obligavit, et obbligat. Renunciantes et renuntiant dicte partes 
vicissim exceptioni non factarum dictarum obligationum promissionum 
juramentorum et omnium et singulorum predictorum, non sic actorum 
et gestorum exceptioni, dolli, mali, conditionique sine causa vel ex 



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174 I SANSEVERINO 



iniuxta causa, omnibusque probationibus et productionibus testium 
jurium et instrumentorum quibu3 dicte partes vel altera ipsarum, 
se defendere possit contra premissa vel aliquod premissorum. Que 
omnia et singula prefatus dominus dux valere voluit et vult, et 
obtinere eflfectualiter roboris firmitatem, non obstantibus quibus- 
cumgue legibus, juribus, consuetudinibus, statutis, ordinibus decretis 
constitutionibus, privilegijs tam clausis in corpore juris, quain non 
clausis derogatorija et alijs concessionibus et infeudationibus vel 
titulis per prelibatum domiuum dueem, seu per predecessores suos 
in ducatu nec dominio alijs personis factis et concessis, quain supe- 
rius, etiam si in dietis instrumentis fiat mentio de premissis vel 
aliquo premissorum, per que vel quas presentibus non expres3a vel 
totaliter non inserta effectus eorum, impediri valeat, quomodolibet 
vel diflferri etiam si talia forent de quibus opporteret in presentibus 
mentionem fieri spetialem et etiam non obstante aliqua infeudatione 
facta per prefatum dominum ducem et illustriss. predecessores suos, 
in prefatos comites Johannem et Franehinum et predecessores suos, 
seu aliquem eorum de predicta valle Lugani, Mendrisio, et plebe 
Balerne, et alijs locis superius nominatis, seu aliqua parte eorum, seu 
de aliquibus predictorum, superius specificatorum, quas infeudationes 
prefatus dominus dux per presentes revocavit et revocat et pro revo- 
catis haberi vult et intendit cum causa cognitione etiam plenissima. 
Et ex certa scientia, motu proprio et de plenitudine potestatis etiam 
absolute, et ex justissima causa que in facto ipsius domini ducis 
consistit, prout idem dominus dux, ibidem protestatur. Et non ob- 
stante si.... naturales si de feudo fuerit controversia inter dominum 
et vassallum, nec aliquibus ibidem notati3,tamperglosamquam per 
doctores,nec etiam obstante alio jurefeudorum, nec consuetudine, qui- 
bus omnibus et singulis ex certa scientia et ut supra et etiam de sue 
plenitudine potestatis absolute derrogat et derogatum esse vult et 
jubet et inde prefatus illustrissimus dominus dux et dictus^ magni- 
ficus dominus Aluysius jusserunt et jubent et rogaverunt et rogant 
de predictis pubblicum confici debere instrumentum unum et plura 
eiusdem tenoris, per me Johannem Franciscum galinam secretarium 
et notarium prefati illustrissimi domini ducis. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 175 

Actum anno a nativilate domini nostn Jesu Christi millesimo 
gtiadringentesimo trigeximo octavo, indictione prima diejovis ugesima 
secunia mensis maij in castro magao, porte Jovis mediolaal, porta 
vercelina parochia sancti Protaxij in campo extra, presentibus spe- 
ctabilibu3 viris, domino Alberto de Costabulia milite filio quondam 
spectabili domini Antonij, domino Guarnerio de Castiliono legum 
doctore famoaissimo filio quondam domini Guidonis consiliario, Sy- 
monino ghilino filio quond. domini Andrea secretario, domino Inni- 
clio de davalos, milite filio quond. magnifici domini Rodoricij, Georg'io 
de saneto Georgio dicto Searam ucia de vicecomitibus filio quondam 
domini dominici, Andrea de Birago filio domini Mafflolli, Jacobo de 
Ardicijs de abiate filio quondaili magistri Georgij fixici, Antonio 
rozono filio domini Ranxy, Gayo de curte filio quondam domini 

Antony militis, Andrea de Parma filio quondam domini et 

quam pluribus alijs inde testibus notis, vocatis et specialiter ad pre- 
dicta rogatis. Postque prefatus illustrissimus dominus dux ad maiorem 
predictorum omnium coroborationem jussit hoc presens instrumen- 
tum sui sigilli munimine roborari. 

Et ego Johannes suprascriptus hoc instrumentum tradidi, et 
hec per alium scribi feci. 

(Reg, R, foL 364 t) 



II. 



Francesco, Americo et Barndboni fratrUms de saneto severino, 

Da poy havete havuto valle Lugano da noy, ne facto molte la- 
mente di feicti vostri. Et novamente se gravato el Reverend. Monsg. 
de como, che gli haveti cazato del suo pallacio de valle lugano el 
suo fictabile et capsoldo, contra soa volunta. El che se cossi fe, non 
e stato ne justo ne conveniente. Pertanto ve confortiamo e t caricamo 
ve vogliati deportare bene con tutti, et precipue cum el prefecto 
Monsg. et fargli relaxare el dicto pallacio et tutti li beni a loro tolti, 



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176 I SANSEVERINO 



et etiandio la jurisdictione pertinente alla soa episcopale ecclesia. 
El che cedera ad honore vostro, et a noy sera grato, perche sappeti 
bene che tale cosa e debbita che aon e conveniente. 

Dat. Laude die xviij decembris 1450. 

(Reg. Missice n. 3). 



III. 



[Affli stessi) 

Hauemo quottidiane querelle che Ihomini vostri della jurisdictione 
de lugano commeteano de molti excessi et robbarie, et perche non 
sono puniti moltiplicano nel malfare che tanto debbe dispiacere a 
vuy como a noy, per Ihonore vostro, che quando quelle parte fossero 
tenute vna speloncha da ladroni, a vuy ne seg'uiria imputacione e 
manchamento assay. Auisandove che vltra laltri exce33i, hauimo in- 
formacione che vno Johanne Martella, nuper ha facto robare vno 
raedico thodesco che fugiva da Como, per cagione de vno homicidio, 
et gli ha facto tore alla strata parechi centenara de ducati, dele 
quale cose ve ne hauimo voluto avisare, acio che gli prouediati como 
richiede la justitia et honore vostro. 

Placentie xxiij octobrls 1451. 

(Reg. MisMoe n. 4). 



IV, 



Bernaboni de sancto secerino. 

Per alcune cose importanti al stato nostro, te stringemo et 
carioamo che veduta la presente subito faci prendere per la persona 
alegrino tabemario in el loco de stabio [StaMo\ il feraro che habita 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 177 

in el dicto loco de Stabio, non pero feraro ma si domanda cossi per 
sopranome, Tonino filiolo de Johanne che hablta in la terra de Rippa, 
aacontro la terra de Codelago, dala banda de za, infondo de la terra, 
et la porta della stantia sua guarda per mezo lag-ua, et martino dela 
dona parente del soprascripto Tonino, che sta in la sopradicta terra 

de Rippa (e presi che siano li terrai ben custoditi sino a naovo 

nostro avviso). 

Mediolani, 9 junij 1458. 

(Framm. Mmice). 



'V. 



1457, novembre 13. 

Illustrissime princeps et excellenti3sime domine domine noster 
honorandissime, debita recomendatione premissa. 

Sopra la commissione per la illustrissima signoria vostra a nny 
facta, per quella contentione quale vertisse tra li magnifici Conte 
Franchino Rusca et Barnab6 de Sancto Severino, Nuy cum grandls- 
simo studio et diligentia habiamo dato ogni opera, a nui possibile 
p3r trovare la mera et propria veritate. Et tra le altre cosse agitate, 
a nui parse fare destenire uno dominico da Medelia, nominato Mat- 
tanay il quale fu nominato per quello che fece morire Bernab6 (*), essere 
informato de questo facto, et lo havemo facto examinare pid et piti 
volte etiara cum la tortura. In li quali examini ben che lui habia 
piu volte variato, nientemancho studiando nui de volere redure et 
concludere la cossa ala propria veritate, pifi che sia possibile, tan- 
dem lui h reducto ad questa ultima confessione in la quale ferma- 
mente persevera et etiam in li altri examini, et confessione per lui 



(*) Vale a dire denunziato da Martino hiszarro, che, come si leggerh 
piil avanti, fu fatto impiccare da Bernabo da Sanseverino. 



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178 I SANSEVERINO 



piti volte fe perseverato; cio6 che quello Martino gii morto dixe a 
que3to Mattana, chel seria bello amazare el dicto Beraab6 a Lu- 
gano perchfe el va da sera a solazo. E che se lui havesse dui com- 
pagni del suo animo che lo passaria cum una partesana et questo per- 
chfe Bernab6 havea facto pagare ducento ducati a certe sue securtate, 
e altro non fa poi dicto ne facto, salvo che retrovandose da W ad 
alcuni di es.so Mattana cum Urbano poccobello caneparo de Bemab6 
in la valle de Lugano, li riferii queste tale parole haveva dicto Mar- 
tino bizarro; e poi le dixe a Bernab6; per il che Bernab6 fece pi- 
glare dicto Martino et nfe seguita poi la morte sua. E dice item chel 
CorUe Franchbw nh Zohanne da Bologna, nfe altri de li suoi sepino 
de queste parole, ne per loro fu dicto ne teraptato cossa alcuna contra 
de Bernab6 che lui sapia. Per la qual cossa a nui pare che dicti 
Zohanne da Bolognia et Zohanne da Orello quali sono qui cum se- 
curitate da presentarse ogni di sotto pena de ducati duamilia per 
caduno, debiano essere licentiati, et anchora de fare relaxare Bap- 
tista da guadriOy qui destenuto et incarcerato za uno grande tempo. 
Et non havendo questo Mattana fSacto altro, considerato che per la 
tortura non sta troppo bene, ne pareria, si cussi piacesse a vostra 
signoria, se dovesse lassare, dando per6 securtate de presentarse 
quando fosse richiesto. — Circa la resposta nostra quale la sig.* vo- 
stra expecta de la pena merita Bemab6 per havere facto morire lo 
predicto Martino bizarro, contra la voluntate et comandamento dessa 
sig.* vostra, sel piace a vostra signoria expectaremo de respondere 
et dire lo iudicio nostro ad la signoria vostra poi la retornata dessa 
ad questa citk, la quale credimo serit presto per la gratia de dio. Et 
ad essa cordialissimamente ne recommandiamo. 

Dat. Mediolani die xnj Novembris Mcccc^Lvu. 

Ejusdem vester Celsitudinis fidelissimi servi de consilio suo 
secreto. 

A tergo : lUustrissimo principi et excellentissimo domino nostro 

honorandissimo domino duci mediolani etc. Papie Anglerieque Ck)- 

miti et cremone domino etc. 

Cito, cito. 

(Carteggio diplom.) 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 179 



VI. 



Magf.« tanquam honorande. Perchfe sono dexideroxo de cognoscere 
se la lamenta facta per Bernardo da olgiate fe vera, o altramente, 
sono contento che siando li il dicto Bernardo la V. M. gli dica che 
liberamente venga qui da mi per dire la ragione sua et che per ter- 
mine de di octo non gli serk facto ne per mi ne per altri a mio 
nome molestia alcliana, reayle nh personale, et ultra il dicto termine 
prometto alla magnificentia vostra non serk facto ad epso Bernardo 
altro che ragione, como b de mia natura. Sempre me ricomando 
alla M. V. 

Dat. Mendrixy die vu martij 1462. 

Vester Fbancischus de sanctoskverino. 

A tergo: Mag.° tanquam patri honorando domino Angelo de 
Reate ducali auditori. 

{Carf. dipL) 



VII, 

Le intrate feudale del Mag.® Vgo et cuxini da Sanctoseverino etc. 

Datij ordinarij de vallugano L. viij"» 

Imbottate de vallugano secondo la compoxitione L. ij™d 

Subsidio de val lugano . L. j™dclxxx 

Censo da Sonvico L. cccxx 

Censo de murcote et carona L. clx 

Item per lo subsidio L. lxxxxvj 

Item per lohonoranza del pesso L. lx 

Bissone per Ihonoranza del pesso L. xviiij° s. iiu® 



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180 I SANSEVERINO 



Melide per Ihonoraiiza del pesso L. iiu® s. xvj 

Honoranza del bove L. cc 

Possessione della mona L. cccc° 

Datij ordinarij de mendrixe et plebe de balerna L. cccc°viiij<^ 

Imbottate utsupra secondo il Comune . . . . L. dc 

Conventione del subsidio L. cl 

Possessione de morbio L. ccclxxx 

Caxa da Coino L. xxv 



Somma L. xv™ iiu® 

Della infrascripta summa de L. xv™.iiij° ne sono 
dettracti per salario delli castellani et compagni L. j™ 



Resta il netto in L. xiiij"*.iiij^ 

Possessione de Pandino ciofe quella parte 6 afictata 
de presenti ad Jacomo alfero et compagni . . L. iiu'^.cc 

Item per li beni riseruati nella investitura, ciofe 
castello, ffiardini, prati, tuti li boschi, et altri 
beni teneno alchuni compa^i depsi da Sancto- 
severino se ne eava ogni ano L. dc 



Somma L. iiij°*.dccc 

Item vltra le predicte cose, gli sono megliora- 
menti facti per il qdJ^ mag.° s. Loyse extimati 
L. xiJ™.DC di imperiall, abenchfe vagheno piu 
sopra, li quali ghh il carrico de rendere alla 
mag.* d. Loysia la sua dotta, che monta le 
dicte L. xiJ'".DC. 

Item tuta la monitione della roeha, quale non ne 
extimata che valle seconda bona extimatione 
ducati J"^ fano L. iiu™ 



Brone del pavexe (Pavese), dato per scontro de 
Romagnano L. dclvj 



(Feudi. Lugano). 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 181 



VIII. 

Commuuibus et hominibus mendrixij et plebis balerne. 

Sonno stati qua da nuy Johanantonio et Bartholomeo dela torre 
(Torriani), Ruschone da Coldrero, Augustino martella et Bernardo 
da Olgiate. Et hauimo iateso le domande et recheste loro ne hanno 
facto in vostro nome, del che ne habiamo preso admiratione maxime 
che qui di passati fecimo intendere lintentione nostra a quelli vostri 
altri che foreno da nuy prima; quale h questa, che tucti vuy debiati 
prestare quella obedienza ali offlciali de Madona Aloysia, moglier 
de quondam francesco de sancto severino, haviti prestata per lo pas- 
sato a quelli del dicto quondam francesco nante la sua morte. Et 
cossi de nouo, questo medesimo habiamo facto intendere ali predicti 
vostri, el perchfe or dicemo et comandiamo, che debiati prestare 
tucta quela obedienza a madonna Aluysia et ali soy oflaciali, che 
hauete prestata per lo passato a dicto qdm. francescho, nante la 
morte sua utsupra, perchfe non volimo debiati innovare altro. 

Dat. Mediolani xxiiij Martij 1464. 

(Rog. Missioc, n. 65), 



IX. 



1464, seltembre 13. 

domine domine mi singularissime. 

Da poi chio sum stato a mendrixe et in la pieve de balerna 
per lo vero che quisti homini hanno usato tante disonestate che 
seria a soportario. Quisti homini hanno batuto li messi del of- 
flciali, alchuni lo comandamento ali mesi del offlciale, alchuni 

altri gli hano levata et batuti, alchuni hano cazato lo offlciale 



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182 I SANSEVERINO 



zoxo del bancho, quando lui administrava raxon et lo cazono zoxo 
de conscig'lio, alchuni andavano de nocte in compagnia de homini 
circa Lx* per la terra de mandrixe et dinance ala casa del officiale 
con uno tamborno sonando et cridando peloia, peioia; alchuni quando 
88 presentava qualche littere dela Excell.* vostra dicevano che se 
presentava laxagrie et che de lettere se ne fa bono marchato a mi- 
lano, et cos\ quello di chio vene qai, facevano molti conventiculi, 
consegli et unione, et dicevano chio doveva essere venuto con qual- 
che laxagne, apelando loro le lettere dela sig.* v.% lasagne, et di- 
cevano molte bestialitate. 

Como homini montanari che hanno prexo la briglia con li denti, 
et pare a loro che niuno gli posa domare, non poria scrivere a 
suplimento de li malli loro deportamenti ; da poi la mia venuta qui 
fece chiamare lo consciglio de questo borgo et de tuti li comuni 
de la pieve de balerna, ali quali presentai le lettere de la signoria 
vostra et li confortai a obedire la magnifica madona Aluisia et suoi 
oficiali et che dovessino pagare li datij et le imbotade et le altre 
fftcion loro, reprendendoli etiam de li loro malli deportamenti, et 
facto questo, li homini me rispuoseno tuti a uno tracto che loro non 
intendevano obedire et prima che volevano mandare da la excellentia 
vostra per reparare a questo, et che quando pure vedesseno la vo- 
luntJt de la sig/»^ vostra essere omnino destinata a questo, chessi 
intendevano poi anchora capitolare con la mag.* madona Aluisa 
inance che li prestasseno obedientia, et con grande superbia et de- 
sonesti modi, me respundevano come se non havesino a obedire la 
sig.* v.% ala quale se potesseno ale demostratione che fano, trareveno 
de calce, et non h dubio se vedesseno la excell.* vostra in qualche 
caso o de guerra o de altro che loro potesseno recalcetrare ala 
signoria vostra, chessi lo fareveno voluntere. lo vedendo li suoi 
malli deportamenti ne nbminai alchuni de li pid renitenti et iniqui 
quali erano li presenti, et fece comandamento a tuti li homini de 
mandrixe et de li comuni de la pieve, li quali io haveva facto con- 
vocare, che ala pena de ducati 1000 da fire (essere) aplicati ala ca- 
mera de la Excell.* vostra et de rebelione dovessino destenire quelli 
talli renitenti, li quali io gli haveva nominati, et che li dovesseno 
consignare una con mi a Milano in mane del Capitano de justicia, 



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FEUD ATARI DI LUGANO E BALERNA 183 

come io haveva comissione de signoria vostra, tamen non volseno 
obedire; io ne prese uno de li pifi superbi et de novo comandai a 
li homini che me Io dovessino destenire, tuti li altri me veneno adoso 
alo incontro como porci, et uno dessi homini me prexe al traver^o 
et me dixe, chio haveria paciencia volesse o non, et ulterius uno 
povero nodaro de la tenra qui, perche a mia richesta haveva rogato 
certi comandamenti, guesti homini Io menazono (minacciarono] i n 
modo che sel non fosse fuzito, a cho de lago (Capolago) Io guasta- 
vano dicto notaro. Et perche io non ho obedientia ne voleno fare 
cosa che gli dicha per parte de la sig * v.*, io ver6 demane matina 
da la sig.* v.*, perche stando qui in questo modo seria vergognia 
de la signoria vostra, pure de novo ho refirmato in scripto Io coman- 
damento ali homini de guesta terra et de le comuni de la pieve, 
debiano presentare a Milano in mane del Capitano tuti quelli chio 
glio nominati: me hano risposto, che loro deliberarano de mandare 
quilli talli da la sig.* v * ma dai capitano et che loro hanno ben 
tanti amici a Milano che non dubitano niente: io non poria scrivere 
a suplimento de la iniquitk de questi homini. Me ricomando sempre 
ali pfe (piedi) de la Excellentia Vostra. 

Dat. Mandrixij xiij septembris 1464. 

Ejusdem dominationis vester fidelissimus servitor 

Antonids de Dexio. 

A tergo: Al Duca di Milano. 

{CarL dipL) 



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184 I SANSEVERINO 



1464, dlcembre 11. 

Illastrissime princeps et ExceUentbi3iine domine domine mi 
sing'ularissime. 

Anchoy {oggl) come fu azonto qui presentay ala magnifica ma- 
dona Aloisa le lictere de la vostra signoria, et li expose quanto la 
excellentia vostra me ha comiso: la prefacta madona Aloisa cominci6 
fortemente a piangere et condolerse dicendo ley che non fe possibile 
la se poisa reddurre a Milano perche la non gli ha grano, ne vino 
ne legne, ne altro se non le mure de la casa de quondani suo ma- 
rito, et dice che la se trova senza dinari con la spexa grande et 
con molti debiti, et tanto se afflige, che pare la voglia morire de 
doglia, adeo che ad ogniuno veniva pietate a vederla. Et tamen 
conclude la prefacta Madona Aloisa che vole fare tuto quello che 
vole la excellentia vostra in la quale dice la se confida non gli debia 
manchare et maxime in farla segura de la dotte sua et de le dotte 
de le sue fiole de le quale dotte essa possa havere li emolumenti 
per potere vivere ley et sue fiole, et per questo la prefacta madona 
Aloisa con grande pregiere me ha facto instantia chio voglia sopra- 
sedere de non levarli la obedientia de li homini, ne fare altro per 
di tri perche lei mandark da la Excellentia vostra Baldasaro Cosa 
suo cusino per fare intendere ala Excell.* Vostra li bisogni et con- 
dicioni sue et che passato dicto termino de di tri non havendo altro 
in contrario, chio exequischa quanto ho in comissione da la signoria 
vostra. Et me ha dicto la prefacta madona Aloisa, che quando bene 
lei havesse il modo de levarse da qui, chella non me consignarerie 
il castello, se prima non havesse lettere dalla signoria vostra sot- 
toscripte de mano propria de la Excell.* Vostra, perchfe ha cosi in 
comandamento da la signoria vostra, sichfe per questo me parso 
soprasedere per quisti tri di, et se passato dicto termine io non haver6 
altro in contrario, torr6 la obedientia da li homini a nome de la 
signoria vostra: ma non me pare de dare licentia, ne removere il 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 185 

podestk perchfe Tofficio 6 promiso ali fictavoli nel incanto loro, sichfe, 
benchfe la sig."* vostra me havesse comiso che dovesse removere 
lo offlciale, restar6, perchfe la sig/** vostra non era forse informata 
in quo modo fosse dato questo officio. Se la signoria vostra delibera 
chio toglia la tenuta de questa rocha, bisognark sia replicato a ma- 
dona Aloisa per lettere sotto scripte de mano proprie de la Excell.* V * 
ala quale sempre me recomando. 

Dat. ex pandino die xj decembris 1464. 

Ejusdem dominationis vestre fidelissimus servitor, 

Antonius de Dexio (*). 

A tergo: Al Duca di Milano. 

{Cart dipL) 



XI. 



Spectabilis Cugnate carissime (dominico de Santo Severino). 

Ho visto quanto me fate serivere dai nostro 111."^^ Sig.''® etc. 
Assay me meraviglio me fate quisto a mi, vuy sapeti ben ia che 
forma ma lassato la bona memoria del qdm. Signore francisco. Ma 
lassato pifi debiti che capitale. Pur sia la cosa como se voglia e 
sia, mi non ho modo nessuno de pagare vuy ne nessuno altro. Si lo 
nostro 111."^® Signore me lassarJi pandino, mendrixio et pieve de ba- 
lerna pagar6 vuy et chi deverk avere, aliter non glie via nessuna. 

Ex Castro Pandini die xxvij Julij 1464. 

Alujsia de Sancto Severino. 
{Cart, dipL) 



(*) Da altra dello stesso mese (15), sembra che per queirinverno fosse 
tx)Ilerata Aloisia in Pandino. 

PiRio»ico SocibtI Storica Comihsb — Yol. II (fase. s). 13 



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VARIETA. 



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NECHOLOGIA 



Anche un allro dei nostri soci discese nella tomba; egli 
pure ci lascia una larga eredita d'affetti, e per6 ci sara sempre 
caro il ricordare la memoria del compianto professore canonico 

GIAMBATTISTA BIANCHI. 

Nato in Como neiragoslo 1807, studi6 nel patrio Liceo, 
dove e per Tingegno pronto e per Tassiduiti sua, primo fra 
i primi, era amatissimo dai precettori e dai condiscepoli. 
Avviato di propria elezione al sacerdozio, si ebbe meritata 
lode come profondo conoscitore delle ecclesiastiche discipline. 
Vicario prima alla Manera, in quel di Lomazzo, poi a S. Don- 
nino, in Como, seppe inspirare la vera religione nell'animo 
dei suoi parrocchiani, i quali come lo amarono sempre in 
vita, cosi lo onorarono in morle con spontanei solenni suffragi. 

Uomo semplice e schieilo, esponeva'francamente la veriUi 
ngli amici, e in crocchio con loro era gaio e faceto, talvolta 
non senza arguzie, per modo che molti ambivano la sua 
conversazione. 

La caritA era un sentimen to cosi vivo deir animo suo 
che non solo era pronto nel giovare a tutli col consiglio, 
coU'opera e col denaro, ma, offeso, perdonava, ed anzi alKoc- 
casione beneficava Toffensore. 



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190 NECROLOGIA 



Come uno dei membri fondatori degli Asili di caritA per 
rinfanzia nella nostra cittA, si adoper6 grandemente, anche 
ad onta di dispiaceri, onde tale istituzione si allargasse, prov- 
vedendo a nuovi redditi ed impianti. 

Chiamato alla cattedra di professore di storia universale 
nel patrio Liceo, la occup6 due anni fra continue lotle coi 
satelliti della dominazione austriaca, finchfe poi vi rinunzid 
con proprio materiale svantaggio per non prostituirela storica 
veril^ al volere dell' oppressore. Amantissimo della patria, 
vedeva nel decoro e nella grandezza del nome italiano la 
prima cura del vivere civile. Egli soleva dire: < Gli Ilaliani 
essere stati predestinati dalla Provvidenza a condurre a fine 
grandi cose; scienziati, letterati, artisti, per solo spontaneo, 
irresistibile impulso del loro genio, crearono e creano luttora 
senza emulazione, senza premio e senza lode grandissime 
opere, e a loro hasta Tappagamento deU'animo, lusingati dalla 
speranza che i posteri un di facciano loro la debita giustizia. > 

Cultore indefesso delle buone lettere, versalissimo nelle 
greche e latine, riusei eccellente epigrafista; appassionalo 
numismatico e bibliofilo, raccolse rari esemplari, e ne fece 
parte al patrio Museo e alla civica Biblioteca, -della quale era 
membro Conservatore. 

Direttore delle Scuole comunali femminili, direttore e 
professore di pedagogia ed elica nella Scuola magistrale, 
catechista nella Scuola normale femminile, da oltre sei lustri 
moderatore delle coscienze neir Orfanotrofio femminile di 
S. Eusebio e nel Collegio di S. Chiara, spieg6 dovunque una 
attivith indefessa, usando con tutti maniere affabili, concilia- 
tive e non meno aulorevoli. 

Erano appena tre anni ch'egli era stato ascritto al reve- 
rendo Capitolo di questa Cattedrale, quando spir6 la sera del 
26 aprile 1881. 

Prof. AUREIIO COIMBCNI. 



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UBRI PERYENOTI IN DONO ED IN CAMBIO ALLfl. SOCIETA 



CoDA prot CosTANTiNO. — Mmca o Rusconi di Como. Torino 1881. — 
(Faparte djdWe Famiglie celebri itcUiane del Litta, dispease 182-183). 
— (Marchese Alberto Pio Rusconi). 

MoRPURGo e Zenatti — Archicio storico per IHeste^ l'Istria ed U 
TrentiM. Roma, 1881. — (La Direzione). 

INwm Goliardi, periodico mensile di storia-letteratura-arte. — (La 
Direzione). 

Anzeiger/ilr schmeizerische GescUchte. 1881. — (Emilio Motta). 

Der GeschicMsfreund, — XXXV L Band. 1881. — (Societii Storica dei 

cinque Cantoni). 
ZeUschrift des Vereifis fiir Thuringische Geschichte und AUertums- 

kunde. Jena, 1852-81. — (La Direzione). 



Pubblicato nel dicembre 1881. — Direttore: Fossati dott. Francesco. 



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I SANSEYERINO 



FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA^ 

1434-1484. 



Secoido i docaneili (ratti dai R. Architio di 8U(o ii lilaio 



Parte Seconda. 



PlEIOMCO SOCOTA STORICA COMKNSB — Vol. II (fosc. 4). 



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ino avvenimenti con dale di si strona 
iidenza matematica, da farci quasi 
sre airaritmetica della storia propu- 
a dai Ferrari ! <losi nel nostro caso. 
slesso 1447, a quattro mesi di di- 
, morivano Aloigi da Sanseverino e 
3 dei duchi Visconti: nello slesso 
li marzo del 1466 Franchino Rusca, 
i Locarno, e Francesco Sforza. Moriva 
[uasi alla vigilia della lotta che stava 
iare nel Luganese tra Guelfi e Ghi- 
verossia tra i Rusconi ed i Vitani, i 
i dei Sanseverino, ne gli toccava il 
li vedere, merce le sue macchina- 
attuti i feudatari luganesi, cui egli, 
nel 1434, per la ragion del forte, aveva doviiio abbandonare 
la contea di Lugano! 

Salito al ducato Galeazzo Maria Sforza, lasciava egli nel 
pacifico possesso dei loro feudi Ugone, Aloisio, Francesco ed 
Antonio da Sanseverino, figlio il primo ad Americo, a Ber- 
nabo i tre altri. Per6 il malcontento che, come abbiamo ricor- 



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196 I SANSEVERINO 



dato, gifii erasi apertamente manifestato due anni prima (1464) 
nel Mendrisiotto, doveva prorompere ora minaccioso anche 
sulla piazza di Lugano. E diffatli ci lasci6 scritto,airanno 1466, 
il cronisla Nicol6 Laghi quanto segue: 

€ L'anno 1466 nel mese di aprile i nobili et magnifici 
messer Francino Ruscha, Hettore suo figlio, Lanciloto Rusca 
con Antonio Ruschetto suo figlio, Stefano Caslagna, Antonio 
Carnevari de' Castorei, Antonio di Oltilio Rusca, Lanciloto Ro- 
biani et il restante della parte Gibellina di Lugano unanima- 
mente si trovarono insieme et cominciarono a far contrasto 
innanzi Galeazzo Sforza Duca di Milano contra Luigi Fran- 
cesco et Antonio figliuoli di Bernab6 Sanseverino et anco 
contro Ugone figliuolo di Americo Sanseverini alhora padroni 
di Val de Lugano. 

< Et questo contrasto fu fatto dai sudetti Gibellini di Val 
Lugano contra questi Signori Sanseverini perchfe essi Gibel- 
lini erano molto mal trattati sotlo il governo dei detti Signori 
Sanseverino: in segno di questo alcuni Gibellini venivano ap- 
piccati per la gola di notte, altri legati nei sacchi erano giet- 
tati di notte nel lago et altri erano impregionati sotto false 
querele, acciochfe gli confiscassero tutto il suo: di modo che 
trovandosi oppressi a questo modo unitamente havendo ri- 
corso al Duca furono liberati dai giogo Sanseverinesco, pa- 
gando per6 nelle mani di esso Duca la somma di quattromila 
ducati. Ma non puote durar questa liberatione se non per 
un anno('). » 



(*) La Cronaca del Laghi, corredala di copiose nole, venne inserta in 
(fuesto slesso Periodico, vol. 2^ fase. 2**, 1881, dai marchese Alberto Rusconi. 
L'egregio estensore vorra perdonare se mettiamo un po' di dubbio alla di 
lei autenticiUi, credendola fatlura piuttosto di secoli posteriori che non del 
decimo quinto secolo. Lo slile non b affatto di queirepoca, o dinota un 
abbellimento subito tardi dopo: tultavia i nomi dei principali personaggi ri- 
cordativi concordano coi documenli da noi trovati. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 197 

Le ultime.righe sono erronee. I Sanseverino abbandona- 
rono il feudo di Lugano soltanto nel 1467, nel quale anno 
appunto fu stipulata coi Luganesi la convenzione di pagare 
alla camera ducale i 4000 ducati, come vedremo a suo tempo. 

Mentre pei rivolgimenti del 1467 TArcbivio milanese ci 
offre ricca messe di documenti, due o tre soltanto ne porge 
ad illustrazione del 1466, e noi ne usciamo ancora al buio. 
II primo atto che ricordi dei tumulti in prospettiva 6 una let- 
tera del 7 maggio 1466 scritta da Bellinzona da quel com- 
missario, Zanotto Visconti, allo Sforza(*): dopo aver accen- 
nato ai presunti armamenti nella Leventina ed in Uri a danno 
dei Ducali, aggiunge: « Item advixo quela che in Lugano 
sono levate le parte (i partiti) et stano li homini aparegiati 
con le arme in mano per doverse taliarse per peze, et ghe 
sono alcuni de loro che cridono: Marcho, Marcho. A tanto se 
Idio non li provede et vostra Excellentia, 6 forza che la terra 
et valle se insanguinino le mane; et plus hano za rotta la 
strata; et sono stati da mi duy Bregnoni et uno de quili sta 
con il signore Tristano (Sforza) lamentandose che uno preyto 
Donato da Bironicho li a asaltali. Credono per6 se vostra 
Ex> li mandasse qualche persona fidata e da bene saria fazile 
cossa ad mitigarli, avisando quela che quisti homini de Berin- 
zona se ritrovano de malla voya de questa novitate, dubitando 
loro se dito Lugano et sua valle va a rumore, sarfi cagione 
de inanimar li prenominati Suyceri et Crualoni ad venire a fare 
novitate et guerra. » 

Le ire dei Ghibellini o Rusconi non erano tanto dirette 
contro Ugone quanto contro i suoi cugini, figli di Bernab6 da 
Sanseverino: costui piii che ogni altro sembra avesse crudel- 
mente trattato i miseri sudditi. Ugone, anzi, chiedeva in quel 
torno al commissario di Lugano come comportarsi nelle ver- 
tenze sorte, se appoggiare i cugini Sanseverino o piutlosto 
starsene neutro. 



C) V. Cari, dipl 



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198 I SANSEVERINO 



II conte Giorgio de' Paselli, da Bologna, commissario spe- 
dito straordinariamente a Lugano, scriveva appunto al duca 
ai 17 giugno 1466 che « quasi la mazore parte delle querelle 
gli sono State porte insino a questo di sono de chose fece lo 
signore Bernab6 padre de misser Aloisio e fratelli da sanse- 
verino, et sono querelle de persone assai se doleno, sono posti 
in presone, senza chasone; et dichono gli 6 bixogno pagare 
dinari se volseno uscire de presone. » Avrebbe piu tardi rife- 
rite le allre accuse dei testimoni « che omne di et hora me 
presentono questa parte Ghabelina ruschona (*). » 

La sera del 24 giugno minacci6 di diventare sanguinosa pel 
borgo di Lugano : sciagurati fatti avvennero su quella piazza 
pubblica. I particolari il lettore potrfii leggerli piu diffusi, sic- 
come narrati dallo stesso commissario di Lugano, nella sua 
lettera del 25 giugno, riprodotta in appendice (*), e di cui qui 
non diamo che ristretti dettagli. 

Nella seguente guisa sarebbe passata la faccenda. Sparsasi 
tra i Ghibellini la voce che in quella sera Francesco da San- 
severino ideava di far squartare quattro Ghibellini suUa piazza 
di Lugano, si pu6 imaginare quale fermento producesse nei 
loro animi. Tosto si radunarono sulla piazza trenta Ghibellini, 
dappoi ingrossati di numero, i quali « a dui a dui cridando 
Ducha, ducha, Galiazo, Galicuso, Sforza Sforsia, pasono (passa- 
rono) denanzi alla porta del palazo de detti de San sceverino ('), 
cridando chome he ditto, e piu uno di loro dixe a certi homini 
Guelfi, e a famegli de detto domino Francescho, li quali herano 
apreso dicta porta queste parole: canaglia, cridati mo Marco 
Marco, Coglione Coglione (^) » evidentemente per aizzarli. Se- 



(») v. Cari. dlpL 

(*) V. Documento I. 

O Che era poi sempre quello del vescovo di Como, da esso aflfiUalo 
ai Sanseverino in ragione di fiorini 25 alFanno. 

(*) II grido di S. Marco delia nemica Venezia e del celebre di lei ca- 
pitano Bartolomeo Colleoni, grido ancora dei Guelfi in allora. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 199 

condo r inlerpretazione del commissorio di Lugano, i Rusconi 
volevano iniziare « uno vespro Ceciliano > ma gli riusci di porre 
rimedio facendo sgombrare la piazza da ambedue i partiti in 
numero di « piii de 250 homini tra luna parle e laltra, tra U 
quali herano de molti homini della valle, li quali herano stali 
a una festa de San Zohanne apreso de qui (Lugano) a quatro 
miglia, e poi la scira (sera) herano venuli a cena qui. » 
Senz'altro che, ove si fosse allora trasceso alle armi, 6 certo 
che pel numero tre volle superiore dei Ghibellini, i Sanseve- 
rineschi Tavrebbero passata male, o per usare ancora della 
frase del commissario Paselli « sereveno stati una insalata a 
dicta parte gabellina. » Negava per6 Francesco da Sanseve- 
rino d'aver discorso di squartare; masl, adesso! i Ghibellini 
trovarono tra i loro tre testimoni infallibili, ed avevano quindi 
dalla loro la ragione; lutto il torto, come suole avvenire an- 
cora al di d'oggi nelle lotte politiche, ricadeva suir impolenle 
avversario. 

« Ho remediato cum la gracia de Dio, scrive ancora il 
commissario di Lugano al duca, che scandalo non 6 seguito, 
nfe credo seguir^, ma conforto V. Excellentia a remediare 
presto a queste differencie. » Chfe se intendeva aspettare, tardi 
giungerebbe il rimedio, perchfe ogni giorno diventava « piu 
duri questa parle ghebelina a volere detti gentilomini da san 
severino per loro signori > non desiderando allro padrone 
air infuori del duca di Milano. 

Ambedue le parti delegarono messi per esporre dinanzi 
al duca in Milano le proprie doglianze; il commissario Paselli 
si recava colh egli pure assieme al Sanseverino. Giova cre- 
dere che non si decidesse gran cosa, avvegnachfe quatlro mesi 
dopo, ciofe nell'ottobre 1466, siamo daccapo colle arroganze 
dei Ghibellini. 

Nel commissarialo di Lugano a Giorgio de' Paselli, ritor- 
nato podestii a Genova e passato dopo in Coi*sica, era suc- 
cedulo il figlio Pasello, il quale in una lettera 23 ottobre 1466, 



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200 I SANSEVERINO 



narrava al padre (*) cose poco ad onore di alcuni capi ghibel- 
lini luganesi (*). Un Tommaso, figlio di Slefano Castagna, 
citato dinanzi al commissario non si presto a comparire alla 
citazione anche dopo essere stato mullato in un fiorino dai 
vicario di giustizia. Non sortirono miglior effetto le minacciate 
pene della disgrazia del duca e della prigione; ch6 anzi, il di 
lui fralello Giorgio, con superbo rifiuto, dinanzi alla gente 
radunata, si oppose al suo incarceramento, reso impossibile 
al commissario per lo scarso numero di fanti di cui dispo- 
neva. Tent6 questi un'ultima prova, condannando ciascuno 
dei due fratelli aU'arnmenda di 200 ducati ed a presenlarsi 
innanzi ai Consigli in Milano. « Doppo questo, scrive ancora 
il Paselli, in presentia de piu de xxv persone zorzo predicto 
dise che io haveva zurato de mantignire parte guelfa per tulo 
el mondo. Sich6 questa me he una grandissima vergogna; 
ve prego ne vogliati fare querella ala Kx.* del nostro Signore; 
azo se inlenda la verita de quello ha dito questo loto. > Ag- 
giunge ancora che Franchino Castagna rammentando al detlo 
Giorgio, suo cugino, che egli non avrebbe potuto non recarsi 
a Milano, « diclo Zorzo ffe uno dom dom con lo brazo e dise : 
o milano o no. » Quel Giorgio si divertiva per di piii a tra- 
sgredire il settimo comandamento di Dio, ed in quei giorni, 
assieme ad un figlio di Giovanni Brigenti, aveva rubato delle 
galline nel piano di Scairolo. 

Pel commissario di Lugano i Ghibellini erano « poveri 
et superbj. » Chiedevano ad ogni tratto Tappoggio del duca 
« et non fano extima alcuna de sua desgratia. Et non zehfe 



(*) Ai 31 dello stesso mese supplicava il duca di Milano a mantenerlo, 
secondo la promessa data al padre « per questo anno che vene » in capi la no 
o commissario di Lugano « azib che mia madre e mio fratello e mi poles- 
semo vivere qui e farze le spese » non desiderando rilornare a Bologna 
« per rispecto de la moria (pesle) che glife (Cari. dipL). 

O V. Cart. dipL 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 201 

caxa alcuna stia a mia obedientia excepto la casa de Stefano 
casiagna. » La casa per lo appunto cui appartenevano figli 
e fratelli cosi esemplari !!... 

Ma queste le erano scene da poco in confronto di quelle 
avvenule nel 1467, dopo che ai 6 di febbraio (con qual prudenza 
mai?) Galeazzo Maria Sforza ebbe confermato pienamente 
nei feudi di Lugano e Balerna ancora i malveduti Sanseve- 
rino. I tumulti scoppiarono, le parti nemiche corsero alle armi, 
ed indarno il nuovo commissario ducale spedito a Lugano 
cerc6 che i comuni prestassero Tobbedienza dovuta ai vecchi 
feudatart. I Sanseverino prometlevano di trattar umanamente 
i sudditi, di conceder loro un idoneo e giusto capitano, di 
porre in oblio i rancori e le vendette passale: nulla valse (*). 
I Ghibellini risposero coirimpadronirsi di lutte le navi posle 
sul lago, sequestrarle a Bissone ed ivi armarle; occuparono 
per di piii il palazzo del comune in Lugano e fortificarono 
la chiesa di S. Lorenzo dominante quel borgo. Dai loro canto 
i Sanseverino si chiusero nel palazzo in Lugano e nelle for- 
tezze di Morcote, Capolago e Sonvico (*). 

Gli avvenimenti di quegli infausti giorni hanno bisogno 
di dilucidamenti, a prova dei documenti milanesi. 



(*) v. il documento II, contenente le istruzioni ducali, in data 11 feb- 
braio, airinviato straordinario a Lugano. 

(*) II cronista Laghi ci racconla, con parlicolari varianli un tantino dagli 
alti milanesi: 

« L'anno 1467 havendo i Sanseverini inteso che il duca inclinava alle 
dimande de' Gibellini, nel mese di febraro si misero in strada per venir a 
Lugano, il che non cosi presto fu saputo da' Gibellini, che una notte fecero 
condurre tutte le navi del Lago di Lugano nel luogo di Bissono; et ivi le 
sommersero tutte, eccetto due o tre, quali riserbarono per suo bisogno ar- 
mandole, et lenendole per difensione de lor Gibellini. 

« Qual cosa presto ando ad orecchia de' Ghelfi di Val Lugano, percioch^ 
lutti si ritirarono nel Palazzo di Lugano alhora habitato da' Sanseverini, 
volendo omninamente dar fidel soccorso a' suoi signori. 

« Nfe in questa occasione dormirono i Gibellini, perclocchfe presto si 
ritirarono in San Lorenzo Chiesa primaria di Lugano, prevalendosi della 



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202 I SANSEVERINO 



Precisamente ai 6 di febbraio, di della conferma dei San- 
severino, le navi del lago di Lugano gia erano stale prese dai 
Ghibellini, e Giovanni Maio, Giorgio e Franchino Castagna e 
Ferraguto di Colla, dei principali capi loro, se ne stavano ar- 
mali in esse barche a Morcote: si rifiutavano d'obbedire al 
comando del commissario Paselli di ritornare disarmati a 
Lugano, n6 prendevano alto della sua ulteriore ingiunzione, 
pena cinquecento ducati, di presentarsi nel termine di giorni tre 
dinanzi al Consiglio segreto in Milano. Alcuni giorni dopo 
enlravano invece armati in Lugano (*). 

Ai 10 di febbraio il Paselli si rifugiava nel palazzo dei 
Sanseverino < perchfe li Ruschoni dicevano per tuta la piaza 
che questo di me volevano in onine modo tagliarme a peze.... 
tuta la terra h6 in arme, li ruschuni si fortificano in questa 
terra nella caxa del comune per fare battaglia (*). » 

N6 meno tristi erano le lettere spedite allo Sforza da Como, 
Dongo ed altri luoghi. Agli 11 dello stesso febbraio, il commis- 
sario di Como, Giovannino da Casate, ritenendo il duca « ad 
pleno informato de certo apparegio facto per molti de li homini 



Chiesa et Gampanile ivi fortificandosi: et vi arivarono in socorso cento sol- 
dati venuti da Vigezzo, et anco gli ne vennero molti de altre parte deside- 
rosi di aiutare, et soccorrere gli afflitli Gibellini. 

« Tra questo mezo i Gibellini di Val dinlelluo (Intelvi) et quei della 
Rivera non mancavano alla volta di Bissono d'impedire a ogni sua forza 
che nessuna sorte di grano si conducesse a Lugano in favore de' Ghelfi. 

« Oltra de questo i gibellini, quali si trattenevano in San Lorenzo com- 
minciarono far un forte sopra il Gimiterio di detta Chiesa, imaginandosi di 
gettar poi a terra il Palazzo dentro il quale dimoravano i Ghelfi in difen- 
sionc de' Sanseverini suoi Signori. 

« Et susseguentemente i Gibellini una note brusarono una nave grande 
Sanseverinesca, la quale era vicino al Palazzo. Sopra di cio vedendo i Ghelfi 
che il tempo gli chiamava altrove con bel modo una notle si parlirono fuori 
del Palazzo, et con presteza andarono a Souvico. » 

(*) V. i documenti III e IV, lettere del commissario di Lugano, Pasello 
de' Paselli, al duca, in data 6 e 10 febbraio. 

O V. Documento IV. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 203 

de la valle et lago da Lugano ne la terra de Bissuno per resi- 
stere de non prestare obedientia a quelli signori de Sanse- 
verino » ricordava il movimento < facto per quelli della plebe 
de Porleza et de Mandello et suoi adherenti et amici per nou 
volere essere suppositi alli Conti Petro et fratello de' Ru- 
schoni (*). » Movimento esservi pure stato nella stessa cittfi 
di Gomo < per dicta casone si per molti adherenti et amici 
de quelli de valle Lugano giamati Rusehoni, prestandoli fa- 
vore darme offensive et defensive, de parole et de persone, 
et cussi molti altri adherenti a quelli altri de Porlezia et Man- 
dello giamati Vitani. » Temere « che non se vengha a crimi- 
nale et sanguinolento, ita che nela citfii e de fora se far^ del 
male asay » con danno del ducato e unicamente per colpa 
« de capi grossi » della citt& (*). 

Al Sasso di Musso, secondo una lettera di Giovanni de 
Funes, podesti di Dongo e Sorico, i Malacrida' e consorti, 
feudatari di Corenno, Dervio, Varenna e Bellano f), eransi 
rafforzati, intenti a salvare quella rocca da un colpo di mano. 
Fuggivano gli uomini di Dongo con le loro « robe chi de zh et 



(*) Sla nel CarL dipL, dicembre 1466, la seguente nota: 

MccccLxvj die Jovis undecimo mensis decembris facta fuit vendilio et 
infeudalio in filios Mag.' qd.™ domini franchini rusche de omnibus inlratis 
terre porlesic et totius plebis porlcsie ducatus Mediolani, incipiendo in ca- 
lendis jannuarij ppox. futuri super intrata L. ccc xx imper. singulo anno, 
pro pretio L. iiu." — Mcccclxvij die martis xvij mensis februarij per dictos 
filios gd." Mag.' domini comilis franchini rusche facta fuit retrovendilio et 
renuntiatio feudi de suprascpiptis terre porlezie et plebis porlezie ducaH ca- 
mere pro ppietio L. iiu." » 

Ai 18 febbraio dello stesso anno furono cedute le entrate soprascritte 
alla pieve e comunita di Porlczza per L. 6000, di cui 4000 ai Rusconi e le 
rimanenti L. 2000 al ducale tesoriere Antonio Anguissola, da Piacenza. Ma 
ai 19 agosto del 1469 quelle stesse entrate erano dai consoli di Porlezza 
rilornate alla Gamera ducale, rimanendo obbligati come prima della ccssione 
falta ai Rusconi. 

(*) V. Documento V. 

(^) Nel 1472 quelle terre erano infeudate a Lorenzo da Pesaro, consi- 
gliere ducale. 



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204 I SANSEVERINO 



chi de \h. » Importanle la notizia dala da quel commissario 
allo Sforza « non esservi guera qui in nostro paysso, se non 
se principia nelo laco di lugano, aut nela valle de voltolina (*). » 

U conte Enrico di Sacco, padrone di Mesocco e della Mesol- 
cina, assennatamente, almeno in questa occasione, giudicava 
doversi mutar feudi ai Sanseverino onde ottenere la pace nel 
Luganese, altrimenti « nunquam erit sedata ista pessima radix 
necque erit pax necque trancquillitas (*). » 

N6 ci faccia meraviglia al vedere gli slessi partiti, guelfo 
e ghibellino, scrivere in quei giorni lunghe letlere al duca. 
Da Menaggio scrivevano, addl 17 febbraio, i < fidelissimi ser- 
vitores pariter et zellatores pars tota Victaneoruni lacus cuma- 
rum >; da Lugano due giorni dopo gli « homines de parte 
gibellina de valle lugani (^). » 

Scrivevano i Vitani, pieni ancora di fiducia nello Sforza: 

Illustrissimo Signore, con ogni debita recomendatione. 

Intendando per nostri contrarij ab eterno cioh Ruschoni essere 
con grande astutia et vie diverse suscitato et caldamente frequen- 
tato volerne sottomettere ad loro obedientia, il clie tanto poterebe 
avere loco, quauto il cello ruiuare, et quasto per lo infinito et in- 
tolerabile et grandissimi damni, iaiurie, horaicidij et molti malli re- 
csvuti, como publicamente b manifesto et se predica, vel altre Signorie 
vogliamo, che le vostre, le quale sempre ne hanno ben recolti et 
tractati ; per Ia qual cosa alquanto dubitandose eravamo molto neli 
animi et cori nostri contra de loro sublevati, non ne volendo lassare 
in pace et vivere alumbra dele prelibate Sig.® V.«, ma non dubitando 
aliqua ex parte che esse V.® excellentie mai li dovesseno multis de 
causiscondesendere le quale... aleSig.® V.« faciamo intendere vivavoce, 
ne ha fatto havere paciencia et supportare in pace quanto ne hanno 
saputo fare ne dire ne venire ad alcuni desordini como veri fidelis- 



0) V. Documento VI. 

(^ Sua lettera da Mesocco in dala 16 fehbraio 1467. {Cart. dipi). 

(^) Cart. dlpl. ambedue. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 205 

simi de sue sig."« in ogui caso. Nunc autem ala venuta de Johaune 
andrea nostro compatriota et fldelissimo del stato dele prelibate 
Sig rie v.e et patria sua, havemo inteso et pienamante restiamo cer- 
tificati, quanto benignamente le prefacte excellentie vo3tre hanno 
inteso tale misterro et provisto ale indempnitate iiostre, como molto 
glife piaciuto; del che sopra modo restamo contentissimi et ad lo 
omnipotetfte dio et prefacte IH."*® S.® V.« rendiamo infinite gratie che 
ne hanno liberati a manibus pharaonis et a servitute egiptiorum, 
ale quale sempre se recoraandiamo, et dio crescha felice stato. Datum 
Menasij die xvij februarij mcccclxvij. 

V. 111.™ Ducalium Dominationum fidelissimi servitores pariter 
et zellatores pars tota Victaneorum lacus cumarum, cum reco- 
raendatione. 

II nuovo commissario ducale, Andrea da Foligno, giunto 
in quello stesso giorno, 17 febbraio, a Lugano, la trovava 
€ tucto in arme, et luna dele parte vel la Ruscha overo gebel- 
lina, haver preso la chiesia de san Lorenzo quale soprasta ala 
terra, et 11 factose forte, et laltra vel la vitana overo Ghelfa, 
quale aderisce ali magnifici signori sanseverineschi havere 
forlificato uno palazo habitatione deli dieti signori (*). » Radu- 
nati i capi delle diie parti, esposto loro il malconlento del duca 
per gli armamenti commessi, in di lui nome li esortava ad 
abbandonare le posizioni occupate, a disarmarsi e rientrare 
pacifici alle loro case. Per il sostegno delle loro ragioni in- 
viassero dai 20 ai 30 individui a Milano col salvacondotto, quale 
era in grado di poter loro rilasciare, e dai duca diffatti conce- 
dulo ai 23 febbraio (*). Infine li avvisava essere stato man- 
dato a Lugano per governarvi in nome del duca stesso. 

Si dichiararono tosto pronti i Guelfi ad obbedire^ ed 
ai 18 febbraio sgombravano il palazzo di Lugano conducendo 



(*) v. sua lettera 19 febbraio al duca. Documento VII, 
O V. Documento VIII. 



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200 I SANSEVERINO 



via armi e munizioni (*). I Gliibellini invece ne abbandona- 
rono il ridotto di S. Lorenzo, nfe restituirono le navi seque- 
strate: scrissero invece Tindomani la seguente lettera: 

lUustrissime et CKcellentissime princeps. Marcor (mercoledi ) 
gionse quh lo comissario de V.^ Excellentia, il qual presenta la lit- 
tera dela comissione qual recheste a nuy homeni de parte gibel- 
lina volissemo deponere le arme et habandonare uno certo reduto 
ad nostra conservatione facto nec non debiamo restituire lo navillio ; 
gli respondessimo che non intendiamo de deponere le arme, nec etiam 
de abandonare dicto reduto, usque quo nostri adversarij partexani 
Insema con sanseverinischij, gli quali sono stati principali de pren- 
dere le arme, non abandonano soy reducti, zofe il palasio, Sonvicho, 
Morch6 et cappodelago, et che secondo sono stati principali in pren- 
dere le arme, intendiamo fosseno principale ad deponergli. Hano dicti 
partexani abandonato lo palazio et sono reducti in Sonvicho qual k ca- 
mera et reducto de parte gelfa et inimici de V.^ S.^ et nostri, et proprie 
hano facto redure tute le lore monitione et congregatione de gente, 
donde illus.° nostro signore como crediamo perfectamente ne siati ad 
plenum informato, il vostro paise ha hauto tal tractamento per quisti 
de sancto severino, che tuti quanti li reducti de nui, vostri sgiavi de 
parte gibilina, tuti gli hano facto sredicare per flna ale fondamente 
qual erano camera de vostra Excell.* et hanno facto multiplicare re- 
ducti et casteli contrarij a nuy et inimici de vostra illus.* sig.^ per 
modo non habiamo reducto unde a nostro bixogno si possiamo redure; 
per questo tal modo v.* excellentia p6 intendere la iniqua sua par- 
cialitate per dimostratione qual negano non essere vostro. Circha alla 
parte de le nave, respondiamo che al tempo de la bona memoria de lo 
illus.° quondam signore vostro padre ad comandamento de sua Sig * 
prexemo le arme contra la comunitade de Milano (*) et ad suo comanda- 
mento se levassemo da campo de Sonvicho unde eramo et habandonas- 
semo lo naviglio per il qual poi fossemo sachezati, che molto dispiacete 



(*) V. Documento VII. 

(*) S'intende ai tempi della Repubblica Ambrosiana. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 207 

ala bona memoria del Sig/® vostro padre; il navillio lo tenimo per 
mantenimento et conservatione de questo paise a nome de v.* excell.* 
et per nostro governo et deffexa, oflFeriadosse nui aparechiati caxu 
quo ne^suno gli doglia ad pagare dicte sue nave et fornito sia le 
foi1;eze de lo paise ad nome de vostra excellentia, ad apponere dicte 
nave, unde gli pareva che la vostra illus.* sig.^ voglia abandoniamo 
questo pocho reducto; la excellentia vostra ne p6 mettere alla be- 
charia como proprie con subportatione se mete le bestie In mane ali 
bechari che crediamo non sia de mente de V.* S.^ per che disfazando 
et destruando gli amici, gli vostri inimici et nostri, adimpliriano gli 
soi vegii pensieri, che dio non lo voglia; Et se per V.* IlL* Sig.* 
siamo talmente per nostri meriti disposti, ne voglia oretenus farlo 
intendere, avixandola che la ultima cossa vogliamo fare, volimo 
morire. Contra v.^ sig."* non venimo raai, siamo noi tuti aparechiate 
ad expectare mille sacomani et focho nante che mai si vogliamo 
sottoponere a dicti de Sancto Severino, ni ancora ad altra persona, 
excepto ad vostra illus.* signoria, et finaliter primitus se se delibe- 
ramo de abandonare lo paise che debiando nuy abandonare gli nostre 
antiche stirpe, molto ne recressark, et lo abandonarimo talmente che 
non possando nui stare a caxa nostra farimo che gli nostri vicini 
contrarij gli qual sono caxone de questo male, non gli starano an- 
cora loro nec etiamdio Sanseverinischi. Dove illus.° signore prima 
per lo amore de dio, secondariamente az6 non ocura tanto male 
quanto ha adxequire in servitio di tanti cani et servitori sono in questo 
vostro paise, vi pregamo gli voglia providere. Avisando la excellentia 
vostra che de Sansaverineschi sfe deliberato de defendere et quando 
non fossemo certo de questo ancoi pigliariamo nostri filioli et gli 
gitarimo nelo lago az6 fosseno cavati de tanta subiectione, ala qual 
nui siamo stati perfina alo d\ de ancoi : per non tediare pifi ultra la 
vostra illustrissima sig.^ perchfe sarebe grando scrivere, pregamo 
v.* excell.* atempto che ad contemplatione de amici, aliquando si fa 
dele cose che vostra sig."* non ne sa niente pregamo vostra illus.^ sig.* 
ni voglia dare el modo possiamo andare, venire, tornare con il nu- 
mero de vintacinqui homini per conferire con V* Excell.* per farla 
intendere la ultima nostra intentione in questo facto, alla quale 



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208 I SANSEVEHINO 



sempre con devotione se recomendiamo. Valetis. Dat. Lugani die deci- 
raonono mensis februarij 1467. 

Eiusdem 111."^® dominationis vestre fidelissimi servitores, Homines 
de parte gibellina de valle lugani cum recomendatione. 

Secondo essa lettera, la colpa va totalmente ascritta ai 
Vitani o Guelfi, che primi corsero alle armi ed a rinforzarsi 
nelle r6cche di Morcote e di Capolago. Innocenti del tutto 
e sempre oppressi invece i Ghibellini. L'odio tra le due parti 
era pur profondo, se anche i Vitani, nella letlera piu addietro 
indicata, ringraziavano il duca d'averli liberati « a manibus 
pharaonis et a servitute egiptiorum » intendendo per tali i 
Rusconi !.... 

Inutili furono le grida emanate dai commissario Andrea 
da Foligno, in data 19 febbraio e susseguenti giorni, di de- 
porre, sotto la pena della ribellione, le armi e di abbandonare 
le oceupate fortezze (*). I Ghibellini non ne volevano sapere, 
non accettavano altro che il salvacondotto per recarsi a Mi- 
lano dai duca; e di fronte a tali loro rifiuti manco la voglia 
anche aiGuelfi d'obbedire percosi lasciarsi sopraffare, tanto piu 
che gli avversart continuavano a terroreggiare. 

Abbiamo detto che i Sanseverineschi, fedeli airingiun- 
zione del Foligno, abbandonarono il loro palazzo di Lugano 
ai 18 febbraio; per il che la terra « se comenci6 ad recon- 
ciliare, et retornare de molte persone se erano absentate.... et 
cosi retornavano de di in di cum parte de loro robbe (*). » 
Ma bruciata la nave grande dei Sanseverino per opera dei Ghi- 
bellini f), fatto assai grave, « ogniuno se mise grande pagura, 
et maxime quelli erano retornati » e di nuovo a fuggire. E 
abbandonavano del tutto il palazzo dei Sanseverino di Lugano 



(*) V. lettera sua del 1** marzo. Documento X ed altri. 

(«) V. Documento XI, 9 marzo 1467. 

(3) Gonfronlisi il passo del cronista Laghi, e vi si vedra rinesaltezza. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 209 

quegli ultimi quaUro o sei famigli rimastivi a pura sorveglianza; 
lo abbandonavano « per le meuaze (dei Ghibelliui) de volere 
mectere ad sacchomano et de brusare dicto palazo, perche li 
Ghelfi non li habiano piu reducto. » Ed aggiungeva il Foligno 
che « se non fosse per non desobedire, gi^ la parte ghelfa 
li seria armata manu reintrata dentro et redure la cosa neli 
termini era prima. » Alla di lui venuta, quando « se fosse pur 
prinzipiato cum uno pugno se seriono tagliati a pezi luno con 
Taltro et haveriano messo ad sacchomano et afochalo le case. » 
Danno grave « per una belia valle et copiosa de persone et 
gente assai ; » ma peggio sarebbc avvenuto per V intromissione 
di « partesani de altre jurisditione circumstante che seria 
stato uno focho inextinguibile (*). » 

Usavano i Ghibellini per di piii « de stranie parole » col 
commissario Andrea da Foligno, e pubblicamente minaccia- 
vano, qualora ai loro messi inviati a Milano non fosse fatta 
ragione « che non solum brusaranno il palazo, ma mecteranno 
ad sacchomano le altre case, et comenziaranno ad mectere 
focho per tucto, dicendo che le prime vogliono siano le loro » ; 
mentre al commissario Foligno promettevano negli stessi giorni 
di non tentar alcun atto contro il palazzo dei Sanseverino in 
Lugano, purchfe dagli avversari non si fortificasse di nuovo !!... 

E fuoco fu cacciato nella notte dei 9 marzo nella casa di 
Francino Rusca padre di Ettore, situata ad un miglio fuori 
di Lugano. Va senza dirlo che autori furono ritenuti i Guelfi, 
essendo il Rusca dei principali tra i Ghibellini (*). 

Intanto aveva luogo in Milano la conferenza dei mandatari 
Ghibellini col duca Sforza: v'assistette pure il commissario 
Andrea da Foligno, sebbene da loro non desiderato (^). Pasello 



(*) v. sempre il documenlo XI. 

(2) V. Documenlo XII, lettera 10 marzo dei Foligno al duca. 

(3) V. Documenlo X. 

Pbriodico SocistI Storica Comensb — Vol. II (fase. 4). 



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2i0 1 SANSEVERINO 



de' Paselli era rientrato nella vila privata, dimorando per6 
tuttora nei dintorni di Lugano, a Sonvico. La convenzione 
stipulata portava rallontanamento dei Sanseverino ed il Irionfo 
dei Rusconi, per il che oramai deluse tutte le speranze, Ugone 
ed i cugini da Sanseverino si rifugiarono nel loro quielo e 
bellissimo castello di Pandino (*). Sparsasi in Miiano la voce 
che li proclamava Iraditori e fuggitivi, rispondevano ai 
13 di marzo al duca colla seguente loro dignitosa lettera: 

lUustrissimo Signore nostro. Le nostre Madre ne scriveno che 
\ ^ per tuto Miiano se dice, et b anchora stato dito alla Excell.« V.^ che 

^ nui siamo fuziti; de che se meravigliamo asai che tale Infaraia ne 

' sia data, perchfe non fa mai usanza de caxa nostra dessere fugitivi 

ne trufatori, et mancho vogliamo essere nui la caxone. Perchfe siamo 
venuti qua a pandino a caxa nostra, si b perchfe se trovassemo de- 
sperati per la risposta ne fece la S * V.» de volerne tore la nostra 
forteza et el dominio aposta de gente che sempra sono stati inimici 
de la caxa de V. S. et cazarne nui vostri fidelissirai servitori, et se- 
remo sempre fin che la vita ne bastark. Et per non vedersi questa 
malinconia nanti ali oghi (ocehi) et essere beflFezati da questi nostri 
adversarij, perchfe cognosendo nuy essere beflFezati in questo modo, 
ne seria stato forza corere in tal desordene che se ne seria dito per 



(*) Caslello visitato da noi ai primi di luglio in compagnia degli egregi 
cullori d'archeologia signori cav. ViUorio Poggi da Savona, sac. Andrea Ti- 
molati da Lodi e doti. Francesco Fcssati da Gomo. L'edificio, che si dice 
costrutto sopra disegno di Giotto, e in parte conservalo ; opera bellissima per 
la facciata d'ingresso; dei quattro torrioni laterali non ne rimangono che 
due, poichfe il lato destro fu adattato a filatoio. Appartenne ai d'Adda, poi, 
per parenlela, pass6 ne'Borromeo; ora non piu stanza di cavalieri, ma di 
massai. 

Fa specie come il Vignali, nella sua Lodi e suo ierriiorio (Grande 
illustrajsione dei Lombardo-Veneto, vol. 5<*, pag. 679), non dica di quel ca- 
slello se non che « esisle tuttora quello di Pandino, che i Visconti fecer rico- 
stpuire, e traccie delKantiche raura e della fossa di questo paese. » 

La chiesa di Pandino, notiamolo, fe architettura di Felice Soave, fratello 
al celebre pedagogo abate Francesco (1743-1806). Possiede un quadro di 
Calisto Piazza. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 211 

tuto: et per questo siamo venuti qui a pandino, et de qui non se 
partireino, ni faremo altro fiachfe noa se siano adiptate que3te noitre 
facende de Val de lugano. Ben pr^g^arao la S. V. che faza piii stima 
de nui, quali liabiamo metuti la roba et lo sanofue in servitio del 
vostro Stato et seaipre raetteremo a de^pecto de li nostri inimici 
quali sono appresso ala S. V. ala quale humilmente sempre se rico- 
mandamo. Ex pandino die xiii. marcij M.° cccc lxvij. 
Ejusdem dominationis vestre Servitores 

Ugo \ 

LOYSIUS / DE SaNCTO 

Fbanciscus ( Sevebino. 
Antonius 



> 

) 



Ma tutto essendo perduto, passarono al servizio della 
Veneta Signoria, la netnica di Milano (*). Ugone per6, poco 
dopo, pentitosi del passo fatto, rientr6 al soldo dello Sforza, 
e di lui piii innanzi ancora ci tocchera parlare (*). Non cosi 
degli altri Sanseverino, i figli di Bernabo, i quali piu non ab- 



(*) II cronista Laglii lascio scritto: « I Sanseverini veggendo la volunta 
del duca di Milano esser inclinata a privargli del dominio di Val Lugano, per- 
suadendosi di far ingiuria grande al duca si accomodarono al stipendio dei 
Veneliani. 

« Alhora il duca li privo liberamenle del dominio di Val Lugano. Qual 
cosa molto et molto dolore parlori alla parte ghelfa perohfe si trovarono 
privali dei Sanseverini suoi Patroni et difensori. Et quel che fu dolore ai 
Ghelfi, risulto maggior allegrezza a' Gibellini, quali si conobbero liberati 
dalle oppressioni sanseverinesche. Durando adunque questa discoi'dia, quelli 
della parte Gibellina, masehi el femine, grandi et piccioli con le sue robbe 
scappavano a Hosteno luogo di rifugio a Gibellini. Et i Ghelfi ancora loro 
si ritiravano a Sonvico come in sicurissimo porto. » 

A che pro ricoverarsi ad Osleno, essendo vincitori ? Gli atti milanesi non 
ne fanno cenno. Dalla dicitura del Laghi sembrerebbe che lo Sforza libe- 
rasse i Luganesi soltanto dopo la fuga dei Sanseverino, il che assoluta- 
menle non o. 

(*) Ugone, nel giugno, con una compagnia reclutata tutta a proprie 
spese, si trovava a Gasal Barbato: si lamentava, con lellera del 16 di quel 
mese, per mali tratlaraenti usati ai suoi soldati, ecc. {Cart dipL), 



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212 I SANSEVERINO 



bandonarono il lerritorio venelo. Le loro sostanze e posses- 
sioni caddero ia preda alla Camera ducale (*). 

I Rusconi avevano vinto, ottenendo che Lugano, Balerna 
e gli aliri feudi, tolti al possesso dei Sanseverino, direttamente 
si governassero dai duca di Milano, tutt'al piii infeudandoli 
(qualora a lui piacesse) a dei propri fratelli. Vedremo come le 
promesse fossero mantenute ! II duca, inoltre, assumeva la 
difesa di tutti i forti di quei feudi colF invio di fidati castellani; 
essendo i quali forti cosi muniti, i Ghibellini dai canto loro si 
obbligavano a sborsare, a tutto aprile 1467, 4000 duca ti, ovvero 
10,000 fiorini (*). Vedremo ancora come Tandasse con quello 
sborso ! 

Ai 15 di marzo il duca spediva a Lugano in qualitA di 
suo capilano Stefano d'Honate, per rioevere il debito omaggio 
di fedella e farsi consegnare, come pel convenuto, le rocche 
di Morcote, Capolago e d'altri luoghi. Andrea da Foligno ri- 
tornava egli pure coli f), ma per brevissimo tempo, con ordine 
d'impedire la congregazione dei parlamenlogeneraleluganese, 
solito a tenersi al T di gennaio, ma che si voleva radunare 
in quei giorni (^). 

Stefano da Honate, gi& giunto ai 17 di marzo in Lugano, 
con due lettere, dei 17 e dei 19, ragguagliava Vo Sforza delle 
cose occorsegli: inutilmente avere chiesto la consegna della 



(*) Fupono confiscate, tru allre, la terra di Silavengo nel Novarese. 
Ai 16 giugno 1467 (CarL dipl.) chiedevano al duca i maeslri delle entrale 
ducali straordinarie se confiscare, oUre Silavengo, tutti i beni mobili ed im- 
mobili € per li demeriti, fuga et rebellione de' figlioli de qd."» Bernabo de 
sancto severino. » Silavengo passo a Gaspare da Sessa. 

Pandino passo a Lodovico il Moro, che, nel 1470 porlava ancora il li- 
lolo di conte di Pandino. Gli fu toUo nel 1479 e ridonato ad Ugone e figlio 
Americo da Sanseverino che lo lennero sino alla fine di quel secolo. 

(*) Non ci fu dato di trovare il leslo della convenzione, che non pud 
essere la conferraa ducale datii in Lodi ai 3 maggio 1467. V. Documento XII. 

(3) V. Documento XIII. 

(*) V. Miss, dac. 28 marzo 1467. Reg. niiss., n. 80. 



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FEUD ATARI DI LUGANO E BALERNA 213 

r6cca di Morcote: piu arrendevole essersi mostrato il caslel- 
lano di Capolago. 

Filippo Cortese, castellano di Morcote, non cedette la sua 
fortezza che alla fine di maggio o dopo, anzi. Ai 14 di quel 
mese ancora V Honate gli aveva spedito il suo vicario, Cristo- 
foro de' Colli, per cercare di smuoverlo dalla sua ostinalezza 
colle buone: lo trov6 inteso a munire « de ligname e altre 
cose necessarie ala forteza per difesa et offesa. » Seppe che 
egli aveva mandato messi dai Sanseverino e introdotti armati 
nella fortezza provenuti da Sonvico, Menaggio e d'altrove. 
« Et tuta la parte vitana lo favorisse in questa valle {*). » Allora 
la duchessa Bianca spedl Pietro Corio a Morcote; ma egli 
pure s'ebbe una cattiva accoglienza (*); ai 20 maggio il ca- 
stellano poneva delle condizioni per la consegna, chiedendo 
restituzioni di denari sborsati per migliorie nel castello, di 
paghe arretrate, ecc, ecc. (^). Accettate quelle, solo allora si 
arrendeva, a ci6 anche confortato da Giacomo de' Sallinis e 
dai suo figlio Giov. Antonio, medico in Morcote (*). Gli su- 
bentr6 Aloigi da San Pietro, nominato castellano ai 17 lu- 
glio 1467 f). 



(*) V. Lettera 14 maggio di Stefano de Honate al duca. Documenlo XIV. 

(*) V. Documento XV, ove ^ ricordata V importanza di Morcole « su- 
perba et galiarda fortelizia.... molto fornita de monitione e t instrumenti de 
offendere et da defendersi et cosi de viclualie et homini per lo piu parte- 
sani del paisc. » Quella forlezza resislendo « luto quello paise stava sub- 
levato et incrudelito; et i Rusconi (sempre secondo quel documenlo, una 
leltera dello stesso invialo Corio) vivano in grande ombreza et nienle si 
ripossano, ne se assigurano fin che dicta fortilizia non sia in potere del duca. » 

(3) V. Documento XVI. 

(*) V. Miss, duc. 23 maggio, reg. n. 80, di ringraziamenlo a loro per 
Topera usata « in confortare diclo castellano alla consignatione dessa 
forteza. » 

(S) V. Reg. duc. n. 2, f. 190 t.** Gli successero: 1469, Martino Paleari; 
1482, Bartolomeo della Staffa; 1495, Francesco Crivelli. 



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214 I SANSEVERINO 



Ci6 a riguardo di Morcote. II castellano di Capolago, Fran- 
cesco da Vailate, piu lesto mostrossi a consegnare la sua rdcca ; 
ma di lui sospettando i Ghibellini, attorniarono coii fanli ed 
armati il castello. L' inlimazione loro fatta di ritirarsi e di non 
inquietarlo oltre, fu presa in sinistra parte. Sospettosi oltre 
ogni dire, i Ghibellini temettero che il duca pensasse di ri- 
donare i castelli ai Sanseverino, e stavano € tucti col naso 
sconfiato » e per ingiunzioni che loro si facessero da parle 
di Andrea da Foligno, gli armati non si mossero da Capolago 
se non ben lardi (*); ai 4 d'aprile vi erano luttavia, nel quale 
di il duca confermava al Foligno Tordine di scioglierli (*); ed 
ai 14, Ettore de' Bossi vi era scelto a nuovo castellano ('). 

Peggio and6 con la presa di Sonvico, il covo guelfo per 
eccellenza. Essendovisi THonate recalo ai 14 maggio per oc- 
cuparlo, n'ebbe rifiuto per parte degli abitanti (*); e non solo 
in quel giorno, ma molto tempo dopo ed in varie occasioni, 
ancora nell'agosto, come diremo piu innanzi. 

Lo sborso dei 4000 ducati da parte dei Ghibellini era con- 
dizionalo all'occupazione dei castelli dei Luganese per conto 
dei duca. Sicch6 Morcote facendo resistenza, e Sonvico pure, 
i Ghibellini non pensavano a pagare. Dio buono ! dai promet- 
tere al mantenere ci corre, e con buone lane quali i Ghibel- 
lini luganesi ! 



(*) V. Documento XVII. Di quei giorni TeK-cornmissario di Lugano, 
Pasello de' Paselli (ritiratosi, come fu detlo, a Sonvico) poco manc6 di ve- 
derla brutla « per uno aclo assai lezero in prendere uno Gibellino armala 
manu et in slrala quale andava per soi facende... Fo per sequirc uno grande 
scandalo, rimosso dai Foligno. » (V. ibkl.), 

(«) V. Reg. miss,, n. 80. 

O Gli successe, ignoriamo in quale anno, ma dopo il 1479 di cerlo, 
Andi'ea Orrigoni. Morto costui nel 1495, fu nominato in rimpiazzo Barlo- 
lomeo Della Torre. 

(^) V. Documenlo XVIII. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 215 

Gih ai 2 di maggio lo Sforza, meravigliandosi della loro 
tarditJi, ordina air Honate d' intimare il pronto sborso « cum 
tale honesift per6 chel non para chel se gli fatia violenlia » 
(il duca conosceva i suoipoUi!) mostrando semplicemente di 
voler « quanto hanno promesso loro sponte et non recerchati 
da nuy, ymmo ne hanno longo tempo molestati che li voles- 
simo acceptare (*). » Curiose frasi che proverebbero non esser 
poi stato il duca Galeazzo Maria Sforza cosi avidb di denaro 
come ce lo dipingono !... 

Ai 19 di maggio, cinque giorni dopo che si era recato 
inutilmente a Sonvico per ricuperare quella fortezza, l' Honate 
metteva suiravvertenza il duca dell' intenzione dei Ghibellini 
di non pagare prima della consegna di Morcote e di Sonvico (*). 
II duca addoss6 invece a lui tutta la colpa del ritardo, e spe- 
dendo a Lugano il cameriere Lodovico Suardo, lo ammoniva, 
in data V giugno f), a trovare, entro otto giorni, i 4000 ducati: 
« et quam tu non el faci faremoti cosa te dispiacera. » L' Honate, 
fatto anche bersaglio alle accuse dei Vitani, si vide caduto 
in disgrazia del Consiglio segreto, cui molte e false accuse a 
di lui carico furono sporte, senza ch'egli fosse chiamato a 
scolparsi ; e quindi anche del sovrano. Muove a compassione 
una sua lettera del 16 giugno allo Sforza: la leggano i lettori 
nei documenti in appendice al n. xix. 

In quel frattempo i maestri delle entrate ducali pensarono, 
visti gli indugi frapposti, ad ottenere serie garanzie pel pa- 
gamento dei 10,000 fiorini; ed ai 16 dello stesso giugno otte- 
nevano dai Ghibellini sigurtfii in Milano di ricevere 7500 fiorini 
entro 6 mesi, e 2500, oltre a 900 sull' interesse dei 7500, alle 
calende prossime d'agosto. L' indomani, 17, fu stesa nuova 



C) V. Lettera ducale 2 maggio 1467. Cart dipL 
(«) V. Documenlo XVIII. 
(3) V. Cart dipl. 



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216 I SANSEVERINO 



convenzione tra le parti; e quel documento^ interessante perch^ 
contiene i nomi dei principali Ghibellini di Val Lugano, ripro- 
duciamo in appendice (*). Confermala la diretta sudditanza 
dai duchi, Tacceltazione per loro parte dei forti, e per di piii 
assicurato il diritto a quei sudditi di non pagare dazi od en- 
trate se non nelle mani dei lesoriere ducale o dei maestri delle 
entrate straordinarie, nessuna persona air infuori. 

Ma il p'rimo d'agosto trascorse senza che i Ghibellini 
soddisfacessero air impegno dei 2500 fiorini, e checchfe scri- 
vesse od intimasse il duca di Milano, neppure in settembre 
erasi pagato un soldo. Dobbiamo allora supporre che, per tale 
ostinata tardiUi, lo Sforza intimasse lo sborso totale per 
un'epoca precedente ai sei mesi; difatti ai 14 di settembre 
fa promulgare una grida, in forza della quale e pena la ba- 
gatella di 10,000 ducati, i Luganesi dovessero pagare, entro 
un mese, i stabihti 10,000 fiorini (^). N6 allegassero Teterno 
cavillo dei forti, chfe anehe la rocca di Sonvico era in quei 
giorni in potere ducale, gia dai 5 di settembre data in cu- 
stodia al cittadino e mercadante milanese Filippo Morosini f). 
Non valse ancora, ed ignoriamo pure quando si riusci final- 
mente ad una liquidazione ('*); ai 5 di novembre il capitono 



(O V. Documenlo XX. 

(*) V. Miss. 14 seileinbre 14G7, Rc(j, miss., n. 79. Anclie Gabriele Pa- 
learj e Giovanni da Castronovale, spedili nel mese di giugno nel Luganefse 
per stipulare la convenzione di pagamenlo, erano un po* al verde. Ai 30 di giu- 
gno il Paleari supplicava per avere 60 ducati, glieli si pagassero suUe en- 
trate di Morcote € quale 6 loco conventionalo come essendo io la mi pro- 
mise de fare, aliter mi converra far3 corpo de formica. » {CarL dlpL), 

(3) V. Rcg. miss., n. 79, f. 95. 

(*) Forse mai. Quanlo a mantenere gli obbliglii impostisi, i Luganesi 
erano abbaslanza corti. Gosi nel successivo anno, 1468, in occasione dei ma- 
trimonio dei duca Sforza con Bona di Savoia, la comunita aveva deciso, 
.suiresempio delle altre lerre dei Ducato milanese, di riscuolere 50 ducati 
d'oro € per farne una bazila dargento » da presentarsi in dono alia sposa. 
La decisione fu presa, ma non si penso dopo n6 ad incassare i 50 ducati, 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 217 

Stefano d'Honate non Irovava modo di farsi pagare (*). Ai 
3 di dicembre era in identiche condizioni (*). 

Ritorniamo alquanto indietro. 

Nel mentre ai 3 di maggio il duca Gian Galeazzo Sforza 
prometteva in Lodi ai Luganesi Tindipendenza dai Sanseve- 
rino e la diretta sudditanza dai duchi di Milano^ il giorno 
dopo (4) lo stesso signore donava ad Ugone da Saliseverino, 
ritornato da Venezia al soldo ducale, la met& per indiviso di 
tutte le entrate di Val Lugano, Mendrisio e pieve di Balerna. 
E tale assegno confermava ai 7 dello stesso mese, aggiun- 
gendo che a compenso della meUi delle entrate di Pandino, 
passato a Lodovico il Moro, percepisse lire imperiali 4300 f). 
E lo convalidava ancora una terza volta ai 22 dicembre. di 
quello stesso anno 1467 (^). V' ha di piii: lo Sforza, dopo aver 
affrancato i Luganesi dai malveduti feudatari guelti, garan- 
tiva governarli direttamente, tutt'al piu li avrebbe sottomessi 
ad un proprio fratello. Promesse da principi! Lo stesso Ugone 
da Sanseverino rientrava feudatario a Lugano nel 1475, e 
nel 1479 vi dominava Roberto da Sanseverino, il celebre 
condottiero! Ma di cio nella parte terza. 

Ed intanto, ci chiederanno i lettori, che n'era della pub- 
blica sicurezza e dei partiti in quei feudi ?... Non credano ve 
ne fosse molta, nfe che le ire partigiane tacessero. 

Mercfe i buoni uffici del capi tano Stefano d*Honate e dei 
commissari Andrea da Foligno e Pasello de' Paselli, erasi 



nb a far preparare il bacile; il duca richiamava al capitano di Lugano lal 
dimenlicanza, in data 10 settembre 1468. (Cart dipL), II matrimonio aveva 
avuto luogo nel luglio!,.. 

(*) V. Cari, dipL 

O v. Miss. duc, 3 dicembre 1467 alP Honate (Reg. mlss., n. 80). Lo 
avverte d'aver assegnata quella somma al liorenlino Pigello Porlinari, a 
di cui nome oUerrii un possibile pronto iucasso. 

(3) V. il Reg, duc, n. 2, f. 166. La donazione h faUa al Sanseverino 
€ post reditum ad nos et ad devotionem nostram.... » 

O v. Documento XXI. 



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218 I SANSEVERINO 



bensl ottenuta la quiete, ma ben tesa per6. Ora osservando 
i Ghibellini rostinatezza delle fortezze di Morcote e di Son- 
vico ad arrendersi, vennero meno alle promesse non solo di 
pagare la quota impostasi, ma di rimanersi in pace, e comin- 
ciarono ad innalzare minacce. 

Morcote, prima del luglio, cedette ai voleri del duca. Non 
cosi Sonvico, dove i vinti Guelfi, ancor pieni di speranza nei 
profughi Saiiseverino, si erano radunati, e d'onde con messi 
e spie continuamente s'abboccavano per nuove mosse coi 
partigiani del lago di Como e del Veneto. 

Portatosi il capitano di Lugano, come giSi fu ricordato, 
ai 14 di maggio, a Sonvico per riceverne la r6cca, non gli fu 
consegnata da quegli abitanti. Udiva egli € che ognia seti- 
mana vano gente de qua a Bressa (Brescia) » e non poteva 
« altro pensare se non malle et fare chativo juditio de questo. » 
Un certo Ascabio della pieve di Balerna gli riferiva aver no- 
tizia « che luta la parte Vilana hano facto sanamento et or- 
deno fra pochi giorni cridare in queste parte Marcho (*). » Non 
lo credeva, ma tuttavia, ad ogni buon conto, stava « con li 
ogi aperti » e confermava il suo consiglio d'assoldare cento Te- 
deschi; avrebbero ben dessi, e tosto, tolta ogni speranza di 
risorgimento ai Vitani e di resistenza a Sonvico. 4c Sia come 
se voglia, concludeva, certo qua zfe (c*fe) de grande trama (*). » 

Nel mese di giugno ritornava a Bironico quel famigerato 
prete Donato da Bironico, di cui ragionammo nel principio 



(*) Di quei tempi il capitano di Lugano condannava i fratelli Paolo e 
Pietpo di Lamone in 150 ducati appunto « perch6 dovevano havere cridalo 
marcho, marcho. » Indovinate come si scusarono ? Allegarono non € havere 
cridato marcJio, marcho, ma che era bene vero che havendo ritrovato uno 
Marcho de Gravesano, il quale segava certa loro herba comenzarono dicti 
fratelli cridare o marcho, o marcho //.... » Quattro testimoni confermarono 
quella esposizione, laonde i maestri delle entrate straordinarie ducali, ai 
23 aprile 1472, invitavano il duca ad annullare la condanna! 

(«) V. Documenlo XXII, lellera 19 maggio 1467. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 219 

di questa nostra memoria aU'annc 1466; scomunicato e ban- 
dito dai vescovo di Como, toltogli gi6 dai duca Francesco 
Sforza il beneficio di Sigirino, egli vi rientrava munito di sen- 
teiiza favorevole, otteriuta, in qual maniera Dio lo sa, a mezzo 
del protonotario Cusano in Roma, pur essendo i suoi com- 
•paesani contrari a permettergli Tofficiatura; ed intanto egli 
brigava contro il suo rimpiazzante .prete Giacomo ed a favore 
dei Guelfi (*). 

L'Honale aveva pure avviso (P luglio) dai capitano di 
Genova, Ambrosino da Longhignana, essersi cola « comprato 
per alchuni homini de questa valle de molte balestre e cora- 
zine la quale compra non fe signio de bene vivere in pace. » 
Peggiori e forse piu serie informazioni riceveva da un frate 
francescano, ma stimava meglio comunicarle al duca a mezzo 
di persona fidata (^). 

Non essendo in grado THonate di farsi consegnare la 
r6cca di Sonvico, fu spedito da Milano Giovanni da Castro- 
novate, ducale cortigiano, egli pure ricevuto con beffe dai 
« vilani da somvigho f). > Dopo essere stato € molto bene 
delezato » al momen to in cui si « credeva de meterghe el 
castellano (*) » fu licenziato, protestando i Sonvichesi di vo- 
lersi recare dai duca in persona ad esporgli le loro ragioni, 
allegando antichi privilegi ottenuti dai duchi Visconti a sicu- 
rezza di quel castello, che dichiaravano proprio. Intanto per 
tali ostinatezze « vivendo con grande suspecto » i Ghibellini 
minacciavano di « edificare in la loro fortezza (s'intenda il 



O v. Documento XXIII, lettera 1° luglio 1467. 

(*) V. lo stesso documenlo XXni. 

O V. sua lettera 18 luglio 1467. Documento XXIV. 

(*) E SI che gia nelPaprile vi si aveva depulato Gassematte da Pisa 
(Miss., 14 aprile 1467, Cart. dlpL). Nel giugno, per sollecitazioni della du- 
chessa madre Bianca, si nominava Marsilio da Bologna, anch'esso non ri- 
cevuto in Sonvico. (Letlera 30 giugno 1467 di Gabriele Paleari, w/.). 



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220 I SANSEVERINO 



ridolto a S. Lorenzo) et fare de le allre provisione che sarebe 
uno metere questa valle un'altra volta solo e sopra (*). » 

Quei di Sonvlco, e con essi il Castronovate, furono dif- 
falti alla presenza del Gonsiglio segreto ducale. Protestarono 
d aver sempre, in ogni evento di guerra, servito fedelmente 
le case Visconti e Sforza, e per esse patiti triboli, incendi e 
saccheggi. La fortezza di Sonvico essersi costrutta da « suoi 
magiori » e difesa a loro spese « per segureza soa » e dei 
duchi, Aver ottenuto dai primo Sforza conferma del privilegio 
di Filippo Maria Visconti, che loro concedeva € di difender 
essi la fortezza; » meravigliarsi che lo si voglia violare, im- 
ponendovi altro castellano. Cosi essere nata nel loro paese 
la diflfidenza, noh scemata per6 Tobbedienza ai duchi; offri- 
vano infine sigurth e ostaggi € de li migliori de loro » purche 
non si uscisse dai consueto e loro si conservasse la custodia 
della r6cca. 

Ragioni tali trovarono benigno orecchio presso i consi- 
glieri segreti, che ne scrivevano favorevolmente ai 30 luglio allo 
Sforza (*). Ma costui non sembra le menasse buone; anzi 
ordin6 al capitano Honate di multare Sonvico in 2000 ducati 
€ per linobedientia loro » aggiungendo inoltre la pena della 
€ indignatione » ducale. Allora finalmente si offrirono quei 
paesani alla resa della fortezza, chiedendo remissione della 
multa, mentre V Honate invitava il duca a non € rimettere 
cosl presto questa cossa f). » Ai 5 setlembre 1467 il Moro- 



(*) V. lo stesso documento XXIV. 

(2) V. il documenlo XXV. 

(***) V. Ieltera22 ogoslo 1467deirHonale (Cart. dlpl), Eppure nello stesso 
giopno chiedeva alcuni fanli, quaUro o sei, in rinforzo degli altriche g\ix aveva 
« per punire e castigare li chativi » ricordando clie nella scorsa settimana 
gli erano siali accompagnali a casa i suoi famigli « con grandi saxate e rolo 
Ia testa a dicti famegli, i quali erano andali per fare officio per caxone de 

datio Sichfe (concludeva la sua lettera il capilano) p6 inlendere V. Ex.'' 

se a mi bixognia dicli fanli o non. » (w/.) 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 221 



sini, come altrove gi^ detto, pass6 a Sonvico, ma gli succe- 
detle tosto, in qualitA di effettivo castellano, Giovanni Bono, 
da Milano. 

Qui hanno fine gli avvenimenti dell'anno 1467. Quali, e se 
vantaggiosi, i risultati ?... Male sempre terminano le rivoluzioni 
in cui agiscono le ire e le vendelte partigiane: esempio an- 
cora l'odierno Cantone Ticino. 

I Ghibellini 6 ben vero avevano ottenulo rallontanamenlo 
dei Sanseverino, ma ad Ugone era ridonata parte delle en- 
Irate dei perduti feudi (*). I partiti tutt'altro che sopiti; poca 
la sicurezza e fittiziala pace. 



(*) Lunga vertenza vi fu a cagione della possessione di Morbio trn 
lu Gamera ducale e la comunith di Mendrisio. Una prima sentenza, data dai 
maestri delle entrate straordinarie, dichiaro la possessione € spectare jure 
dominij vel quasi i> a Mendrisio; dichiaro inoltre credilori i Mendrisiotti 
verso i Sanseverino, e di conseguenza verso la Gamera ducale, di fiorini 198 
« per casone dei ficto de una casa da Gomo»; un'allra parle infine dei beni 
di Morbio essere ipolecati a Mendrisio per la quantita di « lire terzoli 1'20. » 
(V. leltera 24 setlembre 1468 della Gamera offici al duca. Cari. dipL), 

Forse la ragione dei forte prevalse. La possessione di Morbio fu messa 
in vendita pel prezzo di stima di 10,000 fiorini. La ambiva don Anlonio Porro, 
ma era ben lonlano dai voler sborsare quella somma, per il che Michele 
Bonizio, da Gremona, consigliava (13 maggio 1469) lo Sforza a venderla a 
pezzi (CarL dipL). II duca la donava finalmente, nel gennaio 1473, a Pietro 
da Oli € suo camerero de camera et cantore » e ne prendeva possesso in di 
lui nome Donato Gagnola, altro canlore alla corte ducale. (V. Miss.t 26 gen- 
naio 1473 al referendario di Gomo. Reg, miss., n. 110, f. 134 t.**). 

La casa situata in Gomo e concessa pur essa, in virtu dei diploma 
dei 1438, ad Aloigi da Sanseverino, passata dopo ai fralelli Antonio, Fran- 
cesco e Aloigi da Sanseverino, cadde parimenti al fisco ducale. Era stimata 
valere 1000 fiorini, ma non si ricavava, nel 1472, che 15 fiorini annui di fitlo. 
« Et ulterius dicta casa sta male et indiget reparatione » scrivevano ai 20 feb- 
braio di queiranno i maestri delle entrate straordinarie al duca. {Cart. dipL), 
Gli era stata chiesta in dono, ma ignoriamo la sorte posteriore {Reg, miss,, 
n. 109, f. 34. Miss, 18 febbraio 1472). 

La casa Sanseverino in Milano fu parimenti confiscata nel 1467, n(5 piu 
restituita. (V. Mlss. duc, 4 marzo 1468, ai maestri delle entrate straordinarie. 
Cart. dipL). 

11 palazzo vescovile in Lugano, gia abitazione dei Sanseverino, ritorno 
al vescovo di Gomo, Branda da Gastiglione, il quale, ancora nel ppvem- 



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222 I SANSEVERINO 



Delle ulteriori vicende domestiche dei Sanseverino ben 
poco possiamo oggiungere: di Ugone, nella parte lerza. Ben 
ebbe il di lui padre Americo altri fratelli oltre a Bernab6 e 
Francesco; erano figli naturali econdoUieri essi pure al soldo 
sforzesco, di nome Galeotto, Domenico e Giovanni ('). Que- 
st'ultimo mori circa il 1462 dinanzi ad Asli. Domenico nel giu- 
gno 1467 era « squadpero di lanze spezzate » sotto gli Sforza, 
in estremo bisogno di denaro e creditore di imperiali L. 1213 
verso il nipote Ugone da Sanseverino (*). 

Peggio Tando con Galeotto, caccialo in prigione nel 1405 
sulle deposizioni a di lui carico fatte da lin Francesco di Leone 
di San Marco, napoletano, stato ai di lui servizi nel 1462. 
Secondo esse, Galeotto da Sanseverino avrebbe pubblicamente 
lacciato d' ingralitudine verso i suoi capitani il duca Fran- 
cesco Sforza, proclamandolo intrigante, venditore di giustizia, 
puttaniero e spergiuro; di Milano averne fatto un bordello 
et similia. Ma di piu. Galeotto aveva tramato con Bartolomeo 
Colleoni, e, mentre era a Monticello, custode delle biade du- 
cali, gliene vendeva di nascosto oltre TOglio, e per tema di 
essere scoperto tentava d'affogare il citato napoletano f). 



bre 1468, richiedeva dalla Gamera ducale risarcimenlo di fiorini 425 pel 
€ ficto desso palatio de lugano, qualo tenevano ad ficto del vescovalo de 
Como, ciofe per anni xvij ad rasone de fl. xxv lanno. » I Sanseverino avc- 
vano pure ordinalo dei miglioramenti al palazzo pel valore di L. 900 im- 
periali. (V. il documenlo XXVI). Ai 18 raaggio 1472 anche quelle L. 900 
venivano sborsate al Branda da Castiglione, con obbligo di pagarne 200 al- 
TafiRne del duca, Filippo Maria Visconti « come creditore » dei Sanseve- 
rino. (V. Reg. duc, n. 115, f. 48 t.**). 

(*) V. la tavola genealogica in separala appendice. 

(*) V. Recj. duc, n. 2, f. 182, 1467, 10 giugno, confesso analogo di 
Ugone da Sanseverino, con cui lo aulorizza prelevare quella somma sulle sue 
entrate di Val Lugano. 

(3) Le deposizioni fatte dai napoletano ai 30 di gennaio 1465 formano 
un fascicolo di 18 pagine in pergamena. (Cart. dipl), A noi specialmente 
interessano i seguenti passi : 

« Vn altra volta esso galeoto hebe ad dire pur lamentandose desso 
S. Ducha et villanezzandollo che esso Sign.' Ducha era stato inimico capi- 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 223 

Ignoriamo quale condanna gli toccasse; con Francesco Sforza 
non si scherzava. Ai 17 aprile era prlgione nel castello di 
Cremona (*); 

Ancora un Sanseverino, Giacomo, ma non sappiamo in 
quale parentela stesse coi sopra ricordati. Sua moglie Antonia, 
troviamo in tristissima condizione finanziaria, secondo una 
sua supplica al duca (*). 

EMIMO NOTTA. 



tale de la caxa sua de sanseverino et che lo Iiaveva visto per effecto perch6 
haveva sforzalo et tiramnizato li fralelli desso galeolo et loltali de la roba 
usai, et che hauea oltrizato, sforzato et iniuriato esso galeoto i n campo, ne 
le stanzie et ne le giostre 

€ Vlterius hebe ad dire che esso signore duca quando morite Bernabo 
de san severino, suo fratelo, lui era stato cagione de la morte sua 4)erch5 
lo haveva fato morire de malanconia per volergli tore pandino. » 

Malediva alla morle avvenuta in Asli di suo fratello Giovanni da Sanseve- 
rino « perchfe se non fossevi morto si sarebbero acconciati al servizio di 
Francia et andati nel Napoletano al sussidio del duca Giovanni e che gia 
avevano stipulati i capitoli. » 

(*) V. sua lettera 17 aprile 1465 {Cart dipl.) con cui cerca scolparsi 
delle accuse mossegli. 

O V. Documento XXVI. 



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224 I SANSEVERINO 



p 



OCUMENTI. 



I. 



1466, giugno '25. 

Illustrissiaii principes et Excellentissimi domini mei, domini raei 
sing-ularissimi, liumili semper recomandatione premissa etc. Aviso 
le vostre ExcellJ® chome beri scira da poi cena, se comencio qui 
suso la piaza, una grande q!iestione; e se noa me ze fosse ritrovat», 
credo che se sereveiio attachati inseme per modo, che ne sereve 
sequito grandissimo male e occisione de molti liomini, che dura chosa 
sereve stata ad averli dispartiti: e da poi anchora piu dura a farli 
fare pace inseme, e anchora se hareve menato dreto uuo grandissimo 
male. Ma Dio dai quale procede omne bene, non ha voluto segua 
tanto male. E io anchora me adoperai e fece quello me fo posibile a 
remediare, che schandalo alcuno non sequisse. Ella chasone de questo 
errore fo, che fo reportato a certi principali de questa parte Gabel- 
lina, come beri scira domino Francesco da sam severino baveva ditto 
che fareve squartare quatro Ghibelini suso quecjta piaza. El perchfe 
se recolseno da xxx bomini de detta parte inseme : e veneno in piaza 
a dui a dui cridando : Bncha Diicha, Galiazo Galiazo, Sforza S/hnia; 
e pasono denanzi alla porta del palazo de detti de sam sceverino, 
cridando chome b^ ditto, e piu uno di loro, dixe a certi bomini Guelfl, 
e a famegli de detto domino Francescho, li quali berano apreso dicta 
porta, queste parole, caiuiglia^ cri/Iati mo^ Marcho Marcko, Coglione 



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FKUDATARI DI LUGANO E BALERNA 225 

Coglione: e questo comprendo che facevano detti Ghibilini, per api- 
zare questione per chasone de dette parole, le quale glie heraiio 
state refferte chome ho ditto, che haveva dicto, dicto domino Fran- 
cescho de volere fare squartare quatro de loro suso la piaza: e vo- 
levano secondo ho potuto comprendere fare uno vespro Ceciliano. Ma 
io presto glie remedial, e mandai via fora de dicta piaza tutti li ho- 
mini de tutte doe le parte, li quali se glie retrovono. Avisando V. Ex- 
cellentie che credo herano pid de 250 homini tra luna parte e laltra, 
tra li quali herano de molti homini della valle, li quali herano stati 
a una festa de san Zohanne apreso de qui a quatro miglia e, poi la 
scira herano venuti a cena qui; ma credo che se questione alcuna 
seguitava che dicto domino Francisco cum dicta parte guelfa, sere- 
veno stati una insalata a dicta parte gabelina, e dicto domino 
Francescho portava uno grande pericolo della persona, perchfe detti 
Ghebelini herano delle quatro parte le tre pid che non herano le 
* guelfi, e quasi tutti detti forasteri erano cum parte Ghebelina. Detto 
domino Francesco nega non havere ditto dette parole ma detti Ghe- 
belini me hano facto prova per tri homini che glie udino dire dette 
parole, ma detti tri sono della soa parte ghebelina. Ho remediato cum 
la gracia de Dio che scandalo, non hfe sequito, ne credo sequirk; 
ma conforto V.« Excellentie a remediare presto a queste differencie, 
•che altri cha quelle me pare molto deficile se possa remediare azi6 
che schandalo alcuno non segua, che chome ho dicto sereve da poi 
molto deficile per le vostre Excellentie a poterli remediare; avisando 
le vostre illus."^® sigJ® chome omne di retrovo pid duri questa parte 
ghebelina a volere detti gentilomini da sam severino per loro signori 
che altri che vostre illustris.® sig.*"^® non voreveno. Io me partir6 se 
altro non har6 da quelle da venere che vene adi otto, che serJi pa- 
sato Io termene che dedi aluna parte e laltra a provare, e a doman- 
dare quello voleno domandare. E comandar6 a dece per parte delli 
principali che vengano da vostre Excellentie azi6 che schandalo non 
sequisse. E ho confortato dicto dom.° Francischo alla partita nostra 
che venga a Milano, el quale me ha resposto fark quello io vor6. E 
anchora se me parera essere necessario azi6 che schandalo non segua, 
lasar6 qui mio figliolo, Io quale lasai in mio loco per podestk de 
Milano, quando andai per podestk di Zenoa. E se altro paresse alle 

PimoDico SociitI Storica Cominsi — Vol. II (fase. 4). 16 



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226 I SANSEVERINO 



V.® Excellentie che havesse a fare, preg^o quelle che interim me avi- 
sano che obider6 le vostre lUus.® signorie alle quale continue me 
ricomando. 

Ex burgo luganj die 25 Junij 1466. 

Ejusdem vestre illustrissime dominationis, 
Servitor et merito semper fidelissimus, 

Georgius de Paxellis de Bononia, scripsi. 

A tergo : Illustrissimis priucipibus et excelleiitissimis dominis meis 
singularissimis domine Ducisse et Domino Duci Mediolani etc. etc. 

(Cart. dipl) 



II. 

1467, febbraio U. 

JoHANZORZo. Tu andaray in la valle de Lugano : et ritrovandote 
con Misser pasello da Bologna Comissario li, gli presenterai la nostra 
littera eredentiale dicendogli poi, che havendo noy addi vj° del pre- 
sente facta confirmatione de quella valle ad li Magj domini Ugo, 
Luysi, Francesco et Antonio fratelli de sancto Severino, et item delle 
loro terre de Mendrixe, Pandino, et pieve de Balerna, delle altre cose 
in quel modo et forma che gli le haveva infeudate la felice memoria 
dello l\\J^^ quondam Signore nostro Consorte et patre et como se 
contiene et consta per publico instromento rogato per mano de Cicho 
Simonetta nostro Secretario, non fe pid necessaria la stantia sua ia 
dicta valle, et che volemo chel sene debbia venire oltra con la sua 
famiglia et lassare il pensero ad li dicti Mag.» fratelli secundo etiandio 
scrivimo chiaramente al dicto domino pasello per nostre littere. 

Poi te ritrovaray con li Comuni et homini de dicta valle et sotto 
la nostra littera eredentiale et patente quale te havemo facta adcio 
che la possa monstrare ad caduno de loro secondo rechiederk el bi- 
sogno, diray a ciaschuno per nostra parte como noy havemo facta 
confirmatione de dicta valle, et dellajurisdictione de essa ad li pre- 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 227 

dicti domini Ugo, Francesco, Aluysi et Antonio fratelli de sancto Se- 
verino nel modo et forma che la havevano al tempo del prelibato 
qdm. 111.«*® nostro Signore. Et similiter gli havemo confirmati le terre 
de mendrlxio et paudino et pieve de balerna, per la qualcosa com- 
mandaray ad ogniuno per nostra parte che debbiano iurare fidelitk 
tutti, nemine discrepante, senza alcuna exceptione, in mano deli 
dicti Ma,g} fratelli overo de loro procuratori et mandatario, servata 
tamen superioritate nostra, perch6 havendogli noy facta dicta con- 
firmatione, nostra volonti et intentione fe, che ad li dicti fratelli deb- 
biano essere obedienti et fideli, como se convene ad li boni et veri 
subditi, et ad quelli che hano volontk de vivere bene et pacifica- 
mente. Avisando li dicti Comuni et homini che noi havemo facta la 
dicta confirmatione con questa conditione et pacto: che og*ni ran- 
core, ogni odio, malivolentia, iniuria, desdegno et deshobedientia 
quale da qui indreto fosse intervenuto tra li dicti fratelli per una parte 
et essi comuni et homini overo privata persona per laltra siano libe- 
ramente cancellati et remessi: et che ogni vendetta et ogni mala 
volunti se debbiano mettere in oblivione. Et che da m6 innanzi essi 
fratelli debbiano tractare humanamente caduno de loro subditi. Et 
cosi ne hano promesso liberamente de fare et ulterius che metterano 
in essa valle un Capitano dabene justo et integro, el quale ministrark 
rasone ad caduna indiflferentamente et cosi in li altri lochi loro sa- 
rano electi tali offlciali che ogni uno se pork debitamente conten- 
tare. Siche confortaray li dicte Comuni et homini ad stare de bono 
animo et ad essere obedienti et fideli dai canto loro ad li predicti 
loro SS.*** Et che non dicano ne fazano cosa alcuna per lo advenire 
laquale habbia ad cedere in preiudicio ne detrimento dessi fratelli, 
el che fazendo ultra che ad noi sarti acceptissimo, ad loro etiandio 
ne seguirk commendatione et utile perchfe sarano sempre benetractati 
et benveduti da caduna de loro Signori. 

Similmente volemo che fazi ad le terre de pandino, de Mendrixe, 
et pieve de balerna : facendo che ciascuno de dicti comuni et homini 
prestino la fidelitk ad dicti fratelli como h dicto de sopra salva tamen 
semper superioritate nostra. Dat. Mediolani die xj februarij 1467. 

£H egual data la lettera patente ducale, la quale,perchi quasi una 
ripetizione, omettiamo, 

(Reg. Miss., n. 80;. 



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228 I SANSEVERINO 



III. 

1467, febbraio 6. 

lUustrissimi et Excel.°" principes et domini mei singularissimi, 
post humiles et debitas recomendationes etc. Hozi a hore xvij. ho 
recevuto lictere dalle Excell.® V.«, e questo di far6 el comandamento 
a Zohanne mato, Zorzo Castagna, Franchino Castagna e Feraguto 
de CoUa alla pena de ducati cinque eeato debiano fra tri di essere 
a Milano, nanzi alle illustris.* sig.® vostre overo al consiglio secreto 
et latius como pii pienamente se contene nele lictere delle Excell.« 
vostre. In eompagnia de dicti Zohanne mato e compagni era ancora 
uno chiamato Minello figliolo del camenaga armato como 11 altri. 
Aviso le lUust .• S.® V.« quando io ritrovai Zohanne mato e com- 
pagni a Murch6 in nave, armati, como per altra mia ho avisate le 
Excell.® Vostre, comandai a Zohanne mato e compagni alla pena de 
fiorini diece per zaschuno di loro, la qualle pena se aplicasse alla 
camera delle Illus.® Sig.® V.*, in continenti se desarmaseno et andas- 
seno a Lugano disarmati ; loro non me hano voluto obedire ma sono 
chazuti (caduti) alla pena sopradicta, la qualle pena li p6 tore le 
Excellentie V.« quando serano a Milano. E se le lUustrissime Sig.® V.« 
lasano andare questa volta questi ioti impuniti, como tornano a Lu- 
gano farano molto pezo non hano facto per lo passato. Non alia. 
Me ricomando continue et humilissime alle lUus.® sig.* vostre. 

Ex burgo Lugani die vi. february 1467. 

Eorundem Vestrarum 111."^ dominationum (*). 
Servitor fidelissimus Paxellus de Paxellis III® d. v.® indignus 
comissarius vallis luganensis. 

(Car(. dipl.) 



(*) Questa lettera e !e seguenti, se altro non 6 indicato, s'intcndoDO 
indirizzate ai duehi di Milano. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 229 



IV. 

1467, febbraio 10. 

Illustridslmi et Excell.°^' principes et domiui domini mei singu- 
larissimi, post humiles et debitas recomendationes etc. Aviso le 111.°*® 
Sig.® che questa matina sono andato nel palazo delli siguuri de Sansse- 
verino perchfe 11 ruschuni dicevano per tuta la piaza che questo di me 
volevano in omne modo tagliarme a pezi, avisando le Excell.® vostre 
che ho facto el comandamento a Zohanne mato, Zorzo Chastagua, 
Franchino Castagna e Feragfi de Colla: tuti sono in questa terra, 
excepto Zohanne mato hb a bisono et non me voleno obedire, anzi 
cerchano de hora in hora tagliarmi a pezi, e tuta la terra hfe in 
arme ; li ruschuni si fortificano in questa terra nella caxa del comune 
per fare bataglia, sichfe prego le Excell.® V.® li vogliano provedere 
presto ; io non me voglio partire de questo palazo fino che non haver6 
altro dalle IlL® S.® V.« alle quale continue et humilissime me rico- 
mando. Ex Burgo Lugani die x februarij 1467. 

Edrundem Vestra.™ lUus.™ Dominationum, 
Servitor fidelissimus Paxellus de Paxellis 111. D. V. commissarius 
in Valle Lugani. 

(Cari, dipL) 



1467, febbraio 11. 

lUustrissimi principes et excellentissimi domini domini metuen- 
dissimi. Credo che Vostre Excellentie siano ad pleno informate de 
certo apparegio facto per molti de li homini de la valle et lago da 
Lugano ne la terra da Bissuno per resistere de non prestare obedientia 
a quelli signori de Sanseverino; il che credo vogliano le prelibate 
Excell.* Vostre sia facto ; e del movimento facto per quelli della plebe 



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230 I SANSEVERINO 



de porleza et de mandello et suoi adherenti et amici, per non volere 
essere suppositi alli Conti Petro et fratello di Rusehoni, ma perchfe 
credo che le prelibate Excell.® Vostre non siano cussi informate del 
movimento fi facto in questa Comunitk overo eit^ per dieta casoue, si 
permolti adherenti e amici de quelli de Valle lugano giamati Rusehoni, 
prestandoli favore darme offensive et defensive, de parole et de persone, 
et cussi molti altri adherenti a quelli altri da porleza et mandello 
giamati Vitani. Ita che se le prelibate Excell.® V.^ non li provedano, 
sark periculo, che non se vengha a criminale et sanguinolento, ita 
che, e ne la citk e de fora se fark del male asay, in grande danno et 
preiuditio del stato dele excellentie Vostre, et per questo le aviso aci6 
li possano fare quella debita provisione li pare e piace. Ricordandogli 
che credo firmtter, si que3ti capi grossi de la citk non havesseno 
inarditi et non confortasseno quelli altri de fora, essi sarebeno stati 
patienti et piaceuoli ad adempire le voluntate dele excellentie vostre, 
ali pedi de le quale sempre mi ricomando. Dat. Cumis undecimo 
februarij 1467. 

Eorundem dominationum vestrarum, 

Fidelissimus Servitor Johaninus de Casate potestas cumarum. 



(Cart. dipl.) 



VI. 



1467, febbraio 13. 



Illustrissimi principes et domini domini nostri. Zh pezor giorni 
passati ho senti marmorare, sed non era perh6 certo che al sasso 
de Musso se fesse guarda pyd chel usato, finaliter ho veduto quilli 
deli Malacria et li soy aderenti, se son reduti sopra esso sasso et fare 
le guarde la note he li giorni et fuzire le soe robe sopra esso sasso, et 
etiam li altri da Dongo fuzene le sue robe chi de zk et chi de.lk, et che 
se fosse guera sareve bastevolle. Ho parlato con alcuni de li Malacria 
predicti perchfe se fano esse -guarde, et mfe risposto che quello che 
fano sife per la diflferentia de Lugano, porlezia et Mandello et che se 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 231 

dubiteno che non gli fudesso furata essa sua forteza del sasso; per- 
tanto havisso la prelibata illus.^ V.^ Sig*.^ de zio ho intesso, et star6 
solizito ha intendere et havisar6 la prelibata V.* Sig.^ de zi6 hacadark 
de giorno iu giorno : ma me dubito grandamente che hacada alcuno 
grando inconveniente in queste parte et maxime in qui nela terra de 
Musso et de dongo perchfe dizeve lor che zamai non h6 guerra qui 
in nostro paysso, se non se principia nelo laco di lugano, aut nela 
valle de voltollina. Per tanto precho grandamente la prelibata V.*^ 
illus.^ Sig.^ gli proveda per talle modo che lo paysso remania in 
paxe, ala quale grandissimamente my recomando. Ex dongo die 13 fe- 
bruarij Mcccc°Lxvij. 

Eorundem Dominationum Vestrarum, 

Fidelissimus servitor Johannes de Funes potestas dongi et Surici 
cum recomendatione. 

(Cart, dipL) 



VII. 

1467, febbraio 19. 

lUustrissimi domini mei. 

Nel mio venire qui ad Lugano trovai questa valle tutta in arme 
et sublevata, et fugire robbe assai hinc inde per modo che era una 
obscuritate, dove che per lo mio venire, et confortandoli ad stare fermi 
et ad non dubitare, alquanto se comenzarono ad assecurare. Et ar- 
rivando poi qui martedi et similiter trovando que3ta terra tucta in 
arme, et luna dele parte vel la Ruscha o vero gebellina, haver preso 
la chiesia de san Lorenzo quale soprasta ala terra, et li factose forte et 
laltra vel la vitana, overoGhelfayquale aderisce ali magnifici signori 
sanseverineschi havere fortificato uno palazo, habitatione deli dicti 
signori et ciaschuno facto cohaddunatione de gente, subito mandai 
ad demandare parichi de li principali de luna parte et delaltra, ali 
quali socto lettere di credenza dele Vostre Excellentie quale portai 
mecho, li feci intendere quanto me fu imposto et comandato, in 



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232 I SANSEVERINO 



reprenderli dele arme prese, unione facta et dicti lochi messi in for- 
teza, meravigliarme et dolerme in iiome de quelle de taati excessi 
et desordeni eommessi, ag'gravando tale cose quantopossecti et quanto 
requede Ia importaatia desse ; monendoli et coraandandoli per parte 
dele prefate V.® Excell.® che ponesseno gi6 larme, habandonasseno 
dicte forteze et le desarmasseno, et ciaschuno andasse ad casa sua 
ad attendere ad ben vivere et che silieet restituissero le nave tolte 
ad pena de rebellione et confiscatione deli soi beni. Et che qualunque 
se pretendesse essere oflfeso overo che volesae allegare alcune soe 
raxoni perch6 havesseno facto tale movimento, che elegessino xx 
overo XXX per parte et venesseno al conspecto dele vostre excellentie 
chio haveva arbitrio de assicurarle. Et depoi li feci legere la littera 
dela mia commissione faceudoli intendere come io era mandato qua 
ad governare questa valle a nome dele vostre ExcellJ® Quelli della 
parte Vitana me resposeno che loro erano presti et apparichiati ad 
obedire et cosi heri mercordi habandonarono il palazo et se ne 
andarono via. Laltri de la parte gibellina silieet resposeno volere 
obedire et fare quanto io li comandava per parte de le prefate vostre 
excellentie; ma che io li havesse per excusati se non deponevano 
larme, habandonavano S. Lorenzo et restituivano le nave, perchfe non 
deliberavano stare pid ad descretione de Sansoverineschi, ne venire 
in preda in mano deli loro innimici et che volevano retenere questo 
reducto a nome dele vostre excellentie et per loro secureza et silieet, 
tenere anchora le nave, et che se deportariano tanto honestamente 
quanto possibile li fosse, et stariano obedientissimi ad ogni altro mio 
comandamento. Et che mandariano ale V.® Excell,® parechi di loro 
ad farli intendere li animi et dispositione loro. lUus.™' Sig.* mei, dala 
prima hora arrivai qui fiue in questa sera, non ho atteso ad altro che 
ad tractare questa depositione de arme, abbandonare dicta chiesia et 
restitutione de nave cum loro, et oltra ale prediche, li ho facte una 
cum petro da roma trombecta de quelle, li ho adoperate altre inter- 
posite persone, quale non li hanno mancato in cosa alcuna per re- 
durli, pur non habiamo possuto far tanto che li habiamo possuti tirare 
al nostro disegno. Loro mandano de presente uno messo alle prefate 
vostre Signorie cum una lettera responsiva ad tutte le parte chio li 
ho mosse et comandamenti facti per parte de quelle et demandano 
salvoconducto per xx o xxx de loro de posser venire ale soe presentie, 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 233 

ad allegare le soe raxoni. L? altre unioni et portationi de arme sonno 
per li altri gik cessate et ciasehuna comencia ad redurse al pacificho 
et ben vivere et io dai canto mio non cessari de reassectare ogni 
cosa vix posse. Altro uon me extendo ad scrivere perchfe da petro 
trombeeta informato del tucto seranno le S.® ExcelL* ad plenum avisate 
de tucti li progressi di qua, recordando ad quelle vogliano fare bona 
deliberatione, in provedere che senza dilatione dieti xx o xxx, pos- 
sano venire da quelle, et de poi li facciano sopra quella provisione 
li parerk expediente. Io mandar6 domattina la crida che ad pena de 
rebellione et confiscatione di beni ciaschuno metta giu larme, haban- 
doni dicte forteze, restituischa le nave, et sene retorni ad casa, et 
notar6 ebi desobedirk. Me recomando ale vostre Excj®. 

Dat. Lugani xviiij.Q februarij 1467. 

V. I. D. 

Servitor Andreas de Fulgineo. 

{CarL dipL) 



VIII. 

1467, febbraio 18. 

Andrea de Foligno seeretario et commissario in valle Luganij. 

Restiamo avisati per tue lettere et cosi ad bocha da Pietro da 
Roma nostro Trombetta de quanto fe seguito da poy la tua zonta li 
in valle de lugano, et della proposta tua facta ad tutti quelli hominj 
et de la loro risposta et maxime de quelli de la parte Ghibellina quali 
ne hano scritto facendo la scusa sua et richiedendone salvoconducto 
per XXX de loro per posser venire da nuy etc. Ad tutte queste cose 
non facemo altra risposta salvo che te dicemo che per ogniuno face 
deponere le arme ad tutte due le parte et farle levare de quilli lochi 
dove sono fortificatj, et dalaltro canto fomirli ad nostro nome, 
facendoli, et mettendoli tutte quelle forte pene te pariranno, como 
hai hauto in commissione. In questo mezo dicti xxx hominj ali quali 
mandiamo Io salvoconducto in opportuna forma veniranno da nuy 



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234 I SANSEVERINO 



et intendremo quello vorauo dire. Sichfe non gli perdere tempo ad 
exeg'uire la commissione tua, usando aucora in le altre cose te pa- 
rirano tutti quilli boni inodi et remedij sij expedienti. Respondemo 
per lalligato alli dicti della parte ghibellina che debiano exequire 
quanto da parte nostra li commandaray. Papie xxiij februarij 1467. 



(Rog. Miss., n. 80). 

La lettera: Hominibus partis Ghibelline de valle lugani i del 
Ufebbraio 1467. 



IX. 



1467, marzo 1. 

Signore. Retornato f6 Petro trombecta, hebbi denanti da mi al- 
cuni de 11 principali de questi horaeni de parte Gibillina ali quali 
facendo intendere la mente et volontk de la vostra Excell.^ videlicet, 
de deponere larme et habandonare et desarmare questa chiesa de 
San Lorenzo, secundo che in principio dela raia venuta qui et de poi 
pid fiade li haveva dieto, requesto et comandato, sotto pena de re- 
bellione et confiscatione de loro beni, et que3to medesmo replicatoli 
da novo, non fuit dare remedium, che habiano voluto obedire facendo 
da novo et continuo le medesime excuse, quale io per altra mia scripsi, 
et mandai ad dire ala prefata V.^ Excell.^ per il predicto trombecta; 
ali quali dicendo del salvoconducto chella gli mandava per venire 
alla soa presentia Ihanno havuto molto ad caro et cosi depoi facti 
soi consigli inseme, hanno deliberato venire circha xx de loro ad 
quella per fare soe excuse et farli intendere lanimo et deliberatione 
loro, quale secondo loro dire h totalmente disposta, non subtomet- 
terse ad altri che ala vostra Excellentia. Pur quella h poter6 inten- 
dere et farli quella provisione li parerJi expediente et quanto pii 
presto, meglio. Avisandola che ne per la vostra 111.* Sig.**** ne per 
loro, ne per questa valle, h bene che passi la cosa in questi termini, 



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FE UD ATARI DI LUGANO E BALERNA 235 

ne che se prolunghi troppo, s\ par il sale quale aspecta ala vostra 
cammera, che se resta ad leyare, si per le raereantie che non cor- 
rono, et per essere ogniuno cum la mente suspesa, non se fanno li 
exercitij et lavorerj consueti; ne li datij hanno suo curso, che de 
tucto fe grande peccato ; et o che quelli signori Sansoverinischi, o la 
vostra cammera, o altri che se ne habia ad valere, durark fatiga ad 
posserli cosi tosto derizare. — Per comandamenti io habia facti o 
faccia, non se cessa ad perseverare maximo in retenere fornita questa 
chiesia et retenerse le nave, che dicte nave fanno pur grande disturbo. 
Nele altre cose li trovo assai obedienti, benchfe in alcune piccole cose, 
sia alcuno, che alefiate trasgredischa, del che non fe da fare troppo 
caso et procuro de remediare al meglio possi; pur adoptandose la 
principale causa, credo che ogniuno stark a segno del resto. Laltra 
parte, cioh, la Vitana, seu guelfa, la trovo assai obediente, et aspecta 
cum desiderio che la vostra Excell.* dia ad tucto bona forma et presta. 
Petro trombecta retorna la, informato de tucto, dai quale la V.^ Excell.* 
poterk havere informatione, chi sonno quelli venghono, et delaltre 
particularitate. Dignise darli presta audientia et spacciare questa 
faccenda, quamprimum. 

Me recomando ad la prefata Excell.* Vostra. Datu m Lugani 
primo martij 1467. 

Vestre Illus.® dominationis 

Servitor Andreas de Fulgineo. 

(Cari. dipL), 



X. 



1467, marzo 0. 

Illustrissimi domini mei. 

Come ho per altre mio scripto, quando io arivai in questa valle, 
la trovai tucta in arme et maxime questa terra de Lugano che pocho 
spatio de tempo se poteva diflferire che non se attachasse et fesse 
questione luna parte cum laltra, et come se fosse pur principiato cum 



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236 I SANSEVERINO 



uno pugno se seriano tagliati a pezi luno cum Taltro et haveriano 
messo ad sacchomano et afochato le case, per modo che questa valle 
remaneva disfacta, che gran danno et peccato per certo seria stato, 
perchfe fe pur una belia valle et copiosa de persone et gente assai : 
et pegio seria stato che se li seriano intromisse persone et partesani 
de altrejurisditione circumstaute che seria stato uno focho inextin- 
guibile. Ma per la mia venuta et per li conforti et comandamenti 
feci per parte dele Vostre Excellentie ad luna parte et laltra et altre 
opere circha ci6 necessarie indussi la brigata ad deponere gid larme. 
Et la parte Ghelfa quale aderisce a Sansoverinischi habandond 
11 palazo menando via tucte le monitioni et arme, et questa 
terra se 6omenci6 ad reconciliare, et retomare de molte persone se 
erano absentate inanzi la mia venuta, et cosi retornavano de di in 
di cum parte de lore robbe. Sed brusata se vide la nave, ogniuno 
se mise grande pagura et maxime quelli erano retornati, li quali 
senza havere respecto ad mei conforti se ne sonno imparte andati 
fora, et tucta via se ne vanno degli altri. Nel predicto palazo erano 
solum remasti quatro o vj. famigli degli predicti Sansoverinischi, 
dove era loro habitatione per restare come facevano per prima, li 
quali per menaze dicono fanno questi Gibellini de volere mectere 
ad sacchomano et de brusare dicto palazo, perchfe li Ghelfi non li 
habiano piu reducto, se ne sonno anchora andati via. Et fe restato li 
solum uno de loro chiamato Carlo. Et se non fosse per non desobe- 
dire gia la parte ghelfa, secundo me b facto intendere, liseria armata 
manu reintrata dentro, et redure la cosa ne li termini era, quando 
io arivai qui, che seria stato error posterior, peior, peiore. Apresso 
dicti Gibellini pur menazono che quamprimum intendano de verso 
li soy sonno venuti ad Milano, o vero che se accorzano dai canto 
de quk per qualche acto extrinsicho che le V.« Excell.® non conde- 
scendano ad compiacerli de quello, perchfe hanno mandato IJi, che 
non solum brusaranno il palazo, ma mecteranno ad sacchomano le 
altre case, et comenziaranno ad mectere focho per tucto, dicendo che 
le prime vogliono siano le loro; delchfe io me dubito grandemente 
per monstrarse de mala voglia et quasi desperati. Et cum mecho usano 
destranie parole. Per la qualcosa parendome se debia fare sopra de 
ci6 bona et matura deliberatione, perchfe non habiano ad sequire tanti 
inconvenienti, me b parso iterato replicare questa facenda ale 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 237 

V.® Excell.®, ale quale parendoli, chio me transferisse fine ad Milano, 
ale loro presentie per fargli meglio intendere ad bocha in quali ter- 
mini passano le cose de qua et etiam se qualche mia opera et me- 
zanitk potesse giovare, in questa faccenda digniase le prefate v.« ill.'»® 
Sig.* scrivere et comandarme che vegaa, ehe subito vener6 via. Et 
innanzi me parta de qui, cerehar6 de havere tale promessa da questi 
homini et maxiine da Gibellini, che non se moveranno ad fare novitJi 
alcuna; et in questo caso reeordaria che le V.« Excell.® scrivisseno 
anchora, ad questi homini dela mia venuta Ik, et che isto interim 
stesseno savij et che nissuno se movesse ad fare ne ad dire cosa che 
despiacesse ad alcuno. Havendo io scripto fine qui per fare la data, 
serare la lettera et mandarla via, sonno stati da mi alcuni de li 
principali de questi Gibellini, et dicendoli del facto del Palazo, me 
hanno resposto che per niente se moveriano ad farli alcuna novitJi, 
ne de prenderlo, ne de brusario, excepto non se accorzesseno, che 
se dovesse da novo fornire, per la parte contraria. Appresso toccan- 
doli incidenter dela mia venuta ad Milano, me hanno dicto che non 
li piaceria la mia absentia de qui, non perch^ loro non observas- 
seno quello che prometesseno, ma per la diffldentia dela parte 
contraria; tamen quando pur a la V.* Sig.^'* paresse chio venesse, 
necessario seria ad mandare qui qualcun altro in mio scontro, 
per fin chio andasse et retornasse, quale non fosse passionato de 
parte. Me recomando sempre ale prefate V.* Excell.^ Dat. Lugani 
die viiiJ.^ Martij 1467. 

V. I. D. 

Servitor Andreas de Fulgineo. 

(Cari. dipl). 



XI. 

1467, marzo 10. 

lUustrissimi domini mei. 

Questa nocte passata b stato messo focho in una stantia de Fran- 
cino Ruscha, patre de Hector, quale h venuto Ik, posta qui fora dela 
terra mezo miglio, et fe brusata in parte ; del che in questa terra s^ 



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233 I SANSEVERINO 



ne fe facto graa caso, dubitandose per essere li animi male disposti, 
che non se proceda de male ia peg'io. II che inteso mandai subito 
per doi figlioli del dicto Francino, quali se retrovono qui, per sapere 
come la cosa era passata et se havevaiio suspecto o inditio alcuno 
contra alcuno, et per confortarli et monirli noa ne volesseno fare 
altra demostrazione ne vendetta, ma havere patientia che ne avisaria 
le V.® Excell.®, che fariano ad tucto opportuna provisione. Li quali 
me resposeno, non sapere chi fosse stato; ma presumevano fosseno 
quelli de la parte alor contraria et che haveriano patientia ne 
fariano vendecta alcuna, aspectando che le V.« Excell.« provedesseno 
ad questa et ad le altre cose. Sel faranno, non so, perchfe pocho me 
confido in promesse che se faccino hinc inde, et quando ben quelli 
hanno discritione, volesseno aspectare la determinatione se fark per le 
vostre ExcelL®, seria poi sufflciente un tristo de nocte ad mectere focho 
in una stantia, senza participatione, ne saputa deli altri, come poteria 
essere sequita de questa. Pur quando piutosto se li pone fine innanzi 
chel male proceda piu ultra, h per il meglio. Essendo questa cosa 
pur de importantia, me 6 parso darne advi^o ale V « Excell.« ale 
quale continuo me recomando. Dat. Lugani die x Martij 1467. 

V. L D. 

Servitor Andreas de Fulgineo. 



(Cari, dipL), 



XII. 

1467, maggio 3. 

Galeaz Maria Sfortia vicecomes dux Mediolani etc. papie angle- 
rieque comes ac Janue dominus. Fuimus requisiti nomine hominum 
nostrorum vallis lug'ani et plebis balerne, ut cum fuit et semper vel- 
lint esse nostri veri et fideles vassali et subditi eos volumus pro nostris 
et sub imperio nostro tantum retinere et nemini unquam eos sum- 
mittere, excepto illi ex illustribus fratribus nostris legiptimis quem 
eis duxerimus preficere; deinde omnia et quecumque fortalitia dicta- 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 239 

rum vallis et plebis in potestate nostra accipere eaque pro nobis 
custodiri facare; dehinc providere, quod pro datys et intratis tam 
ordinarijs quam extraordinarijs dictarum vallis et plebis ipsi de pe- 
cunijs nemini habeant respondere preterquam raagistratis intrata- 
rum nostrarum vel thesaurarijs nostris qui pro tempore a nobis 
deputabuntur; postremo mandare ut quilibet de parte Gibiliaa tam 
vallis lugani quam dicte plebis Balerne tentatur coutribuere pro rata 
solutioni eorum decemmilium fiorenorum quos nobis promisserunt. 
Que omnia ut ex ipsorum hominura nostrorum optima erga nos 
et statum nostrum dispositione et affectione procedunt, ita nobis 
gratissiraa sunt, et ea omnia eis per presentes concedimus et in per- 
petuum observare et executioni mandare, neque eis ullo nunquam 
tempore derrogare promittimus, aliquibus in contrarium facientibus 
nequaquam attentis. Mandantes universis et singulis offltialibus et 
subditis nostris ad quos spectat et spectabit in futurum quatenus has 
nostras concessionis et promissionis litteras, firmiter observent et 
faciant ab omnibus inviolabiliter observari. Nichil contra eos vel 
eorum tenorem intemptando neque ab aliquo intemptari permittendo, 
pro quanto gratiam nostram caripendunt. In quorum testimonium 
presentes fieri jussimus et registrari nostrique sigilli impressione 
muniri. Dat. Laude die lu.? maij Mcccclx septimo. Signat: Galeaz 
Maria Sfortia Vicecomes, manu propria subscripsi. 

CiCHUS. 
(Cart. dipL). 



XIII. 

1467, marzo 15. 

Communi et hominibus vallis lugani. 

Essendosi partito Ugo et li cusini de sancto severino, et andati 
nelle terre de la Signoria de Venetia, mandamo U Stefano de Ilonate, 
nostro cortesano, quale insieme con ser andrea da foligno nostro 
seeretario ve dirano alcune cose da nostra parte li havemo commisso, 
et tra le altre ve chiederano li prestati in soe mano la fidelitate, et 



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240 I SANSEVERINO 



loro la riceverano in nostro iiome. Per6 volimo H prestati dicta fide- 
litate, et li crediati et exequite quelIo che da nostra parte ve dirano 
et ordinarano, non altraraente como se ve lo dicessirao nuy stessi. 

Mediolani xv Martij 1467. 

(Reg, Miss., n. 80). 



XIV. 

14G7, mnggio 14. 

Illustrissime princeps. 

Hogi ho mandato lo mio vicario da lo Castellano a Murch6 per 
intendere Ia ultima sua intentione, sel me vole dare lo Castello, o 
non, et ultimate dicto Castellano non ha ponto voglia de dare dlcto 
castello anzi ala giornata se fornisse de ligname e altre cose neces- 
sarie ala forteza per difesa et oflpesa. lo non me sono voluto scoprire 
in fino questa hora neraieo de dicto Castellano, credando de haverlo 
cum bone parole, ma ora a mi pare de non tardare pid in venire a 
tute oflfeie de dicto castellano; avisando vostra Excellentia ho no- 
ticia che dicto castellano ha mandato et manda ala giornata da Aluyse 
et fratelli de Sancto Severino, et dicto castellano mena grande trama 
et ha tirato grande gente in lo castello predicto, et tuta la parte 
Vitana lo favorisse in questa valle; dubito ancora non sia favorito 
daltri che da questa valle. La lettera a mi mandata da li magnifici 
signori dai Secreto (*) de vostra Signoria, la quale contiene como certi 
omeni quali sono partiti da Menasio e sono andati a Somuico, dico, 
lo podestade de Menaxe non ha bene inteso digando luy dicti ho- 
raini essere andati in Somuico, perchfe sono andati in Murch6 et anche 
daltri loci. Domane ander6 a fornire Somvyco se poter6: pregho 
V.* Excellentia me facia intendere come me ho a rezere cum lo ca- 
stellano de Murch6. Non altro. Ex lughano die xiiij^ maij hora ij* 
noctis 1467. 

Ejusdem Excellentie Vestre fidelissimus servitor 

Stefanus de Honate. 

(CarL dipL). 



(*) S'intende il Gonsiglio segreto ducale. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 241 



XV. 

1407, maggio .... ('). 

Illustrissime princeps et excelleatissime domine domine mi sin- 
gularissime. Havendorae mandato la illus.^ madona vostra genitrice 
dai castellano de Morchote de val Lugano che me consignasse quella 
forteliza nelle mani etc. io fui da lui et presentatogli le littere de 
vostre signorie et fatogli la imbasiata a mi commissa, trovai dicto 
castellano molto gagliardo de animo in stare molto suspe.so de asentire 
a quanto V.'' Signoria gli havevano scripto, et io gli haveva dicto, 
et demum poso molte persuasione et parole confortatorie et de ga- 
gliarde et animose, che sarebbe longo repricargli, finaliter Io redusse 
ad volere relassare dicta forteliza a V. S. essendo lui satisfacto de 
quanto se intende essere creditore con alchuni altri capituli cliel 
dimanda como V. S. credo debia esser advisata da la prelibata ma- 
dona vostra genitrice. II perchfe lll^^ sig.**® mio conforto vostra 
Excell.'^ facia presta provisione alla dimanda desso Castellano, et 
torni dicta fortilizia in dominio et posanza, perchfe veramente II16 una 
superba et galiarda fortelizia, et molto Iha fomita de munitione et 
instrumenti da offendere et da defendersi et cosi de victualie et 
homini, per la pii parte partexani del paise alla difensione de quella, 
per la cui fortilizia, tuto quello paise sta sublevato et incrudelito; 
la parte Vitana sostene, et favoreza dicto castellano, li Ruschoni 
vivano in grande ombreza et niente se repossano, n6 se assigurano 
fin che dicta fortilizia non sia fomita in nome de v. s. che sevh ad 
assigurare quello vostro paise, qualle k un grande volumo et grande 
facto, che ha dependentia dai facto dessa forteza. Et li Ruschoni 
dessa Valle de Lugano non farano poi resistentia alla exbursatione 
de quilli ducati 4000, promissi a V. S. li quali me hanno dicto ad 
io in Lugano, et cos\ Io dicono publicamente non farano mai ve- 



(^) II documeulo nou poi-tu dala. 

PiRiODico SociBTA Storica Comensb — Yol. II (fasc. 4). 



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242 I SANSEVERINO 



runa exbursatione dessi ducati 4000, usque quo essa forteliza de 
Morchote sia fornita et in dominio de V. S. como dicono essergli 
promisso in loro Capituli. Sich5 per ognia rispecto vostra excell.* 
fark bene fargli presta provisione; et poi provedergli duno valen- 
thomo et de bona experientia et extima per eastellano senza pas- 
sione ne dimostrazione alchuna de partialitate Ruscbona ne Vitana, 
che tenga non solamente essa forteiizia in securitate, ma 11 homini 
de quello paise in paclfico et tranquilo stato alla divotlone et obe- 
dlentia de V. S. Facio stima che tute le dlmande fa dieto Castellano, 
conputate le sue pag'he restante da Callende genaro indreto, et la 
dote della sua donna et la provisione sua de mesi v. del anno pre- 
sente con altre spese et melioramenti facti in essa forteiizia et ale- 
vare la vigna, possano montare in tuto ducati 600 doro in oro, et 
rellassi a V. S. tuta la munitione dessa forteiizia, che intendo h una 
bona et belia cosa, forsse de mazor extimatione et pretio dessi du- 
cati 600. Ricomandomi a Vostra Signoria. 

Ejusdem Illustrissime dominationis vestre 

Servitor Pbtrus Coyrus. 



(Cart dipl). 



XVI. 

1467, maggio 20. 

1467 die 20 maij in Castro de Morcote. 

Requesta qualle fa Filippo Cortexe, Castellano in el Castello de 
Morchote, a mi petro Coyro, a nome delli nostri l\\,^^ Signori. duci 
de Milano etc. 

Primo richede per le paghe sue restante et per suo servito da 
callende genaro prossimo passato retro per qualuncha stato, si per 
lo tempo del magnifico Bernaboe de sancto severino, como dopoy 
la morte sua mentre che Ih^ stato Castellano, per li figlioli et heredi 
del prefato signore Bernaboe, ducati trecento doro in oro sive du- 
cati 300. 



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FEUDATxVRI DI LUGANO E BALERNA 243 

Item richede per la dotte della sua donna, quali gli furono pro- 
missi per lo prefato si^nore Bernaboe et successive per sua herede 
ducati ducento doro in oro sive ducati 200. 

Item richede la provisione sua delli mesi de genaro, februaro, 
marzo, aprille et magio del anno presente a computo de floreni xL 
el mese che fanno in tuto floreui cc a sol. xxxij. luno. 

Item richede la restitutione et satisfactione delle spexe et milio- 
ramenti per lui facti in piantare et alevare alchuna quantitate de vitte, 
albori, fructe et altre piante levate li dintorno alla forteza a sue spexe 
et costo, et cosi de una cassineta facta fora della forteza per tenire 
bestiame et feno per ingrassare dicte vitte. 

Item richede le spexe per lui facte in reparare uno molino da 
mane et uno forno et uno camino facto in dicta forteza. 

Item richede gli sia fiacto littere opportune, de condure tute le 
sue robbe mobille de qualuncha condictione et pretio siano, si be- 
stiame como robba morta per tuto el dominio ducale, senza datio 
ne gabella alchuna, piacendo a dicto Castellano. 

Item richede, chel sia cancellato ognia processo et comanda- 
mento sia facto a Vannono de bruximpiano (Brusimpiano) et le sigur- 
tate per lui date. Et cosi ogni homo se sia ritrovato venire in dicta 
forteza alli favori soi, che nullo unquam tempore gli sia dato impu- 
tatione ne facto novitate alchuna in le robbe, ne in le persone. 

(Cart. dipL). 



XVII. 

1467^, aprile 2. 

Signore. Per il comandamento facto fare ad quelli fanti erano 
d' intorno al Castello de Codelagho, in executione dele lettere de la 
V.^ excellentia, videlicet che se levasseno de li et se tornasseno ad 
casa, ne desseno piCi molestia al Castellano etc. b sequito che ve- 
nendo ale orecchie de questi dela parte Gibellina, me venneno subito 



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244 I SANSEVERINO 



ad trovare alcuni de loro diceudome clie siaudo questa voce' sparsa 
per il paese ogniuno murmurava noa intendendo donde procedesse, 
ne quale fosse la caxone che dicti fanti se dovesseno levare, li quali 
. non stavano per fare ultragio alcuno, ma solum per guardia chel 
castellano nfe cavasse nfe mettesse robba nb genta alcuna fora nfe 
dentro del Castello, et questo in benefitio dela V.*^ Excellentia, diceudo 
loro non possere credere che questo procedesse de Jiua mente et se 
pur cosi fosse chella non ne era ben informata, ne intendeva quello 
importasse questa cosa al suo stato et ala quiete et pace de questa 
valle, maxime essendo data speranza et dicto apertamente ad cia- 
schuno che la V.* EKcell.*^ voleva torre le forteze insi et che gik piii 
i\\ dovevano arrivare novi Castellani, intrare dentro et torre la pos- 
sessione ad nome de quella. Et hora intendendo se debia dare licentia 
ali dicti fanti, li pare sia in tucto lopposito de quello li era dato ad 
intendere, suspitando per queste demostractione et per parole, zanze 
et inventive chfe loro dichono fanno questi de Ia parte Ghelfa che 
la V.* Excellentia non voglia da novo reintegrare li Sansoverinischi 
in questa valle, et stanno tucti col naso sconfiato, et hanno havuto 
ad dire, che innanzi se debiano dicti fanti levare voglino prima man- 
dare o scrivere ala V.* Excell.* et avisarla de que importantia 6 questa 
cosa et isto interim io voglia havere patientia; ali quali ho resposto 
che io ho facto et far6 il debito mio in comandare et significare ala 
V.* Excell * questa et laltre occurrentie. II perchfe ne ho voluto avi- 
sare quella, adci6 intenda il tucto et proveda come li pare. La quale 
voglio sapia che si per dicta caxone como etiam per uno acto fece 
heri Paxello, Commissario passato, assai lezero, in prendere uno Gi- 
bellino armata manu, et in strata, quale andava per soy facende qui 
presso una terra dicta Somuico dove dicto Paxello se b reducto, fo 
per sequire heri uno grande scandalo, se io non li havesse remediato 
cum bon modo et presto. Et cosi questa valle h da ogni hora su- 
biecta ad que3ti simili periculi. Et quando fosse facto provixione ale 
forteze hinc inde in torle la V. Excell.* in si; et poi quando li pa- 
resse de qui ad qualche tempo disponerne la sua volontk, questa 
valle et li homini dessa, tutti se repusariano et adtenderiano ad ben- 
vivere. Et se renderiano le nave et se observeriano li ordeni boni 



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FEUDATARl DI LUGANO E BALERNA 245 



etconsueti etstariano obedienti. II famiglio de Ugho destenuto, credo 
debbia essere lassato. Me recomando sempre ala V.^ Excell.* Data 
Lug-ani die secundo apprilis 1467. 

Vestre IH.™® Dominationis 

Servitor Andreas de Fulgineo. 



(Cari. dtpL). 



XVIII. 

14G7, moggio 19. 

Illustrissima et excellentissiraa domina. Adi xvij del presente da 
'Vostra Illus.^ Sigp.^ ho hauto una la quale mi comanda non me im- 
pagia de fare novitade de mutare Castelano in la forteza de Somuico 
e che avixa vostra Excellentia de la natura dela cossa. Dico cossi 
non far6 altra novitade in dicta forteza, e quando bene la volesse 
fare non fe in mia possanza de potere fare: bene ricordo a V. 111.™* 
Segnioria che dicti da Somuyco promesseno alo 111.™° Seg.^® de dare 
liberamente dicta forteza e cos\ andai ali xiiij del presente per for- 
nire dicta forteza, ma landata mia fu invana perchfe dicti da Somuyco 
non me la volesseno dare, sichfe in tuto et per hognia rispecto obediro 
come liO sempre facto vostra illustrissima Segnioria; ben ricordo 
hanco un altra parte, quisti qua li quali pagano per tuto questo mese 
alla excellentia del segniore ducati quatro milia, li pagano con pro- 
mixione che lo prenominato signore debia havere fornito tute le for- 
teze de questa valle e cossi li ha promexo lo prenominato principe, 
sichfe non dagando dicti de Somuyco dicta suva forteza, quisti talli 
i quali hanno promexo li predicti iiij.<>™ ducati, temo et dubito non 
darano li dicti iiij.°™ ducati, e son certo che quisti de Somuyco, non 
habia exposto a v.* excell.* la promessa feceno a Lode alo segniore de 
dare dicta forteza, che forsse havendo dicti exposto la cossa come sta, 



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246 I SANSEVERINO 




V.^ Escell.'* non me havaria facto soprastare de fornire dicta forteza 
de somuyco, non intendando io piu ultra come me intendo; non 
altro. Data in lugano adi xviiij.° mag'io 1467. 

Ejusdem Excellentie Vestre fidelissimus servitor 

Stephanus de Honate. 



A tergo: AUa duchessa di Milano. 



{Cari. dipl). 



XIX. 

t 
14r)7, ^iugno H\. 

lUustriss.™* princeps. Da Vostra Excell.^ ho receuta una la quale 
me demostra ciaramente vostra Excell.^ esser con mi molto turbata 
et doe cose prineipale me imputa vostra illustriss.* sig^noria che invero 
quando havesse defectato et maneliato con li genogi in terra doman- 
daria perdonanza et diria mea colpa, benchfe con vostra Excellentia 
io intendo sempre haver torto. Dice vostra signoria non ho exequito 
quanto quella me comraise. Io intendo sia al fatto del Castellano; 
a qaesto respondo fe maneliato per non havere hauto el modo de poter 
fare etc- dico ben questo che venendo el tempo, Io far6 non mi scri- 
vendo vostra excellentia in contrario. Quanto al fatto de li dinari 
non voglio tropo in questo multiplicare in dire perehfe da li magistri 
extraordinarj vostra excellentia dfe esser avisata de quanto h seguito. 
Intendo tochare una parte non me scrive vostra excell.* Tutta la 
parte marchescha hano fatto conseglio in questa valle et.hano fatto 
gagliarda puncta contra de mi, et hano mandato in conseglio, et in 
altri magistrati, et hano ditto cose assai di fatti mei, in modo che 
dicti magistrati, et maxime Io conseglio secreto credeteno senza havere 
olduto me; dubito dicto conseglio habia scritto a vostra excell.* de 
li fatti mei talmente, che forse et senza forse, se havesse a scrivere, 
non scriveria in tal modo. Io intendando questo vene a Milano, et 
fu in conseglio et pregai le signorie loro me facesseno tanto piacere 



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^ JM 



FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 247 



che a volto a volto fussemo insieme, et oldisseno bene et diligen- 
temeate Tuna parte et laltra et cossi fussemo in conseglio et fece re- 
manere contento dicti de conseglio di fatti mei, perchfe in me non 
trovarono defecto alcuno. Hora inteada vos.* excellentia, questo e 
accaduto a ine per haver cercato li fatti de vostra Exeell.% como ho 
trovato, et meglio haveria trovato che non me havesse impedito. Mi 
doglio de la fortuna che per haver fatto tropo fidelmente habia per- 
duto el tempo, et che la mia fede mi habia generato tal fructo de 
haver perdata la gratia de vos.^ excellentia estimava et havea pid 
cara la gratia et lamore credeva havea con v.* sig.* che quanto ho 
al mondo, et se me trovo in secho, facio exemplo a tuto il mondo 
de non fare ne cercare pid como bisogna. E fatto lo mio sindicato, 
et se questo non basta, se ne facia un altro, che a me serk gloria 
et honore, et se a vos.* sig.^ pare non satisfacia proveda che de tuto 
remango contento a quanto dispone v * excell.* usque ad animam. 
Voglio pur dire questa parte: haveria creduto se fusse venuto Tan- 
gelo Gabriele, et di fatti mei havesse ditto male, che vostra excell.^ 
non li havesse creduto, e almancho haver olduto la rasone mia. Non 
voglio pid dire, ma da ogni canto me trovo amaricato, che le mie 
fatiche habiano fatto tal fructo. Trovai quella valle tutta in arme et 
piena de focho et de travaglia et ho fatto che si p6 andare, con 
loro in mano in tute le parte de dicta valle e se havesse fatto tal 
defecto quanto hano creduto altri dove dicta valle h in pace et ri- 
posso seria in tuto destructa et desfacta. Al fatto che non trovando 
li dinari in termino a mi posto che v.* excell.* me fark trovare mal- 
contento etc. respondo ne le mane de V.* sig.* fe il corpo lanima et 
la voluntk et dir6 como dice Jop : ut quid stipulam siccham perse- 
quens, Non altro, me ricomando in tuto a V.* Sig.* et corrozasse 
quella con mi quanto voglia, io star6 forte, et ser6 quello vostro 
fidelissimo che sempre fui. Mediolani die xvj. junij 1467. 

Ejusdem illustrissime dominationis, fidelissimus servitor 

Stephanus de Honate. 

{Cart. dipl). 



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248 1 SANSEVERINO 



XX:. 

1407, ji:iu;^Mio 17. 

Pro hominibiis vallis lugfani. 

In Nomine (lomini Anno a nativitate ejusdem millesimo quadrin- 
geutesimo seKag'eoimo ssptimo, indictione xv.* die mercuri xvfj 
raensis Junij. Hector Ruscha filius domiiii Franchi habitator ia ci- 
vitate cumarum in parochia saiicti fidelis intus, Ser Johannes de Leuco 
filius quondam Lutherij habitator in burgo lugani episcopatus cu- 
marum, ser Bertolasius ruscha de bedano filius quondam ser g'eorg'ij 
habitator ia loco de bedano plebis Ag-uij vallis lug*ani et Johannes 
fqd.°^ SteflFdni dicti scarapaveli de salla habitator in terra de salla 
plebis cruvasche (Capriasca) dicte vallis et quilibet eorum suis nomi- 
nibus proprijs et procuratores et procuratoribus nominibus infra- 
scriptorum omniura et sing-ulorum inferius nominatorum et cuius- 
libet eorum ad hec et alia infrascripta specialiter coustituti per 
instrumentum procure specialis traditum et rog'atum per Johannem 
Donatum castoriam (Castoreo) notarium publicum Lugani, anno 
presenti die sabbati vigesimo tertio mensis maij proxime preteriti 
seu anno et die in eo contentis, quorum omnia nomina sunt hec vi- 
delicet: dominus Matheus filius quondam ssr Johannoli de quadrio, 
magister Antonius filius quondam ser Andree de canonicha de Sas- 
seno, gabardus filius quond. ser danielis rusche, Joannes matus f. q. 
ser Jacomoli de amedeo de lugano, Bertholameus f. q. martini de cas- 
serate, ser laurentius ruscha de beronicho f. q. ser Johannis, ser 
Johannes de Leucho de lugano f. q. domini Lutery, GeorgiusT q. 
ser Antonij castoyre, dominus Antonius f. q. domini Johannis castoyre 
de lugano, Gajus Antonius f. q. ser Berthi castoyre, Antonius f. q. 
ser primi de lacu (Laghi) de lugano, Johannes f. q. petri dicti go- 
rini de borserijs de lugano, Jacominus f. q. ser Antonij de morexinis 
(Morosini) de lugano, ser Antonius de rippa (Riva) f. q. ser benedicti, 
ser Steffdnus castanea (Castagna) de lugano f. q. ser beltrami, Jo- 
hannes f. q. ser Jacobi de castelo de bissuno (Bissone), silvestar f. q. 
donati de Gabate de Lugano, Johannes Antonius f. q. ser stefikni 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 249 



niinoti de (juadrio, donatus dictus pratus de quadrio f. q. ser An- 
tonij dicti mineti, hector filius domini franchi rusohe de maluxio, 
Beltramus dictus cadriag^a f. q. mineti de doxijs de campesero, Johaii- 
ues petrus filius ser Johaanis dicti Rossini de avostallo de salla, 
Georgius f. q. petrolini de canonicha de adassono, donatus castoyra 
dictus del carnesario de lugano f. q. ser Antonij Lanzarotus f. q. 
ser priucivali de robiano de lug-ano, Johannes dictus mozus de certara 
f. q. Gullielmi, omnes habitantes in burg-o lugani, petrus f. q. Jacobi 
de Jermossino de bissunio (Bissone), Johannes f. q. beltrami de Be- 
tano de bissunio, cararius f. q. Johannoli de bisunnio, laurentius 
f q. magfistri fomasij de marozia {Marogg>ia), paulus f. q. Johannis 
de gallis de colla habitator in loco de romo, sanctinus f. q. Johan- 
nis Lafranchi de colla habit/ in dicto loco de romono, Jacobus de 
la Cassina f. q. guilielmi habit. Arognij, Stefauus f. q. Abondioli de 
capite lacus, mag-ister Johannes f. q. abondioli de merede, magister 
georgius filius quondam Antonj dicti potestatis de Merede, magister 
Johannes gabardini fil. q. danesij de quadrio, magister donatus de 
ranchate f. q. jacobi, Johanolus f. q. Manfredini de orsio, Johannes' 
tamagnini de Bexatio f. q. Jeronimi, Johannes dictus pantia de 
ponte f. q. girardi, petrus matus de ponte f. q. Tadey, pedrazolus 
f. q. Johanoli de ruschis de ponte, magister augustus f. q. Zanini 
de Salla, Johannes f. q. Stefani, Johaninus f. q. steflPani dicti stam- 
panelli de Salla, xMartinus dictus moverinus de salla f. q Zanis, Ar- 
dizolus f. q. fronzolini dicti cellini de quadrio de tesserario (Tesserete ?), 
Ansermius f. q. fornasij de quadrio de lugazia (Lugaggia), mariolus 
f. q. Johanoli de quadrio de lugatia, olilius f. q. zanis de campestro, 
badarinus f. q. martini de orilio (Origlio), aliolus fil. q. Airoldi de 
orilio, tognietus f. q. sarini de carnago, Johannes f. q. Zanoli de 
Vaglio, meneginus del matero f. q. Maffloli, Johannes de la mara 
de roveredo f. q. zanis, Guidetus de gadampino (Cadampino) f. q. 
zanis de moverino, rigalus f. q. Antonij de cirexa (Ceresa), Jeronimus 
ruscha de comano f. q. Juanoli, Antonius f. q. Arnaldi steche de 
Frovo habit."* loci de comano, ser petrus ruscha de montagnola f. q. 
alterius ser petri, Antonius f. q. guillelmi de certara, meneginus f. q. 
Zanis scanardi de colla habitator certare, magister Antonius f. q. 
mergioli del brt; del pozzo, Botonus f. q. Mathey de colla, Andriolus 



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250 I SANSEVERINO 



dictus galotus de cola f. q. Johannis, Jacobus f. q. petri camotij de 
colla, dominicus f. q. petri Caritij de coUa, Bonolus de supericho 
f. q. Zavoli, Tognius f. q. Johannis de seatravis (?) de colla habitator 
canobij, magister Johannes Alayrinus de bre f. q. Steflfani, Jacobus 
f. q. petrini de mazis de castignola, Martinus dictus castignola de 
castignola f. q. georgij, martinus f. q. tognij de regalo de carexa, 
Albegradinus f. q. Jacobi de Jxono (Isone), Zanes mulinarius de 
Jxono f. q. guardi, Jacobus beyanus de Jsono f. q. Johannis, mar- 
tela de drossa f. q. Johannis, Giochinus de sordis de Medolia (Mete- 
glia) f. q. dominici, Antonius ruscha de beronicho (Bironico) f. q. 
ser Maffloli, Petronus rus'ftha de beronico f. q. ser Andree, domini- 
gonus f. q. Zanoli de Filipo, Filipinus f. q. adamoli de rivera, ma- 
gister Jacobus Jacomini de vira f. q. Zanni, Albertinus f. q. Alber- 
toli de vira, mafflolus de la campa de mediovicho (Mezzovico) f. q. 
dominici, ser Antonius de trifolijs (Trefogli) de torexella (Torricella) 
f. q. ser guidi, tognius de passeredo de torexella f. q. Jacomini, 
Franzolus ruscha de bedano f. q. georgij, Johannes del grosso de 
bedano f. q. ser gasparini, ser Bertholameus ruscha de bedano f. q. 
ser georgij, lanzarotus ruscha de bedano f. q. ser Antonij, ser 
Johannes dictus rossinus de bedano f. q. ser georgij, Filiponus f. q. 
ser luchini rusche de bedano, albertus filius petroli rigoreri de 
viano(?), petronus fil. ser Johannis rusche de maliano, marchus de 
la cassina de agnio (Agno) f. q. dominici, ser thomaxius ruscha de 
maliaxio (Magliaso) f. q. ser petri, Andreas de la libera de puyra (Pura) 
f. q. Johannis, Tognius filius Albertoli del sasso de puyra, Gaspar de 
Caslano f. q. pelini, Marcholus de monte de brognio f. q. martinoli, 
Beltramus ceruti de sessa f. q. ser Johannis, magister tomasius f. q. 
Lafranchi de curo (Curio), magister Antonius de novatio (Novaggio) 
f. q. dominici, Jacomolus f. q. Bernini de breno, Berninus f. q. Johan- 
nis de breno, Johannes dictus Braga de biono f. q. Johannis, Ga- 
sparus f. q. martini de Fischogia (Fescoggia), Filipus f. q. tamoli 
de vezio, dominichus f. q. Johannis de ansermino (Insermini) de mi- 
gena (Mugena), ansermolus f. q. lafranchini de migena, lutherius 
de aroxio f. q. Zanoli, Antonius et Symon fratres f. q. ser beltrami 
de lapiancha de cademario, proynus f. q. moreti de lapiancha de 
cademario, et Gasparinus f. q. tamoli de lapiancha de cademario qui 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 251 

omnes suprascripti stant et habitant in burgo de valle lugani, pro- 
miserunt et vadiam dederunt et dant obligf.^ etc. et etiam suppleetis etc. 
pignori magnificis et exhimiis legum doctoribus dominis Giliolo de 
olduynis de cremona filio domini Johannis porte vereelline medio- 
lani parochie saneti Johannis supra murum, Francischino de castro 
saneti petri filio quond. alterius domini Francisci porte horientalis 
mediolani parochie saneti steffani ad noxigiam, et paullo de casti- 
liono filio quondani domini Beltrami porte novd mediolani parocehie 
saneti victoris et quadraginta martirum, cuilibet eorum, omnibus 
magistris ducalium camere, et ipsi ducali camere per eos dominos 
magistros dictis nominibus prefate ducali camere, et item ipsi du- 
cali camere, ita quod hinc ad menses sex proxime futuros dicti de- 
bitores suis et dictis nominibus dabunt et solvent etc. prefate du- 
cali camere seu eius nuntio etc. in bona pecunia etc. et non in alia 
re etc. florenos septem mille quinquecentum vallorum ad computum 
soldorum xxxij. imperialium pro quolibet floreno monete curren- 
tis etc. omnibus expensis etc. Quos quidem fiorenos septem mille 
quinquecentum dicti valloris contenti et confessi fuerunt etc. dicti 
debitores suis et dictis nominibus, sese dare, debere, et teneri causa 
et occaxione cuiusdam subventionis et seu conventionis facte, inite, 
consente et celebrate per et inter illustriss.™ et excellent."" dominum 
dominum principem et dominum dominum Galeaz mariam ducem 
Mediolani seu agentem pro dominatione sua parte una, et omnes et 
singulos homines partis ghibeline lugaui et vallis et seu agente 
pro eis parte altera, de qua conventione etiam extant litere ducales 
patentes capitulorum inter partes predictas in iterum et factorum, 
dat. Laude et signat. manu propria prelibati domini domini ducis, 
nec non signat. Cichus camere secretarius ac sigilat. ducali sigilo 
in cera alba more solito, ad quas debita habeatur rellatio. 

Que omnia et singula facta fuerunt et fiunt hijs pacto, lege et 
conditione speciali inter dictos contrahentes, cum aliter etc. 

Videlicet, quod prelibatus dominus dominus dux attendet et ob- 
servabit, adimplebit et executione mandabit predicta capitula de 
quibus supra fit mentio et continentur, et eflFectus inter alia in ef- 
fectu, quod prelibatus dominus dominus dux, pro se et successoribus 
suis nunquam, nec ullo futuro tempore, infeudabit, nec in feudum 



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252 I SANSEVERINO 



dabit, nec concadet dictam terratn et vallem lugani cum ripparia, 
nec plebem balerne, nec alteram eoruin, alicui persone, communi, 
coUegio, comunitati nec universitati, nec domino seu dominationi, 
salvo et preterquani fratribus suis leg-iptimis, seu alteri eorum, ali- 
quibus alijs concessionibus, investituris vel privilegijs et quibuscum- 
que alijs in contrarium fatiendi nequaquam attentis. 

Item quod prelibatus dominus assumat et assumere velit et de- 
beat, ac teneatur omnla fortalitia et castra ac opida dicte vallis lugani 
et plebis balerne in se et in suo dominio et potestate, fortia eaque 
fortalitia et ut supra teneatur et debeat suis sumptibus et expensis 
bene et diligenter custodiri facere etc. 

Item quod prelibatus dominus, dominus dux teneatur et debeat 
facere et curare cum eflfectu pro quolib3t de parte ghibelina dicte 
terre et vallis lugani ac plebis balerne teneatur et cogi possit et de- 
beat ad contributionem et solutionem illorum florenorum decem 
millium, de quibu3 in dictis litteris ducalibus et capltulis fit mentio 
et seu dictorum florenorum septem millium quinque centum de qui- 
bus supra fit presens obligatio in una parte et in alia parte aliorum 
florenorum duorum millium quinquecentum dando et exbursando 
prelibato domino domino duci seu eius camere seu agentis pro ea 
huic ad kallendas inensis augusti proxime futuri per dictos homi- 
nes vallis lugani ad ratam pro rata, nec non ad omnia dampna 
expensas et interesse fiendas et patiendas ac facta, et passa occa- 
xione predictorum omnium et singulorum, et pro recuperatione pre- 
dictarum denariorum quantitatum. 

Item quod dicti omnes homines lugani et vallis, ac plebis ba- 
lerne non teneantur nec debeant nec obligati sint, nec aliqualit€r 
cogi possint ad solvendura, numerandum, nec exbursandum aliquam 
denariorum quantitatem datiorum et intratarum, quarumcumque tam 
ordinariarum quam extraordinariarum dicte vallis lugani et plebis ba- 
lerne, alicui alij persone quam tesaurario ducali, seu prefatis dominis 
magistris intratarum ducalium extraordinariarum aut ordinariarum, 
nec de eis intratis possit fieri per prelibatum dominum dominum 
ducem, assignatio aliqua ex qua ipsi homines lugani, et vallis et 
plebis balerne nec aliquis, nec aliqui eorum possint nec valleant cogi 
ad solvendum, dandum, numerandum, nec respondendum aliquam 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 253 

qaantitatem deuariorum aliquo futuro tempore alicui alij persone 
quam dicto texaurario vel ut supra aliqua assiguatione non obstante. 
Et si contrafieret predictis capitalis et ipsa capitula non observarentur 
ut supra et ut supra et prout in eis latius eontinetur, tunc et eo casu 
presens instrumentum oblig'ationis et contenta iu eo fuerit nullum et 
nuUa, nuUius valloris et momenti, proinde ac si unquam factum 
faisset nec fuissent in rerum natura. Ciim aliter etc. Renunciando ete. 
Que omnia etc. Paeto speciali quod possit presens instrumentum 
pluries expleri etc. et quod licet reperiretur presens instrumentum 
in publicam formam penes debit, vel alterum eorum ex hoc non in- 
teligatur debitam esse solutionem nisi de solutione appareat instru- 
mentum vel per alias confessiones etc. 

Et de predictis rogatum fuit per nos Georg'ium ruscham et 
Matheum dela gazada notarios infrascriptos et utrumque nostrum 
insolidum ut publicum conficiamus instrumentum. 

Actum in camera prefatorum dorainorum magistratorum sita 
in curia arenghi mediolani presentibus Antonio de villa filio domini 
Andree porte nove parocchie S.* Bartholamei intas et pauUo bossio 
f. q. domini Montolli porte nove parocchie sancti protaxij ad mona- 
chos, ambobus civitatis mediolani notarijs et pronotarijs. Testes Ga- 
briel de pagliarijs filius quondam domini Antonij porte horientalis 
mediolani parochie sancti Steffani intus, notus, dominus Michael de 
bonicijs de Cremona f. q. domini Jacobi ducalis cancellarius porte 
horientalis Mediolani parocchie S. Babile intas et Johannes de may- 
nerys f. q. domini pauUi suprascriptarum proxime porte et paroc- 
chie omnes ydonei. 

(Rrfj. dac. n. 2\- Cone. c/ac, 1158 al 1469, foL 101). 

X.XI. 

1407, dicembre 22. 

Dux Mediolani etc. 

Dilectissimi nostri. Voi sapete per una nostra data in Lode a 
iiij° de maggio proximo passato direttiva a voi et subsequenter per 



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254 I SANSEVERINO 



vna altra patente data pure in Lode a vu del predicto mese sub- 
scripta de nostra propria mano (*) como nuy havemo donato et con- 
ceduto al Spectabile e strenuo cavalero domino Vgo da Sanseverino 
nostro Carissimo Conductero la mitate per indiviso de tutte le intrate 
de Val Lugano, Mendrixe, plebe de Balerna et de altre sue posses- 
sione li, secondo che de prima soleva havere como herede del Specta- 
bile et strenuo quondam Americo suo patre. Et ultra ci6 glie havemo 
etiam donato et conceduto loco et scontro de lintratre de Pandino 
libre quatro milia trecento, videlicet 4300 imperialium sopra laltra 
mitate de dicte entrate che spectano a noy et ala Camera nostra; 
donde ad magiore efflcacia et chiareza de questa cosa volemo et de- 
chiariarao etiam per la presente che esso d. Vgo de le dicte intrate 
a luy donate et concedute utsupra in parte et in tutto possa conse- 
guire et havere, disponere, ordinare, assignare et obligare per quilli 
tempi glie pare et piace ad suo modo. Et cosi voy ad ogni sua re- 
questa farete confessione et le scripture opportune, sichfe esso d. Vgo 
et ciaschuno altro a chi ne haverJi facta o fari per lo advenire obli- 
gatione o assignatione utsupra, quando appara per scriptura publica 
o privata signata de sua propria mane et sigillata del suo sigillo, 
li possano consequire et havere senza exceptione et contradictione 
alcuna non obstante altro ordine in contrario che in esse nostre lettere 
se continesse, ale quale per questo per queste nostre quanto ad questa 
parte de nostra propria mente omnino derogamo. Dat. Mediolani 
die xxij decembris mcccclxvij. 

Sign. CicHus. 

A tergo: Egregio doctore ac nobilibus viris viris, magistris ex- 
traordinariis nostris dilectissimis. 

{Re(j. duc. u. 2, fol. 251). 



(*) V. lo stesso Rcg, duc^ n. 2, ove si fa la donazione posi redltum ad 
nos et ad deootionem nostram del Sanseverino (fol. 165;. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 255 



XXII. 



1407, maggio 19. 



Illustrissime princeps. Per triplicate letere ho avixato vostra 
excellentia, come ho fato con lo castelano de Murch6 de novo replico 
et dico dicto castelano non ha voglia de dare dicto castello, et ha 
fornito dicto castello de giente da Tug-ano. Come ho informatione per 
uno giamato lo bulano, il quale ho sostenuto; e cossi ho avixato 
vostra excetlentia per altre mei, come ho fato con quili da Sonvico : 
dico non me hano voluto laxare fornire la forteza da Sonvico. Sup- 
plico vostra segnoria si degnia rispondere quanto ho aflFare a questo. 
Intendo che ognia setimana vano gente da qua a Bressa, et non 
posso altro pensare se non malle et fare chativo juditio de questo. 
Ho hauto una de vostra excellentia la qualle dice voglia dare tute 
le corazie al magnifico Signor Ugo da Sanseverino che sono in la 
forteza de Chodelago. Son andato per exequire quanto vostra excel- 
lentia me comete in questo. Alo Castelano par duro a spoliare la 
forteza de le predicte corazine, et hame pregato voglia avixare vostra 
excelleatia: se pure quella volle li daga, li dark liberamente; non 
so que dire. Stando io a scrivere la presente, me h venuto uno gia- 
mato Ascabio de la plebe de balerno, il quale dice havere parlato 
con persona ha parlato con un da Sonvicho in la ostaria da Stabio. 
Quel talle da Sonvico ha hauto a dire che tuta la parte vitana hano 
facto sacramento et ordeno fra pochi giorni cridare in queste parte 
marcho : non lo credo, per6 pur star6 con li ogi aperti. Bene haveva 
per una altra mia dicto da soldare cento todeschi per poterme ayu- 
tare quando bixogniasse, et per stringer lo castello de murch6 e 
seria hauto a fare questo bene, prima in tore la speranza ali inimici 
de non havere speranza de ayuto da li prenominati todeschi, laltra 
hancora seria havere tacitamente confirmato amicitia con dicti to- 
deschi. Sia come se voglia certo qua zb de grande trama. Proveda 
vostra Excellentia come li parit. Ala parte de li diuari de li iiij.m* ducati 



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250 I SANSEVERINO 



se deiio pag-are per tuto questo mexe come me dice Hector ruscha, 
ze prexo bon partito altuto. Lugano adi xviiij magio 1467. 

Ejusdem'excellentie vestre fidelissiimis servitor 

Stephanus de Honate. 
(Cat t. (I I [)(.). 

XXIII. 

14()7, liii^liu 1. 

Illustriss."™^ et excelleut.""^ Madona, da poi le debite recomaiida- 
tione. Avixo vostra illus.*^ sig*.*^ qua 6 una granda trama de mandare 
messi da lo castelano da Murch6. a Sonvico et da sonvieho a porleza; 
poi per quanto intenda, si manda aneora pifi ultra, puro non la posso 
bene intendere: per mio debito ne ho voluto fare avixo a vo&tra 
Excellentia. Preterea in questa valle, fe uovameute rivato uuo preito 
g-iamato prete donato de Mronico; e perchfe vostra Excell.* del tuto 
intenda per lo suo bene vivere, da lo Rev.™^ in cliristo patre mon- 
sig*nore da Como lo fece excomunicare e privare non potesse bene- 
fitiare in lo diocese e Jurisdictione di Como, et del comascho; et 
ultimate bandirlo fora del paixo, e per quanto intenda lo Illus.^ et 
recolenda bona e felice memoria del duea consorte de vostra Exeell.* 
fece prendere dito preito donato, et al benefitio del dito prete donato 
per letere dela prefata memoria fu posto uno preito Jacomo ala po- 
sessione del dito benefitio : e perseverato in dito benefitio dito preito 
Jacomo infine a hora, novamente intendo lo predicto preito donato 
ha obtenuto una sententia passata per il mezo de lo revend.° preito- 
notaro de Cuxano, et h ritornato alla posessione, la quale ritomata 
dubito non genera grande litte et questione, et questo dico perche 
heri veneno gente da quelle contrate, le qualle me certifficano ehe 
se dito preito donato staxeva in lo paixo che farebeno per modo che 
non ge volebe essere andato dicto preito donato al dicto benefitio; 
per fare parte de mio debito ho voluto avixare vostra excellentia. 



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FEUDATARl DI LUGANO E BALERNA 257 

Similiter avixo vos.* Excell.* che a me non ne dato remedio de po- 
tjre ritrare dinari alchuni de li x.m.^ florini, li quali hano a pagare 
quilli homiui de qua per la conventione faeta tra 111."*° priucipe et 
questi homini perch^ dicano ditti homini non essere fornite le for- 
teze di quedta valle, come consta per le conventione tra lo prelibato 
sig.^® et qui2iti homini, si che proveda vostra excell.^ de fornire queste 
forteze, per tuti respetti che forniando dicte forteze h pooto grande 
silentio in queste parte. Preterea ho avixo da Ambroxino da longa- 
guiana, capitano ducale de la piaza de Zenua, essere comprato per 
alchuni homini da questa valle li a Zenua de molte balestre e co- 
razine la quale compra non fe signio di bene vivere in pace etc. 
Dopo scritto, ho hauto da me uno frate de sancto francisco, il quale 
me ha dato certi avixi, non li mando al presente, perchfe piii gia- 
ramente li voglio intendere ; li mandaro per il primo se seranio cosse 
de importantia. Non altro. Lugano adi primo juUo 1467. 
Ejusdem Kxcellentie vestre fidelissimus servitor 

Stephanus de Honate. 

A tergo: Alla Duchessa di Milano. 

{Cart. dipi). 



XXIV. 

1467, luglio 18. 

Illudtrissimo mio Signore. 

Son stato con quisti vilani da Somvigho, li quali me hano molto 
bene delezato, et quando h stato infine, infine che io me credeva de 
meterghe el castelano, non havendo loro da poderme respondere 
altro per fugire, et metere tempo in mezo, dichono che prima che 
me voglieno lasare metere ditto castellano, che voleno parlare con 
vostra ill.* sig.^'* et questo fe quanto ho poduto cavare da loro; siche 
se veneno da v.^ illus.^ signJ*, como mi sforzar6 de afrezarli quanto 

Pbhiodico SociBTi Storica Cohbnsb — Yol. II (fase. 4). 18 



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258 1 SANSEVERINO 



piu porr&, la gli poirk fare quelle rispozte gli parano meglio, et 
parendo che io faza piii una cosa che uDa altra, essendo comandato, 
me sforzaru de hobedire quanto me sarit commesso ; avisando Vostra 
exceIleDtia che quisti da Lugano vedendo la obstinagione di costoro^ 
et vivando con grande suspeto como fano^ volevano tomare ad edifi- 
care in la loro forteza et fare de le altre provisione che sarebe uno 
metere qaesta valle un altra volta soto e sopra ; ma spero in dio che 
8tefano da on& e mi gli haveremo reparato, che aspetaraDO rispoxta 
da vos.^ £xcell.^; la quale prego voglia expedire dicti vilani da som- 
vigho quanto pid presto sia posibile, aci6 che queste cose non se- 
rano in tanta confusione, et posade havere li vostri quatromilia du- 
cati. Domane andar6 a murch6 6t £ar6 prova de metere li dentro el 
castellano, et de quanto seguir& subito ne avisero la vostra Excell.*, 
ala quale con humiltk me rechomando. £x lugano xviij. Julij 1467. 
^jusdem illustrissime ducalis dominationis vestre 

servitor Jouannbs db Castbonovatb. 

(Carf. dipL) 

2C2CV. 

14(57, luglio 'Si). 

Illustiss.® princeps et Excellentis3ime . domiue domine uoster. 
Retornato Giohanne de CastellonovJt da Somvico de valle lugano, 
dove era mandato da V.* 111.* sig."* per torre la forteza de quella 
terra a nome de vostra excellentia per farne la voluntade, et in- 
structione havtfta da quella, referite li homini de dicta terra non 
haverli voluto dicta terra ne le mane soe consignare, cum dire, de 
volere prima veuire qua da la illus."^ madona et madre de vostra 
celsitudine, et da nui per fare intendere la rasone et justificatione 
soa, et anche cum dispositione de venire fin da la vostra prelibata 
excell.* per fare che quella anchora intendese lanimo suo; et cosi 
sono venuti et denante a nui presentati sempre venerentemente; et 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 25^ 

discretamente hanno exposto como quella terra et homini suoi sem- 
pre sonno stati obedientissimi et devotissimi non solameute a la fe- 
licissima memoria de lo Excell.™° principe et signore, patre de vostra 
Celsitudine, ma a tutti li Signori passati et predecessori vostri de la 
casa et famig'lia de Visconti, et non hano gih reeusato de consignare 
essa forteza per essere contumaei et inobedienti a vostri comman- 
damenti, a li quali voleno essere sempre obedienti, ma per suspitione 
et paura de non cadere nele mane de soi vicini, a loro contrarj et 
inimici. Et come a tempi et guerre passate hano sostenuto et patito 
damno et turbatione assai, non tanto ne le case et beni loro, ma ne 
le persone proprie suove, per bene et honore del stato de li prelibati 
signori, Et che quella forteza la feceno edificare suoi magiori, et per 
loro et siiccessori fe stata guardata a spese soe, per segureza soa et 
de li prefati signori; successivamente secundo che sonno stati, et che 
in verunea eosa non fallirono mai, ma sonno stati prompti sempre 
et aparechiati, cum le persone, et ogni suo podere, contra quelli che 
se hanno demonstrati emuli et inimici de la casa de Visconti. Et 
in argumento che al prelibato lUus ° sig.**® patre de vostra excelsa 
signoria et a li prefati signori passati, siano stati grati et accepti, et 
anche a vostra illus * sig.* hano exibito el privilegio concesso dai pre- 
fato signore vostro patre, et confirraato da poi da vostra Celsitudine; 
nel quale per uno capitulo, tra li altri, a loro fe concesso, et se gli 
concede che dicta forteza se sia guardata secundo lusalo da qui 
indreto; la copia del quale mandiamo a vostra excell.* inclusa ne 
le presente; sopra de quale, oltre la fede et aflfectione soa singulare 
per loro allegata fano grande et principale ifondamento monstrando 
molto maravigliarse che a dicto capitulo se gli debba fare novitade 
alcuna et de loro per questo demonstrare alcuna diflOidentia : pregando 
che cossi come sonno havuti per il passato boni et fideli, cossi anche 
se voglieno havere per lo avvenire che sonno loro in quella ferven- 
tissima devotione, verso el stato de vos.^ sig/'* quale fosseno mai, 
et che se oflferisseno quando gli sia veruna diffidentia, de dare bona 
segurtade, in bona quantitate de diuari, et in questa citade et in 
Como. Et de deponere ostag;i de li migliori de loro, de essere fideli 
et leali homini et subditi et de guardare dicta forteza, a bene, honore 
e stato de vostra Excell.* Le quale cose intese, excell.™<^ signore nostro 



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260 - I SANSEVERINO 



dicendo loro de volere mandare da la prelibata vostra signoria c6 
parso, inaxime mossi inter alia per il dicto capitulo a loro concesso 
de scrivere a quella, et ricordarli fidelmente che a nui pariria che' 
vostra illus.^ sig*."^ li voleisi havere ricommendati et gli facesse bona 
et grata colligentia, haveado respecto pii a la importantia del sito 
del loeo, et a la oceurentia di tempi pre^enti, che a lo aspecto loro, 
et de non fare alcuna innovatione al capitulo suo, Nou havendo altro 
speciale caso, sopra de loro che forse nou sapiamo nui; nondimeno 
perchfe sapiamo vostra Excellentia essere prudentissima, et che beue 
pondera le cose soe, et che forse poteria sapere altro che non sa- 
piamo nui, se repossaramo su quello partito parirk de prendere, sopra 
de cio la vostra sig/"*, et quanto ce comandark a nui, exequiremo 
sempre a quella devotissimamente riccomendandose. 

Dat. Mediolani die xxx. julj Mcccclxvij. 

Ejusdem illus."*® dominationls vestre fideles servi de consilio 
secreto. 

JOHANES ViCECOME». 
(Cart. flipi) 



XXVI. 

1468, novembre 5. 

l\l^^ et Ex.°^^ Sig.*"® Rechedendo nuy da Monsig'nore da Como 
la satisfactione de melioramenti fatti per Aluisio et frateli de sancto 
severino sopra il palatio da lugano, per potere satisfare a molti chi 
restano ancora creditori del i dicti de sanseverino, il prefato Monsi- 
gnore dice essere creditore dessi frateli de sanseverino de flo- 
reni cccc°xxv par casone del ficto desso palatio de lugano, quale 
tenevano ad ficto dai veschoato de Como, ciofe per anni xvij ad ra- 
sone* de fl. xxv lanno, come pare psr instromento de investitura, et 
proinde ne rechiede gli vogliono dare in pagamento dicti meliora- 
menti fin ala concurrente quantitate del dicto suo credito, quali me- 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 2Gi 

lioramenti U havemo facto videre et examiiiare per persona experta 
in similibus et puono vallere circa libre dcccc*^ imperialium. Et 
quantuncha a uuy para la rechesta del prefato Monsigfnore essere 
honesta, nondimeno non havemo voluto procedere pii oltra, nisi 
prius habiamo di questo dato aviso ala Exj^ vostra, la qnale pu6 
deliberare et farne risposta de quanto habiamo ad fare. Ex camem 
officij nostri die quinto novembris 1468. 

Ejusdem d. vestre 

fidelissimi servitort^^ Mag-istri intratanim extraordinariarum. 

(Cari. (Upl). 



XX.VII. 

Ill.™<> et Excell.™o principe. lo povera dona disconsolata con quatro 
fioli et graveda de sex mesi, senza niente de pane ne vino sono re- 
maxa tuta biotta. E mio marito se nfe andato como desperato, et ogni 
eodsa e im pigno. Si vostra Signoria non me sucorre io posso morire 
a pozo uno muro. Lo saria venuto mi in persona ma non posso ca- 
minare siondo nol caxo quale io sono. Non altro al presente, geni- 
bus et flexis a voy my recomando. 

Ego domina Antonia de Sancto severino consors domini Jacobi 
de Sancto severino, 

{So2, Fam.), 



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I SANSEYERINO 

FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 

1434-1484. 



Secoodo i docnneiti tratd dai R. Arcbivio di Slato io liluo 



P ARTE TeRZ A. 



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al 1468 al 1475 nulla che interessi spo- 
cialmente il feudo di Luganoe Balerna, 
tranne che nel 1470 vi si confermarono 
dai duca di Milano gli ordini e decreli 
t concessi nol 1462 da Bernab6 ed Ugone da San- 
I * severino (*). 

E nel 1469, ai 14 di marzo, moriva, in tarda 
eU\ in Milana, la moglie d'Aloigi da Sanseve- 
rino (^), primo feudalario di Lugano (m. 1447). 
Nello stesso anno Ugone sposava Flora Mar- 
gherita Simonetta, figlia di Genlile, il di cui 
padre era Angelo Simonetta il noto cancelliere 
diicale, fratello al disgraziato Cicco. Nel giii- 
gno 1470 sorse lunga vertenza tra gli sposi ed 
Angelo Simonetta, a cagione dello sborso della 
dote di 2500 fiorini d'oro, posti sul Monte o Banco di Firenzo; 



t 



(*) v. Cart. dlpl, miss. duc, 6 agosto 1470. Lo Sforza ordina di con- 
servare e fare ossepvare gli statuti dei Sanseverino « in illis gradu et modo 
quibus steterunt et fuerunt postquain vallis ipsa reducta est ad obedientiam 
nostram et in quibus de presenti sunt. » I capitoli del 1462 leggonsi nel 
Rcg. duc. n. 76, f. 113 e seg. 

O V.' Tawiso datone allo Sforza da Ugone Sanseverino. Documento I. 



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266 I SANSEVERINO 



ma poco ci puo interessare la soluzione avutane (*). Ugone, 
circa il 1484, si rimaritava colla contessa Fina de* Rangoni, 
da Modena. Dalla prima moglie ebbe Americo, di cui piii in- 
nanzi ci occorrerfii ancora discorrere. 

1/anno 1475 segna Tepoca del ritorno dei Sanseverino al 
possesso dei perduti feudi. Vis*install6 Ugone, ma per un anno 
soltanto. E scrive il cronista luganese Laghi: « L'anno 1475 
del mese di febraro il duca di Milano di bel nuovo rimesse 
i n dominio di Val Lugano Ugone Sanseverino. Qual cosa ri- 
torn6 molto a premere la parte Gibellina, et in segno di ci6 
si unirono in una compagnia circa 400 Gibellini di Val Lu- 
gano, et andarono dai duca qual in quei giorni era in Pavia, 
ove esclamando et querelando contro Sanseverini fecero tanto 
che di bel nuovo esso duca annuUd et cass6 tutte le ragioni 
che prima gli haveva concesso sopra la giurisditione de Val 
de Lugano. » La qual narrazione, se non in tutto, nella mas- 
sima parte 6 esatta. 

Si fu ai 27 di gennaio di queiranno (1475) (*) che Ugone da 
Sanseverino, gik dai 7 maggio 1467 regalato della metfii delle 
entrate di quei feudi, vi fu di nuovo rimesso al possesso con 
concessione ducale e con aperta offesa alle promesse fatte ai 
Ghibellini luganesi. Le fortezze per6 custodiva il duca diret- 
tamente e avocava a s6, come gik nel 1438, i dazi del sale, 
degli alloggi militari e le tasse dei cavalli. Non trovammo 
neirarchivio milanese notizia dei 400 Ghibellini recatisi, se- 



(*) La vertenza era « per casone de cerli denari posli sul monte de Fi- 
renze.... et de uno fermaglio seu gioiello )► prestato ad Angelo Simonetta, 
suo avo. (V. M««. duc. 5 giugno 1470 al vicario di ppovvisione di Milano. 
CarL dipL), Ugone da Sanseverino, ai 26 aprile 1471, rilasciava ppocupa a 
Gicco Simonetta per ottenere dalla comunita di Firenze lo sborso della dote 
di Flora Margherita (2500 fiorini d'oro). (/(/.). V. ancora il Reg, miss. n. 94, 
f. 133 t.* 

(*) Non trovammo la copia di queirinvestitura, ma ne apprendiamo la 
data da quella fatla in favore di Ottaviano Maria Sforza nel 1477. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 267 

condo il Laghi, a lamentarsi dai duca in Pavia; ma trovammo 
invece che a dare giuramento di fedeltfii ai Sanseverino, in- 
detto pei primi di febbraio, nessun comune, tranne Sonvico, 
si prest6. E Sonvico si sa era guelfo! (*). 

€ Inteso la mala contenteza » dei comuni del Luganese 
d'essere « sottoposti ad messer Ugo da Sanseverino » il duca 
di Milano ordinava (15 febbraio 1475) al suo commissario di 
Lugano, Baldassare da Gomo (*), di dire « ad quelli che U hanno 
prestato et zurato fidelitii (al Sanseverino) che hanno facto 
molto bene » confortandoli a perseverarvi, avendo Ugone pro- 
messo che « serano bene tractati » ; agli altri, ostili al nuovo 
feudatario raccomandasse stessero « de bona voglia perch6 
non volemo siano subiecti ad altri che ad noi » ; il capitano 
di Lugano avrebbe continuato a governare in nome ducale 
come per lo usato (^). Un colpo al cerchio ed uno alla botte!... 
tanto per non inimicarsi il Sanseverino ed i lurbolenti Ghi- 
bellini. 

Tre giorni dopo (18) mosso ancora dalla « universale mala 
contenteza » dei Luganesi ad obbedire al Sanseverino, lo stesso 
duca ordinava al capitano di ritogliere il giuramento dato dalle 
comuni (*). Sonvico solo Taveva prestato, e, caso curioso, tosto 
lo annull6 « li quali homini de Sonvico — scriveva ai 23 dello 
stesso febbraio (^) — gratiosamente » accettavano la liberazione 
fattagli € dai giuramento havevano facto ali procuratori » del 



O v. Documento II. 

O Stefano d'Honate dupo sino al principio del 1468. Gli successe pel 
triennio 1468-1470 il conte Giov. Battista Gastiglioni, fpatello al vescovo di 
Como, Branda. Nel gennaio 1471 entrb in capica Baldassare da Gomo, rima- 
slovi sino al 1478. Aliri capitani dopo: 1478-1480, Aloigi Orrigoni; 1484, Gian 
Anlonio Toscano; 1492, Giacomo Gella; 1494, Marco Maginaco; 1495, Giovanni 
Pusterla; 1498, Antonio Grivelli; 1499, Ettore di Fioramonte. 

(3) V. Mis8, duc. da Pavia in data 15 febbraio 1475. Reg, mi$s, n. 120. 

O V. Documento III. 
• (5) V. sua lettera 23 febbraio 1475. Cart. dipL 



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268 I SANSEVERINO 



Sanseverino. Garona e tutti gli altri comuni man mano e con- 
tenloni, rinnovarono la fedeltA loro a casa Sforza. Pure, per 
gli odi di parte, tutt'altro che sopiti, Baldassare da Como 
aveva stimaio conveniente di vietare il porto d'armi, dai pre- 
cedenti feudatari quasi sempre lollerato € e che nessuno faccia 
iumulto in piazza o nel borgo nel di del mercato. » Ai 4 di marzo 
il duca gli porgeva per tali misure le sue congratiilazioni (*), 
mentre vari contravventori si facevano subito vivi. 

Da tali documenti risulterebbe che il Sanseverino non fu 
che di nome feudatario, mentre cronisti e storiografi persi- 
stono a farvelo perdurare per un anno. A chi credere?.. Questo 
e pero ancor vero, che Tatto di annullamento deir infeuda- 
zione 1475 porta la data del 3 febbraio 1476, il che lascerebbe 
sussistere la versione dei cronisti; in qneiratto 6 appunto detto 
succedere rallontanamento di Ugone per le suppliche degli 
abilanti luganesi « quia homines ejus vallis supliciter nobis 
significarunt nolle subesse ipsi domino Ugoni (*). » 

Perduto il dominio, Ugone non perdette le entrate quali 
gli erano gik state retrocesse dai maggio 1467. Ben vedendo 
per6 egli esser difflcile incassarle in luoghi dove non poteva 
esercitare padronanza, chiedeva gli fossero cambiate con altre. 
Strana coincidenza! Tale supplica porgeva al cancelliere Gicco 
Simonetta il di di S. Stefano del 1476, giorno deU'assassinio 
del duca di Milano (^). Se si tramutassero non diremo noi. 

Eppure nello stesso anno 1476, nel mese di maggio, il 
duca, spedito un segreto messo agli accampamenti di Ugone, 
a Burgaro, gli prometteva la retrocessione di tutti i suoi feudi 
purch6 gli bastasse Tanimo di sorprendere ed occupare la 
terra di S. Germano, con quelle istruzioni ed in quel giorno 



(*) V. Mu^s, duc, Vigevano, 4 marzo 1475. Reg, miss., n. 120. 
O V. Documenlo IV. 
(^) V. Documento V. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 269 

ovrebbe fissato lo Sforza (^). La storia, se non ci falla la me- 
moria, non registro quel fatto d'arme. E d'aliora i n poi Ugone 
da Sanseverino piii non ebbe ingerenza nel Luganese (*). Man- 
darono, 6 bensl vero, nel luglio 1477, i figli di Bernab6 messi 
da quelle parli, richiedendo i Vitani d'una ingente somma 
(1000 ducati) e promettendo il loro prossimo ritorno ;gil po- 
tere f); ma non ne fu niente. 1 Sanseverineschi di Lugano 
provarono la loro innocenza, pur confessando d'aver taciuto 
al capitano di Lugano la venuta dei messi di Bernabd. Fini 
il lutto col vietare di bel nuovo e piii rigorosamente deU'usato 
il porto d*armi (*). 

Ma se i Sanseverino (ad eccezione di Roberto) perdetlero 
per sempre Lugano e Balerna, non cosi Pandino. 

Dichiarato, nel 1479, tra i ribelli dello Stato, Lodovico il 
Moro assieme a Roberto da Sanseverino, in conseguenza della 
rivolta di Genova e della presa di Tortona, gli fu confiscato 
Pandino e ridonato ad Ugone da Sanseverino, ai 5 marzo (^), 
che lo tenne sino alla flne di quel secolo. Piii tardi ebbe pur 
Porlezza, ed ai 21 dicembre 1491 entrava nel Consiglio se- 
greto ducale (^). 



(*) v. Documenlo VI. 

(*) Nel marzo 1477 era molestalo da moUi creditori milanesi, ai quali 
aveva promesso, per sornme da loro tolte a prestito, acquietare colle entrate 
di Lugano. V. la loro supplica, documento VII. Nemmeno i Ghibellini erano 
pero pronti a soddisfare ai loro impegai. Ancora dopo il 1470 Giacomo da 
Legnaoo, oste della Stella (in Milano?) aspettava il pagamento di imporiali 
L. 700 circa per cibi e bibite somministrale a ser Matteo de Quadrio, Stefauo 
Gastagna, Pietro de Riva, Francino, Lancellotto e Antonio di Oltizio, tutti Ire 
dei Rusca, mentre erano alloggiali « p3r bonum temporis spacium » nel suo 
albergo al tempo dei tumulti dei 1467. (Cart, dlpL, supplica senza data). 

(3) V. Documento VIII. 

(^) V. Rcg, mis8, n. 128. Missiva ducale al capitano di Lugano 25 lu- 
glio 1477. 

(5) V. Reg. doc. n. 5, f. 113. 

•(6) V. Reg, doc, n. 32, f, 52 t.*» 



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270 I SANSEVERINO 



Ai 5 di marzo 1477, rinunciando Oltaviano Maria Sforza, 
fratello aU'assassinato duca, al feudo di Salarano Pavese (esso 
pure confiscato nel 1467 ai Sanseverino), veniva investito in 
titolo di contea (*) di quello di Lugano e Balerna, riservate 
la guardia dei forti e le gabelle del sale, dei soldati, ecc, alla 
Camera ducale. NeU'alto d'investitura 6 accertato essersi cas- 
sata rinfeudazione ad Ugorie da Sanseverino per le sue in- 
sistenti preghiere d'aver la licenza di portarsi ai soldi esteri. 

Quei feudi quasi non govern6 lo Sforza, avvegnach^ im- 
plicato, comesi sa, col Moro contro il minorenne duca, perisse 
affogato nell'Adda nel giugno di queiranno, cercando scam- 
pare sul Veneto. E da quel mese venendo sino al 1479 bisogna 
pur supporre, non trovando notizie d'altre investiture, che 
quei luoghi si governassero direltamente dai duchi; capitani 
ducali vi si confermarono diffatti regolarmente. 

A Roberto da Sanseverino (*), il celebre condottiero e 
nipole degli Sforza, ora loro amico, ora loro traditore, morto 
nel 1487 a Galliano pugnando per la neniica Venezia f) tocc6, 



(*) v. Documento IX. Non sta quindi Tasserzione delPegregio signor 
marchese A. Rusconi, che, cio5, soltanto i Rusconi portarono il tilolo di conli 
della valle di Lugano. I Sanseverino non lo ebbero, questo b vero. 

(*) fi da deplorarsi la mancanza assoluta di una biografia particolareg- 
giata di un si illuslre italiano. Nfe ci sappiamo capacitare del come il 
conte Berardo Gandida-Gonzaga spenda intorno a lui solo alcune riglie, 
n6 v'accenni Tanno della nascita e della morte {Memorie delle famiglie no- 
hili delle prootncie mcrldionali d' Italia, vol. 2°, pag. 110-127. Napoli, 1876...). 
Noi, dai canto nostro, non abbiamo saputo trovare il legame di parentela che 
Tunisse agli altri citati Sanseverino. G\k nel 1408 (23 agosto) pero un Ro- 
berto da Sanseverino, barone di Neritone e signore di Gopertino, fu norai- 
nato per sei mesi a podesta di Miluno invece di Andrea degli Uberlini (Reg. 
duCy 1409-1410, f. 71. Archivio civico a S. Garpoforo in Milano). NeU'Am- 
brosiana sta un manoscritto (5. 119, Sup.): Faiti d*armc della famiglia 
Sanseoerino, 

(^ Nel duomo di Trento trovasi il monumento eretto alla di lui me- 
moria colla sua effigie e due iscrizioni, una in tedesco e Taltra in latino, la 
quale suona : Itali^e victor, Seterina stirpe Robertus | Sigmundum Austra- 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 271 

addi 18 setlembre 1479, il feudo di Lugano (*); ma non fu 
piii fortunato dei suoi parenti e predecessori. II solito cronista 
Laghi dh esatta la data di quella investitura. 

Roberto da Sanseverino, dopo il tradimento in Genova 
del 1478, era, nell'anno susseguente, rientrato alsoldo sforzesco: 
pel suo ingaggio patleggi6 gli fossero restituiti i confiscatigli 
feudi di Castelnuovo (*), Pontecurone e Villanova, gli si ag- 
giungessero quelli di Lugano. Ed anche le r6cche di Morcote 
e di Gapolago, solite a custodirsi da castellani ducali, gli fu- 
rono pure cedute f). 

< L'anno 1482 die 10 mensis iannuarii il prefato Roberto 
fu parimente privato dil Dominio di Val Lugano » scrive 
sempre il Laghi. Per malcontento del popolo?.... L'ottenne 
allora Ascanio Maria Sforza, piu tardi cardinale e zio del duca; 
ebbe aneh' egli i castelli di Gapolago e Morcote e la terra di 
Villanova. 

E qui pure abbiamo un punto oscuro. II Laghi asserisce 
essersen6 infeudato lo Sforza nel 1482, mentre V istrumento 
d' investitura da noi trovato neU'Arcbivio di Milano porta la 



LEM SENSIT IN ARMA DUGEM, | TeR PROGERES VbNETI BELLO PETIERE TrIDBNTUM 

I Ter victi, hinc vinctus ecge Robkrtus adest. — II monumento fe eseguito 
da certo Luca Moro. (V. F. Ambrosi: Guida illustrata di Trento e suo 
circondario. Trento, Zippel Giovanni edit., 1881, pag. 40). 

Non sta a noi il dare qui dettagli biografici sul Sanseverino. Piu in- 
nanzi accenneremo ancora ai suoi figliuoli fatti prigioni col Moro, nel 1500, 
a Novara. 

(*) V. Documento X. 

(*) Roberto aveva ottenuto Castelnuovo, presso Tortona, col titolo di 
marchesato, ai 9 gennaio 1474. Ai 4 maggio 1472 era stato concesso a Ermes 
Maria Sforza, secondogenito del duca; ai 5 maggio 1473 passava a Taddeo 
de' Manfredi (V. Reg. duc, FF, f. 428 L'*). II Sanseverino era anche conte 
di Cajazzo; tali titoli ostenta in una sua concessione del marzo 1481 al co- 
mune di Morcote. (V. Bollettlno storico della Soizzera italiana, II, pag. 101). 

(^ V. gli ordini necessari 19 dicembre 1479 e 10 gennaio 1480 rilasciati 
ai castellani Martino Paleari in Morcote ed Ettore Bossi in Gapolago {Reg. 
castellani, n, 55). 



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272 I SANSEVERINO 



data dei 29 dicembre 1483 sollanto (*). D'altra parte, e pro- 
venienti dalla stessa fonte, abbiamo Tordine 6 gennaio 1483 
ai comuni di Lugano, Balerna, Mendrisio e Villanova di pre- 
star Tobbedienza ad Ascanio, e quello precedente di tre giorni 
(3 gennaio 1483), in eguali termini, al castellano di Lugano (*). 
Se tali ordini si emanavano sul principiare del 1483, forza 6 giu- 
dicare Tinvestitura del dicembre 1482 o per li; e quella del 
dicembre 1483 una riproduzione a conferma. 

Ascanio Maria Sforza egli pure abbandono presto i feudi 
di Lugano e Balerna; non solo di suo « consentimento et 
optima volunta » ma eziandio per « suo consilio » in ricambio 
d'allri e migliori f), furono retrocessi a Roberto da Sanse- 
verino nell'agosto 1484. H Laghi doppiamente erra asserendo 
che « per altri rivolgimenti » riebbe nel 1483 il Sanseverino 
la valle di Lugano, e che nel luglio 1484 la perdetle per essere 
consegnata al Moro. 

Vero fe invece che i Luganesi, per la solita avversione a 
casa Sanseverino, si opposero all'ordine ducale del 21 ago- 
sto 1484 (*) di prestar Tobbedienza a Roberto, ne obbedirono 
ad Ippolito Marsigli, da Bologna, da costui speditovi a rice- 
vere il giuramento f). Non valse al duca di replicare il suo 
ordine ai 27 agosto, 11 settembre e 15 settembre {^), minac- 



(*) V. Documento XI. Non e esatlo, secondo scrisse il raarclicse A. Ru- 
sconi, che in quel documento si accenni al possesso avato di quei feudi da 
Nicolo Piccinino. E questione sollanto d'un decreto di giurisdizione sancilo 
per esso. 

(*) V. Documento XII ed il Reg. castellanl n. 55, che contiene ordini 
identici pei castellani di Morcote e di Gapolago. Morcote sulle prime resistelle. 

(^) Nel 1488, ai 17 luglio, gli furono concesse la Valtellina e la lerra 
di Fiorenzuola sul Piacentino. {Reg. duc, SS., f. 66 e seg.). 

(*) V. Documento XIII. Del 29 agosto b Tordine ai comuni di Men- 
drisio e pieve di Balerna. 

(5) Capitano di Lugano era in allora Gian Antonio Toscano. (V. Miss. 
duc, 21 agosto 1484 allo stesso. Reg, miss., n. 162). 

(6) V. Reg, miss, n. 162. Documenti XIV e XV. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 273 

ciandoli della disgrazia ducale e d'essere considerati ribelli. 
Anche il castellano di Morcote nego consegnare la sua rdcca 
al messo di Roherto, e lo fece probabilmenle soltanlo dopo 
r intemerata ducale del 30 agosto (*). 

I Luganesi o, diremo meglio, i Ghibellini <ii quella localiUi, 
basavano specialmente il loro rifiuto a prestare omaggio al 
Sanseverino sul decreto ducale del 1467 (eppure erasi gia 
viola to nel 1475) « che quella valle non saria alienata ad ve- 
runo » salvo « ai fratelli o barba del sangue ducale. » Su 
di ci6 il duca spiccio spiccio si pronunciava non esser neces- 
saria queiropposizione, essendo Roberto del sangue ducale 
« el nostro barba, licet non sia fratelo deir 111.™^ Sig.*" nostro 
patre; » non andassero tanto pel sottile € et pero per le pre- 
dicte casone et per ogni allro bono et degno rispecto » gli 
giurassero Tobbedienza, che n'era ben tempo. 

Che volete?.... Gozzare coi Ghibellini era pure diflficile. 
Gostoro « con grande admiratione » dello Sforza, gli spedi- 
rono a Milano appositi messi a reclamare il distacco dai San- 
severino. A tagliare corto lo Sforza tenne ostaggi quei signori, 
rimandandone uno soltanto, certo Provino da Fossato; ^ li 
altri restarano qui flnch6 intendemo habiate prestato la obe- 
dientia al Sig." Roberto. » Ghe se prontamente obbedivano 
sarebbero stati « excusati et per la dureza passata » mandati 
liberi d'ogni pena, contrariamente si avrebbe applicate le debile 
provvisioni « como convene fare contra ribelli (^). » 

Gi6 valse, supponiamo, a ristabilire il potere del Sanseve- 
rino. Ma vi rimase egli a lungo?... Quando gli fu ritolto?... 
L'ignoriamo; del pari non abbiamo documenti per accer- 
tare il dire dei cronisti e storiografi essersi Lugano infeudato 
dopo a Lodovico il Moro. Gostui era in allora luogotenente 



(*) V. Documenti XVI e XVII. 
O V. Documento XVIII. 

Pbriodico SocriTA Storica Combnse — Vol. II (fase. 4). 



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274 I SANSEVERINO 



generale, amministratore, tutore del giovine duca, duca di 
fatto se non di litolo; acchfe un feudo?... Piu probabilmente 
Lugano e Balerna si continuarono a reggere con capitani 
ducali; dai 1490 innanzi troviamo completa la loro serie. 

Non pertanto s'acquietarono i due partiti nella valle di 
Lugano, e sanguinose lotte tra Guelfi e Ghibellini ricordano 
gli anni 1492, 93, 96 e 97. 

Con Roberto da Sanseverino cess6 per sempre il dominio 
di queirillustre casato sui feudi di Lugano e Balerna. Dai 1434 
al 1484 quanti cambiamenti di padroni ! E con quale vantaggio 
dei poveri sudditi? Cinquant'anni di sterili lotte macchiate 
quasi sempre di sangue fraterno! 

La r6cca di Pandino, invece, rimase sino alla flne del 
secolo decimo quinto in potere di Ugone da Sanseverino e 
del di lui figlio Americo. Nel 1485, ai 4 di marzo, Ugone ot- 
teneva licenza ducale di assegnare Pandino alla propria sposa 
Fina contessa de' Rangoni da Modena, allora impalmata (*). 

Negli anni 1497 e 1499 vi dimorava Americo, allora in 
continue lili col padre, da cui si diceva a torlo calunniato per 
isligazione della matrigna (*). 

Anche Porlezza, nel 1470 feudo del condottiero Ambrogio 
da Longhignana f), fu acquistat6, ai 16 febbraio 1486, da 
Ugone da Sanseverino, servendosi della dote della prima 
moglie Flora Margherita Simonetta ed a nome del figlio Ame- 



(*) v. Reg, duc, QQ, f. 14 t.**: « Licenlia concessa d. Ugoiii de Sunclo 
Severino assignandi nonnuUa bona feudali (Pandino) cius uxori. » 

(*) Si sa clie Americo era nalo dalla prima moglie, la Simoaella. 
/V. sua lettera da Pandino, 28 dicembre 1497. Sezione storica Famiglie: 
Sanseverino). 

O V. nel Reg, duc. FF. f. 57 t.° Fordine ducale 22 aprile 1470 agli 
uomini di Porlezza perchfe prestino obbedienza al loro nuovo feudatario Am- 
brogio da Longhignana. Nel 1466, ina per poco, erasi ceduto ai Rusca, 
come piu indietro fu avvertito. 






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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 275 

rico, a cui, ai 31 marzo 1497, fu consegnato^ e dai duca con- 
fermatogliene il possesso (*). 

Ben altre terre e vallate del vicino Lario subirono il giogo 
dei Sanseverino, e precisamente di due figli di Roberto. 
Nel 1494 (13 luglio) Anlonio Maria fu investito della terra di 
Bassignana Pavese col titolo di conte, e della pieve di Isola 
e Lenno sul lago di Como (*). E Gaspare, un anno dopo (1495, 
12 giugno) acquistava la pieve d'Incino, la Vallassina, Man- 
dello, Bellano, Varenna, Dervio, Corenno col monte d'Introbio, 
feudi gia posseduti da Clara Sforza, nipote al duca di Milano (^). 

Qui avrebbe compimento la nostra memoria, se noii ci 
sembrasse peccare d'omissione nel non ricordare ai benevoli 
lettori a quali nuove infeudazioni andassero soggetti ancora 
Lugano e Balerna. Prima di passare solto la padronanza degli 
Svizzeri (1512-1516), Luigi XII di Francia infeudava, neirol- 
tobre e novembre del 1499, la valle di Lugano a Donato da 
Carcaiio ed a Manfredo conte Tornielli, da Novara, per aver 
essi assai cooperato alla presa del ducato di Milano a favore 
dei Francesi. II Tornielli ne otteneva una melA con piena giu- 
risdizione e facolt& di usarne liberamente; Tallra me\h con 
eguali diritti toccava al Carcano (^). Mentre nello stesso anno, 
alcuni mesi prima, ed ancora regnante il Moro, Balerna e 
Mendrisio passavano in feudo al conte Bartolomeo Crivelli (^), 
che giunse forse appena in tempo a visitarli. 



(O v. Reg, duc, n. 3, f. 141, e QQ, f. 73. 

e) V. Reg, duc. RR., f. 68. 

(3) V. Reg. duc, n. 1, f. 1. 

(*) V. Reg, RR., f. 111-115. La cessione al Tornielli e del 24 otto- 
bre 1499 coIF interinazione per parte del luogolenente Gian Giacomo Tri- 
viilzio del 2 novembre. Quella al Carcano porta la data 6 novembre; Tinle- 
rinazione quella del 22 novembre. 

(5) V. Boll. storico della Soizs, ital., II, pag. 145. L' infeudazione portu 
la data del 10 agosto 1499. 



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276 I SANSEVERINO 



Al primo di luglio del 1512, infine, quando gli Svizzeri 
gia stavano per espugnare il castello di Lugano, Ottaviano 
Maria Sforza, conte di Melzo e vescovo di Lodi, luogotenente 
generale della Santa Lega e del duca di Milano, in premio dei 
molti sacrifict patiti per casa Sforza, concedeva a Leonardo 
Visconti, abate di S. Celso in Milano, ni^ntemeno che le pievi 
di Varese, Leggiuno, Brebbia, la terra di Lecco, la podesleria 
di Magenta e « la terra de lugano con la valle !... (*). » Ai 4 no- 
vembre del 1515, invece, Francesco I di Francia confermava 
la cessione di quella valle al menzionato conte Manfredo Tor- 
nielli (*).... quando gli Svizzeri giii da due anni vi governavano!... 

D'allora in poi e sino ad oggi rimase Svizzera, non ri- 
cuperando pero che nel 1798 la sua assoluta indipendenza. 
N6 altro abbiamo da aggiungere. 

EIIILIO MOTTA. 



C) v. Documeiilo XIX. 

(*) La conferma del Senato 6 nienlemeno clie del 27 moggio 1516. 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 277 



p 



OCUMENTI. 



14rj9, marzo 14. 

111 ">^ princeps et Ex.°^® domine domine mi singnlarissime, post 
omnem recomendationem. ■■ 

Alo piacemeato de dio k passato de questa vita Madonna mia 
Ava, fo dompna del S/ Loyse. Et perchfe rae delibero farli hono- 
ranze, che cossi k mio debito, et certe el raerita, suppHco v.^ 111."^ 
S/'* per sua sing-olare gratia, et per mio amore se digne scrivere 
ali vostri Exj Consegly ss retrovino alo corpo et exequie sue. 

Iterato me racomando ala vostra Ex ™a S."* Ex Mediolano 
xriu^ Martij MccccLxvinj^ 

E. Ill.n^e et Ex.'«« d. v. 

Servitor et fidelis Vgo de Sanctoseverino. 

(Cart. flipi), 

II. 

i 475, febbraio 17. 

111.*"® ed Excel.'"® Princeps et domine domine Clementissime. 
Adi xvij a hore xv ho recevuto una de V. IH.™* S."* de di xv del 
presente, responsi va ad ona mya, per la quale v. ex.*^ me comanda 



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278 I SANSEVERINO 



che a quelli homini di questa Valle haao prestato sacramento de 
fidelitate ad Miser Vgo da sanseverino dicha che hano facto bene 
et che U conforta ad perseverare perchfe sarano da luy ben tractati. 
Ali altri che non sono contenti stare subiecti al prefacto Miser Vgo 
digha che stiano de bona voglia, perchfe v. exj* non volle siano 
subiecti ad altri che ad v. s.**'* et chio attenda al giiberno loro ad- 
ministrandoghe raxone come ho facto fin qu\, Dico chio faro et 
exeguir6 quanto me comanda v. 111.°^* S., advisandola che questi 
homini che non hano jurato fidelitate se trovano de bona voglia, 
come desiderosi et bramosi de viuere et morire sotto lombra de 
V. Exj* Certificandola che nyuno di questa Valle ha jurato fideli- 
tate al prefacto misser Vgo, excepto lo Comune da Sonvicho. Fran- 
cisco porro cavalario de V. ex.'* portator de questa saperk etiam 
refferire a V. ex.** de la voluntate di questi homini et dela jubila- 
cione hano facto dela bona novella hano recevuto da v. lU.'"* S/'* 
ala qual continue i» me aricomando. Ex lugano xvij februarj 1475. 



Ejusdem 111.™« D. V. 



fidelissimus Servitor Baldessar de como 
Capitaneus lugani et vallis ejusdem d. V. J. 

(Carf. dipL). 



III, 

1475, fel)l)Pnio 18. 

Capitaneo Lugani. 

Per la vniuersale mala contenteza che hanno quelli homini et 
comuni dela vale de lugano dessere sottoposti ad messer vgo da 
santo severino siamo contenti, et volimo che retogli in ti ad nome 
nostro lobedientia de caduno dessi communi, et homini, li quali 
per questa nostra ex certa scientia liberamo, et absolvemo da ogni 
iuramento de fidelitade, che avessero prestato al predicto messer Vgo, 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 279 

O suoy raessi et procuratori in executione de nostre lettere, ita clie 
per alcuno tempo nou possono receuere molestia alcuna, perclife 
nostra intentione h de reteairli sotto lobedientia noitra et noa alie- 
narli ad veruno. Dat. papie die xviij februarij 1476. 

(Reg, Miss., n. 120;.' 



IV. 

1470, febbraio 3. 

Dux Mediolani etc. 

Dilecti nostri. Jam annus est, ant circiter, quod quibusdam bo- 
nis respectibus, et ut ex instituto nostro liberalitate et munificentia 
utereraur, fecimus non nullas concessiones et instrumenta feudalia 
de jurisdictione vallis lugani domino Vgoni de sancto severino. Nunc 
vero eisdem bonis respectibus, presertim quia homines ejus vallis 
suppliciter nobis significarunt nolle subesse ipsi domino Vgoni, te- 
nore presentium ex certa scientia ac de nostre potestatis plenitudine 
ac precipue vigore decreti nostri editi anno 1471 die xv Octobris, 
reuocamus, irritamus et nullas esse decrevimus dictas concessiones 
et instrumenta feudalia facta prenominato domino Vgoni de juris- 
dictione vallis antedicte. Committentes vobis ut pro nuUis, cassis et 
revocatis easdem concessiones et instrumenta habeatis, atque ad per- 
petuam rei memoriam exscribi et registrari faciatis has nostras lit- 
teras in libris et locis debitis et consuetis ubi videbitur recte con- 
servari posse. Papie die lu februarij 1476. 

Signat. Cichus. 

A tergo: Egregis et nobilibus Magistris utriusque Camere nostris 
dilectis. 



[Rmj, dur. n. J, foL 20 t % 



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280 1 SANSEVERINO 



V, 

1426, dicembre 26. 

Magnifice domine afflais tanquain pater hoaorand."*® Perch^ 
ciomatina ho ad essere deaante al no3tro III."^^ S.^« circa al facto ho 
parlato ad V. M. pregfo quela vo^-lia operarse ad quanto glie posi- 
bile, che li facti m3i siano adoptati ia bona forma, et che uon me 
troua iu tiito spoliato de quelo che raei mag-iori hanno aquistato con 
grandissime fatighe et stenti, che io noa ho altro patre nfe deflFen- 
sore apresso ala ex> del prelibato 111."*° S/® se non V. M. in la quale 
ho og-ni mia fidutia et speranza, perchfe quela pi essere certa che 
ogni meo bene et honore sia suo proprio et sempre ia prosperitate 
et adversitate poterse valere quaato se deve fare de boai pareati et 
figliuolo, et aoa raaocho quaato de co.sa propria de V. M. la quale 
ad questa volta me faza dai caato suo quelo beae gli sia posibile 
et ia modo habia ad ritrovarrae se uo ia tuto, almeao ia parte beae 
coateato como ue scrivo ala ex.** deir 111."*^ S.^ par uao mio scripto, 
la quale soao certo V. M. lo vedrk, ala quale me ricomaado per mile 
volte. Ex domo mea die xxvj deceaibris 1476 hora vj.* aoctis. 

Vlterius Mag.^^ messer, perchfe serk molto siaostra cosa et dam- 
paosa che le iatrate de val lugaao siaao mee et de altri sia lo do- 
miaio, perchfe le iatrate se faao taato quaato soao solicitate et fa- 
voriti, et cessaadoli la solicitudiae et favore ogai di veaeao almeao 
ia modo se redducheao ia aieate, como dubito accaderk aeli fatti 
mei, hazendo lintrata de tal lugano senza lo dominio, perche chi ae 
sark SJ^ del dicto domiaio vork fauoregiare li homiai, si beae serk 
ia dampao dele iatrate che a chi aoa dole beae porta. Et per questo 
mfe parsso de maadare ad V. M. li iafrascripti partiti de coatra- 
cambio de dicte iatrate (no?i ci sono) per schivare questo dapao soao 
certo me accaderk, et per essere fora daffaao, li quali partiti soao 
duy, seaoa lo magiore almeao lo miaore aoa maacha, li quali loci 
gli maado soao liberi et aoa iufeudali ad alchuao. Dat. utsupra. 

Vester filius Vgo maau propria. 

A tergo: Al caacelliere Cicco Simoaetta. 

{Scz. Fam,), 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 281 



VI. 

1476, moggio 29. 

Dux Mediolani etc. 

Instructio Christophori de Bolate ituri Burg'arum. 

Christophoro. Volemo che subito te trasferischi ad borgari et 
mandi el cavallaro che te havemo dato volando, scog^nosciuto da 
miser Vgo da Santo Severino che li dica per parte tua che per cose 
importantissime hai ado conferire con lui per nostra parte vog'lia 
subito mandarti vno occultamante che sia scorto et ben intendente 
et del quale sene possa pig'liare fede como dela persona et anima 
sua propria. 

Venuto serk da ti guesto tale gli dirai in nome nostro chel dica 
ad miser Vgo che se li basta lanimo de prendere quello di et con 
11 modo gli daremo noy la terra de Sancto Germano monstrandolo 
de fare a nome de chi 11 diremo noy (>), gli restitueremo el stato 
chel teneva con le Intrate, et in questo faremo quello chel vorrk et 
daremoli docento (200) lanze de conducta, et faremoli tale demon- 
stratione chel cognoscerk che haueremo hauuto accepto questo suo 
servitlo. 

Et volendolo fare bisogna se intenda con noi del di et del modo 
como s6 dicto per fare che la cosa habia bono effecto. Mandaremoli vno 
o doi homini da bene deli nostri che se intenderanno con epso mon- 
strando che sono conzi con luy. Et raandaremolj dele altre gente 
che veranno a conzarse con lui Inanzi el facto, et dopoi el facto 
secondo serk opportuno. Dat. Papie die xxviiij^. Maij MccccLxxvj. 

JoH. Jacobus. 

{Scz, Condoit: U^o da Snnseverino). 



(*) Vi 6 cancellaKi T espressione : « o a nome del duca de burgognn, 
o de suyceri o como meglio parera a lui. » 



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282 I SANSEVERINO 



VII. 

Mediolani xxij Martij 4477. 

A(i Joliannem Bottum et Johannem de Piazo. 

m mi Principes et Domiuaciones, domini nostri ex ™' Havendo lo 
111 ™<> quondam Consorte et patre de V. Ex.'« fatti certe conventione 
con lo magnif.® d. Vgo da Sancto Saveriao che gli fusseno resposto 
ogni anno sopra le intrate de vallelugano, mendrixio et plebe de 
balerna con certe possessioni la mittate per indimxo, quale a luy 
spectavono como herede del mag.° quondam Americo suo patre, et 
supra laltra mitate depse intrate libre iiu"* ccc imperialium ogni 
anno loco et scontro dele intrate de pandino et possessione, le quale 
tate intrate debiano passare per mano deli ducali Magistri una con 
Jolianne botto et essere riscose per lo Thexaurero ducale et nume- 
rate al predicto d. Vgo aut pro eo, agentibus et secundum quod ipse 
illas obligaverit aut assignaverit etc. Et questo perche epso d. Vgo 
trovasse che gli subvenisse et de dinari et robe sopra dicte intrate 
che altramente non haverebe ritrovato chi gli havesse dato cosal- 
chuna, senza spetiale licentia del prelibato 111.™° S. como del tuto 
appare per littere patente de d\ vu de magio 1467 sottoscripte de 
mano propria de sua ex.'* quale narreno giaramente la dicta conven- 
tione facta per sua ex.** per segureza et cautione dogniuno havesse 
afare con epso d. Vgo, promettendo et declarando la mente de sua 
ex.^* in dicte littere per tale parole « Et ut predictus d. Vgo et alij 
quicumque qui cura eo agere habent, et ab eo cauti et securi ease 
possint, hanc mentem et disposicionem nostram inteligant per pre- 
sentes fidem facimus attestamurque de oranibus et singulis predictis, 
policemurque in verbo Principis, et legalis domini, realiter et cum ef- 
fectu observare et observari etc. » como in dicte ducale lettere larga- 
mente se contene. Et ulterius amaggiore giareza et fede de dicte cose, 
et segureza depso d. Vgo et suoi creditori per altre lettere directive a 
dicti magistri de di xxij de decembre 1467 signate Cichus sua 111.™* S/* 
declar6 et ordln6 che dele dicte intrate epsso d. Vgo potesse disponere 
obligare et assignare in tuto, et in parte per quili tempi gli pare et 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 283 

piace a suo inodo, et ad ogni sua requisicione dicti Magistri ne fa- 
cesseno scripture opportune. Sichfe epso d. Ygo et ciasch'uno achi 
ne haverk facto o fark per Ihavenire obligatioiie et assignatione etc. 
gli possano consequire et havere senza exceptione et contradictione 
alchuna como dicte lettere piii appertamente cantano. Et sotto fede 
et ombra de, tante promisse et declaratione prediete de sua exM li 
infrascripti Citadini fidelissimi servitori de V. J. S. sono intrati et 
hanno che comprato et tolto in solutum, et subvenuto al dicto d. Vgo 
dele dicte intrate et assignatione aluy donate et concedute utsupra, 
faeendone fare le opportune scripture ala ducale Camera de V. J. S., 
credendose firmamente che ali tempi debiti dovesseno essere sati^facti 
como era promisso per sua ex}% che aliter non serebeno intrati in 
tale cossa. II che non obstante tante promissione et fede del preli- 
bato 111 ™o S. tamen le intrate prediete aloro assignate uts.* non 
gli hano posuti havere quamvix siano riscose quele intrate delanno 
passato et ancora quele del presente et avenire sono impedite, in 
modo non hano posuto havere loro debito, et questo como se dice 
per ordinatione del prelibato IIL^^ S., che fe contra ogni ragione et 
promissa fede de sua extj* in totale disfactione de dicti creditori. 

Per la quale cosa sono constrecti havere ricorsso da V. J. S. etiam 
attentis cridis superinde emanatis supplicandi che se dignano in 
subsidium juris et per observacione dela fede del prelibato 111.™° S. 
et descarico de quela benedicta anima provedere con effecto che li 
dinari rescosi supra le intrate prediete assignate uts.* siano per lo 
Thexaurero numerati et quili se hano ad riscodere liberati et facto 
scripture et conferme opportune in modo gli possano liberamente 
consequire et havere como per tante littere gli h promisso, aliter li 
dicti Creditori restarano iniuriati, ne dicte cride facte non serrano 
con eflFecto observate, che non se crede essere de mente de V. I. S. 
quale cossa generarano grandissima graveza neli Citadini et subditi. 

lo Dionisio petraola creditore ho sottoscripto 

Ego Angelinus de Carate creditor subscripsij 

Ego Certius de Rosinis creditor subscripsij 

Ego lohannepetrus de Castelo subscripsij 

Antonius de mendrixio subscripsit 

Angelinus de grasis subscribi fecit 



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284 I SANSEVERINO 



Bartolomeus de herba creditor suprascriptus per Certum pre- 

dictum de consensu ejus 
Ego lohannepaulus de brugnolis subscripsij manu propria 
Eg^o Christoforus dela vilata manu propria subscripsij 
Bonyhesu (!) subscribi fecit 
Lelius de Concoritio creditur uts.* subscripsit 
Ego Johannes Leonardus de brug^nolis creditor subscripsij 
Ego francischus de seregnio creditor uts.* subscripsij 
Johanua de rubeis abbatissa mon." sancte marie in vale supscripsit 
Christoforus de rodelo subscripsit 
Ego Gabriel de subitanis subscripsij meo nomine et 
Filippi de Canturio 

Ego Gabriel de subitanis nomine Gabrielis de laude subscripsij 
Ego Gabriel de subitanis nomine lanzaroti de novaria subscripsij 
Jo. dionisio pretergalo nomine Rafaelis de paladinis subscripsij 
Ego Johannes de Curate creditor. 

A tergo: Supplicatio multorum Civium mediolanensium Credi- 
torum ducalis Camere super Jntrates d. Vgonis de Sancto Severino. 



{Cari. dipl). 



VIII. 

1477, liiglio 18. 

Capitaneo vallis lugani. 

Siamo avisati che in questi di proximi h stato in quella nostra 
valle uno messo deli fioli de Bernab6 de sancto severino il quale 
ha rechesto ad alcuni de parte Vitana mille ducati con darli spe- 
ranza che in breve saranno in essa Valle et avrano el dominio de 
quella; et che per dicti de parte Vitana f u facto consilio sopra tal 
rechesta et deliberato de compiacerli. La qual cosa quando sia vera, 
lassaressimo judicare ad te de que natura fosse et que ponitione 
meritariti: et molto ne maravigliaressimo de ti che tu non ne ha- 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 285 

veasi avisati. Pertaato volemo che cou omne diligentia investighi 
raolto bea la verita de que3ta cosa, et de quanto havray trovato 
statim ne avisaray per tue lettere. Mediolani xviij Julij 1477. 

{Reg. M'm,, n. 128). 



IX. 



1477, marzo 5. 

lastrumeiitum fidelitatis prestite per illustrissiiniun dominum 
Octavianum Mariam pro terra et valle Lugani, et confirmationis eius 
feudalis investiture. Breviatura mei Joannis Antonj de Girardis no- 
tarj pubblici. 

In nomine domini amen: anno a uativitati eiusdem Mcccc'^ Lxx 
septimo indictione X.*^ die mercurij quinto mensis martij. Cum anno 
proxime preterito magnificus miles dominus Ugo de sancto severino 
multum institerit apud Illustris."* principem et excellentis."* nunc 
quondam dominura Galeaz mariam Sfortiam vicecomitem ducem 
Mediolani etc. ut sibi licentiam impartiri et concedere vellet, se 
posse ad euiusvis maluerit servitia et stip3ndia conferre, idque 
a Celsitudine sua impetraverit, nec propterea idem dominus Ugo 
prefati illustrissimi domini dueis obsequia prosequi haberet: Idem 
illustrissimus dominus Dux uti volens beneficio et jure decreti Cel- 
situdinis sue, conditi anno curso Mcccc®Lxx primo die xv octobris 
virtute ipsius decreti cassaverit, irritaverit, revocaverit et annul- 
laverit perritus et in totum concessionem alias per eudem illus."* 
dominum ducem ipsi domino Ugoni factam, post suum ad Celsitu- 
dinem suam reditum, quando ab ea abierat, de qua constat paten- 
tibus litteris eiusdem domini Ducis, dat. Laude die vu may Mcccc°Lx 
septimo: quarum litterarum et concessionis vigore idem dominus 
Ugo percipiebat et habebat, ac percipere et habere poterat medie- 
tatem reddituum sen intratarura vallis lugani et libras quattuor 
mille trecentum imperialium moneta mediolani super altera dimidia 
reddituum et intratarum ipsius vallis loco et scontro intratarum terra 
et possessionis pandini, nec non medietatem intrate et redditus locj 



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286 1 SANSEVERINO 



Meudrisi et plebis Balerni, ac possessionis de Morbio inferiori dicte 
plebis et de la Mona vallis predicte. Item restitutionem et relaxationem 
per prelibatum illustriss."^ dominum Ducem predieto domino Ugoni 
factam de parte terre et vallis predicte lugani, quam ipse dominus Ugo 
tenebat et possidebat tempore mortis illustriss.* quondain felicis me- 
morie domini francisci olim Ducis Mediolani etc, et antequain abijsset 
ab ipso illus ™ domino Galeaz maria Duee anuo curso Mcccc^Lx sexto, 
exeeptis et reservatis pro ipso domino Duci, omnibus fortilitijs ip- 
sius Vallis, ac feudalem investituram per eundem dominum Ducem 
factam in predictum dominum Ug-onem de ipsa parte terre et vallis 
de qua apparet et rogatum fuit instrumentum pubblicum an- 
no Mccco°Lxx quinto die xxij Januarij per me notarium et can- 
cellarium infrascriptum. Item feudalem investituram similiter per 
eundem illustrissimum dominum Ducem Galeaz mariam factam iu • 
predictum dominum Ugonem de Burg'o lug'ani et dicta eius valle 
videlicet locis Sonvici et Carone plebe Agniny, plebe rippe et plebe 
criviasche (Capriasca) cum lacu Lugani, et alijs suis pertinentijs et 
intratis, in quibus intratis etiam comprehenderetur et comprehendi 
int^Uigeretur assignatio librarum 4300 imperialium alias predieto 
domino Ugoni super ipsis intratis facta loco et scontro intratarum 
pandini, reservatis pro ipso domino duce et camera sua burgo mor- 
CQte et eius fortilitio, ac burgo Mendrisij cum plebe Balerne, ut 
eorum jurisdictionibus, nec non fortilitio de capite lacus, et pos- 
sessionibus Morby, et de la Mona. Item reservatis libris millecentum 
viginti sex soldis xiij et denarijs quattuor imperialium, solvendis 
singulo anno per prefatum dominum Ugonem, prefato illustrissimo 
domino Duci et eius camere, super subsidio dicte vallis, prout etiam 
latius publico constat instrumento, tradito et rogato dicto anno 
Mcccc<^Lxx quinto per me notarium et cancellarium infrascriptum; 
ita ut dicte intrate et jurisdictiones et feudales investiture decetero 
devolute et applicate essent et omnino intelligerentur camere prefati 
illustrissimi domini Ducis. Volueritque et declaraverit idem illustris- 
simus dominus Dux nullum jus, nullamque facultatem, decetero pre- 
fato domino Ugoni in predictis posse competere perinde ac si nulla 
concessio et feudalis investiture facte hactenus fuisset. Cumque il- 
lustrissimus dominus Octavianus maria sfortia Vicecomes frater pre- 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 287 

fati illustriss.' domiui ducis, solenniter renunciaverit in manibua 
illustrissime domine Bone Ducisse Mediolani etc. omuibus juribus 
feudalibus terre sallarum et eius pertinentiarum, ut etiam publico 
constat instruraento tradito et rog-ato hodie paulo ante per me dic- 
tum notarium infrascriptum. Deiadeque immediate prefate illustris- 
sime domine ducisse solemniter renunciaverit omnibus juribus suis 
ipsius terre in manibus raei dicti notarij stipulautis et recipientis 
nomine et vice prefati illustrissimi domini Ducis, ut latius etiam 
publico constat instrumento tradito et rog'ato per rae dictum Joan- 
nem Antonium Notarium et cancellarium infrascriptum. Cumque 
prelibatus Illustrissimus dominus Galeaz maria dux per enses eva- 
ginati traditionem solemniter investiverit prefatum dominum Octa- 
\ianum mariam sfortiam stipulantem et recipientem pro se, suis 
filijs et descendentibus masculis et legiptimis et de legiptimo ma- 
trimonio, lineaque masculina, natis et nascituris, de predictis terra 
et valle lugani ac earum territorio et pertinentijs et juribus suis 
soprascriptis, in feudum honorificum, nobile et gentile, et jure feudi 
honorifici, nobilis et gentilis, et in titulum et nomen comitatus veri 
rectl, sublimis et honorabilis cum mero et mixto imperio, gladij po- 
testate et omnimoda jurisdictione ac immunitate et exemptione quo- 
rumcumque datiorum, pedagiorum et gabellarum, ac onerum, sive 
illa ordinaria essent, sive extraordinaria realia, personalia vel mixta 
ac quibusvis nominibus nuncuparentur : cum illa parte intratarum, 
quam prelibatus illustrissimus dominus Dux respondere et numerari 
faciebat predicto domino Ugoni per eius generalem thesaurarium, 
salvis et reservatis ipso domino duce omnibus fortilitijs predictarum 
terre et vallis lugani que non caderent nec comprehenderentur in 
ipsa feudali investitura. Item salvo et reservato ipsi domino Duci jure 
superioritatis et presentis fidelitatis, nec non reservatis gabelle salis, 
datijs mercantie, gualdorum et ferraticia, que non erant propria dicta- 
rum terre et vallis, sed ad civitatem in qua generaliter incantabantur 
spectabant et pertinebant; que quidem gabella et datia possent et vale- 
rent exercere in ipsis terra et valle, prout exerceri solita erant, et tunc 
exercebantur. Item reservatis taxis equorum et logiamentis gentium 
armigerarum suarum. Dederitque et concesserit prefatus dominus 
Dux predicto domino Octaviano marie licentiam ingfrediendi pos- 



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288 I SANSEVERINO 



sessionem et tenutam predictorum superius iu feudum et comita- 
tum concessorum, hoctamen intellecto et declarato quod prefactus 
illustris dominus Comes Octavianus non posset nec deberet aliquo 
modo se intromittere de jurisdictione tam civilis quam criminalis 
predictorum ut premittitur in feudum et titulum comitatus conces- 
sorum ius pervenerit ad etatem annorum xx.* ut latius publico con- 
stat instrumento rog'ato anno curso Mcccc°Lxx sexto proxime pre- 
terito, indictione nona, die dominico xj. mensis februarij, per me 
Joannem Antonium notarlum et cancellarium infrascriptum. Cum- 
que ab humani sublatus sit prelibatus illustrissimus dominus Galeaz 
maria dux, relictis et superstitibus prefata illustrlssima domina Bona 
Ducissa eius consorte et Jo: Galeaz Maria Sfortia vicecomite eius 
primog'euito et legiptimo herede et successore in ducatu et toto 
dominio, Visum fuit prefato illustrissimo Comiti domino Octaviano 
marie sfortie infrascriptum fidelitatis homagij et obedientie juramen- 
tum renovare, seu de novo prestare. Et ita personaliter flexis genibus 
constitutus coram prefata Illus.™* domina Bona Ducissa: in manibus 
eiusdem domine Ducisse stipulantis et recipientis per se tanquam Du- 
cissa ac tutricis, curatricis et administratricis, et tutorio, curatorio 
et administratorio nomine prefati illustrissimi d. Jo : Galeaz Ducis Me- 
diolani etc., ac pro ipso domino Jo: Galeaz ipsiusque domini Jo: Ga- 
leaz filijs heredibus et successoribus, super uno missale manibus suis 
corporaliter tactis scripturis, sponte, deliberate et ex certa scientia, 
ac alias omnibus modo, jure, via, causa et forma quibus melius, 
validius et efflcacius potuit et potest, promisit ac iuravit ac promittit 
et jurat ad sancta dei evangelia, quod ab hodierna die in antea usque 
in perpetuum prefactus illustris comes dominus Octavianus maria 
sfortia et predicti eius filij et descendentes, ac successores, erunt fideles, 
sinceri, recti et obedientes homines, vasalli, feudatarij et subditi pre- 
libatis illustrissimis dominis Bone ducisse et Jo: Galeaz Duci, filijsque 
et successoribus ipsius domini Jo: Galeaz Ducis, sicut eorum veris 
legitimis et naturalibus dominis, et nominem alium viventem, seu 
qui naturaliter vivere et mori possit, cum suis status, dignitatis, 
gradus et preheminentie existat, aut esse possit, etiam si de eo hic 
opporteret mentionem fieri specialem, etiam si talis esset, qui a pre- 
dictis excludi posse diceretur, aut exclusus intelligi, recognoscent 



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FEUDATARI DI LUGANO E HALEKNA 'M) 



in dominum siium immediatuni, nisi prefatos illu.strissiraos Domi- 
nos Dacissam et Ducem, filiosque et successores ipsius domiui Ducis 
pro dictis terra et valle Lngani, et omiiia agent pro viribus et posse 
suo ad honorem et statum prelibatorum illustririslnioruni domino- 
rum Ducisse et Ducis et utsupra; et quod minquam erunt, nec se 
reperient in aliqiio traetatu machinatione consilio, opere vel facto, 
in quo vel quibus tractetiir modo aliquo contra prefatos illustris- 
simos dominos Ducissam et Ducem et ut supra, nec eorum personas 
honorem, vel statum, aud aliquid ag'erit propter quod prefati domini 
Ducissa et Dux, aut sui utsupra, aut aliqui eorum perdant seu 
amittant personam aut membrum aliquod aut rem aliquam, quam 
de presenti tenent, seu in futurum tenebunt: Nec comittent aut pro 
posse comitti patientur aliquid propter quod prefati domini Ducissa 
et Dux aut utsupra offensionem aliquam recipiant. Quinimo si ipsi 
aut eorum aliqui sentient, aut audient aliquid ex predictis contra 
ipsos dominos Ducissam et Ducem et utsupra, toto eorum posse, et 
omni eorum conatu et industria impedient, resistent et prohibebunt 
ut vel fiat, et ulterius id per se vel nuncios, aut literas, quanto citius 
poterunt, propalabunt et manifestabunt, nec ullo unquam tempore, 
quovis modo facient aut tentabunt rem aliquam, que pertineat, aut 
cessura sit ad injuriam seu contumeliam prefatorum illustrissimorum 
dominorum Ducisse et Ducis et utsupra. Quin etiam ad omnem 
eorum et cuiuslibet eorum requisitionem, omnemque mandatum ut 
fideles recti et obedientes utsupra et utsupra ngent et facient om- 
nia omni tempore necessaria et utilia servitia in omnem fortune et 
temporis eventum. Nec ob aliquam causam presentem novam vel 
futuram, aut status varietatem, seu diminutionem ab obedientia et 
fidelitate prefatorum dominorum Ducisse et Ducis et utsupra se se 
retrahent vel abstiuebunt. Et si quid eis vel alicui eorum in secreto 
per ipsos dictum vel comissum fuerit, id nemine sine eorum licentia 
manifestabunt, nec aliquid facient propter quod panda tur; et con- 
silium quod ab eis, vel aliquo eorum, per prefatos dominos Ducis- 
sam et Ducem et utsupra petetur, secundum sibi datum ab eterno 
deo prudentiam fidele et immaculatum prestabunt. Et denique omnia 
et singula omni tempore agent et adimplebunt pro posse et omni 
eorum industria, que agere debent boni, sinceri et obedienti homi- 

PERIODICO SOCIETA Storica Combnse — Voi. II (fa&c. 4). 20 



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200 I SANSEVERINO 



nes, vasalli, feudatarij et subditi erg*a naturales et directos dominos 
et superiores suos boua fide, sine fraude, et in omnibus et per omnia, 
prout regritur (?) et fieri debet ex natura cuiuslibet solennis fidelitatis 
et prout in forma et seeundum formam eapitulorum utriusque fide- 
litatis tam scilicet nove quam veteris, et prout in ea forma conti- 
netur. Et hec omnia et singula promisit et juravit et promittit et 
j urat prefatus illutriss. dominus Comes Octavianus, sub oblig-atione 
omnium bonorum suorum mobilium et immobilium, presentium et 
futurorum, et vinculo juramenti predicti. 

Et viceversa prefata lUustrissima domina Bona Ducissa pro se 
et dieto tutorio et curatorio nomine, sponte et ex certa scientia, ae 
alias omnibus modo, jure, via et forma, quibus melius validius et 
effleaeius potuit et potest, intervenientibus ibidem omnibus solempni- 
tatibus, tam juris quam facti in similibus neeessarijs et consuetis, 
prefatum illustrissimum dominum Comitem Octavianum mariam sfor- 
tiam ibi presentem, stipulantem et recipientem pro se suisque filijs 
et descendentibus, ut premittitur de dictis terra et valle lug'ani, cum 
datijs, intratis, juribus et pertinentijs suis, ac mero et mixto imperio, 
gladij potestate, et omnimoda jurisdictione. Quod quidem merum 
et mixtum imperium, gladij potestatem, et omnimodam jurisdictionem 
prefatus illustriss. dominus Octavianus ex nunc exercere et exereeri 
faeere possit et valeat, non obstante quod nundum pervenerit ad 
etatem annorum viginti. Recognovit et recognoscit, ac per ensis eva- 
ginati traditionem investivit et investit in feudum honorificum nobile 
et gentile, et jure feudi honorifici nobilis et gentilis et in titulum 
Comitatus, cum alijs concessionibus, translatione dominij et jurium, 
positione in sui locum, jus et statum, et cum reservationibus, *pro- 
missionibus, renunciationibus, derogationibus, et clausulis, ac in om- 
nibus et per omnia, quibus prout et quemadmodum investitus fuit per 
prelibatum quondam illustrissimum dominum ducem Galeaz et inrae- 
mora feudali investiture continetur. Supplens ex certa scientia prefata 
illustriss.* domina Ducissa, ac supplevit et supplet omnem defectum 
solemnitatis si quis in premissis iutervenisset vel intervenisse dici 
posset. Et hec omnia non obstantibus aliquibus legibus, statutis, de- 
cretis et ordinibus in contrarium disponentibus, quibus omnibus in 
quantum premissis obviarent, vel aliam formam darent, ex certa 



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FEUDATAHI DI LUGANO E HALERNA 201 



scientia derogavit et derogatum esse voluit. Renuuciantes et reiiun- 
ciaverunt prefata illus.^ domiiia Ducissa suo et dicto nomiue, et pre- 
fatus dominus Octavianus maria vicissim exceptioni nou prestiti dicti 
Juramenti fidelitatis, et non facte dicte confirmationis et reuovationis 
feudalis investiture de qua supra, modo et forma predietis predicto- 
rumque omnium et singulorum non ita actorum et factorum omni- 
que probationi et defensioni in contrarium. De quibus omnibus et 
singulis prefata illustrissima domina Ducissa suo et dicto nomine 
iussit et iubet; prefatusque illustrissiinus dominus Octavianus maria 
Sfortia rogavit et rogat per me Joannem Antonium de Girardis no- 
tarium et cancellarium infrascriptum, publicum debere confici in- 
strumentum unum et plura eiusdem tenoris. Actum in Castro porte 
Jovis Civitatis Mediolani, in Camera cubiculari prelibate lUustrissime 
domine ducisse, presentibus magnificis dominis Johanne de Scipiono 
et Orpheo de Ricano, consiliarijs, nec non magistro domino Ciclio et 
Johanne fratribus de Symonettis, ac Bertolameo de Calcho secretarijs 
ducalibus testibus idoneis ad premissa vocatis et rogatis. 



(6Vv. Fcudi). 



X. 



1471), sellenihi-e 18. 

Instrumentum reuovationis feudorum lUustrissimi domini Ro- 
berti de sancto Severino locorum suorum, Breviatura mei Jo: An- 
tonij de Girardis notarij publici. 

In nomine domini amen, anno nativitatis eiusdem millesimo qua- • 
dringentesimo septuagesimo nono, indictione tertia decima, die sabati 
decimo octavo mensis septembris. Cum in contractu capitulorum 
conducte et stipendij lUus ™* domini Roberti de Aragonia de San- 
cto Severino nunc et paulo ante celebrato per et inter illustrissimam 
et excellentissimam dominam Bonam ducissam Mediolani etc. pro se 
tanquam ducissa ac tutorio, curatorio et administratorio nomine illu- 
strissimi domini Jo: Galeaz maria Vicecomitis ducis parte una et 



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2(/i I SAN>EVERINO 



ipaum illa.-^trU-jimam (IjiniDum R<jb^rtum parte altera, tradito et 
rog-ato per me Joanu^m Antoaium de Girardii papieasis notarium 
publicum ac ducalf^m caac-Ilarinin infraseriptum, iater cetera con- 
tineatur, qur>1 p^r prefatos ulostrlsaimos dominos ducLk^am et du- 
cem iprii illu;;tri domino Rol>^rto, libcre rrfstiiucientur omnes terre 
et loca ac poise.-j-ione.'i et bona iramobiua ip-i domino Roberto per 
ip.-jos dominoa d'ici.>sam et diicem ac eorum cameram aprehensa post 
ehis domini Roberti biuc abitionem et abientiam; que quidem terre 
et loca, ac bona immobilia sunt: oppidum Castrinovi prope Ter— 
donam, loeu^ PoutU'iruDjni et loeiu Colami cum territorijs et perti- 

nentij.s suis, quas terra^ et que loca prefatus dominus Robertus 

recogno-scebat ab ip^i» illuitrLksimis dominLs diicissa et dux, nec uon 
IKjd:ies.sione3 Monti:s coleri et Yilleuove. Modo prefata illustrissima 
domina Bona duci^.sa, suo et dicto nomine pro esecutione predic- 
torum capitulorum ut^upra contentorum, sywnte, deliberate, et ex 
certa scientia, ac alia:5 omnibus, jiire, via, modo, causa et forma, 
quibu3 mtdiiis validius et efficatius potuit et potest, intervenienti- 
busque ibidem omnibus et oingulis solemnitatibus tam juris quam 
facti in similibus necesiarijs et consuetis, de novo recognovit et 
recognoscit ac per ensis evaginati tradicionem, investivit et iuve- 
.stit prefatum illucitris^imum dominum Robertum ibidem coram ipsa 
domina duci^sa reverenter flexis ^enibus, coustitutum, stipulantem 
et recipientem pro se eiusque filijs et descendentibus masculis et 
legiptimi.s et de leg-itimo matrimonio, lineaque masculina natis et 
nascituris in feudum honorificum, nobile et gentile, ac jure feudi 
bonorifici nobilis et gentilirs de predictis oppido Castri novi, ac locis 
Ponticuroni ac Colurni, cum territorijs et pertinentijs suis. Ac insuper 
de terra et valle lugani, prout ipsam terram et vallem tenebat ac de 
ea alias investitus fuit illustrissimus quondam dominus Octavianus 
Maria Sfortia vicecomes ab illustriss.° quondam domino Galeaz Maria 
duce cum mero et mixto imperio, gladij potestate et omuimoda ju- 
risdictione, ac in omnibus et per omnia quibus et prout continetur 
in prioribus feudalibus investituris in eundem dominum Robertum, 
factis de ipsis oppido Castri novi ac locis Pontiscuroni et Colurni, 
nec non investitura facta in prefatum quondam dominum Octavia- 
num Mariam de dicta Valle lugani. Que omnia et singula fecit et 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 293 



facit prefata illustrissima domina ducissa suo et dicto nomine ali- 
qiiibus legibus, decretis, statutis et ordinibus in contrarium facien- 
tibus non attentis maxime decreto edito anno curso Mccccxxiij. die 
sexto octubris incipiente providere volentes, nec non obstante aliqua 
promisione per prefatum quondam illustrissimum dominum Galeaz 
Mariam ducem facta comunibus et omnibus terre et vallis predicte 
lug-ani de non alienando aliquo modo vallem ipsam in aliquam per- 
sonam, pretereaque in eiiis quondam domini ducis fratres, cum id 
fecerlt ex leg'ittima et bona causa animum et mentem suam movente, 
ut ibidem ipsa domina ducissa dixit et protestata fuit ao dicit et 
protestatur. Quibus omnibus prefata domina ducissa suo et dicto 
nomine ex certa scientia et de sue potestatis plenitudine motu pro- 
prio derog'avit et derogat ac derogatum esse vult et intendit. Man- 
dans et mandavit prefata illustrissima domina ducissa sue et dicto 
nomine mag-istris intratarum suarum ordinariarum et extraordina- 
riarum ut prefatum illustrissimum dominum Robertum et predictos 
eius filios et descendentes in et ad possessionem et tenutam pre- 
dictorum oppidi et locorum ac bonorum utsupra in feudum con- 
eessorum, poneant et manuteneant. Comunibus vero et hominibus 
ipsorum oppidi et locorum ac vallis u t prefato domino Roberto et 
dictis eius filijs et descendentibus debitum fidelitatis et obedientie 
prestent juramentum. 

Reservata pro ipsis dominis ducissa et duce ac filijs heredibus 
et successoribus ipsius domini ducis superioritate ac reservato di- 
recto dominio, nec non reservatis alijs reservatis et exceptatis in me- 
moratis prioribus feudalibus investituris. Viceversa prefatus Ulu- 
striss. dominus Robertus coram prefata. Illus."** domina ducissa ut 
supra, flexis genibus constitutus, sponte et ex certa scientia, ac alias 
omnibus jure, via, modo, causa et forma, quibus melius, validius et 
efflcatius potuit et potest, debitam fidelitatis, liomagg'ij et obedientie 
prestitit et prestat juramentum in manibus prelibate lUustriss.® do- 
mine ducisse stipulantis et recipientis pro se tanquam ducissa ac 
prefato lUustriss.^ domino lo: Galeaz Maria duce, ac filijs heredibus 
et successoribus ipsius domini ducis pro predictis oppido et locis ac 
valle utsupra in feudum . concessis et investitis, manibusque suis 
corporaliter tactis scripturis super uno missali, promisit et juravit 



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294 I SANSEVERINO 



ac promittit et jurat ad sancta dei evang-elia specialiter et expresse: 
quod ab odierna die ia antea usque in perpetuum ipse dominus Ro- 
bertus eiusque filij et descendentes predicti erunt fideles, sinceri, recti 
et obedientes homines, vassali, feudatarij et subditi prefatis illustris- 
simis dominis ducisse et duci, ac filijs, heredibus et sueeessoribus 
ipsius doraini ducis, sicut eorum, veris, naturalibus et legitimis do- 
minis et neminera aliter viventera sen qui naturaliter vivere et mori 
possit, cuiusvis status, gradiis, condicionis, dignitatis et prehemi- 
nentie existat aut esse possit, etiam si de eo hic oporteret, men- 
cionem fieri specialem etiam si talia esset qui a predictis excludi 
posse diceretur, aut exclusus intelligi recognoscent in dominum suum 
immediatum, nisi prefatos dominos dueissam et ducem, filiosque et 
successores ipsius domini ducis pro predictis oppido et locis ac valle 
ut supra. Ac omnia agent pro viribus et posse suo ad honorem et 
statum prelibatorum illustrissimorum dominorum ducisse et ducis 
et ut supra. Et quod nunquam erunt, ne se reperient in aliquo trac- 
tatu, machinatione, consilio, opere vel facto, in quo vel quibus trac- 
tari modo aliquo contra prefatos dominos dueissam et ducem, nec 
contra eorum personas honorem vel statum, aut aliquid agerit, pro- 
pter quod prefati domini ducissa et dux et ut supra aut aliqui eorum 
perdant seu amitant personam aut membrum aliquod aut rem ali- 
quam quam de presenti tenent, seu in futurum tenebunt. Nec co- 
miterit aut pro posse comiti patientur aliquid propter quod prefati 
domini ducissa et dux et ut supra aut aliqui eorum offensionem 
aliquam recipiant quinimo si ipsi aut eorum aliqui sentient aut 
audient aliquid ex predictis contra prefatos dominos dueissam et 
ducem et ut supra fieri vel tentari toto eorum posse et omni conatu 
et industria impedient resistent et prohibebunt, ne id fiat: Et ul- 
terlus id per se vel nuncios aut literas, quanto citius poterunt pro- 
palabunt et manifestabunt. Nec ullo unquam tempore quovis modo 
facient aut tentabunt rem aliquam que pertineat aut cessura sit ad 
iniuriam seu cbntumeliam prelibatorum illustrissimorum dominorum 
ducisse et ducis et ut supra. Quin etiam ad omnem eorum et cuiusli- 
bet eorum requisitionem omneque mandatum, ut fideles, recti et obe- 
dientes ut supra et ut supra.... et fatient omnia, omni tempore ne- 
ccssaria et utilia servitia et obsequia in omnem fortune et temporis 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 295 



eventum, nec ob aliquaiii causam presentera, novam vel futurkm aut 
status varietatem, seu diminutionem ab obedientia et fidelitate pre- 
libatorum illustrissimorum domiuorum ducisse et dncis et utsupra 
sese retrahent vel abstinebunt. Et si quid eis vel alicui eorum in 
secreto per ipsos dictum vel commissum fuerit id nemini sine eorum 
licentia manifestabunt, nec aliquid faeient propter quod paudatur. Et 
consilium quod ab eis vel a aliquo eorum petetur illud, seeundum 
sibi datam ab eterno deo prudentiam fidele et inmaculatum presta- 
bunt. Et deuique orania et sing'ula omni tempore agent et adimple- 
bunt pro posse et omni eorum industria, que agere debent boni, sin- 
ceri et obedientes homines, vassali, feudatarij et subditi erga na- 
turales et directos dominos et superiores suos bona fide sine fraude, 
et in omnibus et per omnia prout requiritur et fieri debet ex natura 
cuiuslibet solemnis fidelitatis et prout in forma et seeundum formam 
capitulorum utriusque fidelitatis tam scilicet nove quam veteris, et 
prout in ea forma continetur. Et hec omnia et singula promisit et 
juravit et promisit et jurat prefatus illustrissimus dominus Robertus 
sub eius et omnium bonorum suorum mobilium et imobilium pre- 
sentium et futurorum obligatione et vinculo juramenti. Renunciantes 
et renunciaverunt prelibata illustrissima domina ducissa suo et dieto 
nomine, et prefatus illustrissimus dominus Robertus vicissim exce- 
ptioni non facte predicte recognitionis et renovationis predictarum 
feudalium investiturarum, modo et forma predietis et non prestite 
predicte fidelitatis, predictorumque omnium et singulorum non sic 
actorum et gestorum ac omnibus probationibus et defensionibus in 
contrarium. Supplensque prelibata illustriss.^ domina ducissa suo et 
dicto nomine ex certa scientia et de sue potestatis plenitudine, om- 
nem defectum solemnitatis tam jure quam facti, que in premissis 
dici posset fuisse servanda. De quibus omnibus et singulis prelibata 
illustrissima domina ducissa* suo et dicto nomine jussit et jubet, pre- 
fatusque illustrissimus dominus Robertus rogavit et rogat per me 
Johanem Antonium de Girardis papiensem notarium publicum ac 
cancellarium infrascriptum publicum confici debere instrumentum 
unum et plura eiusdem tenoris. Actum in castro porte Jovis inclite 
civitatis mediolani in camera cubicolari prelibate illustrissime domine 
ducisse, presentibus Illustri et excelso domino Ludovico maria sfortia 



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296 I SANSEVERINO 



vicecomite, duce Bari, ducali gubernatore, et mag-nificis dominis Petro 
francischo vicecomite, comite Johanne Bonromeo, et petro de landriano 
consiliarijs ducalibus, nec non magnifico et strenuo milite domino 
Alberto Vicecomite de Aragonia ducali armorum ductore, ac Bar- 
tholomeo Calcho secretario ducali testibus, notis, idoneis ad premissa 
vocatis et roffatis. 



(Sc^. Foiicli: Lugnno). 



32.1. 

1483, diceml)re 29. 

Instrumentum assignationis, et feudalis investiture factarum 
Illus.° et Rev.° domino Ascanio marie sfortie vicecomite etc. 

In Nomine domini amen, anno nativitatis eiusdem millesimo 
quadring'entesima octuagesimo tertio indictione prima die dorainico 
vigesimo nono mensis decembris. Quo illus. et Rev. dominus Asca- 
nius maria sfortia, vice comes dei gratia apostolicus prothonotariusetc. 
honorificentius commodiusque eius vitam ducere queat: quemadmo- 
dum gradui et dignitati convenit sue, in eiusque solita fide et devo- 
tione erga illustrissimum principum et excelsum dominura Joannem 
Galeaz mariam sfortiam vicecomitem ducem mediolani etc. eius ne- 
potem persistere, prout eius omnino mentis et dispositionis esse ibi- 
dem afBrmavit et afflrmat, meritoque ab celsitudine sua se amari, be- 
neque tractari cognoscat, attento etiam quod anno curso Mcccc°lxvij. 
die xxiiij.° mensis februarj per illustrissimam dominam ducissam 
matrem prefati illustrissimi domini Ducis, tanquam ducissam et tu- 
torio nomine ipsius illus."^' domini ducis provisum fuit illustribus do- 
minis eius illus.™' et Rev.™' domini Ascanij marie fratribus omnibus 
ipsius illus.™' domini ducis patruis cum reassignatione et renuncia- 
tione ipsorum fratrum omniumjurium dotalium illustriss. quondam 
felicis memorie domine Blance marie olim ducisse eorum matris ob- 
servantissime, quemadmodum publico constat instrumento tradito et 
rogato per me notarium et cancdlarium infrascriptum ad quod debita 
hnbeatur relatio, et in hodiernum usque aliter prefato domino Ascanio 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 207 

marie provisura non est: nec par ipsum dominum Ascanium aliquibus 
eius juribus dotalibus proportione sua renunciatum prefatus dominus 
Dax in presentia et cum licentia, auctoritate et consensu illustriss.' 
et excelsi domini Ludovici M. Sfortie vicecomitis Ducis Bari eius 
patrui, ac tutoris et administratoris, locumteuentisque generalis; 
sponte et ex certa scientia, ac alius omnibus jure, via, modo, causa et 
forma quibus melius, validius, et efflcaeius potuit et potest, assignavit 
et assignat eidem illustrissimo et Reverend.° domino Ascanio marie, 
ibi presenti, stipulanti et recipienti pro se eiusque heredibus, legitime 
successoribus, ac pro illis omnibus qui eidem domino domino Ascanio 
marie, succedere legittime potuissent tam ex testamento quam ab 
intestato, aut aliter ex contractu in dote ac bonis dotalibus prefate 
quondam illustrissime domine eius matris a Kalendis mensis septem- 
bris proxime preteriti in antea annualem provisionem ducatorum 
tredecim mille quingentorum a libris quattuor imperialium pro du- 
cato, super qua provisione eidem domino Ascanio marie, stipulanti 
et recipienti ut supra assignavit et assignat intratam omnem et pro- 
ventum Burgi et vallis Lugani, loci mendrisij plebis balerne et loci 
villenove, agri Novariensis et Comensis eorumque territoriorum et 
pertinentiarura pro rata, non obstantibus aliquibus hactenus quomo- 
documque et qualitercumque factis, concessionibus, assignationibus et 
alienationibus intratarum reddituum et proventuum ipsorum locorum 
seu partis ipsorum, quas quidem concessiones assignationes et alie- 
nationes idem dominus dux cum auctoritate ut supra, ex certa scientia 
et de eius potestatis plenitudine, cassavit, irritavit, revocavit, et an- 
nuUavit, ac cassat, irritat, revocat et annullat perinde, ac si nun- 
quam facte fuissent, etiam si de eis vel aliqua earum hic habenda 
foret mentio specialis et expressa etiam in individuo ; reliquum vero 
dicte provisionis preter predictam intratam locorum predictorum as- 
signavit et assignat eidem domino Ascanio marie, super eius domini 
ducis alijs quibuscumque intratis, donec celsitudo sua id responderi 
potuerit super intratis aliorum locorum et bonorum immobilium. Que 
qnidem loca, et bona prefatus illustriss. dominus dux promisit et pro- 
mittit prefato domino Ascanio stipulanti et recipienti ut supra fore 
ex primis, que ad eius ducalem cameram pervenire contingent. De 
qua provisione prefatus Illus. et Reverend. dominus Ascanius maria 



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298 I SANSEVERINO 



eiusque heredes ut supra, disponere et facere possint pro libito eorum 
voluntatis. Que omnia et singula prefatus illustriss. dominus dux cum 
licentia et auctoritate ut supra promisit et promittit prefato illus.° et 
Rev.o domino Ascanio marie, stipulanti et recipienti ut supra attendere 
et inviolabiliter observare sub fide legalis principis, ac obligatione om- 
nium bonorum suorura raobilium et immobilium, presentium et futu- 
rorum. De qua annuali provisione prefatus dominus Ascanius maria, 
ibidem dixit et protestatus fuit, ac dicit et protestatur versus prefatuni 
illustrissimum dominum Ducem, stipullantem et recipientem, se esse 
tacitum et contentum tum pro dote et juribus dotalibus prefate illu- 
striss.® quond. domine Blance Marie olim Ducisse eius matris, tum pro 
omni alia quavis causa qua idem dominus Ascanius maria, de cetero 
petere, dicere vel allegare posset versus prefatum illustrissimum domi- 
num Ducem. Quibus quidem doti, et juribus dotalibus, et ut supra, pre- 
fate illustrissime quondam domine Blance idem dominus Ascanius 
maria, ex certa scientia renunciavit et renunciat, nisi essent alia jura 
que eidem domino Ascanio occasione reddituum seu fructuum pre- 
misse dotis tantum, et alterius cuiuscumque successionis, undecumque 
sibi delate supervenissent post mortem ipsius illustrissime domine eius 
matris, quibus talibus juribus superventis, intendit pro futuro tem- 
pore tantum et non pro preterito fore derogatum. Preterea volens 
prefatus illustrissimus dominus dux eius munificentia et liberalitate 
uti erga prefatum illustriss."^ et Reverend."* dominum Ascanium 
mariam eius patruum, ut is magis intelligat ab eo domino Duce 
amari. Idem dominus Dux cum licentia et auctoritate ut supra ex 
certa scientia ac alias omnibus jure, via, modo, causa et forma, 
quibus melius, validius et efflcatius potuit et potest, intervenienti- 
busque ibidem omnibus et singulis solemnitatibus tam juris quam 
facti in similibus necessarijs et consuetis prefato domino Ascanio 
marie ibidem coram ipso domino Duce reverenter flexis genibus con- 
stituto stipulanti et recipienti pro se, et dictis eius heredibus legit- 
time successoribus, masculis tamen et legitimis et de legitimo ma- 
trimonio, lineaque masculina natis et nascituris predictis Burgum 
et valle lugani, locum Mendrisij plebem Balerne et locum ville nove, 
cum omnibus villis, locis, et territorijs eorum. Nec non arces Mur- 
cbote et capitis lacus, ac eundem dominum Ascanium stipulantem 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 290 

et recipientem ut supra de ipsis burg-o et valli, ac locis et plebe, 
ac arcibus cuiusvis utsupra per ensis evaginati traditionem investi- 
vit et iavestit in feudum honorificum, nobile et gentile, antiquum 
paternum et avitum, cum separatione ab omni mero et mixto irn- 
perio g'ladij potestate, et omnimoda jurisdictione potestate et obe- 
dientia civitatum Cumarum et Novarie, ac aliarum quarumcamque 
Civitatum, terrarura et locorum, quibus subesse dicerentur, sen re- 
perirentur, in quibus prefatus illustriss. dominus dux cum anctoritate 
ut supra ex certa scientia, et ut supra voluit et declaravit, ac vult 
et declarat per prefatum dominura Ascauium et suos ut supra, merum 
et mixtum imperium, gladij potestatem et omnimodam jurisdictio- 
nera decetero posse exercerl, non obstante decreto de majore magi- 
stratu et alio quocumque incontrarium faciente, quibus omnibus ex 
certa scientia prefatus illustriss. dominus Dux cum anctoritate ut 
supra derogavit et derogat ac derogatum esse vult, et intendit, ita 
et taliter quod prefatus dominus Ascanius et sui ut supra omnino 
exempti et soliti siut a dicto decreto prout erat quondam magnificus 
Nicolaus Picininus, ac cum omnibus territorijs, aquis, aqueductibus 
et juribus aquarum molendinis, terris, pratis, buschis, nemoribus, vi- 
neis, campis, pischerijs, venationibus, ac omnibus ipsorum locorum, 
villarum et territoriorum ac fortiliciorum juribus et pertinentijs, nec 
non regalijs quibuscumque ac cessiona jurium et actionum transla- 
tione dominij et possessionis, positione in locum, jus et statum suum, 
et Camere sue de et pro predictis in feudum concessis. Constitutione 
missi et procuratoris in rem suam; salvo tamen ipsi domino duci 
jure superiori tatis, et infrascripte fidelitatis ac reservatis pro ipso 
domino Duce et camera sua gabella salis, et datijs mercantie et fer- 
raritie ac tractagualdorum. Que quidem Gabella et datia non sunt 
propria dictorum gualdorum, sed ad civitates in quibus generaliter 
incantantur spectant et pertinent, ac ea in ipsis locis exerceri et 
exigi debeant pro ut hactenus exerceri et exigi consueverunt. Nec 
non reservatis taxis equorum et logiamentis gentium armigerarum 
ipsius domini ducis, ac etiam reservata suprascripta assignatione 
intratarum facta prefato domino Ascanio, que non cadat nec com- 
prehensa intelligatur in presenti feudali investitura. Viceversa pre- 
fatus illustrissimus et Rev. dominus Ascanius maria premissam 



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.300 I SANSEVERINO 



pheudalem investituram recipiens cum infinitis gratiarum actionibus 
personaliter flexis genibus humiliter ut supra constitutus coram pre- 
fato illustriss.o domino Duce in manibus eiusdera domini Ducis sti- 
pulantis et recipienti^ pro se eiiisque filijs et descendentibus ac liere- 
dibus et successoribus in Ducatu debitum fidelitati homagij et obe- 
dientie prestit et prestat jiiramentum, ac manibus suis eorporaliter 
tactis scripturis super uno missali promisit et juravit, ac promittit 
et j urat ad sancta dei evangelia specialiter et expresse. Quod ab 
hodierna die in antea ipse dominus Ascanius maria et sui ut supra, 
erunt fideles, sinceri, recti, et obedientes homines, vasali, pheudatarij 
et subditi prefato illus. domino duci, filijsque et descendentibus ac 
heredibus et successoribus suis predictis, sicut eorum veris, legiti- 
mis et naturalibus dominis, et neminem alium visentem, seu qui 
naturaliter vivere et mori possit cuiusvis status, gradus, dignitatis, 
preheminentie, et condicionis existat, aut esse possit, etiam si de eo 
hic oporteret mentionem fleri specialem etiam si talis esset, qui a 
predictis excludi posse diceretur, aut exclusus intelligi recognoscent 
in dominum suum immediatum, nisi prefatum illustriss ™ dominum 
ducem et suos ut supra pro dictis locis ut supra in feudum concessis: 
Ac omnia agent pro viribus, et posse suo ad honorem et statum 
ipsius domini Ducis et suorum ut supra et demum promisit et 
juravit, ac promittit et jurat prefatns Illus. et Reverend. dominus 
Ascanius maria ea omnia facere et servare, ac adimplere ad que 
obbligatus est, et tenetur ex natura eiuslibet solemnis fidelitatis, 
ac in omnibus, et per omnia secundum formam capitulorum nove 
et veteris fidelitatis, sub ipotheca et obligatione omnium bonorum 
suorum mobilium et immobilium presentium et futurorum, et vin- 
culo juramenti, nec non refectione et restitutione omnium et sin- 
gulorum damnorum, interesse et expensarum, que proinde fierent, 
et paterentur per prefatum illus triss.'" dominum ducem et suos u t 
supra. Renunciantes et renunciaverunt prefati Illustrissimus domi- 
nus Dux cum licentia et auctoritate ut supra et illustriss. ac Reve- 
rend. dominus Ascanius Maria, vicissim exceptioni non factarum pre- 
dictarum assignationis, renunciationis et pheudalis investiture modo 
et forma predictis et non prestiti predicti juramenti fidelitatis et non 
factarum predictarum promissionum et obligationum predictorumque 



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FEUDATARl DI LUCiANO E HALEHNA '.M 



omnium et siugulorum non sic actorum, et gestoruin, ac omnibus 
probationibus et defensiouibus ia coiitrarium. Demunque supplens 
et supplevit pref. illustrlss. dominus dux, ex certa seientia et de eius 
potestatis pleaitudiae cum auctoritate uts.*^ omnibus et singulis 
solemnitatibus tam juris quam facti, que ia premissis diei possent 
fuisse servanda: Ac mandaas et mandavit magfistris intratarum sua- 
rum ordiaariarum et extraordinariarum, ceterisque officialibus, et 
subditis, suis presentibus et futuris, ut omnia et siagula suprascripta, 
ut in presenti instrumento contenta firmiter observeat et faeiaut 
inviolabiliter pro quaato eius gratia caripeudunt observari aliquibus 
legibus, decretis, statutis, et ordiaibus ia coatrarium facieatibus nou 
obstantibus, et maxime deeretb coadito curso 1423 die sexto octobris 
iacipiente providere voleates. Quibus omuibus et siagulis, idem do- 
miaus dax cum auctoritate ut supra ex certa scieatia, ac de eius 
potestatis pleaitudiae ia quaatum premissis obviareat, vel aliam 
formam dareat derogavit et derogat, ac derogatum esse vult: et 
iateadit, Commuaibus vero et homiaibus predictorum burgi et vallis 
lugaai, meadrisij, plebis balerae, et ville nove, ac villarum locorum 
et territoriorum suorum preseatibus et futuris ut prefato illus.^ et 
Revereadissimo domiao Ascaaio marie, et suis ut supra, ac eius et 
eorum cuicumque legitimo ia eius, et eorum maaibus debitum fi- 
delitatis et obedieutie prestent jurameatum cumque et suos ut supra 
ia eorum domiaus et superiores decetero recogaoscaat. Reservata 
superioritate et fidelitate prefati illustriss.' domiai ducis. De quibus 
omaibus et siagulis prefatus illustriss. domiaus Dux cum auctoritate 
ut supra, jussit etjubet; prefatusque illustriss. et Reveread. domiaus 
Ascaaius maria rogavit et rogat per me Joaaaem Autoaium de Gi- 
rardis papieasem aotarium publicum ac eiusdem illustrissimi domiai 
ducis Caacellarium iafrascriptum pubblicum coafici debere iastru- 
meatum uaura et plura eiusdem teaoris. Actum ia arce porte jovis 
Mediolaai videlicet ia camera cubiculari prefati illustrissJ domiai 
ducis, preseatibus magaifico domiao Beraardo oricellardo oratorc 
excelse rei publice floreatiae, mag'uifico domiao Aatoaio de pisauro, 
milite illustrissimi domiai Coastaatij Sfortie pisauri etc. oratore Reve- 
read.^ domiao Leoaardo Sfortia apostolico protoaotario. Revereadi 
domiao Ibleto de flisco apostolico protoaotario, magaifico domiao 



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802 1 sansp:verino 



Joanne Jacobo ricio, magnifico domino philippo de Eustachio arcis 
predicte castellano, magnifico domino Petro Birago consiliarijs. Do- 
mino Bartholomeo chalco et R. domino Jacobo Antiquario secreta- 
rijs prefati illustriss.* domini ducis, omnibus testibus notis idoneis 
ad premissa vocatis et rogatis. 



(Rr(j. Duc. MM., foL 105 t."") 



XII. 

14S;{, geiinaio 0. 

Comuni et hominibus Burgi Lugani et eius villarum et locorum 
et territorij. 

Haveudo uuy de presenti concesso et assignato al Ill.°^o ^^ Re- 
verendissimo monsg."* Aseanio maria Sforza vesconte nostro cariss ™° 
Barba tutti li datij et intrate de quello Borgo et soi lochi et ville, 
et territorio et pol investitolo in pheudo dessi Borgo et lochi et ville 
et territorio, volimo et ne comraettimo che ad esso mons." nostro 
Barba o ad qualuncha suo legitimo messo debiati prestare debito 
Juramento de fedeltk et obedientia et da m6 inanti recognoscerlo 
per vostro Superiore et signore reservata la superioritii, nostra, dai 
quale non dubitamo sarete sempre ben governati et tractati. Me- 
diolani die vj Januarij 1483. 

In simili/orma: 

Comuni et hominibus plebis Balerne et ejus villarum, locorum 
et territorij. 

Comuni utsupra Mendrisij utsupra. 

Comuni Villanove utsupra. (*) 

(Rt*(j. Miss., n. 15 7). 



(*) Lettera consimile a Morcole in data 12 gennaio 1483. 



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f 



FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 303 



XIII. 

1484, agoslo 21. 

Capitaneo procuratoribus Commuuibus et Consilio generali Vallis- 
lug-ani. 

Non solo de consentimento et optiraa voluntk del 111. et R."»<^ 
cardinale Moiis.*"® Ascanio, nostro Barba, ma ancora de suo consilio 
liabiamo deliberato restituire quella Valle al 111. S.'"® Robertho da 
Sanseverino, et al prefato Monsig*.^« in loco dessa valle damo equi- 
valente, anche meliore recompensntione. Pero voleino che al pre- 
fato S.^® Robertho o in suo nome in mau del egregio doctore messer 
hippolito marsilio suo messo presente exhibitore, prestati debitoju- 
ramento de fidelitJi, como e costume de subditi et vassalli verso il 
suo sig^nore, reservata tamen nobis superioritate prout in talibus 
eonsuetum est; et cossi doppo il juramento non men gli sareti fi- 
deli et obediente como eravati al prefato R.™° Mons»*®, ma ancora 
§"11 respondereti de tutte lintrate future, a die appreliendende pos- 
sesdonis, como solevati responder ad mons.''® Quo vero al'intrate 
passate, et del anno presente volemo, che le passate et del anno 
presente dai che Mons.^® fu investito dessa Valle usque in diem 
apprehendende possessionis, licet li termini constituiti alli datiari, 
fictabili et debitori guardasseno nel tempo ad venire, et cossi tutti 
li debitori vegphij del tempo passato vsque ad eam diem posses- 
sionis apprehendende sieno desso mons.^® Quo vero alli fructi dele 
possessione si que extant, volemo che li fructi maturi et ricolti per 
esso mons.^ aut suoi fictabili sieno desso mons/®, et cossi li ficti 
per quelli devuti. Colligendos vero a die ipsius apprehensionis, vo- 
lemo sieno desso S.^® Robertho : et cossi declaramo adcio non possa 
seguire errore iniungendovi che cossi mandati ad effecto. Mediolani 
die xxj Augusti 1484. 

1)1 simili forma scriptum ficit mutatis miitandis: 
Petro moscheto Castellano et hominibus Murchoti. 
Antonio de Capite lacus Castellano arcis capitis lacus. 



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304 I SANSEVEHINO 



Bartholomeo Baldizono Castellano et hominibus ac fictabilibus 
Villenove agri nouariensis. 

La lettera ai comuni e nomini di Mendrisio e dellapiete di Balerna, 
d'egual contemito, porta la data del 29 agosto. 



(Rcg. Miss., //.** lOi'j. 



XIV". 

14S4, agosto 27. 

Cousilio, Comuiiibus et homiuibus vallis lugfani. 

Havemo inteso quanto per lettere de M. Ipolito di Marsilij de 
25 del presente ne b significato della renitentia et diflBlcult^ per vuy 
usata in consig'narli et prestarli la fidelitJi de quella valle como a 
messo mandato dai Sig.'® Robertho al quale Ihavemo restituita se- 
cundo per le nostre presentatevi per esso messer Ipolito doveti havere 
inteso. ■ Delch^ ne liavemo preso non picolo dispiacere et indignatione 
persuadendone che per vuy alle nostre lettere non dovesse esserc 
prestato cosi pocha obedientia. Per tanto ve replicamo et coman- 
diamo che visis presentihcs et om7ii et minima mora sublata debiati 
ad esso messer Ipolito ad nome et como messo del prefato Sig.** Ro- 
berto consignare dicta valle et jurarli la fidelitti, secundo nelle altre 
nostre se contene; avisandove che se ad questa nostra replicatione 
ve rendereti difflcili che procederemo contra di vuy senza alcuna 
remissione et vi tractarerao de ribelli inobedienti et inimici del stato 
nostro; certificandovi che haveti ad stare de bona voglia et persua- 
dervi recevere da sua Sig.*"^^ ogni bono tractamento. Mediolani 27 au- 
gusti 1484, 

(/ic</. Miss,, n."" 102), 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 305 



XV. 

1484, sottembre 15. 

Coinmunitatibus et hominibus Vallis lugaiii. 

Noi intendemo che voi usati renitentia ad zurare la tidelitk ad 
Domino Ipolito di Marsilij ad nome del 111. Sig".*^ Roberto per havere 
voi privillegfio et promissione da noi sottoscripta de mano nostra 
propria e del 111.™*^ S. Lodovico uostro Barba et locuntenente gene- 
rale che quella valle non saria per noi alienata ad veruno salvo ad 
111. nostri fratelli o barboni del sangue nostro, la quale difflcultk non 
ne pare necessaria che voi faciati perochfe como doveti intendere el 
prefato S.^ Roberto k del nostro sangue, et nostro barba licet non 
sia fratelo del Ill."^<^ S. nostro patre; et per6 per le predicte rasone et 
per ogni altro bono et degno respecto, ne dicemo et commettiamo 
che remosta ogni exceptione debiati zurare la fidelitk ad esso d. Ipo- 
lito ad nome del prefato S. Roberto como per altre nostre ve havemo 
scripto non obstante dicto privillegio al quale per queste nostre der- 
rogamo; et perchfe crediati questo procedere de mente nostra et del 
prefato S. Ludovico nostro barba, havemo tutti doi sottoscripta la 
presente de nostra propria mano. Mediolani die 15 septembris 1484. 

Dux Mediolani etc. 
LuDOvicus M.*^ Sforza etc. 

B. C. 

(Rcij, Miss., n. W e). 



XVI. 

1484, agosto 'M 

Capitaneo vallis lugani. 

Intesa per la vostra lettera la difficoltk chel castellano de Murc6 
adduci in dovervi consignare quella forteza se non ha lettere prima 
sottoscripte de mano propria del 111. ef Rev."*<> Mons.*^ Ascanio no- 

PlRIODICO SOCIBTA STORICA CoMEKSE — YU. II (fuC. 4). 21 



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306 I SANSEVERINO 



stro barba. Gli repplicamo de novo quanto ci 6 parso expediente aci6 
che senza dicta littera, noa possendosi havere per labsentia da qui 
del prefato mon.**®, vi consigni liberamente dicta forteza; et cosi 
credemo che senza piti dificultk el fark, dandoli voi li debiti con- 
trasegni, maxim chel secretario depso mons.»*® quale k qu\, gli ha 
mandato ad dire essere questa ancora lultima mente de sua Sig.»"^. 



Mediolani 30 auffusti 1484. 



o'^ 



(Re(j. Mis8., n. 162), 



XVII. 

1484, agosto 30. 

Castellano Arcis murcoti. 

Messer hyppolito de marsilijs quale h stato maadato li dai 111 ™<> 
Sig.''® Roberto da Sanseverino per preheudere ad iiome suo la pos- 
sessione de quella forteza ne avisa per sue lettere che quantuncha 
te habia facto dire como Ihe lettere nostre ad ti directive, che dan- 
doti luy li contrasigni che hay depsa forteza tu la debij consignare 
et relaxare in mane sue, nientedemeno gli hay facto respondere che 
non intendi relaxarla, se prima non ne ha commissione speciale per 
lettere sottoscripte de man propria del 111.°*^ et Rev."^<> Mons.** Asca- 
nio nostro Barba. Vnde per questa te dicemo et commandamo che 
liberamente et remosta omne exceptione debij consignare quella for- 
teza in possanza del prenominato messer hjppolito tutta volta che 
luy te dark li debiti contrasigni etiam che non habij altre lettere 
sottoscripte de man del prefato mons.**® nostro Barba, perchfe ritro- 
vandose luy absente da qui non h possibile che le possi havere, et 
la mente de sua R"** S.^'* h omnino che tu consegni dicta forteza 
al predicto messer hyppolito, como Cavalchino Guidobono secretario 
depsa ha facto intendere al messo tuo quale hay mandato qui per 
questa ragione. Et quando pur dubitasti de ci6 ricevere danno et 
graveza in lavenire eo casu, per la presente promettemo de relevar- 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 307 



tine in tucto indemne. Sich^ non mancaray per cosa alcuna de fare 
la consigfnatione de quella forteza in mano del prenomiuato M/ 
liyppolito. Mediolani die xxx°^^ Augusti 1484. 

B. C. 

(Rctj. Cfist.f n. 55), 



XVIII. 

1484, seltembre 18. 

Communibus et hominibus vallis Lug^aui. 

Sonno stati qui da nuy li vostri Ambassatori li quali havemo 
auditi, et da loro inteso le rasone clie hanno adducte per le quale 
ne monstrate et faceti tanto renitenti et retrogradi ad zurare la fi- 
delitk ad D. Ipolito de marsillj in nome dell 111. S.*^ Roberto, contra 
quello che per pid nostre lettere ve havemo scripto. Noi hemmo 
preso grande admiratione dela venuta dessi vostri ambaxatori, et 
de tanta vostra renitentia havendo voi inteso la mente et voluntk 
nostra che 6 che omnino feciati dicta fidelitk como etiam de pre- 
sente havemo appertamente resposto ad essi vostri ambaxatori. Deli 
quali lassiamo de presente retornare solamente ad osisa provino da 
Fossato adciochfe ve facia intendere la totale deliberatione et dispo- 
sitione nostra: et li altri sestarano qui finchfe intenderemo habiate 
prestato la obedientia al prefato S."*® Roberto, et per questa casone 
mandiamo^ ancora li lo nobile petro polo pegio noster familiare pre- 
sente latore. Sichfe voliate hormay removervi de tanta pertinatia et 
fare dicta fidelitJ» : la quale facendo senza altra difflcultk ne demora, 
sereti per excusati et per la dureza passata non ne patireti danno 
ne male alcuno. Ma quando perseverasti veneremo ad altre provi- 
sione et executione como convene fare contra ribelli, secundo ancora 
intenderiti da esso petro polo al quale crederiti come ad noi proprij. 

Mediolani die 18 Septembris 1484. 

(Recj. MLss., n. 162). 



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308 I SANSEVERINO 



x:ix, 

, 1512, liiglfo 1. 

Octaviaaus Maria Sfortia Vicecomes, Comes Meltij et Episcopus 
laudensis ac sanctissime lige et IH."*' domini domini diicis Medio- 
lani locumtenens g-eueralis. Considerando nui la graa devotione, fede 
et sinceritk di cose quali ali tempi passati iu ogni actione publica et 
privata ha sempre monstrato el R ™o Monsig.*"® protonotario apposto- 
lico Mons.^® Leonardo Vescoute, abbate de S.^ Celso de Milano, verso 
lo Iil."^<^ Sig.^* Ludovico sforza, Duca de milano, coii exponere la 
facuM et honori postposito ogni periculo dela vita et essere suo sup- 
portando carcere et depopulatioue de roba, exilij et vilipendij con 
gran.°^<^ exterminio per aflFectione haveva ala exJ^ del prefato quon- 
dam Sig ™ Duca et Casa sua, parendone debito nostro de restaurarlo 
ia parti de tanti benefitij et servitij ricevuti da luj : richesti anchora dai 
prefato Monsig/® protonotario appostolico, per tenore de le presente do- 
namo, coneedemo et conferimo per li benemeriti soi al prefato Mons.^® 
protonotario come benemerito: la term d^ lugano con la talle, Va- 
rese con la plebe et vicariato, luzuno con la plebe, brebia con la 
plebe, la terra da leco et la podestaria da Mazenta con le pertinentie 
de dicte terre con omnimoda jurisditione ac etiam con facultk de 
exigere datij, gabelle et ogni intrata et emolumenti soliti exigere 
al tempo del 111.°*^ Sig.^® ludovico olim duca de Milano: et questo 
per le presente donamo et coneedemo ita chel prefato Mons.*^ ne 
possa disponere de le predicte terre, pertinentie, jurisditione et ut 
supra ad ogni suo arbitrio tanto in vita quanto in morte, et questo 
privilegio et donatione voliarao se extenda et comprehenda non 
solum al prefato Mons/® ma etiam ali soy heredi et sucessori et 
quibus dederit, ac etiam si fusseno heredi extranei li quali de jure 
non potesseno sucedere seu per decreto et statuto, ordine fosse di- 
sposto in contrario ali quali ex certa scientia, motu proprio et de 
nostre plenitudine potestatis derogamo etiam se ftisseno tale dale 
quale se ne havesse de fare spetiale mentione. Comandando a tutti 



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FEUDATARI DI LUGANO E BALERNA 309 



li subditi de dicte terre et log-lii con le sue pertlnentie et jurisditione 
chel prefato Mons.**® protonotario prestano debita obedientia et ri- 
spondeno de le solite intrate senza exceptione alcliuna et obediscono 
il prefato Mons/® como la nostra persona propria pregando ex nunc 
lo IlL'"^^ SigJ^ Maximiano Sforza Duca de Milano che dicta nostra 
concessio^e et donatione volia havere rata et ferma et per suo au- 
tentieo privilegio confirmare et al dicto MonsJ® protonotario etiam 
de novo donare et stabilire, cossi ricercando la devotione et bene- 
meriti soi, cum omnibus donationibus factis per prefatum 111."* do- 
minum dominum ludovicum sfortiam et cum omnibus suis juribus 
et pertinentijs ae etiam per presentes confirmamus omnes donationes, 
coneessiones faetas etiam oretenus per prefatum 111.™ qdm dominum 
dominum ludovicum sfortiam olim ducem mediolani. Dat. Mediolani 
die primo Julij M.° quingentesimo duodecimo. 

Octavianus Maria sfortia vicecomes electus laude et mediolani 
gubernator. 8ignat. et sigillat. et registrat. in fol 15 a tergo. 

{Sczione Fcudi: Lngano). 



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FRANGESCO 
\ soldo di Milano e di Venezia 

I 
ALOIGI 

idi Milano, Filippo Maria Visconli. Da auesto 
*o nel 1438 feudatario di Lugano, Mendrisio, 
altre terre del Pavese. (f 1447, aprile) 
ra. 
Caterina .... 
ji- 1469, marzo 14). 



AMERIGO 

')tlicne dallo Sforza, sotto cui 

onlro la Repubblica Ambro- 

:^ntrate di Gnemme e Roma- 

*. lett. dacale 18 luglio 1449 

Jione al referendano di No- 

/. dipi). Dai 1450 innanzi feu- 

^li pure di Lugano, Balerna 

';) (f prima dell ottobre 1465). 

30 ottobre 1465 di Aloisia da 

.no al nipote Ugone q. Ame- 

rico. CarL dipt.), 

GlOVANNA .... 

\ia lettera da Lugano in data 
josto 1460. [Cari dipl). 



< 



UGONE 

lavio nel Genovesalo. (V. Miss. 27 novem- 
Gavio. Cart. dipL). Feudatario di Lugano e 
)nio, Aloigi e Francesco da Sanseverino; al- 
6 al soldo di Venezia per pientrare toslo a 
ui riebbe Ia meta delle entrate dei feudi per- 
per Pandino infeudato a Lodovico il Moro. 
anno ripristinato feudatario di Lugano, ecc. 
lio, passalo dopo al figlio. Nel 1491 creato del 
•nsiglio segreto ducale. 

m. 
RA Maroherita Simonetta 
la, figlio ad Angelo cancelliere ducale e fra- 
) Cicco Simonetla. Maritata nel 1469. 



2) FiNA db'Rangoni 

1a Modena, mar. cipca il 1484. 



AMLRIGO 

Dai 1486 feudatario di Porlezza, acquista- 
1)7) di Pandino. Secondo i manoscritti Sitoni 
TEste, figlia del marchese Sigismondo, e ne 

Flora Margherila. Americo viveva nel 1520 
in Padova. 

tani a proposUo deijigli di Francesco c delle 
chd tuiValtro chc atiendibill, omellemmo), 

)o ci fa qaiQdi possibile trovare il ramo che aniss« ^oeiU SanuTeria 



GlOVANNA 

m. 

LoDOYiGO Castiolioni 

figlio del cav. e consi- 

guere ducale Battista. 



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X 



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VARIETA. 



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NOTIZIE SUL COMUNE DI TORNO 

SUGLl UMIL.IATI CHE- VI TENEVANO CASA (*) 



X. USi^. Milano, J I ffin'Jf*^» IS7^. 



Al M. R. Sac, D. Baldassare Beniasconi, Prewsto di Torm. 

SuU'esistenza di fabbriche di pauni in Torno ecco quanto rac- 
cogliesi dai nostri documenti: 

Nella secouda metk del secolo decimo qiiinto il comune e g'li 
uomini di Torno implorarono dai duca di Milaiio di poter condurre 
e vendere i loro panui in qualunque cittJi e terra del dominio. Si 
legge nella supplica che, situato quel borgo in montagna e in ter- 
reno sterilissimo, dai quale raccoglievansi cereali sufficienti soltanto 
per un mese, e vivendo quegli uomini deir esercizio della lana, si 
troverebbero costretti ad abbandonare la patria, quaIora avesse a 
mancare lo smercio dei loro panni. 

In una preziosa informazione statistica del 10 febbraio 1628 sul 
borgo di Torno, in occasione che dai fisco volevasi infeudarlo al 
capitano Gerolarao Porrone , fra molte altre curiose notizie, leggesi : 
« Altre volte vi erano lavorerj di lana et era di quantitk di fochi che 
non 6 di presente, ma per le guerre e molte gravezze, si sono levati 
i lavorerj suddetti, per essere morta molta gente di essa terra et molta 
fiiggita et andati ad abitare in altri posti. » Nessun cenno dunque 
che g! i Umiliati vi tenessero o vi avessero tenuta casa. II Canti, 



(*) Nota (lolla Sr)vrinlendonzn do^li Arohivi di Stulo lomhnrdi i n Milnnr 



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314 VARIETA 



nelVApp€?idice' C alla Storia di Milano, dk la nota delle case degli Uini- 
liati nella diocesi di Como, fra le quali non fig'ura quella di Torno. 
Ci6 non esclude pero che in epoca remota vi abbiano avuto casa e 
poi se ne siano allontanati, lasciando eredi della loro industria gli 
abitanti. 

II nostro Archivio di Stato non puo somministrare notizie siil 
pode3t& che nel luglio 1447 resse per pochi giorni Torno a nome 
dei Veneti invasori e fu conseg-nato prigioniero ai Viscontei dagli 
abitanti stessi, perchi un mese dopo, essendo morto Filippo Maria 
Viseonti, i Milanesi ne dispersero TArchivio. 

Un certificato del 26 gennaio 1567, col quale i sindaei e deputati 
di Torno dichiarano quel luogo esente da peste, fe bensi munito da 
sigillo, ma questo nulla ha a che fare col cardo illuminato dai sok. 
Sembra invece una targa, e fors'anche un vessillo avente nel mezzo 
tre circoli concentrici e alla sinistra la lettera T e alla destra l' O, 
principio e fine della parola Torno, e nelle parti inferiori altri segni 
minori. 

Dairinformazione suaccennata del 1628 raccogliesi pure che a quel 
tempo Torno non aveva pid nfe mura, nfe fossa, uh castello, nfe rOcca, 
nfe rocchetta, nfe bastione, i quali furono certamente distrutti nel 1520, 
allorchfe furono rasi al suolo dagli Spagnuoli e dai Comaschi e di- 
spersa la popolazione, la quale era prima composta di 800 famiglie, 
molte delle quali nobili e ricche. 

Ci6 h in risposta alla lettera 26 p. p. maggio della reverenda 
signoria vostra. ^ 

Si aggiungono ora le seguenti notizie: 

II 22 agosto 1238 un prete Giorgio, ufflciale della chiesa di S. Tecia 
di Torno, dk in affitto per dieci anni, a nome di detta chiesa, a Lan- 
telmo del fti Costanzo un pezzo di terra situata ove dicesi in Plazola, 

II 13 marzo 1450, gli uomini di Torno, radunati in generale 
consiglio, fanno procura in alcuni del luogo a giurare fedeltk a Fran- 
cesco Sforza. Nel documento relativo sono nominati circa 200 comu- 
nisti intervenuti al Consiglio. 

II 18 aprile 1532 Francesco II Sforza concede al Comune e uomini 
di Torno, immunitk ed esenzione per dieci anni delle imposte,dazi, ecc. 
Nel preambolo del privilegio e nella supplica leggesi che nelle pas- 



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VARIETA '.m 



sate rivolture, Torno, abitato da uomini sediziosi, sempre cupidi di 
cose nuove e turbatori della pubblica quiete, fu raso al suolo, per 
cui gli abitanti furono costretti ad emigrare e dimorare altrove per 
molti auni (si allude certamente alPeccidio del 1520). I superstiti, 
deposte V ire faziose e avendo implorato di ritoriiare nella grazia del 
duca, ottennero di poter riedificare il castello e rinnovare le abita- 
zioni, e, attesa la loro povertk, furono anche dichiarati irarnuni per 
dieci anni da gravezze, dazt, ecc. 

Altre notizie si potranno forse trovare nelle pergamene di pro- 
venienza comasca e nel carteggio e missive ducali. 

// Sovrintendente 

c. CANTU». 



-O- 



VECCHIE MEMOBIE. 

Da un foglio bianco di un grosso volume contenente 
vite di santi, stampato nel secolo scorso, copio le seguenti 
curiose notizie, scrittevi da un Grasselli Antonio, di Torno, 
conservando la rozza ortografia dell'originale : 

Ai 15 Aprile 1784. Torno. 
3 detto e venuto La nevo alto uno Brace A riva Del lagho seguito 
(seguit6) tuto il meso aqua e neve le vidi (viti) non si movevene (*) 
alqune piante restorne a d^etro tute le broche (rami) Diro (dir6) Dio 
vede e Dio provede questa e la cagone (cagione) Antonio Grasselli. 



(*) Frase contadinesca tultor viva non si mnoreoano per non germo- 
gliavano. 



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3i6 VARIETA 



La novita vie tale che e mortoo il Papa Declmo terco detto car- 
linasc de 21 aprile 1784 (*) Domine luminacio me et salva me. 

Ali 17 Genaro 1785 sono andatto due volte a molina a due ore 
di note per fare il puro (burro). 

A 14 marzo 1785 Le venuto la Neve tuto il giorno con una grau 
Breve («) galiarde e la neve la iera sopra li albori gelata. 

1790 a 25 Novb/® Lie fato un grade temporale e li e pasato da 
questa a laltra railior vita Cesare Ruspino mio zio. Dicho tronava. 

a 25 8bere 1791 ha fato un temporalle che le venuto la tempesta 
grosa come ovi, ma sono a dirvi che Ia racolta la iera fata. 

a 25 Nobre 1791 di note tronava. 

a 26 sudetto ale (^) arivato il lago sina al secondo 'scalino di 
piaza nova. 

Dell 1792 a 19 Giunio Le rivato il lago nela chiesa' parochiale 
che non si poteva servirsene piu arivo (arriv6) al Batisterio al primo 
scalino. 

Ad 18 genaro 1793 sie (si k) venduto la chiesa di S. Croce per 
terminare il Campanio (campanile) della Parochiale. 

A 15 Giungio 1794 Non si riterovava segalle per far pane e 
N.° 2 sagalle e st. (staia) 1 formento valeva 15. 4. 



(*) Indovinala grillo se i) Grasselli qui vuol proprio accennare alla per- 
sona del papa. Mu allora come pub stare quella data se papa decimo terzo, 
ciofe Giemente XIII (Gurlo Rezzonico detto Carlinasc per la sua bon'arieta) 
usci di vita nel 1709? Nel 1784 pontificava da nove anni Pio VI (Giari- 
Angelo Brasclii), che Irapasso nel 1709. 

(^) Breoa vento di levante. 

Doll. F. F05SATI. 



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VARIETA - 317 



DUE STAMPATORI COMASCHI A VENEZIA. 

Nel 1496 era « mercante de libri da stampa » a Venezia Ber- 
nardino Rasraa [Bernardimim Herasminm notocomensem) il qualespor- 
geva a quel Collegio una querela perclife i cultori di quest'arte nuova 
fossero spesso rovinati dalla concorrenza di altri ehe intraprendevano 
le stesse edizioni, e invoeava un privileg'io pel Diritto canonico, in 
forma grande e iu piccola, per le prediche di fra Roberto Caracciolo, 
oltre le DecAe di Tito Livio, e tutte le opere di Galeno (»). 

Nel 1502 Giacomo Penci, Leu^o oriundns^ stamp6 a Venezia gli 
UJizt, VAmicizia^ il De senectute e i Paradossi di Cicerone, avendovi 
notato « di domillia in suso errori, et in quello inserto el greco, che 
h sta cosa bellissima et utile, pereht» tute simel opere erano molto 
incorecte et senza el suo greco » e domandava il privilegio per 
dieci anni (*). 

L'anno stesso, Nicolo di Brenta, da Varenna, tradusse in volgare 
la Rettorka miota di Tullio, e Boezio, De consolatione, che f u stnm- 
pata dai Penci di Lecco. 



-O- 



IL PITTORE MABCELLO VENUSTI. 

Si h crediito tin qui che Marcello Vemisti o da Venosta^ pittore 
molto stimato e scolaro di Michelangelo, fosse da Mantova (3); ma 
il signor A. Bertolotti, nella sua opera: Artisti lonibardi a Roma 
net secoU xv, xvi e xvir, fatta sopra studi e ricerche negli Archlvi 



(*) FuLiN. Storia dclla Tlpofjrajia ociwz'ana, doc. 44, 
O V. Panzer, VIII. Venezia, n. 108. 
i^) V. il Lanzi, Storia pittorica. 



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318 VARIETA 



romani (*), rivendic6 a Como Tonore di avergli dato i natali. A pag. 104, 
voL P di detta opera, si legge il testamento del Venusti in data di 
Roma, 14 ottobre 1579, nel quale egli si dice pictor comensis diocesis. 
Da questa espressione argomento che egli fosse della famiglia Ve- 
nosta di Valtellina, e nato colk^anzichfe a Como, perocchfe certo Tar- 
tista, se fosse nato qui, avrebbe dettato al notaro pictor cumanns o 
comensis, Comechessia la cosa, fe certo un beiracquisto che fa Como, 
o la diocesi, nel norae di un pittore che molti capi deU'arte sua lasci6 
a Roma nel corso non breve di oltre anni trenta, ivi spesi lavorando 
con tanto ingegno, che il Buonaroti lo tenne fra i suoi piti cari e 
lev6 al fonte un di lui figliuolo, a cui diede il propio nome. 



(^) Milano, 1881, Ulrico Hoepli. Duc volumi. 

Dolf. F. FOSSATI. 



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SOCIETA STORICA 

PER L-A PROVINCIA E ANTICA DIOCESI 
r> I c o M o . 



RESOCONTO DELLE TORNATE SOCIALI 



Sesfa tornata, 27 marzo 1881. 

luterveimero gli onorevoli : 
Monti cav. ing. Antonio, ancUe cou procura del Municipio di 
Como e Marchesi ing. Luigi. 

Bonizzoni Gaetano, anche per Rusconi march. Alberto e Tac- 
chi Bernardo. 

Fossati dott. Francesco, anche per la Muuicipalitk di Bellinzona 
e Zerboni dott. Paolo. 

Motta Ing". Emilio. 

Colmegni prof. Aurelio, anche per Bianchi D. Gio. Battista e 
Bayer D. Francesco. 

Pozzoni prof. Zaccaria. 
Essendosi raggpiunto il numero dei voti richiesto dalPart. 24 dello 
statiito sociale, la seduta h aperta ad ore 1 pom. 

Tieue le presidenza il signor ingegnere Antonio Monti. 
II segretario dk lettura del verbale della seduta 27 settembre 1880, 
che h approvato e firmato. 

II signor ingegnere Monti, prendendo la parola, rammenta la 
morte di un socio fondatore nella persona del signor Gio. Lena-Per- 
penti, esprimendo il suo dolore per la perdita di un egregio concit- 



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320 TORNATE SOCIALI 



tadino e per raBsottigfliarsi del nucleo dei soci fondatori. Indi informa 
Tasserablea delle pratiche fatte col Governo Ticinese in merito al 
chiesto sussidio, giusta quanto fu deliberato neirultima assemblea, 
ed in proposito il detto Governo rispose cortesemente con lettera 
21 ottobre 1880 (della quale il segretario dh lettura) domandando 
di farsi socio effettivo insieme con la Biblioteca eantonale in Lugano, 
promettendo d'impegnarsi presso il Gran Consiglio perchfe venga 
assegnata una somma alla nostra Societk, cosa che a tutt'oggi ri- 
mane un desiderio. Anche le pratiche fatte colla Societk degli Amici 
del popolo in Lugano non ebbero altro risultato che quello specificato 
nella lettera 14 ottobre 1880 di quella Presidenza, con cni diehiara 
di asriociarsi a due esemplari della Storia del Giotio. 

In quanto poi alla domanda per sussidio presentata al nostro 
Ministero della pubblica istruzione per mezzo del compianto depu- 
tato Corbetta, che rimase a tutfoggi inevasa, ahcorchfe il Ministero 
abbia richiesto il parere di un Istituto accademico, che fu emesso 
prima dai nostro socio onorario Cesare Cantfi a nome della Societ^ 
Storica Lombarda, poi dai R. Istituto di Scienze, Lettere ed Arti, in 
Milano. La domanda fu replicata anche col mezzo del deputato En- 
rico Fano. Ma queste pratiche, ripetesi, non ebbero finora alcun esito. 

Continua il signor ingegnere Monti esponendo che, per riguardo 
al concorso pecuniario della Societk per la edizione del Giotio, per 
la quale si sono stanziati nel bilancio deiranno corrente L. 500, 
nelPanno venturo non si preventiveranno che L. 200 o 300 al pid, 
e cosi la Societk non sborserk in total e che L. 700 od 800 al 
massimo. 

Ci6 esposto si propone per prlmo oggetto Tarnmissione a soci 
effettivi dei signori Cetti avv. Giuseppe, Catenazzi avv. Giambattista, 
Consiglio di Stato del Cantone Ticino e Biblioteca Cantonale di 
Lug-ano. 

8i passa alla votazione per ischede segrete, giusta il disposto 
deirart. 27 dello statuto sociale, ed in seguito allo spoglio risulta- 
rono ammessi alla unanimit^. 

II Segretario dk lettura della lettera dimissionaria del socio si- 
gnor dottor Giovanni Casnati, in data 17 dicembre 1880; poi di quella 
che esso Segretario scrlsse il 28 stesso raese al detto signor Casnati 
per indurlo a ritirare la propria dimissione, e che rest6 iuevasa. 



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TORNATE SOCIALI 3Zi 



II signor ingeg-nere Mouti fe d'avviso che per ora non si debba 
accettare quella dimissione, ma in quella vece officiare il dimissio- 
nario, il quale noa ricuserk, sperasi, di continuare nella sua qualitk 
di socio. Convenendo anche Tassemblea nella opiuione del signor 
ing-egnere Monti, fe sospeso per intanto Toggetto della dimissione 
Casnati. 

Si propone roggetto della cancellazione dei soci. 

L'iugegnere Monti riportandosi alFart. 21 dello statuto, espone 
corae i signori Luigi Gandola e conte Antonio Cavagna Sangiuliani 
non lianno mai saldato il loro debito verso la Societi dopo tre anni 
dalla loro ammissione; spiacergli che il primo di essi figura tra i 
soci fondatori; avverte per altro che il detto signor Gandola vers6 
nella cassa sociale L. 10 in acconto suo contributo 1878. Siccome 
pero ad onta degli inviti fatti a quei due soci non si e mai giunto 
ad ottenere nfe una risposta nfe il saldo, cosi propone che vengano 
cassati dalPelenco dei soci. Tale proposta viene accettata, e quindi 
e dichiarata la cessazione da soci dei suddetti sig'nori Gandola e 
conte Cavagna. 

II Segretario da lettura delle lettere 14 ottobre e 14 novem- 
bre 1880 dei segretario della Societk Storica di Palermo coUe quali 
si esprime il desiderio di quella Societk di voler stringere le pifi 
strette relazioni colla nostra, oflferendoci lo scambio delle produzioni. 
Propone che la presente adunanza emetta un voto d'encomio alla 
benemerita Societk siciliana accettando di buon grado la mano che 
ci porge per far trionfare gli studi storici in Italia. -— L'assemblea, 
accogliendo la proposta, incarica la presidenza di dar comunicazione 
alla Societk di Palermo con quanto grato animo si accetti lo scambio 
delle pubblicazioni, e la unione con essa neirintento di propugnare 
e dilatare gli studi della patria comune. 

Riguardo alle nomine tanto del Consiglio direttivo che dei Cen- 
sori, i signori professore Colmegni ed ingegnere Motta propongono, 
per essere gik ora tarda, di rimandarle ad una prossima convoca- 
zione. — Ammessa tale proposta, ed essendo esauriti gli altri oggetti, 
la seduta fe sciolta. 

Pbiuodico Socibta Storica Cohbmsb — Vol. II {Use. 4). 33 



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322 TORNATE SOGIALI 






Settima tornata, 8 maggio 1881. 

laterveunero i signori: 

Mouti ing". cav. Antonio, anclie per Marchesi ing*. Luigi. 

Bonizzoni Gaetano, anche per Rusconi marchese Alberto Pio 
e Tacchi Bernardo. 

Fossati dott. Fraucesco, anche per Zerboni dott. Paolo. 

Sealini a w. cav. Gaetano. 

Barofflo avv. Angelo. 
Oltrepassato il toceo e non essendo intervenuti altri soci, il 
segretario, dichiarando non farsi luogo alla trattazione degli oggetti 
proposti, presenta intanto ai soci la coUezione completa delle pub- 
blicazioni fatte a Jena dalla Societk Archeologica Turingese, ed GAfeii» 
i n cambio alla nostra Societk dai professore dottor Dietrich Schafer, 
e fa noto clie allo stesso ebbe g\h. a spedire i fascicoU del Periodico 
e le dispense del Giozio, aggradendo tale cambio per Tinteresse 
della Societii. 

II socio ingegnere Monti, Vice-presidente, comunico, per norma, 
il verbale deirultima seduta, nel quale si compendiano le trattative 
esperite coi Governi d' Italia e del Canton Ticino, nonchfe colla So- 
cieta degli Amici del popolo in Lugano, allo scopo di ottenere qualche 
sussidio per la nostra Societk. Ramment6 la morte di un socio fou- 
datore nella persona del professore canonico don GiambattistaBianchi. 
Osserv6 che per non essere legale Tadunanza, causa forse gP ira- 
minenti lavori di bacliicoltura, non pu6 proporre la nomina del Con- 
siglio direttivo e dei censori; dichiara quindi sciolta la seduta, lu- 
singandosi che nella prossima adunanza il nuraero sark legale, trat- 
tandosi di argomento tanto vitale per la Societk. 

II signor avvocato Barofflo, dopo aver chiesto il numero dei soci, 
si congratulo dell'aumento conseguito, e raccomand6 di soUecitare 
nuovamente presso i Governi Ticinese e Italiano un'evasione alle fatte 
promesse, che egli spera favorevole. 



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TORNATE SOGIALI 323 






(Ma^a iornaia, 9 maggio 1882, 

Per assenza g'iustificata del sig-nor Presidente, conte Sebregondi, 
ne assume le mausioni il Vice-Presidente signor Monti. 
Rispondono alPappello i signori: 

Barofflo avv. Angelo. 

Bertoliai rag*. Antonio, coa prociira dei soci Tacchi Bernardo 
e Zerboni dott. Paolo. 

Bonizzoni Gaetano, con procura dei soci Rossi ing*. cav. An- 
tonio e Rusconi march. Alberto Pio. 

Colmegni prof. Aurelio. 

Fossati dott. Francesco, con procura dei soci Motta Emilio e 
Municipalitk di Bellinzona. 

Monti ingp. cav. Antonio, con procura dei soci Municipio di 
Como e Marchesi ing. Luigi. 

Rienti ing*. cav. Filippo. 
Essendosi raggiunto il numero prescritto dairart. 24 dello sta- 
tuto sociale, alle ore 12 Vj pom. si dichiara aperta la seduta. 

Si dk letturA dei verbali delle adunanze g-enerali 27 raarzo e 
8 maggio 1881, che vengono approvati ad unanimitk e regolarizzati 
colle richieste firme ; indi si passa alla discussione dei vari oggetti 
in trattazione. 

1. Sussidio accordato dai R. Ministero della Pubblica 
Istruzione. 

II Vice-Presidente partecipa come il R. Ministero della Pubblica 
Istruzione, conoscendo per prova quanto siano utili gli studi di storie 
e fatti locali, e come la nostra abbia gik dati saggi tali da potere 
con fondamento ragionevole prenderla in considerazione, si degn6 
di accordare un sussidio di L. 500. Non mancherk il Consiglio direttivo 
di continuare le pratiche allo intento che il sussidio, anzichfe essere 
per una sol volta, venga accordato annualmente od almeno con 
certa frequenza, e cosi allargare la cerchia delle pubblicazioni. 



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324 TORNATE SOGIALI 



Avvisa pure come eguale domanda di sussidio si era fatta al 
Governo Cantonale del Ticino, ma finora si ebbe soltanto affidamento 
di presa in considerazione, senza assecondamento. 

Cosi pure venne negativa la domanda rivolta alla Societk del 
Popolo con sede in Lugano. 

II signor Segretario d^ infine lettura del dispaccio ministeriale 
17 febbraio 1882, n. 4 del protocollo sociale, pervenuto dai signor 
Presidente conte Sebregondi, con sua lettera 21 stesso mese ; nonch^ 
della nota di ringraziamento indirizzata allo stesso R. Ministero e fir- 
mata dai raembri del Consiglio direttivo della Societk Storica. 

Aperta la discussione, il signor avvocato Barofflo, avuta la parola, 
interessa il Consiglio direttivo a voler nuovamente insistere presso 
il Governo Ticinese per un sussidio, ed avverte che la domanda 
dovrJt essere inoltrata non oltre il mese di settembre, onde possa 
arrivare come a rinfrescare la memoria per la prossima riunione del 
Consiglio Cantonale. 

Si accetta la proposta Barofflo, e resta esaurito questo oggetto. 

2. Ammissione di soci. 

Quantunque a rilento, pure la Societk Storica va aumentando 
e colmando i vuoti lasciati dai defunti soci; ad onta di ci6 sarebbe 
desiderabile un aumento maggiore e pid repentino per poter aumen- 
tare di pari passo le pubblicazioni. Ma torna di sommo conforto il 
vedere che la SocietJt Storica pur si muove ed acquista credito e 
simpatia. Sei egregi signori domandarono di entrare nel nostro 
grembo, e nel dare ad essi il ben venuto, si sottopongono all'As- 
semblea le rispettive domande. 

II Segretario dk lettura delle domande a socio presentate dai 
signori Picci prof. cav. Giuseppe, Begey avv. Attilio, Longhi avvo- 
cato Giuseppe, Amadeo dott. Agostino, Salterio Giuseppe e Favonio 
sac. Angelo, ed il signor Vice-Presidente, avvertendo che i primi 
due nominati furono provvisoriamente ammessi dai Consiglio diret- 
tivo fino dalPanno 1881, invita i soci a fare le schede, raccolte le 
quali, e fattone lo spoglio, si ottenne che tutti vennero ammessi 
all'unanimitk. 



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TORNATE SOGIALI 325 



*^, Dimissione di soci. 

fe proposta la dimissione da socio data dai siguori marchese 
Rovelli di Pietro, MafFei cav. Antonio, ex-arciprete di Sondrio, e Ca- 
snati dott. Giovanni, di Casnate. 

II Vice-Presidente dk lettura della lettera 14 novembre 1881 del 
signor marchese Rovelli, avvertendo che lo stesso con altra lettera 
9 marzo 1881 rinimeiava alla carica di Conservatore. Nel mentre il 
Vice-Presidente lamenta la perdita per la nostra Societ^ di una per- 
sona dotta e per molti titoli benemerita al paese, fa pero osservare 
che il lodato signor marchese si fe dimesso anche da tutte le altre 
Associazioni di cui faceva parte, e propone che sia accettata la sua 
dimissione, la quale viene dai soci ammessa. 

Proposta la dimissione del M. R. D. Antonio Maffei, 5i dh let- 
tura della sua lettera 21 aprile 1882 in relazione colFaltra 9 dicem- 
bre 1878, colla quale dichiarava di volere associarsi per mi anno solo, 

L'Assemblea accetta la dimissione Maffei, incaricando il Segre- 
tario di regolarizzare col medesimo la partita dei fascicoli a lui 
spediti. 

Proposta per ultimo la dimissione del signor dott. Giovanni 
Casnati, di cui alla sua lettera 9 dicembre 1880, il Vice.-Presidente 
avverte che avendo il Segretario scritto al medesimo nel giorno 
28 stesso dicembre per indurlo a ritirare la sua dimissione, non sem- 
brando attendibile la ragione addotta, per dimettersi, dai signor Ca- 
snati, questi lasci6 inevasa la lettera. 

I Soci Ideliberano che s'inviti di nuovo il signor Casnati a riti- 
rare la sua dimissione; in caso contrario si procederk alla sua can- 
cellazione nella futura adunanza. 

4. Presentazione del bilnncio consuntivo 1881, e relativa 
deliberazione. 

II Vice-Presidente dk lettura di ogni singola partita registrata 
in bilancio, tanto sotto il titolo attivo, quanto sotto il passivo, il cui 
riassunto dk una eccedenza attiva di L. 37. 47, risultato finale di 
un'attivitk di L. 1158. 13 e di una passivitk di L. 1120. 66; avvertendo 
che si e completamente liquidata la partita col tipografo F. Ostinelli 
per arretrati di fascicoli da esso venduti dai secondo al settimo 
inclusivo. 



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32C TORNATE SOGIALI 



II risultato attivo del nostro' bilaucio non k gran clie, e come 
di solito il Consig-lio direttivo vi pose og-ni cura per non fare dei 
debiti ; che se Tavaazo di L. 37. 47 fe esiguo, torna per6 confortevole 
perchfe consolida il principio di non avere disavanzi, principio che 
iugrandisce qualunque g-estione anche piecola. 

Aperta la discussione, dopo qualehe lieve osservazione, il bi- 
lancio consuntivo 1881 b approvato, nelle sue risultanze, alFunani- 
initk, essendosi astenuto dai votare il Consiglio direttivo. 

5. Presentazione clol bilancio preventivo 1882, e relativa 
,<leliberazione. 

CoUa presentazione del preventivo 1882 il Vice-Presidente rende 
tniotta Tassemblea che in esso vi figura la somma di L. 500, sussidio 
avuto dai nostro Governo, ma che detto sussidio anzichfe farlo eu- 
trare nella cassa sociale, lo s'intende impiegare in libretto della 
Banca Popolare, non essendo per intanto richiesto ai bisog'ui sociali. 

Infatti in attivo si hanno L. 1577. 49, in passivo L. 1090, e qnindi 
un attivo di L. 487. 47, cui non torna profittevole lasciare infrut- 
tuoso. Rimarca pure come nella parte passiva siano elencate L. 200 
quale ultimo pagamento per la stampa della Storia del Giotio e 
che nell'anno 1882 si ripig-lieranno le regolari pubblicazioni del Pe- 
riodico in modo da dare ai signori soci almeno dodici fogli di stampa. 

Essendo, come si noto nel consuntivo 1881, regolarizzata la partita 
coUo stampatore per fascicoli arretrati, si convenne con esso di ri- 
durre la tiratura dei fascicoli, essendo cio consigliato primieramente 
daireconoraia nella spesa, e poscia dairinutilitk d'averne unesube- 
rante numero di copie. 

Aperta la discussione ha la parola il signor avv. Baroffio, e 
manifesta il desiderio che sia stampata la coperta per ogni volume 
del Periodico, per la sua legatura, cosi essendo pid facile conser- 
varlo, anzichfe a fascicoli slegati. 

Chiusa la discussione, con voti unanimi si approva il preventivo, 
si ammette Tirapiego delle L. 500 e la stampa delle copertine per 
legare i di versi volumi. 



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TORNATE SOCIALI 



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6-7. Nomina del Consiglio direttivo e dei Gensori. 

Fatte le singole votazioni a schede segrete, risultarono eletti a: 
Presidente . . . Sebregondi conte Francesco 
Vice-Presidente . Monti mg, cav. Antouio 

i 

( Colmegni prof. Aurelio 

Linati ing. Eugenio 
Barofflo avv. Angelo 
Bertolini rag. Antonio. 



Coiisertatori 



Censori 



Rienti ing. cav. Filippo 
Bonizzoni Gaetano 



Esaurito Tordine degli oggetti da trattarsi, viene levata la se- 
duta alle ore 2 pom. 



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il 



LIBRI PERYBNOTI IN DONO B IN CAMBIO ALLA SOCIBTA 



DONI 



Gli Islihiti scientific% leiterari ed artistici in Milano, Memorie pub- 
blicate per cura della Societk Storica Lombarda in occasione 
del secondo Congresso storico italiano il 2 settembre 1880, — 
(Conte F. Sebregondi). 

Atti della R,Accademia di Belle arti in Milano, Anni 1880 e 1881. 
Vol. due. -— (Lo stesso). 

Giovio conte GiovANNr. — Lari artistici. CoUezioni. — ( L'autore ). 

Gentile prof. Iginio. — Le bene/lcenz-e di Plinio Cecilio Secondo ai 
Comensi. — (L'autore). 

Relazione stil concorso alpremio Ravizza per Vanno 1881. — (C. Cantfi). 

MoTTA Emilio. — Versitch einer Gotthardbahn-Literatnr (1844-1882). — 
(L'autore). 



NUOVO CAMBIO 

Archivio per lo stiidio delle tradizioni popolari. Rivista trimestrale 
diretta da G. Pitre e S. Salomone-Marino, ed edita a Palermo 
da Luigi Pedone-LaurieL Vol. r, 1882. 



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(I 



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IHBICS DEL VOLUME 



Del luogo di Zezio e sua pieve (Ing. Antonio Monti) . Pag, 9 
Un trattato di commercio fra Como e Venezia nel secolo 

decimo quarto (Alberto Rusconi) »55 

Cronaea luganese di Nieolo Laghi, con prefazione (Al- 
berto Rusconi) »79 

Della peste di Como nell'anno 1453, con documenti (Inge- 

gnere Emilio Motta) »121 

I Sanseverino, feudatari di Lugano e Balerna (1434-1484), 
con documenti ed una tavola genealogica (Ing. Emilio 

Motta) 155, 195 

Varietk 131, 189, 313 

Resoconto delle tornate sociali 139, 319 

Elenco dei soci »151 

Libri pervenuti in dono ed in cambio alla Societk . 76, 135, 191, 329 



FlNK DEL SeCONDO VoLUME. 



Pubblicato nel novembre 1882. — Direttore; Fossati dott. Francesco, 



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